Buon 2017!

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Credere alle favole non è solo un gioco, ma è un sano esercizio per la mente. Capita poi che con un piccolo sforzo si riescano a raggiungere i castelli che sognavi da bambina, scoprire che esistono e toccarli con mano. Certo, bisogno attivarsi. Non lasciare cioè che la vita ti scorri accanto e vederla correre via e brontolare perchè qualcuno corre con lei e tu no.

Corri anche tu. Nuota anche tu. Salta anche tu. Continua a leggere “Buon 2017!”

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simpatici contesti

Nel cielo grigio di un piovoso pomeriggio, all’imbrunire, passeggio infreddolita sul marciapiede in attesa del mio treno. Due pantecane che giocano sui binari mi tengono compagnia.

Sulle rotaie ci sono siringhe, preservativi, guanti di lattice, salviette intime usate e forse qualche cadavere. Chissà. Le pantecane mi strizzano l’occhio, come a dire: bel posto eh? Un tizio si avvicina mi chiede due euro per il biglietto. Sono 4 mesi che mi chiede 2 euro per il biglietto. Due adolescenti di origine pakistana limonano e si palpano a più non posso alla faccia del Corano e mi regalano un briciolo di buonumore.

Il treno arriva. I ratti scappano nelle loro tane, il tossico dei due spicci sparisce nella bruma, i due innamorati salgono sul treno mano nella mano. Lancio lo zaino sul sedile e ringrazio di abitare a 39 km di distanza da quel “simpatico e giovanile contesto”, come recita l’avviso nella bacheca del polo universitario per descrivere la zona.

Là fuori la pioggia scendeva

Là fuori la pioggia scendeva..e ehm lasciamo perdere gli incipit poetici, solo che non sapevo come intitolare questo post. E’ che ho ricominciato la vita da pendolare e sono entrata in un nuovo team, per ora non definitivamente. Una nuova sfida, oh yeah. quindi casa lasciata a sé stessa, pasta madre orfana, un miracolo se riesco a trovare un’oretta per il fitness, addio piscina perciò, pile di panni, cucina frugale, e orrore e raccapriccio io e il Windsurfista prendiamo lo stesso treno. Di nuovo.  Spesso anche al ritorno. Ne conseguono svariati litigi su orari di sveglia, metodi di colazione, grandezza e peso della mia borsa. A parte tutti gli effetti collaterali sono contenta perchè faccio un lavoro veramente fico. Vediamo quanto durerà il mio innamoramento al lavoro fico.

Sul momento ho anche diverse idee per questo blog: chiuderlo per aprirne uno molto più sparluccicante, con fotone d’effetto, pagine sul lifestyle e non più anonimo. Fare insomma il salto di qualità. Oppure continuare con questo e migliorarlo. Non so, sono indecisa. Ci penso.

fosche previsioni

Lunedì sera sono andata al cinema con una mia amica a vedere un film in francese. un film molto carino che ci aveva messo di buon umore. Durante il tragitto di ritorno, in macchina, ci siamo messe a parlare di cose serie, per esempio di politica estera. Non è un fatto straordinario, con un certo tipo di amiche parliamo quasi esclusivamente di politica interna, estera e europea, magari inframmezzata di gossip e discorsi fatui su scarpe e vestiti.  Ci perdiamo comunque per ore a elucubrare come statisti. Insomma abbiamo cominciato a parlare di Medio Oriente, primavere arabe e io tiro una gufata micidiale alla Tunisia esprimendo le mie preoccupazioni per una nazione che con molta fatica si sta emancipando, che ha portato avanti un processo di democratizzazione e di secolarizzazione e che è minacciata dal caos che le sta tutto intorno. Che gufata.

Quando ieri le drammatiche notizie si susseguivano non riuscivo a levarmi dalla testa la nostra conversazione. Non è che avessi avuto un presentimento, ma solo i movimenti nel mondo arabo sono tali che sembra di essere a una partita di scacchi e si aspetta di vedere quale altra pedina verrà mangiata. Ho anche la vaga impressione che dovremmo abituarci ai tentativi di destabilizzazione di tutta quell’area attraverso il terrorismo, non che noi italiani si debba insegnare qualcosa a qualcuno vista la nostra storia, ma questo non è di certo consolante.

