i pessimi: per noi fiorai e cartolai potrebbero fallire

Ci risiamo. Come ogni buona tradizione, per la nona volta consecutiva io e il Windsurfista ci siamo dimenticati di festeggiare l’anniversario del nostro, della nostra, del.

Come definirlo innanzitutto. Dopo un paio di uscite ci siamo messi insieme. Oddio messi insieme proprio proprio no, per dirla alla facebook it was complicated. Ci siamo messi a limonare molto, questo sì e anche altro. Oh yes, per sei fantastici ma brevissimi mesi non ci siamo alzati dal mio letto fatto di assi di legno dell’ Ikea, chiamato affettuosamente da noi “la cuccia”. Poi forse dopo abbiamo deciso che quello in effetti era stare insieme. Sebbene, a pensarci ora, una sera fredda di dicembre io gli chiesi “ma noi quindi stiamo insieme?” e lui, ineffabile e vago come sempre, rispose “secondo te?” e io ottimista nella fase dell’innamoramento folle e dell’inebriamento da sesso sfrenato volli capire “sì certo stiamo insieme”.

Fatalmente non abbiamo più ripreso l’argomento. Magari per paura delle risposte. O per incuria. Insomma gli anni sono passati. Io ho traslocato. La cuccia è stata regalata con un bieco colpo di mano da mia madre a mia sorella perchè la mettesse nella sua casa di montagna, dato che in casa dei miei occupava spazio e non era utilizzata. Noi da it was complicated siamo passati a un più rassicurante in a relationship.

Quindi di sicuro 9 anni che ci frequentiamo. Anni fa, in un impeto di decenza,  siamo risaliti al nostro primo bacio controllando alcune mail che ci mandavamo all’epoca per darci appuntamento ( so che vi sembra triste ma le mail funzionano meglio del telefono e costano meno e in questo caso sono risultate più utili) e da lì abbiamo deciso che il giorno del primo bacio doveva essere quello da festeggiare. Bene, alla fine non lo abbiamo mai festeggiato.

E’ che ce ne dimentichiamo, capirai non è come un matrimonio che per forza di cose te lo devi ricordare, tipo per quelle 234 foto orribili che hai pagato un capitale e che troneggiano in tomi pesantissimi rilegati in pelle di facocero o appese in enormi e inquietanti stampe nel salotto di casa; oppure il compleanno perchè almeno quello ce lo ricordiamo, o anche il giorno della laurea che te lo ricordi perchè è stato il giorno in cui hai mandato definitivamente affanculo genitori e sistema scolastico.

Il primo bacio rimane nella mente vivido, ne senti ancora il sapore, ma intorno a lui c’è la nebbia- forse perchè era una notte nebbiosa? -, l’oscurità -eravamo in una notte buia?-, la confusione.

E così niente fiori, niente cioccolatini, bigliettini poi manco a parlarne. Roba da far fallire tutto il sistema economico che gira intorno alle espressioni commerciali dell’amore.

E niente litigi da entrambi le parti. Non c’è cosa più triste per me vedere coppie che litigano per aver mancato questo o quell’anniversario. Noi invece siamo persi nelle nostre vite, ci incontriamo ogni giorno , se vuoi persino per caso, ci ritroviamo nel buio della notte e nello stesso letto a sentire ancora il sapore di quel primo bacio, che è vero non ricordiamo quando è stato dato ma il come, oh quello sì, ce lo facciamo venire in mente il più spesso possibile. Senza mai dimenticarcelo.

Di India e conseguenze

E’ passato molto tempo dal mio ultimo post. Ammetto che scrivere le mie inutili e poco serie storielle mi è mancato, a tal punto che ho cominciato ad utilizzare il tono del mio blog con chiunque mi scrivesse una mail. I risultati sono stati terrificanti, ma vi dirò poi.

