verso la santità

Sono mesi che ormai vago alla ricerca di un lavoro decente, studiando, aggiornandomi, mettendo su idee- per carità tantissime, fioccano progetti da ogni dove e mi rendo conto che siamo tantissimi sulla stessa barca professionale che affonda inesorabilmente – ma tutto ciò a profitto nullo. O reddito zero. O se preferite gratis. Nel frattempo mi telefonano da ogni parte di Italia e del mondo per regalarmi frasi di stima, di attaccamento affettivo, di ammirazione per la mia etica, per le mie elevate capacità e altre bellezze interiori di cui adesso frega davvvero il giusto.

Sì, perchè io non sono un monaco buddista. Non sono S. Francesco e non sono madre Teresa di Calcutta.

Vorrei spiegare a tutti questi che essere riformista e decidere di impegnarsi politicamente non è proprio come prendere e andare a costruire un pozzo o una scuola da qualche parte nel mondo. Io credo che ci siano attività che debbano essere gratificate anche con lo stipendio, il che non significa che debbano essere regalate, ma figuriamoci. Il culo che mi sono fatta in questi anni è vergognoso e certamente meritava di essere considerato più di quanto lo è stato. Ma il punto non è neppure questo.

Il punto è che sparisco perchè ho bisogno di fare altro e dovete farvene una ragione. Che non mi interessano più le mille beghe partitiche locali, che sto facendo una cernita dei miei programmi e l’asticella non calerà al di sotto delle europee 2014. Che non farò banchini, che non farò riunioni per litigare su questo o quell’assessore, che non vi insegnerò più la differenza tra proporzionale, maggioritario e premi di maggiornaza. Che se devo fare volontariato lo faccio con i gatti e i cani del canile di Sesto. Che mi avere rotto le balle. Che preferisco leggere un buon libro che le vostre inutili e sgrammaticate email. Che al momento ho di meglio da fare nella vita che pensare a voi.

Sono una donna, non sono una santa.

questi son forti segnali del destino

Ieri sono stata spedita a Roma per consegnare alla dirigenza nazionale dell’ ancor vivo Carrozzone il risultato delle mie ultime fatiche.

E’ sempre interessante viaggiare sui treni alta velocità nei giorni feriali e negli orari di punta, è un ottimo esercizio per facilitare l’incontro con uomini, se una fosse single per dire, molto più della palestra e del supermercato. Se viaggi sola, vestita seriosa, con lo sgurado truce, l’auricolare che si intreccia con gli orecchini, una montagna di documenti e scrivi furiosamente sul tuo taccuino azzurro, tutti i maschi presenti – target 45-60 anni, giacca e cravatta, orologio fico al polso, portatile perennemente acceso su una pagina di numeri incoerenti- ti sorridono, ti parlano, ti offrono il loro biglietto da visita.

Ma ieri, un banale 22 gennaio, è successo di più. Ho ricevuto chiari e decisi segnali dal Fato.

Davanti a me, nel viaggio di andata, erano seduti due dei Grandi Capi Dirigenti Figli di Put Lup Mannar dell’azienda dove lavorai e incontrai anni fa il Windsurfista. Figuri loschissimi, manco a dirlo. Non mi hanno riconosciuta o, come me, hanno fatto finta di non conoscermi, ma intanto la sgradevole sensazione che sarebbe stata una giornata lugubre si era impadronita di me. Sentirli parlare dei cavoli dell’azienda loro, in barba a tutti i lavoratori, mi ha inquietato non poco.

Bagnata da una pioggia tediosa, infine arrivo in sede e suono al campanello. Indovinate chi vedo  appena la porta si apre? L’Uomo del Monte, conosciuto altrimenti come Belzebù. Per me quest’uomo è il MALE POLITICO, e ieri  doveva essere dappertutto fuorchè lì. Soprattutto non dovevo incontrarlo io.

