da bruxelles con amore

Il venerdì alle 13.00, alla conclusione dell’ultimo panel, li ho radunati attorno a me e ho detto loro: “Volate volate uccellini miei, ormai siete grandi abbastanza per andarvene da soli a visitare Bruxelles prendere la navetta e infine l’aereo per casa”

Loro non hanno colto appieno il significato della mia frase e mi hanno pigolato contro: ” dove andiamo a mangiare?”

Miei cari piccoli adorati bambini ventenni actually I don’t give a damn, io ho un appuntamento a pranzo con altri post quarantenni e non voglio più vedervi da qui ai prossimi due mesi. Siete a Bruxelles capite? Già mi suona strano che preferiate tornare da mammina anzichè passare il finesettimana a distruggervi qua, ma non sono affari miei. Perciò sparite.

Prima di questo dialogo perentorio ma necessario per la crescita equilibrata di quel gruppo di lagnosi bimbiminkia io ho dovuto sopportare: “la mia compagna di stanza sta ore in bagno a darsi lo smalto”, “dove possiamo mangiare italiano?” “piove, come facciamo ad uscire stasera?” persino un tentativo di sedersi al tavolo dove io e altri 5 vip stavamo cenando la sera precedente. Il tutto condito da borbottii su rimborsi e lamentele sui panini offerti per pranzo.

Basta. Da venerdì a domenica ho frequentato adulti e meno adulti internazionali, bevendo birra e mangiando cose leggere come il petit jambonneau. Ho trovato persino il tempo di visitare Anversa e di scovare presidi slow food belgi come questo:

DSC_0256

 

Annunci

di trasferte e di bambini al seguito

Da domani fino a domenica sarò a Bruxelles. Fatte le debite considerazioni, ho deciso di non sacrificare un paio di scarpe e una giacca per avere il mio portatile in valigia e quindi per qualche giorno sarò offline, almeno per quanto riguarda il mio blogghino.

Tra l’altro parto di pessimo umore, in piena sindrome premestruale e con l’ingrato compito di stare dietro a 6 bambini dai 22 ai 25 anni anni. Un branco di idioti che non sanno prendere un aereo da soli, partire per 3 giorni con un bagaglio a mano, che si lamentano di dover aspettare un’ora all’aereoporto perchè non c’è un treno più comodo.

Qualcuno a Bruxelles si è divertito molto a spargere la voce che io fossi responsabile del gruppo e da giorni il mio telefono e, ancora peggio, la bacheca messaggi di facebook, sono tempestati di richieste assurde.

C’è chi vuole vedere la partita mercoledì e vuole che Mister X cerchi un posto dove vederla. C’é che arriva  in ritardo rispetto a tutti ma pretende che tutti l’aspettino e in più ha il bagaglio in stiva perchè è impossibile avere un bagaglio a mano per tre giorni ( “mia cara persino io che sono posh ho un bagaglio a mano e ci sto pure 5 giorni, ma che cosa ti porti dietro, le tue cappelliere e la pelliccia?”). C’è chi chiede se la cena sarà italiana. C’è chi chiede quanto costeranno i taxi. C’è ancora qualcuno che chiede se per il parlamento europeo bisogna vestirsi eleganti (lì rispondo con memorabili foto di sedute in plenaria che spengono le speranze trendy delle bimbeminkia). C’è chi vuole conoscere il dna del proprio compagno di camera, non si sa mai.

Io, più penso a quando avevo 22 anni e più mi rendo conto di non essere stata mai così lagnosa. Però stronza sì, molto, e così ho inoltrato la richiesta calcistica a un Mister  X, notoriamente tifoso viola, il quale ha risposto fanculando in modo assai prevedibile, ottenendo senza nemmeno troppo sforzo l’identità del presunto juventino e segnandoselo sul suo taccuino nero. Ho anche riferito che una bimbaminkia faceva le bizze e ho ottenuto il permesso di abbandonarla al suo destino, lei e il suo baule, affinchè impari a sopravvivere nella tratta Charlesroi-Bruxelles Midi.

Ho poi detto a tutti i bimbi che la cena organizzata per loro sarà sublime, come ogni anno d’altro canto, e allo stesso tempo ho prenotato con un gruppo ineffabile di miei amici, tutti molto vecchi e tutti molto stronzi in un posto pare fichissimo, lasciando a loro gli orribili surgelati fritti di quell’ ignobile bettola.

Ora tutto tace: i bimbi sono tranquilli, le loro mamme pure e io mi pregusto giorni di puro divertimento. Nella speranza che il parlamento sia abbastanza grande per seminarli definitivamente.

one day (leggerò forse un libro decente)

E’ successo che mentre leggevo “Molto forte incredibilemnte vicino” di J.S.Froer (in italiano) con il Kindle, quella macchina infernale ha smesso di funzionare poichè scarico.  Io non trovando il carica batterie nascosto da qualche parte dal Windsurfista (lontano in Brasile) ho dovuto a malincuore lasciarlo a casa e, per non rimanere senza un libro da leggere sul treno, ne ho comprato uno cartaceo. Me ne avevano parlato bene, non so chi, sicuramente donne, sicuramente donne tristi, non lo so. Io l’ho preso e nel dubbio che fosse la solita cagata l’ho comprato in inglese che se non altro almeno leggo in inglese.

Sono a pagina 215.

Intanto è chiaro che è stato scritto da un uomo. Mi rifiuto di pensare che esistano scrittrici così masochiste da creare un personaggio sfigato come Emma Morley.

Emma Morley: tutto ciò che una donna non dovrebbe mai essere. Emma Morley: tutto ciò che per fortuna non sono mai stata anche se una certa parte di mondo spingeva a farmici diventare.

