Lo avevo promesso a me stessa

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Lo avevo promesso a me stessa: basta blog poco seri. Il mondo è una vera merda e ve lo dico nel bel mezzo di un periodo orrendo che vede andarsene persone a me care.E  alcune di loro veramente troppo giovani. Una vera cacca. Poi c’è tutta questa deriva che puzza tanto di anni ’30 , roba da romanzo di spie, un esempio? Il poliziotto austriaco che irrompe con la torcia praticamente sfondando la porta della cuccetta del treno nemmeno fossimo nel giorno dopo l’Anschluss. Su un euronotte. Euro-notte. Euro. Nemmeno fosse una bestemmia. E infine io, io invischiata sempre nelle logiche di questo orripilante sistema che mi spinge a cercare uno stipendio sicuro. Continua a leggere “Lo avevo promesso a me stessa”

se il grande fratello è un aspirapolvere

E’ ormai abbastanza chiaro che la mia vita sta andando a rotoli. Arranco dietro a diversi progetti in fieri, alcuni stipendiati ma altri inesorabilmente no, con fatica, pervicacia e ottimismo. Maddài che bello, fai cose, vedi gggénte e lavori e si sa il lavoro in questi tempi.

Io non sono mai stata una di quelle donne con il senso profondo dell’ordine e della casa perfetta. Sono schifiltosa e quindi cerco di tenerla pulita ma sfortunatamente non ho abbastanza tempo per pulirla a fondo come vorrei e dopo anni di frustrazione ho deciso di lasciar perdere. E quando navigo nel lercio prego Iddio che mandi un’epidemia di peste bubbonica circoscritta in casa mia e colpisca l’inutile essere seduto sul divano che legge altrettanto inutili libri di nerd americani e indiani mentre io faccio tutto il resto. Continua a leggere “se il grande fratello è un aspirapolvere”

essere una FdM

Ieri sono stata a un convegno istituzionale sulla programmazione regionale dei bandi di finanziamento alle imprese. Eccheppalle direte voi. Sì, ma ci devo fare per forza un post perché anche in questi workshop accadono fatti inspiegabili che portano ad interrogarti su molte cose tra le quali: per quale ragione sono ancora in Italia?

Dunque, dicevamo. Io ero lì in qualità di consulente e ascoltavo. Alla fine del convegno, che sottolineo è stato molto utile, danno il via alle domande.  Per correttezza di informazione vi devo spiegare che il convegno era rivolto alle imprese e agli imprenditori interessati a partecipare ai bandi di finanziamento europei e regionali e quindi oltre ai consulenti  e amministratori locali la platea era composta dalla classe imprenditoriale/industriale del territorio. Dalla cosiddetta “eccellenza”.

Le drammatiche domande poste ai relatori- assessore regionale +dirigente+rappresentante agenzia europea+rappresentante agenzia italiana- mi stavano già facendo prudere le chiappe sulla sedia, un esempio? Si lamentavano per via della domanda di partecipazione al bando che obbliga la dimostrazione che l’azienda non abbia precedenti in falso in bilancio, corruzione e legami con organizzazioni mafiose.  In realtà le cose richieste sono molto semplici , basta un’autocertificazione ma andiamo avanti. Ad un certo punto prende la parola indovinate chi? Uno dei miei amici imprenditori, il titolare dell’azienda per cui ho lavorato appunto come consulente per ricerca e progettazione.

Prende il microfono, si presenta e dice “Ho un’osservazione da fare. La Regione dovrebbe mettere a disposizione una task force gratuita di esperti per aiutarci in questo lavoro perchè noi non siamo in grado e io ho dovuto rivolgermi a un’azienda sostenendo costi ingenti per la consulenza”.

Signori e signore ecco a voi l’evoluzione. L’evoluzione da Faccia di Chiùlo a Faccia di Mierda.

Oltre alla discutibilissima, tipicamente italiota e alquanto triste richiesta di avere a disposizione professionisti che lavorano gratis, il punto è che l’agenzia nominata ero io e l’ingente costo per 4 mesi di lavoro di cui 3 settimane a 8 ore al giorno (minimo) gli sono costate l’ingente cifra di 500 euro al nero consegnata in una busta dopo aver ignorato per settimane il mio preventivo, la mia notula e le mie richieste.

