essere una FdM

Ieri sono stata a un convegno istituzionale sulla programmazione regionale dei bandi di finanziamento alle imprese. Eccheppalle direte voi. Sì, ma ci devo fare per forza un post perché anche in questi workshop accadono fatti inspiegabili che portano ad interrogarti su molte cose tra le quali: per quale ragione sono ancora in Italia?

Dunque, dicevamo. Io ero lì in qualità di consulente e ascoltavo. Alla fine del convegno, che sottolineo è stato molto utile, danno il via alle domande.  Per correttezza di informazione vi devo spiegare che il convegno era rivolto alle imprese e agli imprenditori interessati a partecipare ai bandi di finanziamento europei e regionali e quindi oltre ai consulenti  e amministratori locali la platea era composta dalla classe imprenditoriale/industriale del territorio. Dalla cosiddetta “eccellenza”.

Le drammatiche domande poste ai relatori- assessore regionale +dirigente+rappresentante agenzia europea+rappresentante agenzia italiana- mi stavano già facendo prudere le chiappe sulla sedia, un esempio? Si lamentavano per via della domanda di partecipazione al bando che obbliga la dimostrazione che l’azienda non abbia precedenti in falso in bilancio, corruzione e legami con organizzazioni mafiose.  In realtà le cose richieste sono molto semplici , basta un’autocertificazione ma andiamo avanti. Ad un certo punto prende la parola indovinate chi? Uno dei miei amici imprenditori, il titolare dell’azienda per cui ho lavorato appunto come consulente per ricerca e progettazione.

Prende il microfono, si presenta e dice “Ho un’osservazione da fare. La Regione dovrebbe mettere a disposizione una task force gratuita di esperti per aiutarci in questo lavoro perchè noi non siamo in grado e io ho dovuto rivolgermi a un’azienda sostenendo costi ingenti per la consulenza”.

Signori e signore ecco a voi l’evoluzione. L’evoluzione da Faccia di Chiùlo a Faccia di Mierda.

Oltre alla discutibilissima, tipicamente italiota e alquanto triste richiesta di avere a disposizione professionisti che lavorano gratis, il punto è che l’agenzia nominata ero io e l’ingente costo per 4 mesi di lavoro di cui 3 settimane a 8 ore al giorno (minimo) gli sono costate l’ingente cifra di 500 euro al nero consegnata in una busta dopo aver ignorato per settimane il mio preventivo, la mia notula e le mie richieste.

Ora che sapete da che cosa è composto il tessuto imprenditoriale, io già lo sapevo ma mi accusano di essere una feroce comunista leninista e quindi ne parlo poco, ora state tranquilli. Siamo in buone mani, questo paese ha davanti a sé un futuro radioso di facce di mierda che si spacciano per industriali e i cinesi ci fanno una pippa.

Comunque questo tizio merita una standing ovation per essere una delle più grandi Facce di Mierda mai conosciute in vita mia.

mimose et similia

Le mimose che hanno resistito al ciclone di giovedì chissà se resisteranno all’ipocrisia ottomarzesca maschile. E a volte femminile. Fossi una mimosa, mi sarei ribellata da anni trasformandomi in una pianta carnivora.  Ma non sono una mimosa, e la mimosa è solo una pianta che ha la semplice sfiga di fiorire al momento sbagliato nel posto sbagliato. Tra l’altro una volta nel vaso marcisce e puzza.

Che poi una volta io ci credevo pure. Credevo nella possibilità di un cambiamento graduale del cervello maschile, credevo nell’evoluzione della specie. Poi invece il nulla. Il Berlusconismo, Youporn, Costanza Miriano, il PD di Mario Adinolfi, le cinquanta sfumature di Anastasia Steele.

Ma sì dài allora buon otto marzo ai  tagli alle strutture che aiutano le vittime di violenza domestica, alla lobby dei padri separati, ai tenutari dei bordelli, a chi combatte per i diritti dei puttanieri e non delle puttane, alla depenalizzazione dello stalking, agli uomini che uccidono la moglie e vengono scarcerati dopo due anni perchè ritenuti non pericolosi per la società, ai troll misogini che infestano la rete. E buon otto marzo a te, idiota di Piazza della Libertà che mi chiedevi di farti un pompino tutte le mattine quando mi recavo al lavoro; a te babbeo che vedendomi dietro una scrivania di un ufficio stampa mi chiedevi di portarti un caffè;  a te imprenditore  che un colloquio di lavoro mi hai chiesto se avevo figli piccoli da gestire; a te o padre che mi dici che le donne hanno il compito di fare figli.