Io non riesco a crederci che sia stata solo una coincidenza.Il Fato in realtà mi ha rendicontato, in pochi attimi, il mio percorso professionale. Che lo avevo capito anche da me che tale trascorso lavorativo conteneva fatti e personaggi malevoli e pericolosi, ma forse, sì forse mi sta indicando la giusta direzione, mi sta dicendo di guardare avanti, di non perdermi d’animo, mi sta suggerendo di procedere guardinga nei miei primi passi verso l’ignoto.

Grazie, o Fato, di avermi ricordato che nella mia vita c’è stato abbondante spazio per della gente di merda. Per me, li avrei già tutti seppelliti nell’oblio.

Ma si sa, essi a volte ritornano.

lunedì

Consigli per un buon lunedì:

mai sedersi in treno accanto a un 60enne che legge “Il Giornale”. Ci si deve sorbire discorsi imbecilli per tutta la durata del viaggio e si scende in stazione già con la voglia di prendere a calci il mondo

dire di sì al cretino sorridente, dirgli: sì sono una scema aiutami tu delucidami tu genio, statista

nel momento di crisi massima darsi una passata di smalto che quello di sabato si è un pochino rovinato e mentre asciuga telefonare al dentista, al Socio, scrivere questo blog e pensare dove andare a mangiare

non pensare che il pomeriggio sarà peggio e che hai regalato una giornata al Carrozzone, senza ruote ormai, e che nella veste del suo glorioso presidente, detto anche THE DARK MAN, verrà a farti visita e tu ne facevi anche a meno

pensare che a casa ti aspetta la quiche alla zucca che hai preparato ieri e che di certo sarà la cosa migliore di questo lunedì

Have a nice day.

 

 

inizi di un 2014: quando le cose, se cambiano, cambiano in peggio

La mattina dell’1 mi sono svegliata e la prima cosa che ho visto riflessa nello specchio è stato l’inizio del mio herpes labiale, che non vedevo da moltissimo tempo e di cui, in tutta onestà, non sentivo la mancanza. Ecco la spiegazione di una febbriciattola che da giorni mi stava tormentando. Salutando quindi il nuovo anno a colpi di Zovirax ho però avuto la fortuna di passare una bellissima giornata di sole con alcuni miei carissimi amici. Mi son detta, quindi, ok che sarà mai un piccolo inizio di herpes?

Peccato che the very next day, mentre assaporavo la liberazione definitva da ogni impegmo sottoscritto con il Carrozzone, esso stesso, nella persona di un figuro sempre sorridente ed elegante, con una sindrome da onnipotenza e convinto che le tutte le donne del mondo siano le sue segretarie, mi faceva telefonare da una delle sopracitate, vocina da adolescente e aspetto telefonico di povera disperata postdiplomata, per intimarmi di presidiare l’ufficio del carrozzone a Firenze dal lunedì successivo, dalle 9 alle 19 compreso il sabato.

Così, senza altra spiegazione che mi mostrasse la logica e la legittimità della richiesta.

Ricapitolando: secondo questo io dovrei lavorare per il carrozzone gratutitamente sei giorni alla settimana 9 ore al giorno pagandomi trasporto e pasti. Ricapitolando: io ci ho messo circa 20 minuti di intenso brain storming per cercare di capire se avevo davanti un completo deficiente o un completo deficiente che pensa di essere furbo.Ricapitolando: mi è toccato scrivere una mail al signore elegante e sorridente e spiegargli la ragione per cui la sottoscritta non si sarebbe presentata nè ora nè mai all’ufficio centrale regionale.

Perchè cari amici ed amiche, dal 2 gennaio 2014 ho capito che bisogna sempre spiegare alle persone che in cambio di una prestazione lavorativa il lavoratore in genere richiede un contratto e uno stipendio.

