E insomma

Braccati anche questo sabato dall’astrologa invadente al mare. Ma non demordiamo. Tra avvicendamenti delle rispettive attività lavorative, lutti familiari, genitori che invecchiano, nipoti che si incanagliano, amici pacco e eclissi di sole con penombre economiche (oddio oddio oddioooooooooooooo) io e il Windsurfista affrontiamo la tristissima fine dell’estate, pensando già a Funtana Meiga il prossimo luglio. O anche un trasferimento definitivo in Sardegna. Tutto può essere.

Là fuori la pioggia scendeva

Là fuori la pioggia scendeva..e ehm lasciamo perdere gli incipit poetici, solo che non sapevo come intitolare questo post. E’ che ho ricominciato la vita da pendolare e sono entrata in un nuovo team, per ora non definitivamente. Una nuova sfida, oh yeah. quindi casa lasciata a sé stessa, pasta madre orfana, un miracolo se riesco a trovare un’oretta per il fitness, addio piscina perciò, pile di panni, cucina frugale, e orrore e raccapriccio io e il Windsurfista prendiamo lo stesso treno. Di nuovo.  Spesso anche al ritorno. Ne conseguono svariati litigi su orari di sveglia, metodi di colazione, grandezza e peso della mia borsa. A parte tutti gli effetti collaterali sono contenta perchè faccio un lavoro veramente fico. Vediamo quanto durerà il mio innamoramento al lavoro fico.

Sul momento ho anche diverse idee per questo blog: chiuderlo per aprirne uno molto più sparluccicante, con fotone d’effetto, pagine sul lifestyle e non più anonimo. Fare insomma il salto di qualità. Oppure continuare con questo e migliorarlo. Non so, sono indecisa. Ci penso.

altri esperimenti vegani

Ieri la decisione: facciamo qualcosa di sano ma proteico che non siano i soliti legumi. Sperimentiamo. Avevo comprato la farina di ceci per fare, in realtà, la calda calda, la cecina o come diavolo la chiamate nella vostra zona. Quella meravigliosa, untissima e profumata torta di farina di ceci che in Apuania viene sfornata da forni rigorosamente a legna e servita da sola con del pepe oppure in mezzo alla focaccina alta e morbida. Vegana di certo, sana non so. Ingrassante di sicuro.

Frotte di vegani su internet giurano e spergiurano che la farina di ceci si utilizza al posto dell’uovo creando deliziosi piatti senza colesterolo e senza minare la salute psichica delle galline. Perfetto. (Premetto, questo è un dovere di cronaca, che io utilizzo sempre e solo uova biologiche e le uova del contadino vicino a casa. A volte tale contadino mi vende anche quelle di anatra e papero quando ce ne sono tante , non pensiate che sfrutti galline in gabbia. Giammai.)

Ieri al posto della cecina, a Loredano, per secondo ho servito la frittata di farina di ceci e verdure. Che poi non era cattiva, anzi. Un pò stucchevole forse, a metà frittata ho lasciato perdere ero già sazia. Lui ci si è lanciato famelico come sempre dopo l’etto e mezzo di pasta all’olio, a metà si è bloccato. Mi dice: ” Pesa sta roba”. Però l’esperimento non è andato male e per fare qualcosa di diverso ogni tanto può andare. Certo, la vecchia frittatina di cipolle e bietole è tutta un’altra cosa, ma il sapore della farina di ceci a me piace molto e credo che l’esperimento verrà ripetuto.  Non so come la prenderà Loredano. Credo che prima di riproporgliela dovrò sfornare quintali di calda calda per addomesticarlo. Che dite?

riflessioni sul fine settimana in un lunedì di pioggia

Siccome sentivo che ultimamente non si socializzava più, sabato ho intimato a Loredano (ormai poco windsurfista): “o usciamo in mezzo ad altre persone o divento isterica”. La natura mi piace molto ma ultimamente abbiamo fatto solo trekking e gite in luoghi molto verdi, molto impervi e molto selvaggi. Così in uno splendido outfit composto da spolverino blu navy con manica arrotolata, jeans bianchi e sneakers a stampa floreale mi sono fatta accompagnare dal buon Loredano in centro. Dopo una bella passeggiata a lui è venuto in mente di prendere un gelato e ci siamo fermati alla gelateria di Santa Trinita dove i gelati sono effettivamente buoni e non sono caccole microscopiche come in moltissime altre gelaterie fiorentine che si spacciano per chic. Ci siamo anche seduti per evitare di sporcarci (questa è una parte sostanziale ai fini della narrazione successiva). Naturalmente io mi sporco lo stesso perchè la decorazione di mirtilli che la ragazza mi poggia in bilico sulla mia coppetta mi casca sulla coscia e Loredano mi dice che è perchè non mangio con le gambe aperte. Che vuoi, gli rispondo, noi donne in genere non apriamo le gambe quando mangiamo. Comunque i miei jeans bianchi non sono molto messi male e procediamo con la gita. Stanchi e accaldati optiamo per una birretta in un pub del centro. Siamo gli unici italiani. Il resto degli avventori sono americani ventenni maschi e femmine ubriachi marci alle 5 del pomeriggio. Le femmine mi guardano il sedere e ridono. Io penso che sia perchè ce l’ho grosso ma poi guardo il loro e non capisco. Ma chissenfrega di quelle galline alcolizzate, io e Loredano ci sbaciucchiamo al bancone e ci facciamo i cavoli nostri, più che altro Loredano mi fa notare che in un pomeriggio con due gelati e due birrette sono partiti venti euro.