Buon otto marzo a tutti voi involuti rappresentanti della specie umana di genere maschile. E anche a voi povere involute maschiliste di genere femminile, perchè ci siete e siete peggio dei maschi. Buon otto marzo e vaffanculo.

si comincia con i buoni propositi

Tra i miei buoni propositi del 2014 ce ne era uno che mi stava particolarmente a cuore: liberarmi delle persone moleste.

Con un lavoro con il mio, sopportare la cretineria altrui è purtroppo una necessità. Domande stupide, accuse sceme e teorie strampalate assorbono metà del tempo di chi si impegna nel pubblico. E se l’impegno è al 100% volontario mi domando per quale ragione io debba sottostare alla dittatura della stupidità. Ho quindi deciso di eliminare dalla mia vita gli scemi che in modo o nell’altro sono entrati a gravitare nella mia orbita, cominciando dallo strumento più efficace di eliminazione: facebook.

Io sto odiando facebook. Odio aprirlo e dover spulciare tra notizie estrapolate da siti come “sognandoilcielo.it” “ilcomplottocosmologico” “sciechimiche.net” “rivoluzionerossalavincerà” ecc ecc. Non perchè li ritenga poco validi, me ne guardo bene, semplicemente non mi interessano e non capisco perchè io debba essere seppellita da notizie inutili. Poi ci sono i commenti degli imbecilli su qualsiasi cosa tu voglia pubblicare sulla tua bacheca. Io odio la censura ma spesso sono tentata di cancellare le cretinerie gratuite su bacheche altrui. Inoltre ci sono i dementi che ti taggano in notizie altrettanto dementi, e così via.Le soluzioni sono 3: 1. ignorare 2. cancellarsi da facebook 3. cancellare chi ritieni idiota.

Io sto optando per la terza opzione, dopo svariati anni di punto 1. Mi piace premere il bottoncino ed eliminare il fascista che si è insinuato tra le mie amicizie, cancellare ogni rapporto con personaggi più o meno oscuri del Carrozzone. Ammetto che sono in fase di intolleranza pura e che mi verrebbe da cancellare 3/4 dei miei “AMICI”, ma mi sto controllando. Veramente. Lo so che sono una ipercritica, classista e snob e che la tentazione di cancellare gente analfabeta che posta roba zeppa di errori ortografici, di sintassi e pure di pensiero è fortissima. Ma ho deciso di regalare un briciolo di indulgenza a queste anime semplici e cercherò di valutare con attenzione caso per caso.

Adesso vi saluto e vado a cancellare quelle 30 persone moleste che mi sono segnata sulla mia blacklist, la prima sarà un tizio che mi sotterra con valanghe di nomi di persone che Obama ogni mattina scrive sulla sua agenda e che fa uccidere da sicari della CIA . E occhio che ognuno di voi potrebbe finire sul mio di libro nero.

Che non si creda che le moleskine siano inermi agendine veterocomuniste e neohipster!

inizi di un 2014: quando le cose, se cambiano, cambiano in peggio

La mattina dell’1 mi sono svegliata e la prima cosa che ho visto riflessa nello specchio è stato l’inizio del mio herpes labiale, che non vedevo da moltissimo tempo e di cui, in tutta onestà, non sentivo la mancanza. Ecco la spiegazione di una febbriciattola che da giorni mi stava tormentando. Salutando quindi il nuovo anno a colpi di Zovirax ho però avuto la fortuna di passare una bellissima giornata di sole con alcuni miei carissimi amici. Mi son detta, quindi, ok che sarà mai un piccolo inizio di herpes?

Peccato che the very next day, mentre assaporavo la liberazione definitva da ogni impegmo sottoscritto con il Carrozzone, esso stesso, nella persona di un figuro sempre sorridente ed elegante, con una sindrome da onnipotenza e convinto che le tutte le donne del mondo siano le sue segretarie, mi faceva telefonare da una delle sopracitate, vocina da adolescente e aspetto telefonico di povera disperata postdiplomata, per intimarmi di presidiare l’ufficio del carrozzone a Firenze dal lunedì successivo, dalle 9 alle 19 compreso il sabato.

Così, senza altra spiegazione che mi mostrasse la logica e la legittimità della richiesta.

Ricapitolando: secondo questo io dovrei lavorare per il carrozzone gratutitamente sei giorni alla settimana 9 ore al giorno pagandomi trasporto e pasti. Ricapitolando: io ci ho messo circa 20 minuti di intenso brain storming per cercare di capire se avevo davanti un completo deficiente o un completo deficiente che pensa di essere furbo.Ricapitolando: mi è toccato scrivere una mail al signore elegante e sorridente e spiegargli la ragione per cui la sottoscritta non si sarebbe presentata nè ora nè mai all’ufficio centrale regionale.