Liquidata la faccenda e ovviamente non avendo ricevuto risposta alla mia pacata e chiarissima mail, figuriamoci, ho fatto la valigia e sono partita alla volta di Apuania per festeggiare la mia festa preferita, la Befana, decidendo con grande ingenuità di prendere il treno.

E ho preso coscienza che in questo inizio di 2014 le ferrovie sono precipitate in uno stato di indecenza conclamata. Ho corso da un binario all’altro con trolley e portatile al seguito per saltare su treni non annunciati, cambiati, spostati, in ritardo, in compagnia di 2 barboni che cercavano di andare a Empoli con bicicletta al seguito per andare a mangiare alla mensa dei poveri. Anche la qualità dei compagni di viaggio comincia a calare.

Ora, sono in attesa dell’arrivo della Befana, mentre la pioggia continua a cadere ossessiva e la notte un cane terrorizzato dai tuoni viene a dormire sul mio letto. L’aspetto con ansia, ho molte cose da dirle, quintali di carbone da farle recapitare, le voglio chiedere come fa a sopportare dopo centinaia di anni il genere umano, come fa a portare ancora dolci ai bambini sapendo che poi si trasformeranno in completi deficienti che cercano di fare i furbi. Le voglio chiedere se noi donne possiamo armarci di scopa da spaccare sulla schiena a tutti i maschi che ci credono eterne madri ed eterne segretarie nel migliore dei casi.

Buon 2014!

e infine

Arriva il momento di dire basta.

Basta alla disponibilità 24 ore su 24 per 365 giorni all’anno.

Basta fine settimana sacrificati a cose e persone di cui ormai non ti interessa più niente.

Basta a fare lo zerbino di maschi over 50.

Basta dire aye aye Sir.

Basta mandare mille mail al giorno e leggere mille insulti in risposta.

Basta ascoltare false promesse.

Basta ascoltare discorsi inutili.

Basta persone orribili.

Basta richieste assurde.

Basta stipendi ridicoli e contratti assurdi.

Basta Carrozzone. Basta, veramente.

Mister X a Londra mi aveva detto: “Vogliono succhiarti fino all’ultima goccia di sangue e non ti daranno niente in cambio”. “Mio Maestro e Profeta” risposi io “hai ragione, ma tanto vale tentare. A dire basta si è sempre in tempo”

Ecco il tempo è giunto: Basta.

Fate come se io non fossi mai esistita grazie.

 

se la fine

Stamattina, mentre mi stavo avviando verso la stazione con la testa rivolta alle faccende di lavoro, un furgone dell’unica ditta di imprese funebri del Sobborghino condotto dal suo titolare, un tale preciso sputato a Mr Magoo, mi ha quasi investito.

Anziché vedere il solito film della propria vita io ho cominciato a pensare cose tipo “i vecchi in questo paese sotterreranno tutti coloro che hanno meno di 60 anni” ” certo, che fine poco avventurosa e romantica” “se non altro contribuisco all’economia del Sobborghino” ” finalmente potrò dormire quanto voglio” “ora capisco come mai questo tizio ha fatto i soldi”. Invece Mr Magoo si è fermato in tempo, colpito forse dal rosa fucsia della mia cartella e tutto si è risolto con un “non l’avevo vista” e un ” male, vorrei capire le modalità di rinnovo delle patenti ai centenari”.

Ci pensate? Uccisa da un impresario funebre decrepito. E’ la giusta chiusura di una settimana infernale, di un periodo molto più infernale. E’ la grottesca conclusione di un percorso che sulla carta sembrava esaltante e che si è trasformato nella drammatica caricatura di sè stesso. E’ la fine di un progetto e dell’idea di un progetto. Ma Mr Magoo, parcheggiato il suo furgone in divieto di sosta, non pare minimamente interessato alle mie vicende, perchè mai dovrebbe esserne a conoscenza? Inoltre perchè penare? La sua impresa non conoscerà mai crisi e il giorno in cui lui stesso lascerà questo triste triste mondo non dovrà nemmeno porsi il problema di come pagarsi il funerale.

