riordinare le idee e non solo

Per la Befana, da mia madre mi son fatta regalare “Il magico potere del riordino” della giapponese Marie Kondo (Kondomari), che alcuni di voi conosceranno. Di rado compro libri di questo genere ma lei e la sua “filosofia” mi intrigavano. Dopo averlo letto, profondamente illuminata, l’ho passato al Windsurfista che essendo di tendenza minimalista e amante del vuoto, ha assunto il libro quale guida spirituale e adesso snocciola versetti del libro ogni qualvolta cado nell’errore dell’accumulo, del cambiare posto alle cose invece di buttarle, dell’aggrapparmi all’assurda affettività di certi biglietti di concerti del 2008 e cose così.

Ho cominiciato anche io a liberarmi di cose che non mi servono e a riordinare spazi che pensavo non potessero liberarsi. E devo dire funziona. In una settimana mi sento già alleggerita.

Ho diviso i momenti di riordino in base alle mie aspirazioni: chi sono? Cosa voglio? Cosa mi piace realmente e cosa mi serve per poter vivere in maniera felice? Le prime risposte che mi sono venute in mente sono state: mi piace fare i dolci, mi piace leggere, mi piace fare sport.

Prima missione, quindi, riordinare il mio cassetto degli attrezzi da pasticceria che stava in un caos incredibile causato essenzialmente dal fatto che dedico troppo poco tempo a questa mia passione. Ho riorganizzato il mio cassettino, utilizzando due belle scatole (ho pure l’insana passione di accumulare scatole di cartone e di latta tra le altre cose, a questo punto usiamole) e dividendo gli attrezzi a secondo del loro specifico utilizzo. Risultato: ho una zona di lavoro tutta mia che sembra quella di un professionista. Sono molto felice e non vedo l’ora di mettermi all’opera.

Secondo passo: buttare via le cose che sono in giro e che non trovano una loro collocazione. Avevo un cassetto dove buttavo di tutto, dagli scontrini, alle tessere di fidelizzazione alle ricette del medico. Ho scoperto che devo farmi ancora le analisi del sangue da questa estate. Vedi la vita, a volte. Il resto via, i ricordi  del film visto in un cinema a Jaipur o dei Campovolo a cui ho partecipato, rimangono vividi e non importa accumulare carta in un cassettino già piccolo.

E’ solo l’inizio. Grandi le sfide che ho davanti: ordinare il bagno e il suo contenuto, eliminare i campioncini dei cosmetici che infestano questi 38 mq  e tan tan tan tan tattaaaaaaa…..resettare l’armadio. Ce la posso fare.

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Awkward

Persino chi è disinvolto come la sottoscritta a volte finisce in situazioni di forte disagio. Sapete quando nella vita avete conosciuto persone in periodi specificatamente sfigati e vorreste cancellare tutto gettandoli nell’oblio, facendoli ingoiare dal buco nero del passato e della dimenticanza, e invece queste ritornano come nei terrificanti romanzi di Stephen King?

