così così

Avrei voluto scrivere qualcosa di leggero, come sempre del resto in questo blog che per scelta mia vuole rimanere un posto leggero dove raccontare in modo altrettanto leggero la realtà che mi circonda. Che è il modo in cui affronto le mie piccole e grandi tragedie quotidiane, con ironia e tanta resilienza. Ma ci sono quei momenti che pesano come macigni, che sono colpi allo stomaco così forti da levarti il fiato per parlare e la lucidità per pensare.

E questo è uno di quei momenti. Non mi vengono fuori le parole, solo quelle per esprimere il mio sollievo  perchè chi conosco e vive là, sta bene ed è al sicuro. Ma potevano essere tra i morti, ci potevo essere io, ci poteva essere uno qualsiasi di voi.

Ho studiato i fenomeni del terrorismo all’università, li ho studiati bene, era una delle strade che avrei voluto percorrere (entrare in comitati di studio sul terrorismo non fare il terrorista, precisiamolo), e certe dinamiche sono così note, così sempre le stesse che mi arrabbio ancora di più per l’incompetenza, l’incapacità e a volte l’impotenza di chi dovrebbe proteggerci dall’odio cieco e irrazionale di chi compie queste azioni. Non voglio fare nessuna lezione e tengo per me le mie opinioni.

E niente, non c’è molto altro da dire ora. Solo che dovremmo aspettare qualche giorno per riprendere con leggerezza la nostra preziosa quotidianità. Io mercoledì parto per Budapest per 4 giorni di attività politica e 2 da turista con il Windsurfista che mi raggiungerà venerdì sera -romantico non trovate?-. Mi sto sforzando per trovare la voglia, la forza e il coraggio di continuare la mia vita liberamente. La leggerezza, quella tornerà prima o poi, magari in uno degli abbracci dei miei amorosi nipotini o nelle feste del mio cane, nelle luci natalizie che tra poco illumineranno le nostre città. Che sono belle, sono preziose, sono meravigliose in tutte le loro contraddizioni. Non dimentichiamocelo mai.

fosche previsioni

Lunedì sera sono andata al cinema con una mia amica a vedere un film in francese. un film molto carino che ci aveva messo di buon umore. Durante il tragitto di ritorno, in macchina, ci siamo messe a parlare di cose serie, per esempio di politica estera. Non è un fatto straordinario, con un certo tipo di amiche parliamo quasi esclusivamente di politica interna, estera e europea, magari inframmezzata di gossip e discorsi fatui su scarpe e vestiti.  Ci perdiamo comunque per ore a elucubrare come statisti. Insomma abbiamo cominciato a parlare di Medio Oriente, primavere arabe e io tiro una gufata micidiale alla Tunisia esprimendo le mie preoccupazioni per una nazione che con molta fatica si sta emancipando, che ha portato avanti un processo di democratizzazione e di secolarizzazione e che è minacciata dal caos che le sta tutto intorno. Che gufata.

Quando ieri le drammatiche notizie si susseguivano non riuscivo a levarmi dalla testa la nostra conversazione. Non è che avessi avuto un presentimento, ma solo i movimenti nel mondo arabo sono tali che sembra di essere a una partita di scacchi e si aspetta di vedere quale altra pedina verrà mangiata. Ho anche la vaga impressione che dovremmo abituarci ai tentativi di destabilizzazione di tutta quell’area attraverso il terrorismo, non che noi italiani si debba insegnare qualcosa a qualcuno vista la nostra storia, ma questo non è di certo consolante.

Se volete un consiglio da amica sulla vicenda: evitate di leggere i giornali italiani. Anche stavolta ho letto solo  un’accozzaglia di informazioni la metà delle quasi sbagliata. Inqualificabili. Ma perchè stupirsi quando un primo ministro twitta che la parità dollaro euro è merito del nostro semestre di presidenza? Perchè stupirsi? Semmai piangere. Ma il mondo è troppo complicato e ci sono cose molto più serie che le tristezze nostrane, i nostri piccoli tragicomici drammi italioti e quindi oggi il mio pensiero è per tutte le vittime del terrorismo e per le persone che ogni giorno con fierezza lo combattono attraverso la democrazia, il rafforzamento delle istituzioni e l’istruzione.

