Winter is coming, Jon Snow no

Il freddo è arrivato ed è tra noi.

Sono già circondata da nugoli di catarrosi malati che sono stati abbattuti dal primo fresco. Per quanto mi riguarda, stamattina ho deciso che non uscirò più fino al 10 maggio. Data che reputo possa essere di temperamento e temperatura tiepida abbastanza per vivere. Dite che non posso rimanere a dormire fino a quel giorno? Maledetti complottisti e maledette lobby della cioccolata calda. Continua a leggere “Winter is coming, Jon Snow no”

Buon compleanno (è solo una coincidenza? non credo proprio)

Il giorno del mio 46esimo compleanno sembrava tutto perfetto. SEMBRAVA.

Il sole splendeva, l’aria calda ancora estiva ravvivata da una leggera brezza e un mare calmissimo e cristallino. Io, radiosa  e leggera, ero in spiaggia in compagnia del Windsurfista e della Cugina Problematica, entrambi in grande forma: il primo dopo minuti 1 dal posizionamento sulla sdraio si era già trasformato in una sfinge (o mummia a seconda dei punti di vista) e la sua figura è andata abbastanza velocemente a mimetizzarsi con il paesaggio; la seconda non aveva problemi fisici da menzionare e quindi conversava con me in modo persino piacevole.

All’improvviso. All’orizzonte. Lei. La donna che mi terrorizza da sempre. La figura inquietante ricorrente nei miei incubi. L’incrocio tra Crudelia Demon e Patty Smith: la Parente Pazza della Cugina Problematica. Continua a leggere “Buon compleanno (è solo una coincidenza? non credo proprio)”

Zero gradi di separazione

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un giorno qualsiasi di un anno qualsiasi di me a Bruxelles

Era giusto rimanere in silenzio per un poco. Ho lasciato trascorrere i giorni tra l’angoscia e la concitazione fino alle vacanze di Pasqua in un silenzio fatto di cani, mare e torte di riso della mamma.

Ho pensato a quella mattina, al fatto che ero alla stazione per andare in una cittadina toscana per un appuntamento di lavoro e su Twitter guardavo il fumo di Bruxelles e le notizie che mi arrivavano in diretta sul telefono. E’ logico che in quel momento la mia preoccupazione stava andando agli amici e colleghi che vivono in quella città. Non mi è passato per la mente neppure per un attimo che ci sarei potuta essere io in quella metropolitana, o all’aereoporto. Me lo ha ricordato un’amica che su Whatsapp mi ha chiesto:” dove sei?”. Continua a leggere “Zero gradi di separazione”

cose che non ho fatto, cose che farò

Sono le 17.30, gli uccelli cinguettano e io sono appena tornata da una camminata di un’ora. Cosa c’è di strano? La luce! E’ ancora giorno, evviva.

Finalmente stiamo superando il periodo più da deprimenza dell’anno. Quello, per me, in assoluto più improduttivo, sociopatologico, complesso e di solito sfortunato. Sono al termine di alcune cose, ad esempio la mia collaborazione con l’università che può essere annoverata tra le mie peggiori esperienze lavorative in termini di professionalità, umanità, utilità e pure fiscabilità dato che mi hanno fatto non poci casini con contratti e stipendi(se si possono definire tali). Tutte le altre si stanno velocemente sviluppando, ingrandendo e insomma sono contenta. Continua a leggere “cose che non ho fatto, cose che farò”

simpatici contesti

Nel cielo grigio di un piovoso pomeriggio, all’imbrunire, passeggio infreddolita sul marciapiede in attesa del mio treno. Due pantecane che giocano sui binari mi tengono compagnia.

Sulle rotaie ci sono siringhe, preservativi, guanti di lattice, salviette intime usate e forse qualche cadavere. Chissà. Le pantecane mi strizzano l’occhio, come a dire: bel posto eh? Un tizio si avvicina mi chiede due euro per il biglietto. Sono 4 mesi che mi chiede 2 euro per il biglietto. Due adolescenti di origine pakistana limonano e si palpano a più non posso alla faccia del Corano e mi regalano un briciolo di buonumore.

