stili e panorami differenti

Dovrei scrivere più spesso, lo so. E avrei anche da dire. Ma in questo ultimo periodo sto scrivendo molto anche altrove, di cose più serie intendiamoci. Però mi manca discorrere di frivolezze sebbene diventi sempre più difficile per me pensare al banale: il mondo sta diventando sempre più brutto, diciamolo.

Firenze in questi giorni è un inferno e non per niente ci stanno girando “Inferno” ( per chi ancora non lo sapesse il film di Ron Howard dal libro omonimo di Dan Brown). Ai turisti veri americani si mescolano i turisti americani finti ossia comparse italiane assoldate dalla produzione e travestite da americani: cappelli di paglia, sandali, magliette a maniche corte ma molto più magri, meno bianchicci e sudaticci di quelli veri. Come faccio a saperlo? Una mia carissima e bellissima amica è una delle comparse e si sta divertendo molto. A tale casino si è unito il Festival dell’Europa che mi ha costretto a bazzicare la città in dress code rigorosamente donna d’affari con tacchetto annesso. Che poi ieri ho passato un’altra giornata intera su tacchi alti, stavolta da cerimonia, e oggi sono tanto felice di essere di nuovo in sneakers e ciabatte. Due giorni interi consecutivi  su tacchi alti possono essere devastanti, per i piedi e per l’anima. Oddio forse l’anima no, io sul tacco in effetti mi elevo anche metaforicamente. Ma torniamo a noi. Sono riuscita persino a riportare Mister X in auge e lui era felicissimo. Economicamente magra come soddisfazione ma comunque.

Infine l’estate sta arrivando e io sono da due settimane nella fase “esco dalla piscina con i capelli bagnati”, niente più phon caldi, niente più capelli elettrici, asciugatura via bicicletta. Giorni fa pensavo appunto a come è cambiata la logistica della mia routine sportiva. Per anni il mio tragitto in bici verso impianti o parchi sono stati in mezzo a smog, macchine, asfalto, pedoni suicidi, buche, automobilisti assassini, sterminatori di ciclisti e maniaci sessuali. Ora il panorama è questo:

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Molto zen, moscerini e bestieorrendechesiattaccanoaicapellimorbidiebagnati a parte. Ma si sa che ogni cosa ha i suoi lati positivi e quelli negativi.

la giusta rotta

Uno fa i suoi piani, che già non è semplice, ma per niente, poi quando pensa di che sia giunto il momento di metterli in atto succede qualcosa che rimette in discussione tutto.  E’ sempre difficile ponderare le cose e cercare di capire cosia sia meglio per te, soprattutto quando in entrambi i casi le certezze non esistono  e il futuro è una nebulosa ignota e all’apparenza ostile. E’ in questi momenti che vorrei un mentore che mi consigliasse. Pensavo di averlo trovato, ma a volte mi par di essere io il mentore del mio mentore.

Mi toccherà leggere l’oroscopo. O assoldare una cartomante. Cercare una palla di vetro magica. Seguire il mio istinto.

O anche non scegliere e seguire entrambe le strade che ho davanti e poi, come da 43 anni a questa parte, navigare a vista. Prima o poi troverò la giusta rotta.

e infine

Arriva il momento di dire basta.

Basta alla disponibilità 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno.

Basta fine settimana sacrificati a cose e persone di cui ormai non ti interessa più niente.

Basta a fare lo zerbino di maschi over 50.

Basta dire aye aye Sir.

Basta mandare mille mail al giorno e leggere mille insulti in risposta.

Basta ascoltare false promesse.

Basta ascoltare discorsi inutili.

Basta persone orribili.

Basta richieste assurde.

Basta stipendi ridicoli e contratti assurdi.

Basta Carrozzone. Basta, veramente.

Mister X a Londra mi aveva detto: “Vogliono succhiarti fino all’ultima goccia di sangue e non ti daranno niente in cambio”. “Mio Maestro e Profeta” risposi io “hai ragione, ma tanto vale tentare. A dire basta si è sempre in tempo”

Ecco il tempo è giunto: Basta.