Che la Tunisia non rimanga isolata, perchè altrimenti sarebbe la fine.

pensieri sparsi

Tanto per non farci mancare niente sono giorni che Wind Infostrada ci ha lasciato. Funziona a singhiozzo, causandomi vere e proprie crisi di nervi e un ritardo clamoroso nell’aggiornare il blogghino.

A parte questo la vita continua. Ho passato un bel fine settimana al matrimonio di amici carissimi e storici, in una amena località piemontese in mezzo a filari di vigna e pascoli di mucche; abbiamo guardato lì la partita tutti insieme, riuscendo a superare senza addormentarsi il primo tempo . La settimana prima il compleanno del nipote non mi ha impedito di prendere un po’ di sole e fare delle lunghe nuotate in un mare calmo, fresco e trasparente. Tutto questo godendomi una vera estate prima dell’arrivo dell’ultima perturbazione che ha portato tempeste, freddo e moltissima acqua.

Ho cominciato a pensare come procedere nella mia prossima avventura lavorativa, con molti dubbi e molta confusione in testa. Ho dei fantomatici “soci” che mi spronano, ma davvero sono troppo depressa per ragionare e per vedermi proiettata in un mondo che mi ha effettivamente stancato. Ha ragione la mia amica indiana che ieri, durante una lunga chiacchierata davanti a un tè -eravamo entrambe infreddolite dentro la Red Feltrinelli, in fuga da una Firenze pacchiana e spocchiosa piena zeppa di individui vestiti in tutti i modi possibili e immaginabili, seduti in locali scandalosamente costosi- , mi ha consigliato di prendermi il tempo necessario per riposarmi mentalmente e pensare con più lucidità. Ci sono cose nella vita che ti mandano fuori controllo, mi ha detto, e tu adesso devi riprendere il controllo di te stessa.

Che poi già incontrare e passare del tempo con degli amici mi ha fatto molto bene. Seguirò il consiglio. E per il momento che il mondo da me non si aspetti nulla, ho già dato abbastanza.

la giusta rotta

Uno fa i suoi piani, che già non è semplice, ma per niente, poi quando pensa di che sia giunto il momento di metterli in atto succede qualcosa che rimette in discussione tutto.  E’ sempre difficile ponderare le cose e cercare di capire cosia sia meglio per te, soprattutto quando in entrambi i casi le certezze non esistono  e il futuro è una nebulosa ignota e all’apparenza ostile. E’ in questi momenti che vorrei un mentore che mi consigliasse. Pensavo di averlo trovato, ma a volte mi par di essere io il mentore del mio mentore.

Mi toccherà leggere l’oroscopo. O assoldare una cartomante. Cercare una palla di vetro magica. Seguire il mio istinto.

O anche non scegliere e seguire entrambe le strade che ho davanti e poi, come da 43 anni a questa parte, navigare a vista. Prima o poi troverò la giusta rotta.

il termometro della follia

Il mio termometro di follia pura è un certo Michelangelo.

Michelangelo non leggerà mai questo blog e quindi non si arrabbierà. Lui infatti ci porta le sue teorie fantapolitiche su dattiloscritti fotocopiati e da ciò ne deduco che non possiede un pc e se pure lo possedesse non lo saprebbe usare. Però magari posso pure sbagliarmi e Michelangelo è un hacker sotto mentite spoglie.

Comunque Michelangelo arriva regolarmente d’estate , meno regolarmente d’autunno e quasi mai d’inverno. Le sue teorie fantapolitiche vanneggiano di complotti massonico-manichei e di un’impostazione “medea” dell’economia. Il presidente della repubblica ne sarebbe vittima e uno dei pochi non massonici viventi rimasti è il boss del Carrozzone. (cosa che potrebbe essere anche vera).