In questo lasso di tempo, in questo torrido agosto  e inizio settembre Ondalunga e il Windsurfista hanno viaggiato per il Rajastan, scoprendo posti sconosciuti, visitando luoghi conosciuti perchè letti nei libri. Hanno riscoperto il loro lato più selvaggio e a volte tristemente colonialista, ma solo nei momenti di puro sconforto come quando una sera alle 23.30 abbiamo trovato alcune pulcette che saltavano felici nel letto a noi destinato, o all’aereoporto di Delhi sfiancati dai lentissimi controlli, dalla molteplicità dei timbri, dal sonno dei funzionari agli sportelli. Ma poi ci siamo goduti i tramonti umidi e rosa sul lago di Udaipur, o l’alba al mercato di una Jodhpur ancora addormentata godendo del miracoloso silenzio. Perchè i rumori in India sono amplificati, stordiscono l’occidentale che crede di trovare meditazione e pace. Sono clacson continui e moto sgangherate, sono grida e sono saluti, sono cani che abbaiano tutta la notte e mucche che si annoiano. Ogni meta ci ha regalato un momento particolare, una cucina speciale, un profumo di curry e cardamomo o dei fiori di frangipane, il profumo delle frittelle per la strada e quello dello zafferano nel lassi. Profumi che riuscivano a rompere l’inquietitudine degli odori delle fogne a  cielo aperto e delle acque putride, dei rifiuti di ogni genere e dimensione che ci capitavano tra i piedi.

E, infine al mio ritorno, mentre me ne stavo in ospedale rantolante, pensavo romanticamente che anche Kipling era sempre malaticcio. In fin dei conti certi climi sono poco salubri, ma volete mettere la soddisfazione di vedere e toccare mondi lontani? Quale esploratore è mai tornato indenne dalle proprie scoperte? Quale scrittore non ha sacrificato un briciolo della propria salute per il piacere di poter scrivere di vita vissuta? E quindi, Rudyard, saresti stato fiero di me mentre pensavo a Toomai degli elefanti , ad Akela e i lupi delle montagne e a tutti quei luoghi che fino a questo momento avevo solo potuto immaginare.

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stanchezza

Come se non bastasse per circa un mesetto dovrò fare avanti e indietro Firenze -Apuania. La mia disponibilità è stata ottenuta con l’inganno dal solito gruppo di maschi overcinquanta che comanda, e questo fatto mi sta rendendo lievemente triste. Una nota malinconica nel mio sguardo preoccupa assai un premuroso Windsurfista, il quale si aspetterebbe scene di rabbia feroce condite da parolacce e maledizioni. Il che accade, ma troppo raramente, ormai c’è in me una specie di rassegnazione o semplicemente è stanchezza.

Perchè poi ti prendono per stanchezza. D’altronde devi combattere per ogni singola cosa. Il contratto che non ti hanno fatto ancora firmare, i tagli indiscriminati che ti levano i mezzi con cui dovresti lavorare, le polemiche sterili quotidiane, le telefonate a ogni ora del giorno e a volte pure della notte. Passerà, si spera velocemente. I 4 giorni a Torino sono un ricordo ma nei momenti di deprimenza acuta penso ai bicchieri di barolo, agli aperitivi con il Windsurfista, a noi due sotto un ombrellino e una pioggia torrenziali che camminiamo nella notte felici e innamorati.

I maschi comandini overcinquanta possono anche annegare nel loro colesterolo.

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breakfast for two

Il giorno che ho saputo che ci saremmo dovuti alzare alla stessa ora avevo ingenuamente pensato a due cose: che avremmo preso lo stesso treno -ma come ben sapete ciò non è scientificamente possibile- e che avremmo fatto colazione insieme. Romanticamente pensavo a noi due, le tovagliette all’americana, le fette di pane caldo con il burro e le marmellatine che scovo nei mercatini provenzali, il latte e il caffè.

Niente.

