il leoncino

E’Un Angelo ha passato un momento molto brutto. Inutile dire che lo hanno passato anche i suoi genitori, la zia, i nonni e tutto quelli che gli vogliono bene. Ma E’Un Angelo, nel delirio generale, ci ha dimostrato di essere più maturo, dotato di buon senso e soprattutto più coraggioso di noialtri messi insieme. Anche se ha solo due anni. La sua forza di carattere è strabiliante, se vogliamo pure la sua forza fisica. Il suo sguardo azzurro e luminoso non ha perso la vena ironica e allegra che lo contraddistingue, a parte quando si avvicinano i pasti. Lì diventa un diavolo assatanato ( e questo lo capiamo considerato che ha perso molto peso) e allora acchiappa il seggiolone e lo indica a mia madre – Nonna bimbo pappa- indicazioni che in caso di ritardo dalla cambusa si trasformano  in un furioso -PAPPAAAAA. PAAAAPPAAAAAA-

E che pappa sia , piccolo leoncino, e fagliela vedere a tutti ma soprattutto fagliela vedere a quei rintronati dei tuoi nonni che sono già insopportabili, con tutta la meravigliosa forza dei tuoi due anni.

chi viene e chi va

Quando se ne va una persona amata è sempre tutto molto strano. La cosa che ci rimane è il suo ricordo e non è raro nella mia famiglia ridacchiare ai funerali di qualche nostro caro. Da parte di mia madre ci portiamo dietro, credo da generazioni, uno spiccato senso dell’umorismo che ha permesso alla famiglia di superare con leggerezza tragedie di ogni tipo tra cui la guerra e tutto quello che ne è derivato. Con mia zia per esempio si rideva molto quando si parlava dei nostri ipotetici funerali e di come sarebbero dovuti essere. Uno pensa che potremmo essere cinici, ma invece no casomai fatalisti.  Sua madre, che si è spenta alla veneranda età di 96 anni, negli ultimi tempi se ne stava seduta sulla poltrona e quando le si chiedeva “come stai zia” rispondeva “eh aspetto quel giorno”. Simpatica vecchietta. Ad ogni modo in Apuania non c’è stata solo una partenza ma anche l’arrivo di un nuovo inquilino in casa Ondalunga, tale Mister Cat un siamese maschio, ma maschio ancora intero, di circa 3-4 anni viste le ganasce, gli occhi azzurri, il fare aristocratico, abbastanza socievole, che un giorno è arrivato in questo giardino e ha deciso di stabilirsi qua. Mister Cat non è stato fatto sloggiare dato che non ci sono altri gattini. Io sto cercando di fare amicizia, siamo nella fase in cui lui smiagola e si rotola in terra ma non si fa ancora toccare. Ho ancora tre giorni di tempo e vediamo se ci riesco. Ieri sera ha fatto visita anche E’Un Angelo  il quale gattona senza sosta, mangia come un enorme pellicano e ride continuamente. Ogni tanto lo chiamo con il nome di mio fratello, è che lo vedo uguale a lui, a parte gli occhi, ma proprio uguale.  Abbiamo scoperto che E’Un Angelo non sa piangere, non avendo mai pianto, e quindi quando tira le capocciate in terra non capiamo mai se si faccia male oppure no. Se è come il babbo no, ma questa è solo la mia opinione.

zie

Eri quella che mi cuciva i tubini negli anni ’80, mi hai cucito quello per i miei diciotto anni. Era in jersey, me lo ricordo bene, con le maniche lunghe ma senza spalle a righine nere e fucsia.

Eri quella che ci allungava 50 mila lire quando i nostri genitori erano distratti. Eri quella che ci faceva ridere con le tue raccomandazioni che sembravano uscite dai libri per fanciulle dell’800.  Mi hai regalato un corredo di pizzi ma anche i Tupperware e una montagna di prodotti della Bottega Verde. Ti prendevi cura dei nostri gatti quando andavamo in vacanza. Ci hai fatto provare tutte le novità in campo di surgelati. Sei stata la Zia che tutti i nipoti vorrebbero avere.

Voglio ricordarti in una delle ultime volte che ti ho vista stare bene: nella mia taverna, sul tavolone di legno con la mamma a fare i tordelli.