Fate come se io non fossi mai esistita grazie.

 

di trasferte e di bambini al seguito

Da domani fino a domenica sarò a Bruxelles. Fatte le debite considerazioni, ho deciso di non sacrificare un paio di scarpe e una giacca per avere il mio portatile in valigia e quindi per qualche giorno sarò offline, almeno per quanto riguarda il mio blogghino.

Tra l’altro parto di pessimo umore, in piena sindrome premestruale e con l’ingrato compito di stare dietro a 6 bambini dai 22 ai 25 anni anni. Un branco di idioti che non sanno prendere un aereo da soli, partire per 3 giorni con un bagaglio a mano, che si lamentano di dover aspettare un’ora all’aereoporto perchè non c’è un treno più comodo.

Qualcuno a Bruxelles si è divertito molto a spargere la voce che io fossi responsabile del gruppo e da giorni il mio telefono e, ancora peggio, la bacheca messaggi di facebook, sono tempestati di richieste assurde.

C’è chi vuole vedere la partita mercoledì e vuole che Mister X cerchi un posto dove vederla. C’é che arriva  in ritardo rispetto a tutti ma pretende che tutti l’aspettino e in più ha il bagaglio in stiva perchè è impossibile avere un bagaglio a mano per tre giorni ( “mia cara persino io che sono posh ho un bagaglio a mano e ci sto pure 5 giorni, ma che cosa ti porti dietro, le tue cappelliere e la pelliccia?”). C’è chi chiede se la cena sarà italiana. C’è chi chiede quanto costeranno i taxi. C’è ancora qualcuno che chiede se per il parlamento europeo bisogna vestirsi eleganti (lì rispondo con memorabili foto di sedute in plenaria che spengono le speranze trendy delle bimbeminkia). C’è chi vuole conoscere il dna del proprio compagno di camera, non si sa mai.

Io, più penso a quando avevo 22 anni e più mi rendo conto di non essere stata mai così lagnosa. Però stronza sì, molto, e così ho inoltrato la richiesta calcistica a un Mister  X, notoriamente tifoso viola, il quale ha risposto fanculando in modo assai prevedibile, ottenendo senza nemmeno troppo sforzo l’identità del presunto juventino e segnandoselo sul suo taccuino nero. Ho anche riferito che una bimbaminkia faceva le bizze e ho ottenuto il permesso di abbandonarla al suo destino, lei e il suo baule, affinchè impari a sopravvivere nella tratta Charlesroi-Bruxelles Midi.

Ho poi detto a tutti i bimbi che la cena organizzata per loro sarà sublime, come ogni anno d’altro canto, e allo stesso tempo ho prenotato con un gruppo ineffabile di miei amici, tutti molto vecchi e tutti molto stronzi in un posto pare fichissimo, lasciando a loro gli orribili surgelati fritti di quell’ ignobile bettola.

Ora tutto tace: i bimbi sono tranquilli, le loro mamme pure e io mi pregusto giorni di puro divertimento. Nella speranza che il parlamento sia abbastanza grande per seminarli definitivamente.

di fari, di buio e di pedicure

Sono quei momenti in cui è difficile fare incastrare tutto, allora decidi di concentrarti sulle priorità. Ma queste priorità sono le stesse da 3 lunghissimi anni e ancora non ho ricavato altro che grane e gastriti. Qualcosa di malsano in me mi spinge tuttavia a perseguire un obiettivo sempre più lontano, sempre più insapore, sempre più incomprensibile. I fari che dovrebbero evitare naufragi si rivolgono a loro volta a me chiedendomi consigli. Consigli? Io? Al limite posso esprimere le mie sensazioni. L’istinto animale proprio, che quello razionale a volte non serve.

Il Windsurfista non se la passa meglio di me. Ci ritroviamo esausti la sera a guardarci negli occhi per leggere le rispettive tristi storie. Ci attacchiamo a miraggi come il fine settimana al campeggio al mare, messo in pericolo da un Mister X indeciso e scorato. Oppure alla pianificazione del nostro viaggio estivo. Partenza 13 agosto e ritorno il 29.  Dove? Eh eh eh, vi lascio un pò sospesi. Sappiate che questi due mesi saranno necessari all’organizzazione del tutto.