Se volete un consiglio da amica sulla vicenda: evitate di leggere i giornali italiani. Anche stavolta ho letto solo  un’accozzaglia di informazioni la metà delle quasi sbagliata. Inqualificabili. Ma perchè stupirsi quando un primo ministro twitta che la parità dollaro euro è merito del nostro semestre di presidenza? Perchè stupirsi? Semmai piangere. Ma il mondo è troppo complicato e ci sono cose molto più serie che le tristezze nostrane, i nostri piccoli tragicomici drammi italioti e quindi oggi il mio pensiero è per tutte le vittime del terrorismo e per le persone che ogni giorno con fierezza lo combattono attraverso la democrazia, il rafforzamento delle istituzioni e l’istruzione.

Che la Tunisia non rimanga isolata, perchè altrimenti sarebbe la fine.

Progressi

Mentre l’inverno fa il suo corso innevando colline e promontori e regalandoci fine settimana sulle piste innevate, io sto con molta calma rendendomi conto che la mia vita precedente mi manca sempre meno. Intendiamoci: mi manca l’attività politica, quella dettata dalla passione, mi mancano anche gli intrighi di potere, i brain storming, persino le riunioni di partito. Non mi manca invece il lavoro. O per meglio essere precisi la logica del lavoro, la spirale malsana in cui ero caduta. Giornate, serate, notti, vacanze buttate per micragnosissimi stipendi, zero diritti, zero prospettive e sempre con l’ansia di non essere mai all’altezza. Adesso sono povera e lavoro ad intermittenza ma sono serena, sto organizzando il mio futuro e mi si sono aperte opportunità che prima nemmeno vedevo. Ho proprio cambiato l’ottica in cui mi voglio relazionare con il mondo del lavoro. La crisi in questo mi ha aiutato parecchio ed il risultato è che non ho i soldi per andare dall’estetista ma non ho nemmeno bisogno di andare dall’estetista. Non sono iscritta in palestra perchè ho l’autonomia per gestirmi il tempo da dedicare al fitness. Non butto più via denaro per pranzi e cene perchè posso cucinare a casa. Non voglio più un lavoro, di quelli orrendi, di quelli dove sei più qualificato del dirigente, dove non esiste crescita profesisonale né economica, dove c’è sempre un idiota che lavora con te e contro di te. No, sto scoprendo che lavorare da sola mi apre infinite soluzioni e possibilità, che il settore che sto seguendo ha un buon mercato e che del mio passato adesso mi rimangono quelle persone che ho imparato a conoscere e stimare e con cui adesso si pongono le basi per progetti futuri.

In poche parole, un anno di scoglionamento per capire che psicologiacamente e fisicamente sto meglio adesso.  E quindi? Quindi niente, volevo dirvelo. Nell’attesa serena e pacata che mi si riaprano anche opportunità di impegno politico continuo a portare avanti i miei progetti. E quei pochi denari risparmiati, sia chiaro, saranno spesi in un un fantastico viaggio che sto meditando da un po’.

Playlist libri del mese:

Guerra e Pace  L. Tolstoj

I 7 capolavori erotici della letteratura francese A.A.V.V.

Il Capitale T.Picketty

Controcorrente J.K.Huysmans

Playlist Cinema/TV del mese

Paths of glory S.Kubrick

The Third Man C.Reed

The Iron Lady P.Lloyd

Borgen A. Price

ti telefono o no, ti telefono o no lalalalaaaaa

Passate mai quei momenti in cui non hai voglia di sbatterti per cercare le persone?

Io sì. Ultimamente spesso. Una volta avevo l’agoscia di perdere contatti importanti e di perdere opportunità accattivanti, di perdere treni fondamentali. Ora non più. Faccio eccezione quando ho qualcosa di concreto in mano. Nel caso delle amicizie poi sono anni che lavoro su me stessa per uscire dal tunnel dell’angoscia di perdere le persone a causa dei miei silenzi. Considerato che il silenzio è reciproco, evidentemente l’amicizia non era poi così profonda. E il punto poi è : perchè vi devo chiamare solo io? Oltretutto il telefono ha un costo.