Ciao.

dopo il terremoto

Venerdì c’è stato il terremoto. Per prevenire inutili arrabbiature causate dallo sciopero dei treni  io ero rimasta a lavorare a casa nel Sobborghino. Caso vuole che ci fosse il Windsurfista in telelavoro pure lui. Alle 15.54 la fatidica scossa. Trema tutto e io, memore di altre scosse apuane ben più forti, mi sento lo stomaco andare nelle ciabatte. Poi razionalmente ho pensato che il Sobborghino non era in zona sismica e che la scossa sentita era uno strascico di una scossa ben più forte. E per istinto ho cercato di telefonare in Apuania dove i terremoti sono una spina nel fianco. Nel frattempo su facebook si sono  scatenati gli aggiornamenti al secondo, in rete ho visto dov’era l’epicentro e dopo aver concluso che non c’erano stati gravi danni mi sono tranquillizzata e ho aspettato il funzionamento dei cellulari per telefonare alla sorella infermiera che vive in un paesino sotto Aulla.

La sera poi ho ricevuto le telefonate di “quasi” tutta la famiglia Ondalunga al completo.

Mia sorella che non era di turno, si trovava in casa con la piccola peste e ha visto dalla finestra il portico letteralmente spostarsi da una parte all’altra. Ha acchiappato il bimbo che se la rideva perchè le pareti si muovevano e urlando un “tutti fuori” destinato alla famiglia del piano di sotto è uscita. Grande spavento ma nessun incidente.

I miei genitori erano a fare i baby sitter di E’Un Angelo a casa di mio fratello. Lui e la compagna erano appena tornati dal lavoro. Durante la scossa è successo che: mio fratello deficiente ha mollato il bimbo a mio babbo, 100 kg di settantadue anni seduto su un divano bassissimo, per andare (così dice) ad aprire la porta. Mio padre con il bimbo in braccio e senza potersi alzare si è “emozionato”, un pò come la mia trisnonna che sveniva sempre, e come a lei gli hanno dovuto dare un bicchier d’acqua. Nel frattempo mia madre non riusciva ad uscire dal bagno. Ora, io mi chiedo, possibile che anche in casi come questi si debbano distinguere per la loro cretinaggine?

“Sai, si è giustificata candida mia madre,” sono quelle cose che succedono sempre durante i terremoti”. Imbranati totali e meno male che E’Un Angelo nella sua angelica incoscienza non ha battuto ciglio.

Tanto per restare in tema di inutilità casalinghe che possono essere fatali, io trovo pessima l’abitudine di chiudersi ermeticamente in casa a doppia mandata. Diciamo che ho più paura di rimanere intrappolata in caso di terremoto o altro incidente casalingo che dei ladri. Su questo tema io e il Windsurfista abbiamo diverse discussioni e il pomeriggio di venerdì la prima cosa che gli ho detto mentre tremava il pavimento è stato: naturalmente noi siamo chiusi dentro vero?

Certo è che in questi casi è strano vedere come ognuno di noi reagisce alla paura. E comunque venerdì notte in Apuania nessuno è riuscito a chiudere occhio.

di regali e battesimi part two

Ieri all’ora di pranzo mi presento dai miei e scopro di essere la madrina di E’Un Angelo. Cado dalle nuvole e ciò provoca un certo imbarazzo tra gli astanti, ma non le avevi telefonato tu, no pensavo la chiamassi tu vabbè vuoi fare la madrina?

Insomma sono di nuovo la madrina.

Il prete ci annuncia che dovremo fare presto perchè alle 16.30 ci sarebbe stato un funerale.  E infatti la cerimonia dura in tutto mezz’ora. Il momento migliore è stato quando una simpatica folla festante con un pupo portato in trionfo ha incontrato i partecipanti del suddetto funerale.

Il rinfresco si è svolto in uno di questi posti all’aperto dove ti fanno tutto e dove i bambini possono scorazzare liberamente tra giochi e prati verdi. All’improvviso un’immagine mostruosa si presenta davanti a me e ad un inorridito Windsurfista: è vestita con leggins e un malizioso vestitino nero, stivaletti in pelle al polpaccio e un bauletto Louis Vuitton, con tanto di piega ai capelli, avrà al massimo 8 anni. Sembrava una nota stonata in mezzo a una massa di mocciosi urlanti senza scarpe che saltava sui tappeti elastici. E mi ha fatto una gran pena.

E’Un Angelo, da parte sua, è sembrato indifferente a tutto il bailamme attorno a lui. Ha dormito, mangiato, non si è ribellato a nonni, zie e estranei. Un vero angelo biondo.