Michelangelo è un folle, innocuo e verboso, grafomane e visionario. Per me è l’estrema espressione della follia fantascientifica che sta dilagando. Lui è il mio termometro. Tutti gli altri vengono misurati sul suo grado di follia e da lì meticolosamente classificati come:

– folli

– personaggi

– estremisti politici

– ignoranti nel senso che ignorano

– normali ben informati

– consapevoli

Non immaginate quanti folli esistono, e quanti personaggi si nascondono dietro l’aria di un ben informato. O come si confondono gli ignoranti con gli estremisti.  Io ne sto incontrando a decine, che dico a centinaia.

Oggi ho pranzato con uno di loro. Spacciatomi  come “consapevole”, appena servita la prima pietanza già lo avevo innalzato a grado di personaggio. Ci sono volute solo due forchettate di verdura mista in caponata per aver delineato il quadro della situazione. Al caffè avevo ormai la gastrite da “complotto giudaico-massonico”,  noto complotto secondo il quale vivremmo tutti in un ordine stabilito da burattinai grigiocrati con la faccia di Monti e lo stemma della massoneria borbonica.

Il bello è che ora mi toccherà convincere qualcuno della mia ipotesi che non mi crederà, che mi accuserà di essere una bieca capitalista alla Zingales e che mi farrà ulteriormente aumentare la gastrite.

Vi prego, è quasi Natale. Non possiamo anche noi discutere dell’opportunità o meno di far entrare un finto Babbo Natale nelle sedi del Carrozzone?

A proposito: secondo voi il termometro dove pone Babbo Natale? Tra gli ignoranti nel senso che ignorano o gli estremisti politici?

 

 

la gita

Sono stata precettata due settimane fa. L’organizzazione del Carrozzone aveva in realtà precettato tutti gli ingranaggi, dal più piccolo al più grande, per un evento in fin dei conti anche interessante. Solo che l’idea di accompagnare 50 persone con un pullmann mi sembrava davvero insopportabile. E poi tra queste persone alcuni personaggi che io non reggo.

Siamo partiti come una vera truppa cammellata, viaggio pagato dal Carrozzone più il cestino per il pranzo. Cestino che comprendeva: panino con affettato, due dolcetti, una bottiglietta d’acqua, un bicchiere e due tovagliolini, il tutto preparato da una delle gastronomie più altolocate (e care) di Firenze. Mi raccomando, il cestino avrà un ruolo particolare nel resto della storia quindi prendete nota.

Non era la giornata giusta per rimanere lontana dall’ufficio poichè avevo da definire entro il pomeriggio alcune cose così  ho lavorato con il cellulare all’orecchio in mezzo ad un’accozzaglia di discorsi idioti. Dal Carrozzone toscano erano presenti quasi tutti. Dopo 3 ore di viaggio interminabile ci siamo fermati all’autogrill per la sosta bagno, cestino e caffè. Lì, su quella piazzola davanti a una piccola folla sbigottita di elettori, eletti e amministratori, più qualche sherpa tra cui la sottoscritta, la Santanché Di Noartri ha piantato una bizza sul cestino ritenendo offensivo un panino con il prosciutto ( o la mortadella) tra l’altro di pessima qualità e che avrebbe riferito alla dirigenza.

Io mi sono goduta questa scena immobile come una sfinge, ma con l’angolo destro della bocca all’insù in un’espressione ironica e decisamente strafottente, e mi sono goduta pure il commento degli iscritti, cose tipo “io non mi posso nemmeno permettere il panino tutti i giorni ma questa come si permette” o anche “che vergogna con tutti i giovani che non trovano lavoro” o ancora ben più esilarante “ma di che si lamenta questa farebbe meglio a dimagrire”. Io invece pregavo “oh Signore fa che cambi la legge elettorale e che si torni alle PREFERENZE”.

Una volta rifocillati con l’offensivissimo panino siamo ripartiti. Io depressissima sento il bisogno di chiamare Mister X ma è più depresso di me e alla fine dobbiamo tirarci su reciprocamente. Dopo altre 2 ore abbiamo raggiunto Milano con un’ora di anticipo sulla tabella di marcia cosicché, dato che eravamo in corso Buenos Aires, sono fuggita alla volta dei negozi seguita da una sherpa e una coordinatrice provinciale.

L’evento è stato bello, l’organizzazione aveva fatto le cose in grande, c’era tutto il gotha, insomma un carrozzone ben studiato. Davvero interessante tra l’altro, con punte di autentica umanità, lacrime e un buon giornalismo (che ogni tanto non guasta).