Comunque piano piano da lunedì ho ricominciato a riprendermi la mia vita. Piccoli gesti. Non si risponde al telefono mentre si pranza, mi alleno un ‘ora al giorno, valuto le vendite private di Sephora, ragiono sul mio guardaroba, aggiorno il mio blog e mi faccio una favolosa pedicure da sola. Con i sali, lo scrub, le cremine e lo smalto arancio pastello.

Perchè ragazze, l’estate là fuori è cominciata e di sicuro non mi troverà con i piedi in pessime condizioni. Anche se per ora continuo a camminare sui carboni ardenti.

l’ora di lettura

Mi sono presa delle letture. In realtà mi sono presa più tempo e quindi anche dei libri. Qualcuno storcerà la bocca ma riesco a leggere due libri contemporaneamente, in genere prediligo i saggi durante i viaggi in treno e i romanzi la sera o i rari pomeriggi in panciolle. Ho già concluso “Se questi sono gli uomini” di Riccardo Iacona e mi è piaciuto, mi è piaciuto il modo in cui ha condotto l’inchiesta e non si è limitato a indagare la superficie dei fatti. Lo consiglio a tutti, tra l’altro lui sta portando in giro per l’Italia diverse iniziative sul fenomeno del femminicidio e vi consiglio, se capitasse dalle vostre parti, di andare ad ascoltarlo. Qualche mese fa era a Firenze con la Zanardo ed è stato molto ma molto interessante. Sul Kindle sto leggendo “Fai bei sogni” di Gramellini e insomma, ecco lui scrivicchia, niente di che. Per capire se fossi io incontentabile mi sono comprata nell’edizione Adelphi “L’amore in un clima freddo” di Nancy Mitford e l’ho  trovato gustoso, intelligente, ironico, scritto molto bene. Quindi non è vero che sono incontentabile. Mi sono messa in dispensa anche l’educazione siberiana di Lilin e un delizioso “La guerra sulle montagne” di Kipling, una sua cronaca della grande guerra sulle montagne italiane. Un gioiellino, adoro Kipling e non sapevo che avesse partecipato come corrispondente di guerra alla prima guerra mondiale. Ho intenzione di regalarne una copia a MisterX, l’ultimo libro che gli ho regalato è stato “Farragut North” di Willimon Beau e non so se possa averlo apprezzato.

Penserete che sia strano ma noi dello staff ad ogni occasione ci regaliamo libri e libercoli, lui poi devo dire che è molto carino perchè ogni Natale per ognuno di noi fa una cosina personalizzata. Tipo a me quest’anno ha fatto un cd di musica folkloristica contemporanea, una roba allucinante che però fa zen e lo utilizzo per fare stretching, un tè preso in Butan e un libro sull’Europa, peccato fosse bruttissimo e non mi abbia trovato d’accordo su niente (oltretutto non oso contestarlo perchè l’autrice la conosciamo bene, soprattutto lui, e l’ultima volta che ho osato criticare un libro mi ha giustamente detto: “scrivine uno tu, ne saresti capace e non capisco perchè non lo fai, io ne scrivo tantissimi”, aveva ragione e sto seguendo il suo consiglio però i suoi libri lui li scrive la notte, me lo ha confessato sua figlia, infatti dorme solo 3 ore, mi spiegate come faccio io dannazione? Io ne dormo 8 minimo! Poi non è che i suoi libri siano tutti riuscitissimi).