Ora che sapete da che cosa è composto il tessuto imprenditoriale, io già lo sapevo ma mi accusano di essere una feroce comunista leninista e quindi ne parlo poco, ora state tranquilli. Siamo in buone mani, questo paese ha davanti a sé un futuro radioso di facce di mierda che si spacciano per industriali e i cinesi ci fanno una pippa.

Comunque questo tizio merita una standing ovation per essere una delle più grandi Facce di Mierda mai conosciute in vita mia.

inizi di un 2014: quando le cose, se cambiano, cambiano in peggio

La mattina dell’1 mi sono svegliata e la prima cosa che ho visto riflessa nello specchio è stato l’inizio del mio herpes labiale, che non vedevo da moltissimo tempo e di cui, in tutta onestà, non sentivo la mancanza. Ecco la spiegazione di una febbriciattola che da giorni mi stava tormentando. Salutando quindi il nuovo anno a colpi di Zovirax ho però avuto la fortuna di passare una bellissima giornata di sole con alcuni miei carissimi amici. Mi son detta, quindi, ok che sarà mai un piccolo inizio di herpes?

Peccato che the very next day, mentre assaporavo la liberazione definitva da ogni impegmo sottoscritto con il Carrozzone, esso stesso, nella persona di un figuro sempre sorridente ed elegante, con una sindrome da onnipotenza e convinto che le tutte le donne del mondo siano le sue segretarie, mi faceva telefonare da una delle sopracitate, vocina da adolescente e aspetto telefonico di povera disperata postdiplomata, per intimarmi di presidiare l’ufficio del carrozzone a Firenze dal lunedì successivo, dalle 9 alle 19 compreso il sabato.

Così, senza altra spiegazione che mi mostrasse la logica e la legittimità della richiesta.

Ricapitolando: secondo questo io dovrei lavorare per il carrozzone gratutitamente sei giorni alla settimana 9 ore al giorno pagandomi trasporto e pasti. Ricapitolando: io ci ho messo circa 20 minuti di intenso brain storming per cercare di capire se avevo davanti un completo deficiente o un completo deficiente che pensa di essere furbo.Ricapitolando: mi è toccato scrivere una mail al signore elegante e sorridente e spiegargli la ragione per cui la sottoscritta non si sarebbe presentata nè ora nè mai all’ufficio centrale regionale.

Perchè cari amici ed amiche, dal 2 gennaio 2014 ho capito che bisogna sempre spiegare alle persone che in cambio di una prestazione lavorativa il lavoratore in genere richiede un contratto e uno stipendio.

Liquidata la faccenda e ovviamente non avendo ricevuto risposta alla mia pacata e chiarissima mail, figuriamoci, ho fatto la valigia e sono partita alla volta di Apuania per festeggiare la mia festa preferita, la Befana, decidendo con grande ingenuità di prendere il treno.

E ho preso coscienza che in questo inizio di 2014 le ferrovie sono precipitate in uno stato di indecenza conclamata. Ho corso da un binario all’altro con trolley e portatile al seguito per saltare su treni non annunciati, cambiati, spostati, in ritardo, in compagnia di 2 barboni che cercavano di andare a Empoli con bicicletta al seguito per andare a mangiare alla mensa dei poveri. Anche la qualità dei compagni di viaggio comincia a calare.

Ora, sono in attesa dell’arrivo della Befana, mentre la pioggia continua a cadere ossessiva e la notte un cane terrorizzato dai tuoni viene a dormire sul mio letto. L’aspetto con ansia, ho molte cose da dirle, quintali di carbone da farle recapitare, le voglio chiedere come fa a sopportare dopo centinaia di anni il genere umano, come fa a portare ancora dolci ai bambini sapendo che poi si trasformeranno in completi deficienti che cercano di fare i furbi. Le voglio chiedere se noi donne possiamo armarci di scopa da spaccare sulla schiena a tutti i maschi che ci credono eterne madri ed eterne segretarie nel migliore dei casi.

Buon 2014!

scontro fra titani

A Firenze in questi giorni si sono scontrati due titani: Pitti Uomo e l’Anticlone Africano. Chi non riesce ad immaginare le conseguenze di questa guerra significa che non ha mai visto Pitti Uomo, non ha mai visto Firenze, non ha mai visto l’Anticiclone Africano. Quest’ultimo è un’entità demoniaca di ultima generazione, che dopo aver cacciato dalle nostre città il ben più angelico Anticiclone delle Azzorre, ci afferra nella sua morsa e ci stritola lentamente e inesorabilmente.

Dunque dicevamo, il Demone è sceso in città assieme alla storica altra entità demoniaca fiorentina: Pitti Uomo.