Io mi ritrovo seduta da sola davanti a una tavola imbadita. Lui invece preferisce mangiare in piedi sul lavello un ciotolone di latte scremato con dentro le marie o i cornflakes. Entrambi i prodotti comperati in scorta famiglia che troneggiano sugli scaffali e ingombrano la mia vita e la casa. Il ciotolone rimane poi nel lavello con gli avanzi calcificati dentro.

Sospiro malinconica davanti al mio caffè e alla marmellata di more. Mi sembra di essere una di quelle vecchie zitelle nostalgiche e mi aspetto un giorno o l’altro di far colazione con un gatto che  leccherà il suo latte da una graziosa ciotolina di porcellana finissima, seduto (lui sì) a tavola accanto a me.

 

 

la rivelazione

Il bello delle ferie estive e dell’ozio sfrenato è che ti puoi levare la voglia di fare cose inutili per le quali non esiste mai il tempo. Come rivedersi tutti gli episodi di Capitan Harlock al completo, dopo anni. Rivederlo a quarantadue anni e con una certa consapevolezza e occhio acuto per i particolari, non solo grafici, mi ha permesso di dare una lettura differente . Più attenta. Più matura. E così ho avuto la rivelazione.

Nella vita di Harlock ci sono essenzialmente 3 figure femminili: Yukie, Met e Mayu, rispettivamente una scialba bionda tonta che fa parte dell’equipaggio, un’aliena molto materna con lui e una bambina figlia del suo migliore amico. Esiste poi la sua grande nemica: la regina della Mazoniane Raflesia, cattiva spietata fredda e bellissima. Ma non l’ho mai inserita nell’elenco delle papabili perché era il nemico.

Io, nel mio piccolo cervellino di bimbiaminkia di otto anni/nove anni innamorata persa di questo pirata manga, mi ero convinta che per avere l’affetto di quell’uomo imperscrutabile (ero già caduta nella trappola del tenebroso sfuggente) dovevo immedesimarmi nella piccola fragile Mayu a cui lui voleva un gran bene. D’altronde la parte della bionda insipida mi attirava poco, quella dell’aliena a cui lui faceva suonare l’arpa in cabina ancor meno. Insomma qualcosa mancava in Harlock. Qualcosa di lui mi sfuggiva. Qualcosa non tornava.

Dopo 34 anni finalmente l’illuminazione.

Harlock ama Raflesia. Ama senza spiegazione logica la sua grande nemica, la fredda e  spietata comandante e regina delle Mazoniane. Ne è attirato fisicamente, ne è turbato nel profondo dell’anima. E, udite udite, è ricambiato.

E lei la fredda e cattiva spietata militaresca bellissima regale mazoniana ama Harlock. Lo ama ed è disperata, lo ama sapendo che lui è l’uomo sbagliato. E  quando sconfitta lascia la Terra lo saluta per sempre con questa domanda “vuoi che parta Harlock? Vuoi davvero che io parta?”, domanda a cui il coglionazzo non sa rispondere, peggio: domanda che il beota non capisce ma che provoca profondi turbamenti dentro di lui. (tra l’altro mi pare che lei sia più sfavata per aver perso l’occasione di farsi Harlock che di conquistare il pianeta, il che adesso mi pare plausibile ma a nove anni, capite, era difficile cogliere la sfumatura). Raflesia era l’amore di Harlock. Raflesia era la parte da immedesimare. Una bellissima donna ai posti di comando con l’unica sfiga di essere dalla parte sbagliata.

Ora comincio a capire l’origine di tutte le mie disgrazie.

finesettimana di primavera

La primavera avanza a grandi passi e io me la sento dentro, si esprime attraverso la voglia di cambiare, rinnovare e non mi riferisco solanto al mio guardaroba.

A puntino è capitata la domenica di “marzo in fiore” appuntamento del Sobborghino a cui io non manco mai da quando per disgrazia ho trasferito le mie tre carabattole qua. Vivere in una casa con un bel balcone rende possibili molte cose e se non fosse per quell’uomo che mi ronza intorno, io avrei un vivaio più che una terrazza. Ma devo contenermi. Però anno dopo anno approfittando delle sua assenze da windusrf sto mettendo su un balconcino che è una delizia.