Che assomiglia sempre di più al mio nonno Ega.

su battesimi e regali

Martedì ho preso coscienza che dovevo ancora comperare un regalo per il battesimo di E’Un Angelo. Non amo molto i battesimi ma dato che è mio nipote non ho potuto tirarmi indietro. In passato sono stata pure madrina, questa volta no, non avrei nemmeno avuto la forza. Per giunta questa domenica avevo fissato con una mia amica un intero pomeriggio milanese di chiacchiere e negozi e l’ho sacrificato per un battesimo. Non so se mi spiego.

Scansavo quindi, e nemmeno poi per mia colpa, il momento decisivo per partire alla ricerca di un regalo da fare a un bebè, presa come sono in questo periodo in altre cose forse più importanti forse no. (sto tentando di regalargli un futuro in un certo senso). Poi sono iniziate le insistenti telefonate da mia madre e dalla Cugina Problematica che evidentemente non hanno niente altro da fare che discutere su quello che io dovrei regalare al nipote. Per far tacere il cellulare e non sentire più lamentarsi mia madre ho rassicurato tutti dicendo che avevo già comperato il mio regalo.

Insomma alla fine, uscita dall’ufficio, ho preso tutto il mio coraggio e ondeggiando su un paio di tacchi sono entrata in uno di questi enormi negozi dedicati a mamme e pargoli. Sono entrata in un mondo a me sconosciuto. Un posto dove due commesse secche al limite della decenza servivano una frotta di pancioni, carrozzine, nonne rintronate e neonati di ogni colore, specie e stazza.

Io  taccheggiavo sul parquet scandalizzata dai prezzi e dalla quantità di merce in vendita, ovverossia affascinata dal business che esiste sul mondo bebè.

Cioè una si crogiola nella rassicurante convinzione che esista un malvagio business di borse e scarpe dai prezzi osceni e dall’inutilità offensiva consapevole di entrare in negozi frequentati dalle varie Daniele Santanchè, Crudelie  Demon e zitelle quarantenni disperate come me e invece si ritrova dentro una terrificante macchina mangia soldi che lucra su quello che di più angelico e innocente esiste: la facciotta paffuta di un neonato.

Indecisa sul da farsi opto per una specie di radio ricetrasmittente per controllare  il pupo quando dorme, nel caso di E’ Un Angelo quindi sempre. Alla cassa la commessa mi chiede :- ha la nostra tessera ?-

– No-

-Le interessa fare la nostra tessera?-

-In realtà no-

-Ma guardi che le darrebbe la possibilità di ottenere sconti e bonus-

-Non credo mi servano sconti nè bonus-

– E’ sicura?- un lampo maligno negli occhi della commessa mi rende nervosa.

Esco di corsa da quel posto maledetto con un pacco guarnito da una coccarda azzurra, saltando diversi nanerottoli e carrozzine che mi ostruiscono il passaggio.

In treno con calma dalla mia enorme e lussureggiante borsa prendo la lista della spesa da fare e, in fondo, dopo le prugne e il succo di mirtillo aggiungo “pres”.

è un angelo

-Ma è un angelo – ho esclamato prendendolo in braccio.

E siccome mi è subito venuto in mente Malausséne, ho  battezzato il mio nipotino nuovo di zecca con il nome di E’ Un Angelo, come l’omonimo malausseniano.

Se ne sta buono buono, non piange, non dà fastidio, se la ronfa con una manina sotto il mento, l’aria di chi è già fuori dal mondo anche se vi è appena entrato da poche ore. Quell’aria disincantata tipica di un certo ceppo della mia famiglia, l’allure svagata e felice di chi nota una farfalla colorata tra i marciapiedi cittadini, o segue con lo sguardo una foglia portata via dal vento,  incurante del qui et ora, che vive un’esistenza pacifica nonostante le piccole tragedie quotidiane.

E’ Un Angelo è biondo, ha la pelle ambrata, mani e piedi lunghissimi, è piccolino e leggero come una piuma. Sta sopportando con ammirabile stoicismo le tirannerie di pediatri e ostetriche, del cuginetto, delle nonne. Impassibile. Lontano.

per dovere di cronaca devo riportare che la zia di E’ Un Angelo, cioè io,  è scoppiata a ridere non appena lo ha visto: le è sembrato per un attimo di avere in braccio il suo nonno in miniatura.