il nuovo giocattolo

Alla fine Loredano si è dovuto arrendere all’inevitabilità del fato: il forno era troppo vecchio e la cuoca stanca di dover sfornare pizza molliccia, pane crudo e dolci bruciacchiati e non lievitati aveva smesso di cucinare. Ci si stava avviando verso la pericolosa china del crudismo e Loredano ha capitolato.

Calo di glicemia? Avversione per i cibi crudi? Voglia di un pollo arrosto? Continua a leggere “il nuovo giocattolo”

Che c’è per colazione?

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Essendo in questi giorni molto ispirata, nonostante il caldo, e anche annoiata dalla solita colazione mi sono decisa a rifare le brioches. Dopo anni di tentativi falliti, successi completi o a metà, credo di aver trovato la formula giusta anche con l’utilizzo del lievito madre. Inutile dire che la parola magica è lievitazione lunga, nel mio caso 10-11 ore a temperatura ambiente, ossia 21-23 gradi.

La mia pasta madre è abbastanza matura ormai e mi regala grandi soddisfazioni. Per la ricetta ho utilizzato una farina W260, tagliata con della manitoba, burro biologico, uova dei suoceri di mia sorella – provenienza valle del Magra- e limoni del giardino dei miei genitori. Gli ingredienti sono molto importanti ma anche l’occhio e il tatto nel capire il grado di umidità dell’impasto e sistemarlo a seconda dei casi. Ecco perchè è difficile dare delle dosi precise, soprattutto per quanto riguarda la farina.

Il risultato fragrante e profumatissimo lo vedete nelle foto, Loredano si è già ingozzato stamattina inzuppandole nel latte, io le preferisco con il mio salvifico caffè. Non è una colazione da tutti i giorni ma ogni tanto vale la pena regalarsi un momento dolce speciale.

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altri esperimenti vegani

Ieri la decisione: facciamo qualcosa di sano ma proteico che non siano i soliti legumi. Sperimentiamo. Avevo comprato la farina di ceci per fare, in realtà, la calda calda, la cecina o come diavolo la chiamate nella vostra zona. Quella meravigliosa, untissima e profumata torta di farina di ceci che in Apuania viene sfornata da forni rigorosamente a legna e servita da sola con del pepe oppure in mezzo alla focaccina alta e morbida. Vegana di certo, sana non so. Ingrassante di sicuro.

Frotte di vegani su internet giurano e spergiurano che la farina di ceci si utilizza al posto dell’uovo creando deliziosi piatti senza colesterolo e senza minare la salute psichica delle galline. Perfetto. (Premetto, questo è un dovere di cronaca, che io utilizzo sempre e solo uova biologiche e le uova del contadino vicino a casa. A volte tale contadino mi vende anche quelle di anatra e papero quando ce ne sono tante , non pensiate che sfrutti galline in gabbia. Giammai.)

Ieri al posto della cecina, a Loredano, per secondo ho servito la frittata di farina di ceci e verdure. Che poi non era cattiva, anzi. Un pò stucchevole forse, a metà frittata ho lasciato perdere ero già sazia. Lui ci si è lanciato famelico come sempre dopo l’etto e mezzo di pasta all’olio, a metà si è bloccato. Mi dice: ” Pesa sta roba”. Però l’esperimento non è andato male e per fare qualcosa di diverso ogni tanto può andare. Certo, la vecchia frittatina di cipolle e bietole è tutta un’altra cosa, ma il sapore della farina di ceci a me piace molto e credo che l’esperimento verrà ripetuto.  Non so come la prenderà Loredano. Credo che prima di riproporgliela dovrò sfornare quintali di calda calda per addomesticarlo. Che dite?