Insomma tempo di letture. Il Windsurfista mi ha scaricato un monte di roba sul kindle, quindi mi aspettano viaggi in treno parecchio stimolanti. Quanto a lui sul comodino ha “Musica classica per dummies” e sta girando con Chopin e Tschaikovsky nelle orecchie e l’aria molto ispirata. Non si finisce mai di imparare.

come cenerentola per andare al ballo dovette salire sulla collina

Prologo

La settimana, se deve andare per traverso, lo fa dall’inizio. Lo fa ancor prima di cominciare. Lo fa una domenica sera intorno alle 24 mentre io sto già russando in fase REM, lo fa facendo cadere dallo scaffale dove sta appoggiata lì da anni e senza alcuna ragione la mia trousse dei trucchi. Il tonfo mi sveglia di soprassalto e prima di capire cosa sta succedendo il Windsurfist chiede :-C’era qualcosa dentro che poteva rompersi?- – No-rispondo prima di collassare.

Invece c’era eccome. La terra compatta, che si chiama compatta perchè tu possa  compattamente portartela ovunque, era in briciole. No, dico, una terra nuova da 21 euro. Il pomeriggio del lunedì per ravvivarmi il colorito l’ho sparsa sulla mia scrivania, sul pavimento e infine su una sedia dove tutti coloro che vi siedereanno riceveranno una  stampa pressoché indelebile. E’ inutilizzabile ma non butterò via quella polvere preziosa a costo di dovermici rotolare dentro come gli elefanti fanno con la terra africana.

Come Cenerentola riuscì per l’ennesima volta ad andare al suo ballo

Martedì sera ci sarebbe stata la Fashion Vogue Night Out. Avevo già preparato da giorni scarpe, borsetta e avevo provato diversi capi per capire come aggeggiarmi in modo da non trovarmi impreparata alla fine della mia giornata lavorativa. Controllavo il meteo ogni minuto per avere chiare le condizioni del tempo e optare tra vestini estivi o qualcosa di più pesante. Avevo programmato di andare con alcune amiche e di fermarmi a dormire da qualcuna di loro.

Non avevo invece programmato la tregenda che si era consuamata a mia insaputa la sera precedente. Il pomeriggio del lunedì infatti ero andata a una conferenza (splendida) di Mister X organizzata lassù dove Florentia la bella si mostra in tutta la sua superba opulenza. Un posto in culonia dove risiedeva, da vivo, una storica figura istituzionale italiana dei tempi perduti. Un posto pieno di vecchi, che puzza di vecchio e dove ho fatto tardissimo. Intorno alle 22.00 di quello stesso lunedì , mentre mandavo il mio ultimo comunicato della giornata con un mal di testa che mi trapanava il cervello, mi arrivava un sms da Mister X il quale mi annunciava di aver lasciato il suo cellulare sul tavolo della conferenza. Un brivido mi è corso lungo la schiena, un triste presagio per la giornata successiva.

La mattina contatto prestissimo la biblioteca in modo da risolvere l’incresciosa faccenda. Mi risponde la Bibliotecaria che dal tono della voce immagino secca, arcigna, con gli occhiali, di età indefinita e con i capelli color topo. Le spiego la questione e lei risoluta mi risponde che non c’è nessun cellulare, che hanno controllato tutto. Ma non è che potete guardare magari in terra? suggerisco io, oppure su una sedia -tra me infatti immagino che lo abbia lasciato ovunque tranne che sul tavolo dove parlava- guardi, per aiutarla posso farlo squillare. La Bibliotecaria, gentilissima al dire il vero, mi assicura che avrebbe ricontrollato e infatti siccome Dio mi ama e a mi ascolta, mi richiama dopo poco per dirmi che il telefono è stato trovato, abbandonato -come pensavo- su una sedia.  Le chiedo di poter passare il giorno successivo ma lei mi dice che no, non è possibile, che sarebbero stati tutti fuori per un importante convegno. Le dico che sarei passata giovedì mattina, ah allora ok. Bene. Nel mentre continuano ad arrivarmi sms sempre più ansiosi da parte di Mister X. Io non avevo assolutamente voglia di farmi venire il sangue marcio per bazzecole come cellulari lasciati in posti dove arriva un autobus ogni due ore, da gente con la testa tra le nuvole. Non avevo voglia nemmeno di arrivare alla festa di quella sera completamente devastata. Decido di andare in ufficio e poi trovare la soluzione più comoda. Raccolgo la mia borsa con tutta l’attrezzatura per la serata FVNO, varco la soglia di casa e in quella arrivano 3 sms da amiche che mi rifilano il bidone. Chi per il raffreddore, chi per la depressione, chi per il mal di schiena, chi per l’imminente arrivo di un lontano parente.