Durante i primi anni all’università, diciamo pure fino a quando non sono partita per l’erasmus e auf wiedersehen, ho passato un periodo orrendo, noioso, sfigatissimo, circondata da gente aberrante che si spacciava come amica. Un mondo futile e ignobile, fatto di aule putride, compagni di studio angoscianti e coinquiline scassacazzi. Una galassia di conoscenze che mi imponeva di passare i venerdì, i sabati e disgraziatamente anche le domeniche, in giro per feste organizzate in capanne nei boschi o in localini fighetti o localacci alternativi. Due palle.  In questo periodo capita che conosco un tizio in piscina. Un guardiavasca, un bagnino. Studente di lettere, attore di teatro, mi recitava Shakespeare e Dante, io figuriamoci intortata come non mai. Lui era uno di quei tipi che se la tirava, aveva conoscenze teatrali e letterarie importanti, amanti adulte, storie con attrici, mi sembrava di certo più interessante di quei lombrichi che incontravo a lezione e insomma ci frequentiamo da amici per alcuni mesi. Non giorni, non settimane, ma mesi. Ascoltavamo Ligabue per ore in macchina,  si chiacchierava delle più svariate idiozie che solo a vent’anni di possono venire in mente. Finisce che una sera ci baciamo sotto casa mia e mi rendo conto che non è che a sto tipo piacessi granché. Da quella sera senza drammi  io scompaio, lui pure, e ci rivediamo a un concerto del Liga tipo due settimane dopo, lui avvinghiato a una. Perchè naturalmente c’era una. Di questa storia a me è sempre rimasta una sensazione di imbarazzo gigantesca. Forse per il due di picche, forse perchè ci siamo frequentati per mesi raccontandoci di tutto, io ho sperato vivamente di non doverlo incontrare mai più. Solo che Firenze è microscopica, lui nel frattempo è diventato quasi famoso, bazzica circoli letterari di zona che bazzico anche io e finisce che ci rincontriamo. Meno di due e anni fa è capitato ad un evento ed eravamo entrambi soli, io stavo facendo finta di non vederlo invece lui venne a salutarmi tutto amichevole baci e abbracci. Poi di nuovo l’oblio, o almeno la speranza dell’oblio. Fino all’altra sera quando la mia amica G. mi chiede di accompagnarla alla presentazione di un libro di uno scrittore fiorentino che a me piace molto e dove il tizio in questione si esibisce come lettore. La vita si sa è fatta di relazioni pericolose e vien fuori che lui è amico storico del fratello della mia amica. Io alla mia amica G. racconto la vicenda, mentre mi bevo un Negroni e le confesso che continuo ad essere imbarazzata nonostante siano passati venti anni. Lo so che è assurdo, manco avessimo avuto una scabrosa relazione. Lei fa oh oh, perchè certo non abbiamo avuto nemmeno una storia, ma la frequentazione di mesi, le canzoni di Ligabue, gli sfanculamenti e tutto il repertorio, in effetti lei capisce che può essere imbarazzante. Comunque mentre stiamo bevendo -soprattutto io a questo punto bevo per darmi un tono- arriva la combriccola e dopo aver fatto le dovute presentazioni lui mi abbraccia e poi mi dice con tono mondano -Ma noi, dico, ma noi ci siamo conosciuti mi pare. Frequentavamo una piscina…come si chiamava? Nuotabene mi pare, no?-

L’affermazione “frequentare la stessa piscina” mi è parso un arrotondamento per difetto assai azzardato. Io sento che il mio sopracciglio destro si è alzato ma annuisco cordialmente e chiudo la faccenda. Vedi, dico poi alla mia amica, il mio disagio è stato inutile di fronte alla dimostrazione che gli uomini hanno un invecchiamento cerebrale più veloce del nostro. Oppure che al contrario rimangono dei semideficienti come a vent’anni e quindi l’invecchiamento lo abbiamo solo noi. Insomma o lui effettivamente ha dimenticato tutto – può anche essere anche se temo che cancellare mesi di appostamenti sotto casa mia, certe notti ascoltata venti volte a sera, cene, feste, concerti ecc sia poco probabile ma tutto può starci anche l’alzheimer-  oppure ha voluto sdrammatizzare fingendo di non conoscermi per non crearmi dell’imbarazzo.

Oppure se l’è voluta tirare come faceva vent’anni fa. Solo che all’epoca la cosa mi piaceva ora francamente mi fa un po’ pena.

pomeriggio piovoso con artista

Avere molto tempo libero ha i suoi risvolti positivi, uno dei quali è poter andare ad incontri pomeridiani con scrittori e artisti che interessano a te e non perchè sono  considerati intellettualmente superiori dal carrozzone di turno. E io ieri sono andata alla presentazione di “Dimentica il mio nome” e ho fatto la fila per farmi fare un disegno da Zerocalcare.

Sì, mi piacciono i fumetti. Sì, mi piace Zerocalcare. Sì , lo considero migliore di tutti quei decerebrati mortalmente noiosi a cui le istituzioni/partiti fanno pubblicare roba attraverso generosi finanziamenti. Sì, sono polemica.

C’era molta gente, tanti bimbi, tanti nerd, ma anche tanti distinti anziani come me, un paio di troiette con madre che hanno cercato di saltare la fila per lanciarsi sul povero Zerocalcare che ignaro disegnava come un matto per i suoi fans e i soliti giornalisti che non sapevano chi fosse quel ragazzotto né, credo, nemmen sé stessi a giudicare dall’alto livello delle  domande che hanno rivolto a lui o a quelli che hanno avuto il culo di essere stati scelti per una breve intervista, tipo me. Ma i giornalisti sanno che prima di diventare corrispondenti da Washington devono imparare a parlare e a leggere per informarsi anche su argomenti molto terra terra come i fumetti? Prima domanda che mi ha rivolto la graziosa fanciulla armata di microfono  è stata : “Allora, perchè sei qui oggi?”.