Perchè cari amici ed amiche, dal 2 gennaio 2014 ho capito che bisogna sempre spiegare alle persone che in cambio di una prestazione lavorativa il lavoratore in genere richiede un contratto e uno stipendio.

Liquidata la faccenda e ovviamente non avendo ricevuto risposta alla mia pacata e chiarissima mail, figuriamoci, ho fatto la valigia e sono partita alla volta di Apuania per festeggiare la mia festa preferita, la Befana, decidendo con grande ingenuità di prendere il treno.

E ho preso coscienza che in questo inizio di 2014 le ferrovie sono precipitate in uno stato di indecenza conclamata. Ho corso da un binario all’altro con trolley e portatile al seguito per saltare su treni non annunciati, cambiati, spostati, in ritardo, in compagnia di 2 barboni che cercavano di andare a Empoli con bicicletta al seguito per andare a mangiare alla mensa dei poveri. Anche la qualità dei compagni di viaggio comincia a calare.

Ora, sono in attesa dell’arrivo della Befana, mentre la pioggia continua a cadere ossessiva e la notte un cane terrorizzato dai tuoni viene a dormire sul mio letto. L’aspetto con ansia, ho molte cose da dirle, quintali di carbone da farle recapitare, le voglio chiedere come fa a sopportare dopo centinaia di anni il genere umano, come fa a portare ancora dolci ai bambini sapendo che poi si trasformeranno in completi deficienti che cercano di fare i furbi. Le voglio chiedere se noi donne possiamo armarci di scopa da spaccare sulla schiena a tutti i maschi che ci credono eterne madri ed eterne segretarie nel migliore dei casi.

Buon 2014!

a proposito di dowshifting

Ritorno sulla questione del downshifting dopo messi e forse anni, in seguito a un commento fatto su un vecchio post, a cui volevo rispondere e poi ho pensato ma dài scriviamoci qualcosa su.

Brutto periodo per parlare di dowshifting. Questa pratica di vita presuppone il possesso di una cosa che si chiama lavoro, lavoro a tal punto da dire ok stacchiamo la spina. Presuppone anche una paga certa. Stipendio: questo privilegio. Siccome c’è gente che sta a casa e non ha soldi nemmeno per autoprodursi la torta di mele, a me fa un pò specie parlare di downshifting.

Ora, io sono mesi che ho downshiftato, per molte ragioni, politiche soprattutto, e ne sto traendo un gran beneficio in termini di tempo libero certamente. Forse anche solo per il fatto che non mi alzo più alle 6.30 del mattino per fare colazione di corsa, vestirsi di corsa, correre al treno e aspettare ore su binari gelidi. Da gennaio sarà diverso. Non so cosa, come e quanto ma sarà diverso. Ma vedete continuo a chiamare le mie decisioni con una parola che non ha significato: io semplicemente lavoro in proporzione a quanto mi pagano. Perchè poi la questione è tutta lì: mi pagano poco ergo perchè lavorare tanto? Ma lo posso fare, perchè non lavoro in fabbrica e perchè lavoro in posto dove possono fare i furbi ma fino ad un certo punto.

Comunque vorrei spezzare una lancia a favore di tutti coloro che, come me tra l’altro, non possono credere nel downshifting in quanto tale. Capiteci: non tutti riescono ad autoprodurre beni di consumo. Non mi riferisco a beni indotti come l’iphone (ma poi chi ce l’ha?) ma a roba come il formaggio di capra, la ricotta, il caffè e le arance. Nel Sobborghino non ci sono orti, non ci sono arance e figuriamoci se c’è il caffè. I miei ad Apuania hanno l’orto. I miei: due pensionati che vivono con la pensione di un ex professionista. Ecco perchè hanno un orto. Un orto che produce sifilitici pomodorini  e qualche zucchino da farci l’insalata d’estate. No, perchè non si pensi che con l’orto ci si fanno campare figli e nipoti.

La questione però è un’altra: a me quello che fa rabbia, una rabbia feroce che mi trasforma in un drago che alita fuoco e incenerisce gente, è il fatto che si ritirano fuori concetti come il tempo libero e il ritorno agli antichi mestieri ( che per le donne significa semplicemente torna in casa a rammendar calzini e non rompere le palle che tanto lavoro non ce n’è) per mascherare l’incapacità di dare soluzioni di tipo economico e politico a una situazione drammatica.

Io impasto il pane solo perchè ne ho voglia e mi rifiuto di pensare che tornare a fare il pane in casa sia sintomo di emancipazione ed evoluzione. Io preferisco avere l’opportunità di lavorare di più che la necessità di organizzare la mia giornata come faceva la mia bisnonna (che se ci penso è un paragone sbagliato perchè la mia bisnonna possedeva vigne e aveva un punto vendita, insomma una cantina, che gestiva personalmente, lasciatale in eredità dalla mia trisavora vero esempio di capacità imprenditoriale femminile di fine ottocento). Io voglio poter scegliere di lavorare di più o di meno e mi pare che qui invece si sia tutti sotto il ricatto di finire sulla strada.