Lui, Dexter Mayhew è già più interessante, sebbene rientri nel clichè degli amori delle sfigate: un figo stratosferico pieno di soldi che non sa che fare della propria vita, fondamentalmente infelice, che scopa a destra e a manca, che beve fino all’alcolismo, che lavora in tv (!!!).

Emma Morley diventa insegnante, dopo aver fatto la cameriera, si veste in modo orrendo e dozzinale perchè -attenzione!- lei è femminista, non beve, scopa poco e male (ad un certo punto ha un fidanzato che mi chiedo: ma la dignità di una donna?), non frequenta luoghi malvagi come i locali da fighetti che frequenta il buon Dexter. Insomma una noia mortale. Chiaramente è da sempre innamorata di Dexter. Lui non si capisce, forse sì forse no. Boh.

Parte bene il libro, parte da una notte passata insieme. Francamente da questi due mi aspettavo qualcosa di diverso. Non diventano nemmeno trombamici. Emma, mio Dio Emma, il trombamico può essere una salvezza soprattutto se è figo, perchè pensare che debba per forza essere innamorato di te? Emma ragioni come poteva ragionare una ragazza italiana cattocomunista degli anni ’60.

Ok, sono solo a metà. Forse Emma alla fine fa il santo voltolone, lo capirò leggendo. Comunque lo spero per lei. Spero anche che Dexter non mi diventi un impiegato di banca salutista, questo sicuro. Per ora sto rimpiangendo non solo Froer ma la buona Erica Jong che era quasi riuscita a dare di noi donne un’immagine diversa. Ma anche la Austen: Elizabeth Bennet l’avrebbe presa a schiaffi questa tonta di Emma Morley. Per non parlare di Jane Eyre, mi par di vedere lo sguardo di pena che avrebbe avuto Jane nei confronti della goffa Emma che poverina si vede sempre brutta.

Vi farò sapere appena avrò letto la parola the end al miracolo letterario degli ultimi anni: “One day” di tale David Nicholls.

 

contesti sciistici

Siamo su un rifugio a 1800 metri circa. Pausa pranzo. Io e il Windsurfista stiamo prendendo una fetta di torta e un bombardino da dividere in due, dato che non abbiamo l’abitudine di mangiare sulle piste, non fosse altro perchè quando poi devi scendere le gambe ti diventano di stracchino. Siamo orrendi, come tutti lì dentro del resto. Scarponi, tute, capelli spiaccicati da casco e sudore, nasi gocciolanti e gote rubiconde per il freddo. Ad un tratto entrano loro: due bimbe sui venti anni moon boot, jeans skinny, moncler e borsetta fashion. Hanno i capelli in piega e sono truccate. Sono in ordine e bellissime, noi donne da pista sembriamo degli yeti ma anche gli uomini accanto a noi sono dei mostri. Fino a 10 secondi fa stavano decantando le nostre lodi perchè abbiamo affrontato un muro ghiacciato e ora sono lì a sbavare per delle fanciulle che come possiamo immaginare sono sicuramente appartenenti alla tipologia delle fichelesse. (Dicasi ficalessa donna che non fa niente, non ha hobby, non fa sport, figuriamoci sport dove si suda, si rischia e ci si rovina le unghie. Le fichelesse vanno al limite al mare dove passano le giornate sdraiate su un lettino o comprano borse finte dagli ambulanti, oppure vanno nei rifugi sulle piste da sci a prendere il sole quando c’è o a prendere l’aperitivo se nevica come in questa occasione). Gli uomini vengono attirate dalle fichelesse perchè non muovendosi mai hanno sempre piega e unghie a posto. Soprattutto non hanno capelli spiaccicati dal casco o la pelle irritata dal freddo e dal movimento all’aria aperta. Le due fichelesse tra l’altro erano in compagnia di amiche sciatrici in pessime condizioni che le hanno poi abbandonate al rifugio per tornare a divertirsi. Ma sono state servite e riverite da uno stuolo di uomini dementi, quelli che magari quando sei a 3000 metri e scivoli su un lastrone di ghiaccio e osi chiedere una mano ti dicono di non frignare e non rompere le palle. Ecco, ho visto quegli uomini lì aprire la porta per agevolare le fichelesse all’uscita  non sia mai che potessero scivolare con i loro moon boot  mentre ho visto le donne di quegli stessi uomini arrancare sulle scale per raggiungere una toilette in bilico su degli  scarponi da sci.

Finisco mesta il mio bombardino e davanti a me si materializza una scena surreale. Entrano due individui, una lei e un lui così agghindati: lei, pantalone, camicia e pull aperto sul davanti tutto estremamente casual con doposci, abbronzatura, capello in piega, rayban e labbra a canotto; lui, pantalone tuta- di quelli con il cavallo alle ginocchia per intenderci-, felpa aperta su maglietta scollatissima che lascia intravedere petto abbronzato, depilato e con un enorme tatuaggio, faccia allampadata, piercing al mento e cappellino. Dietro di loro una piccola folla di fans. -Secondo me sono due divi di Uomini e Donne- commento io, e non sono l’unica. Vedo gruppi di cattivissimi snowboardisti che si rotolano dalle risate. Come siano riusciti a salire fino a lassù, e per cosa poi, per me rimane un mistero.Un pò fuori contesto noto, senza sarcasmo lo giuro. E’ che erano veramente fuori contesto.

Rifocillati, riprendiamo casco e maschera, mi rimetto la giacca a vento, aggancio gli scarponi rovinandomi definitivamente lo smalto emerald bijoux n.24, mi infilo i guanti  e esco per tornare dai miei carissimi e amatissimi sci. E mi ripeto come un mantra: sono loro che sono fuori contesto, non io.