Danno il tesserino, per questo, capite, il tesserino.

Io da Zerocalcare mi sono fatta disegnare il cane roscio- che poi è una volpe- detto Ginger. Non mi sono fatta firmare il diario, come le bimbe presenti. In effetti io non possiedo più un diario dal 1989. No, non è vero, ho avuto dei taccuini su cui scrivevo cose deprimenti ma fino al 1997, e quello del 1995 è stato firmato da Ligabue. Attualmente ho un taccuino che uso nei più svariati modi e non l’ho fatto firmare da nessun artista, c’è una nota di Mister X ma non so se vale.

Ho preso molta pioggia ieri pomeriggio, ma ne è valsa la pena. Zerocalcare è un tipo molto simpatico, e molto ma molto intrigante.

E mi fermo qui che è meglio.

one day (leggerò forse un libro decente)

E’ successo che mentre leggevo “Molto forte incredibilemnte vicino” di J.S.Froer (in italiano) con il Kindle, quella macchina infernale ha smesso di funzionare poichè scarico.  Io non trovando il carica batterie nascosto da qualche parte dal Windsurfista (lontano in Brasile) ho dovuto a malincuore lasciarlo a casa e, per non rimanere senza un libro da leggere sul treno, ne ho comprato uno cartaceo. Me ne avevano parlato bene, non so chi, sicuramente donne, sicuramente donne tristi, non lo so. Io l’ho preso e nel dubbio che fosse la solita cagata l’ho comprato in inglese che se non altro almeno leggo in inglese.

Sono a pagina 215.

Intanto è chiaro che è stato scritto da un uomo. Mi rifiuto di pensare che esistano scrittrici così masochiste da creare un personaggio sfigato come Emma Morley.

Emma Morley: tutto ciò che una donna non dovrebbe mai essere. Emma Morley: tutto ciò che per fortuna non sono mai stata anche se una certa parte di mondo spingeva a farmici diventare.

Lui, Dexter Mayhew è già più interessante, sebbene rientri nel clichè degli amori delle sfigate: un figo stratosferico pieno di soldi che non sa che fare della propria vita, fondamentalmente infelice, che scopa a destra e a manca, che beve fino all’alcolismo, che lavora in tv (!!!).

Emma Morley diventa insegnante, dopo aver fatto la cameriera, si veste in modo orrendo e dozzinale perchè -attenzione!- lei è femminista, non beve, scopa poco e male (ad un certo punto ha un fidanzato che mi chiedo: ma la dignità di una donna?), non frequenta luoghi malvagi come i locali da fighetti che frequenta il buon Dexter. Insomma una noia mortale. Chiaramente è da sempre innamorata di Dexter. Lui non si capisce, forse sì forse no. Boh.

Parte bene il libro, parte da una notte passata insieme. Francamente da questi due mi aspettavo qualcosa di diverso. Non diventano nemmeno trombamici. Emma, mio Dio Emma, il trombamico può essere una salvezza soprattutto se è figo, perchè pensare che debba per forza essere innamorato di te? Emma ragioni come poteva ragionare una ragazza italiana cattocomunista degli anni ’60.

Ok, sono solo a metà. Forse Emma alla fine fa il santo voltolone, lo capirò leggendo. Comunque lo spero per lei. Spero anche che Dexter non mi diventi un impiegato di banca salutista, questo sicuro. Per ora sto rimpiangendo non solo Froer ma la buona Erica Jong che era quasi riuscita a dare di noi donne un’immagine diversa. Ma anche la Austen: Elizabeth Bennet l’avrebbe presa a schiaffi questa tonta di Emma Morley. Per non parlare di Jane Eyre, mi par di vedere lo sguardo di pena che avrebbe avuto Jane nei confronti della goffa Emma che poverina si vede sempre brutta.

Vi farò sapere appena avrò letto la parola the end al miracolo letterario degli ultimi anni: “One day” di tale David Nicholls.