Lo scontro è stato violento. I luoghi di battaglia sono stati principalmente la Stazione di S.M.Novella, vera e propria serra tropicale, dove giapponesi in shorts e giacca, uomini d’affari incravattati e  donne in carriera taccate e seminude stavano stipati nell’attesa di un AV qualsiasi che li riportasse a Milano. Ma segnalo anche via Valfonda e via Faenza dove truppe variopinte con cappelli di paglia e ventagli marciavano, sprofondando con i loro sandali tacco 12 nel cemento sciolto sotto lo zenit, con 40° gradi sfidando il Demone A.A. che sembrava irridere quelle piccole creature impavide e convinte che la collezione Primavera-Estate 2013 potesse essere la loro arma decisiva e letale.

Mi è capitato di trovare dei derelitti sopravvissuti persino lungo le viuzze del Sobborghino. Costoro, con tutta probabilità per risparmiare,  hanno scelto di dormire fuori città senza sapere che in questo modo hanno avuto salva la vita. O perlomeno la notte.

Io intanto invece di approffittare del nudismo generale e accettare l’invito per un aperitivo da Hilfiger con modelli inclusi ho preferito – si fa per dire- trascinarmi con i miei zoccoli di legno e lo smalto rosa a sentire un Mister X , per carità in forma ma sempre un Mister X rimane e pure sudato.

Oggi Anticiclone Africano si allontanerà, Pitti volgerà a termine, sul campo rimarranno le solite vittime ossia gli americani in sovrappeso incuriositi dallo scintillìo delle fibbie dei mocassini Gucci. Non sanno che l’esercito di Pitti Uomo per resistere si è allenato tutto l’anno a colpi di dieta Dukan, litri d’acqua Vitasnella e scalate ai vertici aziendali su zeppe di 15 cm.

Nemmeno il Demone Africano li ha stesi. Mia completa ammirazione.

the day after

Mi sono alzata intorno alle 8.30 e, ascoltando “Omnibus” in tv, mi sono preparata una tazza di latte di mandorla con fiocchi di crusca. Poi la mattinata è scivolata via tra pulizie di casa, sistemzione dell’armadio, uno spuntino con una mela, un pranzo con riso integrale alle verdure.

Vista la bellissima giornata sono andata a camminare per un’ora con le mie sketcher e dopo ho continuato a guardare lo speciale elezioni a La7 per un poco poi mi sono dedicata alle mie piante, potatura, rinvasi, concime.

Alle 17 sono andata, sempre con molta calma, dall’estetista a farmi un brossage e un massaggio agli olii essenziali. Un momento di estremo e sublime relax che non ricordavo da molto tempo. Avevo bisogno di purificarmi da tutto. Se non fosse stato per il mio cellulare che costantemente squillava, sarebbe stata una giornata perfetta. Forse dovrei fare questa vita sempre, ho pensato. Ma poi, quando sembrava deciso che la mia prossima vita sarebbe stata vuota e semplice, con cervellino in standby, dedicata al cake design, a Pinterest, ai biscotti su Instagram, ai Knit Cafè, mi è arrivato questo messaggio su facebook da una mia amica siciliana conosciuta durante l’erasmus molto molto tempo fa:

“Onda, come dobbiamo fare… Mi viene da piangere! bacio e grazie, il grazie va tutte le persone che si sono impegnate in prima linea!!”

Come faccio a mollare, ora, come faccio?

poveri ladri!

Mi chiama mio padre alle 8 del mattino. Una chiamata a quell’ora in genere significa morti, nascite, incidenti vari, quindi mi allarmo subito. Lui mi dice che alle 4 del mattino casa Ondalunga è stata visitata dai ladri. “Ma come” faccio io” li avete sentiti? visti? hanno rubato qualcosa?