Quest’anno ho ceduto alle lusinghe dell’azalea. Diciamo subito che ho un debole per le acidofile, camelie in testa, e vivere in una zona abbastanza fredda in inverno ma tutto sommato non troppo gelida mi offre l’opportunità di mettere vasi di acidofile in terrazzo. Dopo una bella camelia rossa ecco quindi un’azalea indica, a fiore bicolore. Per ora in boccio, aspetto fiduciosa.  Ho voluto dare anche una compagna alla mia gerbera che dal 2009 mi fiorisce da aprile a novembre incessantemente. Siccome la mia è gialla ne ho presa una rossa. Ho anche intenzione di creare una zona di piantine aromatiche, e quindi ne ho acquistate in quantità e appena mi procuro dei bei vasi colorati vi farò vedere.

Intanto i bulbi dell’anno scorso sono fioriti o stanno fiorendo, e questo mi sta facendo seriamente pensare di prendermi dei tulipani e degli iris per fare una piccola oasi di pace, ma temo che il ronzante Windsurfista abbia da ridire per lo spazio sottratto alla fantomatica zona delle feste. Zona peraltro utilizzata una sola volta e per il mio compleanno.

Siccome ero di buon umore per il pomeriggio passato a zappettare e interrare ho sfornato la torta paradiso. Torta perfetta per questi momenti: leggera, saporita, con quel poco di zucchero a velo che fa festa ma comunque modesta come la Quaresima impone. Mi si è pure gonfiata felicemente e felicemente è rimasta friabile e per niente asciutta.

Si vede che i fiori hanno aiutato il mio umore a raddolcirsi abbastanza da non fare danni in cucina.

la confessione

Il rapporto tra il Windsurfista e il lavoro manuale è stato ampiamente trattato in questo blog. Sfortunatamente per lui ma soprattutto per me, forse fortunatamente per il blog, i lavori da fare in casa e in garage sono infiniti e inarrestabili. Aggiustata la lavatrice si schianta il frigo, cambiato il frigo si blocca la serranda. Una volta capito che la serranda rimarrà bloccata per sempre, la batteria della  macchina ha deciso di fermarsi protestando per le temperature assai rigide di questo lungo lungo inverno.

Il Windsurfista è un uomo sull’orlo di una crisi di nervi. Inutilmente mi sono offerta di prendere il suo posto, ma pare che la sua radicata convinzione che una donna sia incapace di fare determinate cose sia più forte del suo odio per il fai da te e quindi l’unica cosa che io posso fare quando vedo cacciaviti in giro è sparire.

Ma non sempre è possibile.

Avevo già perso alcuni anni di vita la settimana scorsa, sul terrazzo con l’orecchio teso verso il garage nella speranza di sentire il ruggito di un motore diesel vivo, motore puntualmente resuscitato grazie agli dei protettori di questa famiglia perchè non avrei avuto il cuore di sopportare l’ira distruttrice di un Windsurfista nelle vesti di meccanico.

Ma il Windsurfista a volte se le cerca.  E se l’è cercata acquistando su internet una nuova tavola da snow con attacchi presi separatamente. Appena ricevuti si è messo all’opera con viti e vitine annunciando che avremmo cenato un pò tardi con un tono già scocciato, con aria già maldisposta. L’ho visto subito e così mi sono rincantucciata in un angolo con il mio portatile ad ascoltare in streaming l’intervista di Mister X a Radio France.

Immaginatevi la scena: il Windsurfista che comincia ad agitarsi perchè le viti non avvitano con sottofondo Mister X che chiacchiera in francese. L’aria si fa subito pesante, Mister X risponde agli attacchi francesi sull’Italie e l’Europe, il Windsurfista impreca contro degli attacchi da snowboard. Io vorrei abbassare il volume ma se abbasso troppo non capisco una mazza, così alzo leggermente e Mister X in francese riecheggia in un silenzio carico di tensione.