Venti euro per due birre e due gelati.

Improvvisamente ci ricordiamo delle pinte di birra molto meno costose assaporate nei seguenti posti: Londra, tutta l’Irlanda, la Scozia, i baretti texani e quelli in Arizona, un pub ad Huntington Beach e ovviamente Bruxelles, il paradiso della birra a poco prezzo. Quando torno a casa e mi tolgo i jeans scopro un’enorme striscia di cioccolato spiaccicato e capisco perchè le americane ridessero di me. Impreco contro Loredano che non si è accorto che girava con una con del cioccolato sul sedere e mi chiedo se mai i jeans torneranno come prima. La domenica il tempo è così così, io impasto il pane e faccio una torta. Preparo un primo di gamberetti e fiori di zucche freschi e un dessert di fragole e ricotta. Poi alcuni amici ci invitano ad andare a mangiare una pizza in un posto dove giurano e spergiurano sia buonissima. E infatti lo è. Il posto è davanti alla stazione di uno squallido avamposto dell’industria conciaria toscana ed è gestito da un napoletano e la pizza è davvero buona. Non mi è venuta la colite, quindi fidatevi.

Insomma il fine settimana è volato via in un battito di ciglia e mi sono svegliata che era un lunedì di pioggia. Ma al mio risveglio mi aspettava la mia crostata di grano saraceno alla marmellata di more e tutto, anche l’idea di dover usare candeggina sui miei jeans, mi è sembrato bello. Loredano fino all’ultimo ha sperato di potersi calare nei panni del Windsurfista ma anche stavolta il vento  ha dato buca. E’ uscito in versione ingegnere con l’ombrellino in mano e mi ha fatto tenerezza. Speriamo solo che almeno i treni non abbiano seguito la tradizione del ritardo del lunedì quando piove, per il povero Loredano potrebbe essere troppo.

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poteva essere una bella domenica

Era una bella domenica. Una lunga camminata sul Montalbano, sulle colline tra Sobborghino e altri sobborghi, ore persi nel bosco senza incontrare anima viva, le anime rilassate, gli spiriti elevati, il culo sotto sforzo per la salita e l’aria frizzante. Poi l’immane tragedia: il telefono del Windsurfista è morto senza spiegazione logica e ora qui in casa l’aria è molto più che frizzante, direi elettrica e greve di bestemmie multicolori.

Possibile non si riesca mai a passare una domenica senza che l’ombra della sfiga incomba su di noi?

Tra l’altro avrei bisogno di un’atmosfera delicata perchè ho passato le ultime due settimane sotto pressione per via di un’avventura lavorativa su cui mi sono imbarcata. Che non ha portato soldi, per ora, nè soddsfazioni ma mi è stata utile per altre cose e quindi alla fine sono contenta lo stesso. Magari vorrei essere meno povera, ma si sa questa è la vita. Se non lo sapeste, io già lo sapevo, il mondo dell’imprenditoria italiana è popolata da filibustieri  che l’Olonese a confronto era  un santo, gente senza scrupoli, incompetente, disonesta e convinta che il resto dell’umanità , come ricercatori e professionisti vari, siano dei poveri beoti pronti a lavorare gratuitamente per il loro profitto. In questi casi io, che sono una libdem e mi ritengo pure moderata, mi trasformo in un Maurizio Landini imbufalito e mi vien voglia di prendere una spranga e spaccare tutto cantando o bella ciao. Ma basta parlare delle solite tristezze italiane.

Se non fosse stato per il maledetto telefonino tutto era filato liscio, dalla mattina iniziata con del sano sesso a il mio ragù per pranzo fino al trekking in collina nel pomeriggio . Che poi la vita è questa. Un alternarsi di sfiga e momenti romantici, condita dalla presenza di personaggi oscuri ma anche dal profilarsi all’orizzonte di opportunità che fino a ieri l’altro non avresti mai preso in considerazione.

Perciò, ciao domenica nefasta per i telefonini dei windsurfisti di tutto il mondo , io vado a infornare il pane di segale e a finire la mia tazza di tisana. Vado anche a fare una lista di titoli da scaricare per Kindle e ad aprire il portone a Gringo, il gatto di nessuno che vive nel palazzo e che sta miagolando da venti minuti alla mia porta affinché io scenda ad aprire  il portone per farlo uscire.

Mi è presa anche voglia di sgabei ma non so se è il momento giusto per mettermi a friggere.

il rientro

Rientro il 29 mattina, con una temperatura oscillante tra lo zero e l’uno, aprendo la porta mi colpisce un odore pungente come di solvente per le unghie rovesciato e, respirando a malapena, spalanco le finestre. Ho lasciato il Windsurfista 2 giorni solo, cosa può essere successo?