I fatti riportati da qui in poi sono realmente accaduti e sono frutto di un’attenta ricostruzione da parte dei genitori Ondalunga, due poliziotti e dai figli durante tutta la giornata

Mio padre si sveglia sentendo dei rumori nel bel mezzo della notte, per essere più precisi sente che qualcuno sta entrando in camera da letto. Accende tutte le luci e a mia madre, che come me la notte dorme come un macigno, che si alza di scatto bisbiglia: “Non ti muovere che c’è il rischio di buscarsi due legnate” Lei , intontita dal sonno – caratteristica che ho ampiamente ereditato- non capisce niente e crede che mio padre si stia sentendo male e si spaventa molto. Poi lo vede invece alzarsi e furtivamente sporgersi dalla porta della camera. I ladri si precipitano giù per le scale e fuggono fuori. Loro due allora scendono e cominciano a notare che:

Al primo piano, soggiorno e cucina, i ladri hanno aperto e rovistato in tutti i cassetti senza peraltro trovare nulla di prezioso da poter rubare, dopo aver preso i cappotti e la borsa della mamma agganciati all’attaccapanni li hanno portati fuori per ripulirli, anche qui purtroppo senza trovare niente poichè mio padre i soldi li tiene in tasca dei pantaloni in camera e mia madre non ha mai contanti dietro (altra caratteristica passata alla figlia maggiore). Non avendo trovato telefonini di valore superiore ai 10 euro nè argenteria varia sono scesi in taverna e nello studio di mio padre. Hanno aperto il freezer, la dispensa, lo sgabuzzino dove si tengono i giocattoli dei nipotini, niente, anche qui fanno cilecca. In questa dannata casa non c’è nessuna cassaforte nascosta.

Sono poi saliti al piano superiore per cercare nelle camere e lì avrebbero trovato un vecchio portagioie mio, pieno di paccottiglia anni’90 che nella fuga si sono portati dietro e poi ovviamente abbandonato, credo schifati, in giardino. Lì nel giardino hanno aperto il capanno degli attrezzi chissà per cercare cosa. Nella mia camera hanno invece rubato due guanciali. E qui un pensiero inquietante mi è subito apparso nella mente, ma mia madre mi ha interrotto: “guarda pure a me all’inizio sono venuti in mente pensieri inquietanti sull’uso dei guanciali ma poi abbiamo scoperto che si sono portati via pure un plaid e una coperta” E’ chiaro che più che ladri in questo caso si è trattato di disperati, probabilmente senza un tetto sulla testa e soprattutto senza un letto. In effetti questi poveri ladri hanno cominciato a starci simpatici. Eh poveretti con questo freddo dico io, eh poveretti si sono impegnati per cercare di  sfondare le finestre quando il portone era praticamente aperto, non ho capito perchè ci hanno messo così tanto tempo per capirlo, aggiunge mia madre costernata.

I poveri ladri adesso sono nei pensieri della famiglia Ondalunga. Li pensiamo infreddoliti, intristiti per il magro bottino. Si sono trovati in un giardino pieno di piante, avranno cercato di capire a cosa servisse il vecchio carrello-tenda delle vacanze della famiglia; avranno pensato che ci fosse una cassaforte, dell’oro. Ma quale oro, quali preziosi, hippies come siamo sempre stati le uniche cose preziose per noi sono i cimeli di famiglia come il vecchio bastone intarsiato del trisavoro lasciato ovviamente al suo posto, o il quadro dell’airone dipinto dal nonno, o ancora i miei amatissimi libri. Nulla di tutto ciò è stato spostato nè toccato.

Ahimè, la prossima volta informatevi bene sulle vostre vittime e non fatevi confondere dalla bellezza delle case di mattoni rossi. Non è detto che siano abitate da gente ricca e, con molta probabilità, il rosso non è un colore casuale.

Di seguito alcune impressioni direttamente dai protagonisti della vicenda

“Come diavolo è possibile che non abbiate sentito niente fino a che non vi sono entrati in camera?” (Ondalunga alla madre)

“Signora ma tutta questa carta è sua?” (Poliziotto n.1 che indica a mia madre un centinaio di scontrini in terra,  scontrini che lei per paura del redditometro e perchè se li dimentica tiene in borsa da Natale)

“Certo che le mie persiane sono proprio resistenti” (mio padre orgoglioso delle sue persiane)

“Certo che avere una porta così fa pensare” (Poliziotto n.2 a mio padre indicando il portone aperto con la forcina per capelli)

“Poveretti, chissà che freddo avevano” (madre di Ondalunga)

“Ma erano i guanciali nuovi?” (sorella di Ondalunga)

“Che poi hanno preso il plaid più vecchio” (Ondalunga alla madre)

“Nel freezer sembra non manchi nulla” ( mia madre a noi)

“Per forza è sempre vuoto” (noi a mia madre)

“Pensa che non mi hanno detto nulla per non impressionarmi, perchè per lavoro vendo caramelle..” (mia sorella infermiera presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale Versilia)

“L’importante è che tuo padre non si sia sentito male” (mia madre)