Il treno arriva. I ratti scappano nelle loro tane, il tossico dei due spicci sparisce nella bruma, i due innamorati salgono sul treno mano nella mano. Lancio lo zaino sul sedile e ringrazio di abitare a 39 km di distanza da quel “simpatico e giovanile contesto”, come recita l’avviso nella bacheca del polo universitario per descrivere la zona.

conseguenze

Ieri alle ore 16.00 un perfetto sconosciuto si gettava sotto un treno per dar  termine ai propri giorni.

La conseguenza di quel gesto è stata che Ondalunga, il Windsurfista e decine di migliaia di altri sconosciuti sono sono rimasti alla stazione in attesa di un treno per più di 3 ore, qualcuno come la mia amica BB, anche 6. Con tanto di bambine abbandonate ad una tata il cui tariffario aumentava di ora in ora.

La pietas è svanita come il vapore che per il freddo usciva dalle bocche della gente e dell’umanità alla fine è rimasto solo il puzzo per la lunga serata sui binari, la fame, la sete e la pipì.

Comunque fanculo trenitalia e le tue 8 ore per rifar partire la circolazione. Fanculo il tuo unico autobus sostitutivo, dove, così si mormora, sono scoppiati disordini perchè i pendolari di 4 province hanno cercato di forzare la mano e di entrare tutti quanti e tutti nello stesso momento nello spasmodico tentativo di fuggire da S.M.Novella e arrivare a casa.

Noi, nel frattempo che  annunciavano ritardi di 190 minuti, siamo andati da McDonald, unico posto aperto per cenare e abbiamo visto un tizio che cercava di rubare al barrino un kinder bueno ma è stato beccato.

Tutti erano molto stanchi e molto arrabbiati. Soprattutto il Windsurfista che voleva tornare a casa a preparare valigia e tavola, che oggi parte per la prendere la perturbazione in Sardegna.

Gli stronzi hanno avuto anche il coraggio di annunciare lo sciopero che inizia alle 21 di oggi per finire domani alle 18.00. Perchè poverini, se lo meritano uno sciopero.

Sul treno stanotte pensavo che ci ho messo molto meno ad arrivare a Budapest. E che a Budapest è più facile muoversi con i trasporti pubblici.

Ho pensato anche molto alle conseguenze dei nostri gesti. E che la vita ha parecchio senso dell’umorismo, a volte poco comprensibile.

così così

Avrei voluto scrivere qualcosa di leggero, come sempre del resto in questo blog che per scelta mia vuole rimanere un posto leggero dove raccontare in modo altrettanto leggero la realtà che mi circonda. Che è il modo in cui affronto le mie piccole e grandi tragedie quotidiane, con ironia e tanta resilienza. Ma ci sono quei momenti che pesano come macigni, che sono colpi allo stomaco così forti da levarti il fiato per parlare e la lucidità per pensare.

E questo è uno di quei momenti. Non mi vengono fuori le parole, solo quelle per esprimere il mio sollievo  perchè chi conosco e vive là, sta bene ed è al sicuro. Ma potevano essere tra i morti, ci potevo essere io, ci poteva essere uno qualsiasi di voi.

Ho studiato i fenomeni del terrorismo all’università, li ho studiati bene, era una delle strade che avrei voluto percorrere (entrare in comitati di studio sul terrorismo non fare il terrorista, precisiamolo), e certe dinamiche sono così note, così sempre le stesse che mi arrabbio ancora di più per l’incompetenza, l’incapacità e a volte l’impotenza di chi dovrebbe proteggerci dall’odio cieco e irrazionale di chi compie queste azioni. Non voglio fare nessuna lezione e tengo per me le mie opinioni.

E niente, non c’è molto altro da dire ora. Solo che dovremmo aspettare qualche giorno per riprendere con leggerezza la nostra preziosa quotidianità. Io mercoledì parto per Budapest per 4 giorni di attività politica e 2 da turista con il Windsurfista che mi raggiungerà venerdì sera -romantico non trovate?-. Mi sto sforzando per trovare la voglia, la forza e il coraggio di continuare la mia vita liberamente. La leggerezza, quella tornerà prima o poi, magari in uno degli abbracci dei miei amorosi nipotini o nelle feste del mio cane, nelle luci natalizie che tra poco illumineranno le nostre città. Che sono belle, sono preziose, sono meravigliose in tutte le loro contraddizioni. Non dimentichiamocelo mai.