 

io e jane eyre

Ha avuto un’infanzia infelice, rimasta orfana è stata maltrattata da una zia cattiva e poi abbandonata in un collegio ostile. Nonostante ciò, la sua determinazione l’ha portata ad ottenere un’educazione tale da poter permettersi di lavorare onestamente e mantenersi. A questo punto la vita le concede la fortuna di conoscere un uomo, un uomo particolare. Scostante, brusco, all’apparenza bastardo ma in realtà generoso, intelligente  e capace di ammirare e apprezzare una persona al di là dello status o della sua bellezza. Insomma lei si innamora, e che deve fare?  E’ ricambiata anche se l’ambiguità di lui la disorienta e le insinua nella testa un tarlo a cui non riesce a dare figura. Lui le chiede di sposarla, le farfuglia che potrebbe esserci un impedimento, lei sospetta ma alla fine si prepara al matrimonio. Lui l’ha preferita a una ricchissima sciacquettina, le ha giurato eterno amore. Lei ci casca. E che deve fare? Il giorno del matrimonio però si presenta un avvocato che afferma l’esistenza di una presunta moglie.

Ecco cosa era il tarlo.

Lui allora le fa conoscere la moglie, una psicopatica (ovviamente), una pazza che gli ha rovinato la vita. Le propone una convivenza. Troppo facile, pensa lei e ha ragione. Siccome è indipendente, tosta e intelligente fa la valigia e si dilegua nel nulla.  Conosce un bravo ragazzo e le sue due sorelle che le offrono ospitalità e le trovano un lavoro. Lei è felice, tranquilla e crede di aver trovato una famiglia. Il destino a questo punto toglie l’asso dalla manica e le fa scoprire di avere uno zio ricco che sta a Madeira e che morendo le ha lasciato una fortuna immensa.  Finalmente la vendetta contro una sorte all’apparenza crudele. Basta lavori noiosi, sottopagati e poco qualificati, basta vestiti dozzinali, lei è così felice che propone di aiutare economicamente l’amico. Lui però è un religioso che si innamora di lei e la vuole sposare e portarla a fare la cooperante in India. Lei accetta di fare la cooperante ma vuole rimanere single. Lui figurati se si porta dietro una che non gliela darà mai. Litigano e lei capisce che è giunto il momento di andare a cercare l’uomo della sua vita, il gran bastardo che l’ha fatta soffrire ma che ha risvegliato in lei la passione più sfrenata.

Va da lui finalmente vestita come deve essere vestita una donna, cioè bene, e lo ritrova in rovina. La moglie pazza lo ha lasciato sul lastrico dopo aver dato fuoco alla sua casa. E’ pure cieco. Ma lei lo ama lo stesso. Si abbracciano, si baciano, lei, è chiaro, starà sempre con lui, lo ama davvero, non si ferma alla prima avversità. E comunque se dovesse andare male adesso è una donna benestante.

La Bronte è stata davvero geniale.

che leggete di bello?

La cosa che mi disturba di più dell’indiavolata girandola che vivo, è il sempre minor tempo dedicato alla lettura. Però per leggere leggo, c’è anche il treno che mi aiuta. Ma pure queste belle serate calde, mi sdraio sul letto, finestra aperta e due pagine riesco a buttarle giù. Poi, è vero, crollo. Nonostante tutto spiaggia, sieste, viaggi, minuti rubati per me sono tutti momenti dedicati ai libri.

Adesso sto leggendo ( in lingua originale) “Freedom” di Jonathan Franzen. A me lui piace molto, ho amato molto “Le correzioni” (letto in italiano però). Ho anche finito da poco un romanzo di Vargas Llosa e un libro scritto da Mister X (di cui ero il peggior detrattore ma ammetto che ci sono spunti interessanti, anche se non mi trovo davanti a Kipling, eh lui vorrebbe, certe suggestioni lo ricordano, ammirevole comunque lo sforzo visto che non si limita alla moda del momento- soggetto verbo complemento oggetto punto- ).

Il Windsurfista segue i miei umori letterari, ovvero legge quello che io finisco. Dato che abbiamo una casa microscopica la mia imponente libreria è in quel di Apuania e i libri che leggo hanno tempo di permanenza nel Sobborghino di circa 3 mesi dopodiché vanno ad ingrossare materialmente la biblioteca apuana. Non commentiamo. E’ come se avessi lasciato un figlio. Ma che si deve fare?

Finito Franzen si vedrà, anche se ho già delle idee.