Non faccio in tempo a posare valigia e borse cariche di cibarie di mammà che mi precipito come un segugio a cercare l’origine di quella puzza irrespirabile. Sniffando come un maiale da tartufo arrivo al vassoio della frutta e trovo un limone, o almeno ciò che ne resta, impolverito. Una polvere di muffa a forma di limone che emana l’dore di acetone.

La domanda che mi pongo non è perché il Windsurfista abbia lasciato quel mostro geneticamente modificato nel vassoio ma come non si sia potuto accorgere della puzza. Ecco signori, con quest ultimo misterioso atto ad opera di un genio dell’informatica io vi lascio alle vostre riflessioni (per esempio la mia: questo è ciò che capiterà al mondo dominato dagli informatici : una muffa putrescente generale e loro ineffabili a programmare roba).

Per ora vi saluto e ci rivedremo nel 2015, si spera con qualcosa di ganzo da raccontarci.

se un corso di economia domestica vale più di cento MBA

Ogni volta che parto, ogni singola volta , ogni volta che si prospettano giorni di solitudine, il Windsurfista entra nel panico. Al netto di lecite tristezze (mi manchi, il letto è vuoto e carinerie simili) ho il forte timore che la tristezza/panico sia a causa della necessità di autogestirsi in casa per alcuni giorni. Ogni volta, da ormai 6 lunghissimi anni, quando parto devo lasciare decine di post-it sparsi per casa, attaccati ad ogni elettrodomestico per spiegare cosa fare, come fare e quando farlo.

Io devo spiegare a un ingegnere l’utilizzo di una lavatrice. Questo mi lascia perplessa, ve lo devo proprio dire. Devo spiegare a un uomo adulto che per mangiare deve aprire il frigorifero, scegliere qualcosa , accendere il fornello per cuocerlo e poi mangiare.  Devo specificare che se piove i panni stesi sul terrazzo vanno messi in casa. O ricordare che c’è da portare giù la plastica o la carta per la raccolta. O che il bagno va tenuto pulito perchè si possono prendere malattie (io più che altro) ma anche perchè semplicemente fa schifo vedere un bagno  sporco.Che l’aspirapolvere è stato inventato per spazzare casa in un minuto. Che la montagna di vestiti usati lasciati sparsi in giro non fa arredamento ma puzza e si riempie di polvere.

Ecco, ma a parte l’ordine che uno da solo gestisce come gli pare, ossia per me puoi campà anche coi barattoli di tua madre e dormire in una cuccia che nemmeno il mio cane basta che poi al mio rientro sia tutto a posto. Ecco io non mi capacito del fatto che lui candidamente ammetta che devo lasciare scritte le cose sennò se le dimentica o non sa come fare.

Dato che io non sono laureata in economia domestica, nè di mestiere faccio la casalinga, altresì mai stata educata a fare la donna di casa ma ho imparato per necessità negli anni a fare queste cose, mi chiedo perchè lui non ci riesce? Quale difficoltà di ragionamento comporta lo studio dell’economia domestica? Con  master roboanti, lauree sperluccicanti, 4 lingue straniere, voi esseri umani del terzo millennio perchè avete bisogno di un post-it che vi spieghi come mangiare un uovo ?

Sappiatelo: non vi sopporto più.  Non sopporto nemmeno la vostra modernità e l’utilizzo di whatsapp per chiedermi cosa c’è in frigo quando potete vederlo da voi. La verità è che invece di spendere soldi per l’ennesimo inutile corso di aggiornamento dovreste farvi un corso di economia domestica dalla vostra santa madre che , ormai unica, vi sopporta, o fa finta, e non scocciate più donne che per natura mangerebbero solo buste di minestroni findus e magari in quel momento stanno parlando di democrazia rappresentativa con un parlamentare del Kazakistan.

Per questa ragione chiedo che venga inserita quale materia obbligatoria in tutte le scuole l’economia domestica, per maschi e femmine, ed eliminare qualcosa di completamente inutile come il greco antico, che a me serve solo per mandare a fanculo in modo colorito un windsurfista qualunque che mi dice” non mi hai scritto che quel pollo  congelato in frigo  non era per me”, io che credevo che un laureato in materie scientifiche arrivasse a capire che un pollo intero surgelato è qualcosa da utilizzare per una cena con invitati e non per cucinarselo in un padellino da solo.

Uomini e donne che fate domande  su quale detersivo usare per i vostri calzini alla/al  vostra/o partner in missione in Cambogia, vi prego studiate. Leggete, comprate il calendario di Frate Indovino, fate ricerche utili per una volta  su internet e volate via dal nido. Intraprendete questo viaggio nell’universo domestico da soli, scoprirete che non è poi così complicato, noioso forse, ma non complicato.

(N.B. sono stata biasimata per aver congelato il pollo intero e non a pezzetti in sacchettini separti)