Inoltre non ho voglia nè la possibilità di andare a vivere in un casolare sperduto in campagna, perchè non c’è più campagna- non ce ne è abbastanza almeno- perchè ho vissuto la mia vita con spirito cosmopolita, perchè poi sono nata al mare. Al mare capite? Al mare. Ecco, io vorrei vivere al mare. Sì vorrei avere un orticello dietro casa, con un fico, un pergolato, una roba mediterranea insomma. Ma non me lo posso permettere. Perchè non posso permettermi di mollare il mio lavoro per il nulla o costringere il Windsurfista a mollare il suo lavoro per il nulla. O forse perchè in cuor nostro sappiamo che a entrambi piace lavorare o peggio ci piacciono cose che possiamo fare solo se lavoriamo, che ne so il viaggio in India. O anche sciare. E siamo molto molto ma molto fortunati, lui di sicuro più di me perchè ha un ottimo lavoro. Io per ora mi barcameno magari un giorno sarò più fortunata anche io. Magari mi stancherò prima. Magari dal primo gennaio sarò disoccupata.

Ma per favore non date a nessuno, e soprattutto ai giovani, consigli su come downshiftare: mi è bastato sentirli fare dal rappresentante in Europa di Confindustria e vi assicuro che l’unica cosa che avrei voluto downshiftare in quel momento era la testa di quel cretino che, dall’alto del suo scranno d’oro, elogiava un ritorno alla zappa e a una vita fatta di cose semplici. Cosa che riguardava gli attoniti giovani in ascolto. Perchè si sa che alla vita semplice, loro, i grandi capi, figurarci se ci tornano.

stanchezza

Come se non bastasse per circa un mesetto dovrò fare avanti e indietro Firenze -Apuania. La mia disponibilità è stata ottenuta con l’inganno dal solito gruppo di maschi overcinquanta che comanda, e questo fatto mi sta rendendo lievemente triste. Una nota malinconica nel mio sguardo preoccupa assai un premuroso Windsurfista, il quale si aspetterebbe scene di rabbia feroce condite da parolacce e maledizioni. Il che accade, ma troppo raramente, ormai c’è in me una specie di rassegnazione o semplicemente è stanchezza.

Perchè poi ti prendono per stanchezza. D’altronde devi combattere per ogni singola cosa. Il contratto che non ti hanno fatto ancora firmare, i tagli indiscriminati che ti levano i mezzi con cui dovresti lavorare, le polemiche sterili quotidiane, le telefonate a ogni ora del giorno e a volte pure della notte. Passerà, si spera velocemente. I 4 giorni a Torino sono un ricordo ma nei momenti di deprimenza acuta penso ai bicchieri di barolo, agli aperitivi con il Windsurfista, a noi due sotto un ombrellino e una pioggia torrenziali che camminiamo nella notte felici e innamorati.

I maschi comandini overcinquanta possono anche annegare nel loro colesterolo.

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i buoni propositi

Il nuovo anno è iniziato per me alla velocità della luce e sto reggendo l’urto degli eventi con un sorrisino cinico sulle labbra. Sarà che cominciano già a passare diversi cadaveri galleggianti sul solito fiume; sarà che è facile nel bailamme generale eclissarsi per dedicarsi a faccende più importanti, che so io la  manicure; sarà che va di moda la società civile; sarà che ho scorto qualche veteromarxista turbarsi nel vedere una targa dedicata a Piero Calamandrei appesa a una parete; sarà che nevica.

Io mi sono data allo shopping compulsivo low cost, alla contemplazione della natura, ad esempio della coppia di pettirossi che da un paio di settimane bazzica il mio terrazzo contendendoselo con una banda di passerotti teppisti , alla lettura di libri di cucina con conseguenti sperimentazioni, allo sport.

Soprattutto delego se posso delegare, casso e glisso se posso cassare e glissare, non faccio niente che non sia quello strettamente necessario per guadagnarmi il pane. Per dire, ieri ho bidonato una conferenza stampa di quelle importanti per non perdere la lezione di aerobica. E sapete? Sto bene. Benissimo.

So che non potrà durare. Carrozzoni e Mister X, accompagnati dalla mia coscienza, presto verranno da me a chiedere il conto. Ma per ora non ci penso, tanto sono tutti quanti in debito con me per i quattro anni della mia vita a loro totalmente dedicata, vita che nessuno mi ridarà mai più indietro e in cambio della quale, tra l’altro, non ho avuto quasi niente.