All’uscita, un pò provate per il caldo, io e altre due fanciulle siamo rimaste ad aspettare l’autobus come da accordi e abbiamo visto il gotha attorniato da illustri personaggi schizzati fuori da un romanzo di Bulgakov. Dài, fanno le ragazze, andiamo. “Lo sapete vero che in questo modo ci giochiamo ogni possibilità di fare carriera politica?” amicco io, indicando un tacco 12 e un colbacco di pelo che stavano leccando con cura un paio di onorevoli scarpe lucide.

“Andiamo via, va” mi risponde una delle due “che sul pullmann ci sono i tuoi choco Leibniz”

E così le 3 sherpa rinunciarono all’ennesima occasione di diventare ricche e  famose e barattarono la loro carriera politica con un paio di biscotti al cioccolato. E chissà che forse in questo modo non vissero davvero felici e contente.

la gavetta infinita

Qualcuno mi dirà che ho voluto la bicicletta e ora devo pedalare, oppure che quando uno decide di fare la traversata dell’oceano a nuoto deve prevedere gli  squali, tutto già messo in conto da me mesi fa.

Solo che trovarsi a contrattare con l’Uomo del Monte ti mette di default in posizione di debolezza. E non è facile tenere testa. Strappare qualche compromesso è già una vittoria, quel contentino che lui sa, e sa bene -d’altronde se non fosse furbo non sarebbe dove si trova ora- mi spingerà a una gara con me stessa e con gli altri per superare l’ennesima prova.

Non so se essere felice, motivata, terrorizzata o triste.

So solo che stamattina avevo bisogno di parlare con Mister X , di farmi consolare o di farmi rassicurare, ma lui non è qui ora e dovrò aspettare. E non sarà facile.

Beata giovinezza che non fugge, accidenti

L’aspetto fisico conta. Non c’è dubbio. Non si scappa dalla condizione per cui chi ti vede si fa un’idea di te che si basa prima di tutto sul fisico e poi, dopo e forse e semmai, su quello che sei. E’ chiaro che ognuno di noi si porta dietro una vita condizionata nel bene e nel male dal rapporto con il proprio corpo.

Ora, io ho un grosso grossimo e stupidissimo problema che in questo ultimo periodo si sta trasformando in una tragicommedia: io non dimostro la mia età.

Io non solo non dimostro la mia età , ma dimostro molto ma molto meno della mia età.

E se a qualcuno questo potrebbe far piacere, ecco io vi dico che no, non è sempre bello.

Io sono stanca di passare da 25enne. Non me ne frega un’emerita di indossare ballerine e leggins dato che preferisco i tubini e i tacchi. Non mi frega un’emerita nemmeno se mi spunta o no una ruga. Casomai come al resto dell’umanità interessa mantenermi  in salute ed efficiente, ma a parte questo non mi interessa sembrare giovane.

Semplicemente perchè non lo sono.

Perchè comunque mi porto sulle spalle relazioni, amori, odi, gioie, dolori, viaggi, studi, esperienze e competenze di una quarantenne.  Punto.

Non mi interessa passare la notte in discoteca con dei disperati che cercano di strapparsi gli anni di dosso  bevendo, sniffando e credendo di essere giovani per sempre.

Mi interesserebbe avere invece della credibilità da parte di coloro che per me rivestono una certa importanza.  Mi interesserebbe che dietro alla mia pelle, questa pelle che solo io vedo evidentemente da quarantenne ma che sembra emanare un’aura di adolescenza perenne, ecco dietro a questa pelle  mi piacerebbe che vedessero che anzi ascoltassero quello che posso e che so dire.

Sfogo causatomi da un episodio di ieri, nel momento in cui l’Uomo del Monte ha spalancato la bocca nel conoscere la mia verà età. E quando gli ho ricordato che noi due ci eravamo conosciuti esattamente 10 anni fa e non evevo certamente 15 anni all’epoca, lui mi ha risposto:- Ma a me sembri sempre una bambina-

Eh no, non lo sono più da molto molto molto tempo una bambina.