riflessioni sul fine settimana in un lunedì di pioggia

Siccome sentivo che ultimamente non si socializzava più, sabato ho intimato a Loredano (ormai poco windsurfista): “o usciamo in mezzo ad altre persone o divento isterica”. La natura mi piace molto ma ultimamente abbiamo fatto solo trekking e gite in luoghi molto verdi, molto impervi e molto selvaggi. Così in uno splendido outfit composto da spolverino blu navy con manica arrotolata, jeans bianchi e sneakers a stampa floreale mi sono fatta accompagnare dal buon Loredano in centro. Dopo una bella passeggiata a lui è venuto in mente di prendere un gelato e ci siamo fermati alla gelateria di Santa Trinita dove i gelati sono effettivamente buoni e non sono caccole microscopiche come in moltissime altre gelaterie fiorentine che si spacciano per chic. Ci siamo anche seduti per evitare di sporcarci (questa è una parte sostanziale ai fini della narrazione successiva). Naturalmente io mi sporco lo stesso perchè la decorazione di mirtilli che la ragazza mi poggia in bilico sulla mia coppetta mi casca sulla coscia e Loredano mi dice che è perchè non mangio con le gambe aperte. Che vuoi, gli rispondo, noi donne in genere non apriamo le gambe quando mangiamo. Comunque i miei jeans bianchi non sono molto messi male e procediamo con la gita. Stanchi e accaldati optiamo per una birretta in un pub del centro. Siamo gli unici italiani. Il resto degli avventori sono americani ventenni maschi e femmine ubriachi marci alle 5 del pomeriggio. Le femmine mi guardano il sedere e ridono. Io penso che sia perchè ce l’ho grosso ma poi guardo il loro e non capisco. Ma chissenfrega di quelle galline alcolizzate, io e Loredano ci sbaciucchiamo al bancone e ci facciamo i cavoli nostri, più che altro Loredano mi fa notare che in un pomeriggio con due gelati e due birrette sono partiti venti euro.

Venti euro per due birre e due gelati.

Improvvisamente ci ricordiamo delle pinte di birra molto meno costose assaporate nei seguenti posti: Londra, tutta l’Irlanda, la Scozia, i baretti texani e quelli in Arizona, un pub ad Huntington Beach e ovviamente Bruxelles, il paradiso della birra a poco prezzo. Quando torno a casa e mi tolgo i jeans scopro un’enorme striscia di cioccolato spiaccicato e capisco perchè le americane ridessero di me. Impreco contro Loredano che non si è accorto che girava con una con del cioccolato sul sedere e mi chiedo se mai i jeans torneranno come prima. La domenica il tempo è così così, io impasto il pane e faccio una torta. Preparo un primo di gamberetti e fiori di zucche freschi e un dessert di fragole e ricotta. Poi alcuni amici ci invitano ad andare a mangiare una pizza in un posto dove giurano e spergiurano sia buonissima. E infatti lo è. Il posto è davanti alla stazione di uno squallido avamposto dell’industria conciaria toscana ed è gestito da un napoletano e la pizza è davvero buona. Non mi è venuta la colite, quindi fidatevi.

Insomma il fine settimana è volato via in un battito di ciglia e mi sono svegliata che era un lunedì di pioggia. Ma al mio risveglio mi aspettava la mia crostata di grano saraceno alla marmellata di more e tutto, anche l’idea di dover usare candeggina sui miei jeans, mi è sembrato bello. Loredano fino all’ultimo ha sperato di potersi calare nei panni del Windsurfista ma anche stavolta il vento  ha dato buca. E’ uscito in versione ingegnere con l’ombrellino in mano e mi ha fatto tenerezza. Speriamo solo che almeno i treni non abbiano seguito la tradizione del ritardo del lunedì quando piove, per il povero Loredano potrebbe essere troppo.

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giornate così

Ci sono sanvalentini e sanvalentini. Ci sono quelli festeggiati andando al cinema a vedere 50 sfumature di grigio, quelli festeggiati a letto con 50 sfumature di sesso, io lo festeggio a casa con 50 sfumature di mestruo. Può capitare. In effetti è forse la ragione principale che mi ha spinto a festeggiare la giornata con un tripudio di cioccolata e zucchero. Se non ci fosse stato il ciclo, probabilmente avrei passato il pomeriggio in altri 50 modi e posizioni. Poi, la pioggia. Una noia mortale, insomma, rotta solo dall’intenso aroma del cioccolato che si fondeva con il profumo delle arance che caramellavano.

Windsurfista non pervenuto. Qualcuno giura di averlo visto aggirarsi nei pressi del garage a togliere la mota dalla mountainbike.

Sono quasi le 19.00. Domani a quest’ora Anastasia, Christian, sanvalentino e sanremo saranno solo lacrime nella pioggia. Non disperate.

vai a fare del bene

Io ci tengo alla salute. Tengo alla salute mia e del Windsurfista, l’amore della mia vita. E la salute passa da un’alimentazione sana. E io amorevolmente servo alla mia dolce metà non schifezze precotte, non tonnellate di pasta alla carbonara, non cotolette unte. No, io servo al mio amato un minestrone con bulgur e quinoa.

Che importa se poi lui si caca l’anima nel cesso dell’ufficio la mattina dopo? Che importa? E’ tutta salute!

Però ora basta cibo per galline se poi oltre a deprimersi a cena ci si deprime in un cesso dell’ufficio. Stasera mi sa che si mangiano i bucatini all’amatriciana.

Non ricordo di aver mai avuto effetti collaterali con quelli.