Che c’è per colazione?

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Essendo in questi giorni molto ispirata, nonostante il caldo, e anche annoiata dalla solita colazione mi sono decisa a rifare le brioches. Dopo anni di tentativi falliti, successi completi o a metà, credo di aver trovato la formula giusta anche con l’utilizzo del lievito madre. Inutile dire che la parola magica è lievitazione lunga, nel mio caso 10-11 ore a temperatura ambiente, ossia 21-23 gradi.

La mia pasta madre è abbastanza matura ormai e mi regala grandi soddisfazioni. Per la ricetta ho utilizzato una farina W260, tagliata con della manitoba, burro biologico, uova dei suoceri di mia sorella – provenienza valle del Magra- e limoni del giardino dei miei genitori. Gli ingredienti sono molto importanti ma anche l’occhio e il tatto nel capire il grado di umidità dell’impasto e sistemarlo a seconda dei casi. Ecco perchè è difficile dare delle dosi precise, soprattutto per quanto riguarda la farina.

Il risultato fragrante e profumatissimo lo vedete nelle foto, Loredano si è già ingozzato stamattina inzuppandole nel latte, io le preferisco con il mio salvifico caffè. Non è una colazione da tutti i giorni ma ogni tanto vale la pena regalarsi un momento dolce speciale.

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anche io di pasta madre

L’esperimento pasta madre continua. Non ho idea se sono sulla strada maestra o in realtà già persa nei meandri oscuri dei lieviti andati a male,  ma per ora ho fatto due volte il pane e una volta dei panini dolci al latte.

Sto studiando sui siti dei guru del livito madre e temo a breve di trasformarmi in una massaia corpulenta  o in un hipster barbuto, in entrambi casi sporca di farina. Eh, quale farina poi. Voi la fate facile: una W 330 , una 0, una 00, la manitoba, quale è la farina migliore? E l’acqua? La Levissima o la Ferrarelle? Sono tutte domande difficili che non hanno una risposta. Cioè magari ce l’hanno pure ma ci sono domande ben più importanti ora, per me,  che necessitano una risposta.

Questo l’ultimo risultato:

OLYMPUS DIGITAL CAMERAE’ una pane di farro con semi di girasole. Ho utilizzato 1/3 di farina di manitoba e 2/3 di farina di farro, un cucchiaino di miele di acacia casentinese e semi di girasole.

Qui sotto invece lei, la star:

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So che ce ne sono di più belle, ma per ora è quanto di meglio sia riuscita a gestire e a ottenere. Comunque quello di mia madre è più brutto. Quello di mia sorella invece è già morto, mi chiedevo quando sarebbe successo in effetti. Ora vediamo quanto ancora crescerà, in caso potrei diventare anche io una pusher di pasta madre.

(che brutta fine)

 

Ciao, mi chiamo Ondalunga e anche io sono entrata nel tunnel della pasta madre.

La colpa è di mia madre, non di pasta ma biologica, che mi ha rifilato in una piccola scatolina un pezzo del suo mostro e mi ha convinto a provare. E una volta provato non si torna più indietro.

L’organismo è lì che vive, è sopravissuto a un viaggio della speranza in treno senza aria condizionata e vi assicuro ero convinta fosse spacciato. Invece con un immediato rinfresco pare si sia ripreso e ora gode di ottima salute.

Ma perchè? Ce ne era bisogno? Cui prodest? Non lo so. Però a mia mamma le briosce con il lievito madre sono venute di molto buone. Vedremo. Io intanto sto studiando diligentemente teorie su rinfreschi, panazioni, impasti e temperature. Se non faccio qualche immenso danno potrei anche riuscire a sfornare qualcosa.