A quel punto mi viene da piangere, chiudo la porta e con i lacrimoni chiamo il povero Windsurfista per cercare conforto. Ma lui da vero Principe Azzurro, con l’aria più naturale del mondo mi rassicura:- Ti ci porto io stasera alla notte di Vogue. Ma sì, così faccio anche delle foto- Con un’infinita gioia nel cuore mollo quindi il borsone da FVNO, decido di non muovermi da casa e chiamo Mister X. Mi risponde una voce soffocata e lì per lì penso le cose più assurde,  azzardo un: -Ti disturbo?- -No-fa la voce soffocata- sono in seduta a votare, ma posso parlare anzi posso ascoltare. Quindi tu parla che io ascolto- -Senti- parlo io- hanno trovato il telefono, pensavo di andarlo a prendere giovedì perchè domani sono chiusi per via di un’iniziativa- -Non è possibile- sibila lui dalla plenaria -giovedì mattina parto per il Gran Galà del Carrozzone, (ah già ca@@@ il galà carrozzonesco supremo, lo avevo rimosso). Mi serve mercoledì sera- continua lui -Ma se non ce la fai vado io mercoledì a prenderlo basta che mi dici dove- -Va bene- faccio io -vedo come organizzare-

Richiamo la Bibliotecaria. E’ inflessibile, il mercoledì è impossibile. Perfetto, le dico, oramai è chiaro che qualcuno sta sfidando il mio stoicismo e mette alla prova il mio problem solving, passo io in giornata.

A Firenze recupero la mia fidata bicicletta, mi dico che è tutta salute, e salgo su fino al Piazzale e poi ancora su, fino quasi ad intravedere l’osservatorio. E’ estate, è caldo, la mia bicicletta è senza marce, ma gli uccelli cinguettano io mi sto allenando al gran giro della montagna, brucerò un milione di calorie e stasera, oh stasera indosserò quei super skinny con la consapevolezza di avere le gambe allenate e indosserò i miei sandali rossi con queste unghie vere smeraldo e non importa se il solito sanpietrino divelto si è messo sulla mia strada e appena poso la bicicletta mi ci schianto il piede sopra. Lo smalto non si è scalfito minimamente e nonostante il dolore pazzesco stasera sarò a quel maledetto FVNO, sarò con il mio principe, sarà tutto perfetto, e con me avrò due telefonini.

tanti auguri ma tanti, eh

Piove. E non si comincia bene. Sono le 8 ed è buio pesto. Si va ancora peggio. Non posso indossare altro che un paio di scarpacce chiuse visto il diluvio: la giornata inizia malissimo.

E’ il mio compleanno, ho l’aria abbronzata, i capelli che odorano ancora di mare e che sono pieni di luce, un decolté che ricorda le dune di sabbia dorata al tramonto. Compio 42 anni e me ne sento 24. Dovrei essere allegra.

Ma tu.

Tu che mi hai dato appuntamento in una pasticceria chiccosissima di Firenze, tu che mi hai fatto aspettare 15 minuti (e già ho maledetto la mia pazienza), tu che mi hai fatto pensare per un momento di poter ricevere da te degli auguri di persona che mi avrebbero fatto capire quanto ci tieni a me al di là di quello che rappresento e sono per te. Tu, che per me sei il  semaforo della strada politica, la luce nel buio del deprimente stato di questo paese.

Tu.

Tu mi hai tirato un pippone di 35 minuti e poi mi hai congedato con un chilo di libri scritti da te, appena pubblicati e pronti da essere pubblicizzati. Mi hai fatto sentire di cacca il giorno del mio compleanno. Inadeguata, ridicola e piccola piccola.

E oltretutto non mi hai fatto nemmeno gli auguri.