Io, al contrario, sono costretta a pensare al funerale di domani, dove nel migliore dei casi sarò tra i defunti e nel peggiore tra quelli  costretti a pagare le spese della cerimonia funebre. Spero solo che duri tutto molto poco e che il buffet sia decente.

da cosa mi accorgo che è finita l’estate

Sono uscita sul terrazzo per fare la lavatrice e sono stata travolta da una gelida tempesta. Quella che fino a ieri sera era una sonnolenta e arsa campagna, cullata dal canto delle cicale e dei grilli, di colpo si è trasformato nel più fosco dei quadri fiamminghi, con punte di gotico nel lampeggiare dei fulmini e nel mio umore alla vista di tutto ciò.

Ho dovuto riporre i miei smalti arancio, fucsia, verde metallico, verde menta e verde acqua, turchese e azzurro per lasciare posto al rosa pallido, al modesto viola chiaro, al sobrio tortora, al passionale e sofisticato rouge noir di Chanel.

Il mio profumo solare è stato sostituito dal pesante patchouli, che non passa mai inosservato neppure nelle serate più deprimenti. Le mie havajanas piangono invece, chiuse nelle scatole e al loro posto ci sono francesine, inglesine e stivaletti.

Ho ricominciato la palestra.

La mia BB cream comincia ad essere troppo scura rispetto alla tonalità della pelle.

Il governo è caduto. Sembra. Ma forse no. Ma forse sì. Ma forse è giunto il tempo di rispolverare il forcone e la ghigliottina. I vari Carrozzoni sono in fervente movimento e cercano di ottenere impegno, devozione ma persino solo un briciolo di attenzione da parte mia che però in questo momento sono presa da altro,  sconvolta da tutti i fatti precedentemente elencati – eccetto naturalmente quelli politici che quelli tanto li avevo già previsti da mesi- che indicano la terribile e inconfutabile verità, ossia che oggi è finita l’estate.

 

 

 

 

un giorno anche il bene vincerà

Non c’è romanzo o film che si rispetti dove i buoni non debbano passare milioni di peripezie prima di vedere trionfare il bene. Non c’è risultato che tenga se non viene prima sudato. Come dire: buono tu sai che niente sarà facile, che ci sarà qualcuno che crederà di essere più scaltro di te, più intelligente di te, che non si farà scrupolo di accantonare buoni propositi, nel caso li abbia mai avuti, che non si farà scrupolo di corrompere, comprare, ammaliare valvassini e valvassarri. Ci sarà chi si circonderà di stupidi, ignoranti, di meschini e li farà sentire migliore degli altri con promesse di grandezza eterna.

Ci sarà la sconfitta. Ci sarà, e non sarà amara come ti aspettavi. Ti lascerà al contrario un senso di serenità e pace, ti convincerà che qualsiasi sconfitta sarà migliore della vittoria di chi non è onesto, di chi gioca scorretto, di chi si batte per far valere solo logiche che puzzano di marcio. Non di muffa, ma proprio di putrefazione, di cancrena.

Ci saranno le notti della sconfitta, dove invece di contare i morti e i feriti conterai i tuoi compagni di battaglia, ancora vivi, ancora forti, felici ed esaltati che si perderanno nei lunghi abbracci. Gli abbracci dei compagni, niente è più bello e confortante di abbracciare gli eroi sconfitti  che hanno dato tutto, ma proprio tutto. Niente è più bello che sentire il loro grazie, niente è più dolce del dire loro grazie e di ripeterglielo all’infinito con il tuo abbraccio. Vedere le loro lacrime che poi sono le tue e poi sorridere insieme .

Cadere. E rialzarsi. E capire che in realtà non siamo mai caduti. Perchè i buoni non cadono mai. Perchè essere sconfitti non significa essere perdenti.

Perchè poi alla fine il bene trionfa sempre.