(Il Windsurfista tra l’altro tollera a malapena Mister X e odia i francesi quindi mi rendo conto di giocare con il fuoco)

Infine la sconfitta: le viti sono sbagliate allora il Windsurfista imprecando va a farsi la doccia, intanto l’intervista termina con mio grande sollievo e io metto la cena in tavola. Quando lui torna è stremato ma finalmente confessa quello che io so da molto tempo e che non ha mai avuto il coraggio di confessarmi:

Io odio i lavori di casa, quelli manuali. Odio smontare e rimontare e stare lì con quelle viti, e il cacciavite. E smonta la serranda e monta il frigo. E poi poi –qui sguardo di ferocia primordiale– odio il meccano. Mi ha sempre fatto schifo da piccolo il meccano. Il meccano. Ho sempre odiato il meccano.

Non ti preoccupare Windsurfista. Non c’è niente di male se odi le cassette degli attrezzi, guarda ti assicuro che ciò non danneggia minimamente la tua virilità. Per me sei uomo quando solchi le onde, quando ti si accende la luce maliziosa nello sguardo se indosso un vestito sexy e quando mi vai a fare la spesa.

Ah Windsurfista, dimenticavo: un sacco di bambini odiavano il meccano, ti devo confessare che anche io ho sempre preferito i Lego al Meccano, perchè con i Lego ci giocavamo pure noi femmine, mentre con il meccano no. Perchè noi femmine, fin da piccine, abbiamo capito che il meccano  e tutto ciò che ne consegue sono solo una boiata pazzesca.

la deprimenza

La deprimenza è un termine coniato dal genio incompreso di mio fratello. Essa è una condizione esterna, un insieme di fattori che immalinconiscono, che deprimono insomma. Diversa dalla depressione perchè la depressione è uno stato. La deprimenza no.

Per spiegarmi meglio. Ieri mattina il Windsurfista è partito per la Russia in trasferta di lavoro lasciandomi in un Sobborghino gelato da sola fino a domenica. Nel frattempo un terribile raffreddore si è impossessato di me, gli ormoni si sono allineati in una formidabile SPM, la solitudine verso le 16.00 si è fatta sentire nonostante per lavoro fossi connessa con metà del mondo interessato alle vicende dell’altra metà del mondo (insomma più o meno vabbè comunque non ero proprio isolata ecco). Fuori un grigiume e un paesaggio da steppa siberiana.

Ecco cosa è la deprimenza.

E allora per evitare che la deprimenza si trasformi in tristezza dobbiamo escogitare qualcosa di illuminante, di allegro, di rilassante. Io ieri ho fatto così:

  • riflessante mogano profondo L’Erbolario per i capelli e, dopo, maschera nutriente/ristrutturante Helan
  • scrub con il mitico scrub termale Collistar
  • mi sono spalmata di olio d’Argan
  • ho impastato del pane con semola rimacinata di grano duro e ci ho aggiunto semi di lino e semi di sesamo
  • ho fatto il budino di pane con il pane che avevo raffermo da giorni

La deprimenza a quel punto era quasi sparita. Ho anche pensato che ci fossero persone più in deprimenza di me, ad esempio quando alle 20.15 mentre ero in un momento topico di Torchwood e mi ha telefonato da Bruxelles Mister X per lavoro: da solo, a quell’ora a pensare e pianificare cose, per carità importanti, mi è sembrato in totale deprimenza. Secondo me la deprimenza è telepatica e contagiosa.

Stamattina va decisamente meglio, complice sole e temperature meno ucraine ma il Blizzard è in agguato e temo ricadute di deprimenza, almeno fino a domenica quando il Windsurfista tornerà a farmi sorridere.