Sparire ha l’innegabile vantaggio che qualcuno prima o poi se ne accorge e ti viene a cercare.

Dunque, io all’inizio dell’estate, chiuso definitivamente il capitolo Mister X e prima ancor di lui il Carrozzone, ho pensato al mio futuro tenendo aperte varie porte e quindi portando avanti contatti per “eventuali collaborazioni”. Poi, mano a mano che passava il tempo e la maggior parte di questi progetti non qualgliava, io ho semplicemente pensato alle cose mie, tanto più che ho avuto da studiare e quindi la mia concentrazione era volta solo al concorsone.

I progettatori di progetti non quaglianti, nel frattempo, si sono accorti che io non me li filavo più e quindi questa settimana si sono fatti sentire tutti di un botto. Chiaro, mica con qualcosa di concreto, no, con la velata- e neppure tanto- pretesa che io faccia qualcosa per loro. Qualcosa che non è chiaro neppure a me se non nei termini di una sicura perdita del mio tempo. Ne segue la mia nulla voglia oggi di telefonare a una persona che mi sta coinvolgendo in questo non ben definito piano, persona che mi ha fatto rintracciare da altra persona con cui ho perso un pomeriggio a cercare di capire di cosa si stesse parlando e con cui ho raggiunto un accordo: se non si quaglia noi ce la si squaglia. Però intanto ora devo prendere il maledetto cellulare e chiamare questa persona con l’imbarazzo di dover io spiegare che non posso infilarmi in cose che non hanno nè un capo nè una coda, e che per favore ditemi cosa volete da me, quali sono i termini e io vi dico sì o no. Ma non hanno il coraggio, perchè i termini saranno tragici e sanno che io risponderò di no.

Perciò capite bene la mia accidia nel portare avanti pubbliche relazioni.  E anche il mio sentirmi Alice nel paese delle meraviglie, frastornata da discorsi, piani, progetti, incubatori di impresa ( ma poi cosa diavolo è questo incubatore di impresa) e nessuno che ti dà una data di inizio, una di fine, un budget, un obiettivo, un soggetto un verbo e un complemento. E io come Alice mi perdo in mezzo a questa follia, sempre più accidiosa, sempre più distratta, sempre più lontana.

E sempre più restia a prendere il telefono e chiamare questa gente.

september issue

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September Issue è il numero più importante dell’anno di Vogue. Deve essere in grado di dare serie e chiare indicazioni su quali saranno le tendenze dell’anno a venire, deve aprire una stagione nuova, deve orientare lo spirito di noi comuni mortali che ci addentriamo verso il buio di corte e fredde giornate invernali.

September Issue è una metafora del prossimo futuro, della chiusura di una stagione, dell’apertura di nuovi orizzonti che non siano il riprendere una routine malsana e stagnante.

Per la verità io sono già molto stanca. Questo settembre mi ha posto di fronte a questioni rancide così come anche a due enigmatici quadri di Piero della Francesca , La Resurrezione e la Madonna del Parto, che mi hanno infuso una corroborante inquietudine per il mio presente, spingendomi a correre verso un ignoto, ma certamente migliore, futuro.

E poi c’è l’India, che mi è entrata dentro. L’India e i suoi tramonti liquidi, l’India infestante come le sue foreste, che ti mette con forza davanti all’imperscrutabilità dell’universo a dispetto della nostra testarda e occidentale volontà di spiegarlo. L’India e il suo popolo così lontano da noi e non solo geograficamente, ma che mi ha insegnato a pazientare di fronte alla lentezza snervante di tutte le cose, che comincio ora a capire perchè mi sono posta con umiltà davanti a loro. Ma davvero è umiltà? O forse anche io mi sono arresa alla sua imperscrutabilità tutta orientale?

Questo numero di settembre è quindi il ventre gravido della Madonna di Piero della Francesca e la tentazione di abbandonarsi al ripetersi inesorabile della ruota della vita. Una contraddizione, in effetti. O forse lo è solo in apparenza.