A volte ritornano

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Qualcuno di voi saprà che avevo fermamente e risolutamente deciso di non scrivere più. Basta, sei anziana, il climaterio è all’orizzonte, se bevi un limoncello ti ci vogliono tre giorni per riprenderti, la cellulite non è più un incubo ma una realtà, la vita è un noioso ripetersi di azioni insignificanti come alzarsi, fare colazione, fare i tuoi 3 lavori per portarti a casa un terzo di uno stipendio normale e così via. Senza contare la routinante vicinanza con veri dementi mononeuronici e testosteronici che continuo a frequentare perchè alla fine sono ancora in quel circo che si chiama politica. Continua a leggere “A volte ritornano”

Zero gradi di separazione

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un giorno qualsiasi di un anno qualsiasi di me a Bruxelles

Era giusto rimanere in silenzio per un poco. Ho lasciato trascorrere i giorni tra l’angoscia e la concitazione fino alle vacanze di Pasqua in un silenzio fatto di cani, mare e torte di riso della mamma.

Ho pensato a quella mattina, al fatto che ero alla stazione per andare in una cittadina toscana per un appuntamento di lavoro e su Twitter guardavo il fumo di Bruxelles e le notizie che mi arrivavano in diretta sul telefono. E’ logico che in quel momento la mia preoccupazione stava andando agli amici e colleghi che vivono in quella città. Non mi è passato per la mente neppure per un attimo che ci sarei potuta essere io in quella metropolitana, o all’aereoporto. Me lo ha ricordato un’amica che su Whatsapp mi ha chiesto:” dove sei?”. Continua a leggere “Zero gradi di separazione”

se il grande fratello è un aspirapolvere

E’ ormai abbastanza chiaro che la mia vita sta andando a rotoli. Arranco dietro a diversi progetti in fieri, alcuni stipendiati ma altri inesorabilmente no, con fatica, pervicacia e ottimismo. Maddài che bello, fai cose, vedi gggénte e lavori e si sa il lavoro in questi tempi.

Io non sono mai stata una di quelle donne con il senso profondo dell’ordine e della casa perfetta. Sono schifiltosa e quindi cerco di tenerla pulita ma sfortunatamente non ho abbastanza tempo per pulirla a fondo come vorrei e dopo anni di frustrazione ho deciso di lasciar perdere. E quando navigo nel lercio prego Iddio che mandi un’epidemia di peste bubbonica circoscritta in casa mia e colpisca l’inutile essere seduto sul divano che legge altrettanto inutili libri di nerd americani e indiani mentre io faccio tutto il resto. Continua a leggere “se il grande fratello è un aspirapolvere”

tempo di rottamarsi

Sabato ero a Roma. Un caro amico romano, denominato da noi fanciulle  “Il Manzo” a causa della sua fisicità manzesca e conturbante, mi invita a cena con altri amici.  Gli chiedo: -Sono a Roma, mi fate qualcosa di romano? Che so, una cacio e pepe o una carbonara?- – Ma sai-  risponde- siamo in diversi con problemi di salute e non possiamo strafare-. Nemmeno avessi chiesto: sono a Roma, una grande metropoli lussuriosa, mi procurate droga e alcool?

Affamata e con il terrore di dover mangiare insalata, mi reco a casa sua. Il Manzo è in splendida forma e così pure il suo migliore amico, altro figaccione. Faccio  foto e le giro via whatsapp al gruppo di donne disperate che ho lasciato in Toscana, sottolineando: ve l’avevo detto che dovevate venire.

Ecco, una donna nel fiore degli anni si aspetterebbe grandi cose da una serata del genere. Non necessariamente quattro dischi e un pò di whisky, ma almeno del buon cibo e del buon vino. Invece.

Grande riunione per capire cosa cucinare: il Manzo gira con fermenti lattici e tisane carminative e confessa che i lieviti lo fanno stare male. L’amico fusto depenna uova, panna e pancetta. Il formaggio? Dubbi. Pasta senza glutine? Forse. Le puntarelle? Sì, quelle sì ma senza aglio. Una bistecca grondante di sangue? Suggerisco io. Si trova un accordo, infine, e ci si mette a tavola.

Dieci anni fa avremmo parlato di sesso, droga, intrighi politici e rock’n’roll adesso di celiachia,anca malandata, colon irritabile, gastrite, Renzi, gufi, pensione e tasse. Dopo venti minuti sto dormendo sul mio bicchiere di chianti. Per inciso, l’unico bicchiere di chianti pieno.

Finita la cena ci spostiamo in soggiorno, io nella speranza di un grappino e poi di uscire per andare a divertirmi. Loro per continuare l’ennesima inutile e tristissima conversazione sul PD, Giachetti e il degrado di Roma. -Ma uscire no?- li tento io. Sospirano tutti, è freddo, c’è vento, perchè uscire, si sta tanto bene al calduccio. Io mi ero pure ritruccata e messa la polvere volumizzante sui capelli, in realtà avrei dovuto indossare un pigiama di flanella e finirla lì.

Quando arrivo a casa della mia amica che mi ospita, trovo lei, marito e bambini tutti svegli con patatine e coca cola a vedere Jurassic Word. Mi sarei divertita di più. Mai fidarsi dei quarantenni di oggi, sono tutti dei catorci. Rassegnazione alla vecchiaia incombente, e certo che però inutile fare i manzi se poi il fisico è quello del pollo.

Il giorno dopo però mi sono divertita UN SACCO. Siamo andati da Disney Store a cercare il vestito di Carnevale per la bambina: c’era il vestito di Cenerentola al ballo e vi assicuro che me lo sarei portato via. Sono senza speranza?

 

 

 

 

E’ più forte di me

Volevo chiudere. Volevo diventare seria. Volevo concentrarmi sulla mia crescita professionale, su blog commissionati, su progetti ambiziosi. Invece è più forte di me: ho bisogno di scrivere un diario cretino di tutte le assurdità che la vita mi regala.

Io ci ho provato, ve lo giuro. Pensavo che fare siti e scrivere contenuti per altri mi potesse far passare la voglia di scrivere idiozie. Al contrario, ne ho più voglia di prima.

Il punto è che nei blog/siti su commissione devo scrivere cose che non penso, non sento, non provo.  Qui invece se mi sveglio male posso dire a tutti voi  “Oddio un’altra giornata di cacca” e voi mi capite.

Mi mancavate. Questa è la verità.

Così, mentre questo raccapricciante anno si chiude vi aggiorno su un paio di cose.

  • a Natale ho mangiato tanti di quei tordelli che sarei dovuta morire per arterie bloccate e invece il giorno dopo la bilancia elettronica faceva 40.8 e perciò ho scoperto che i tordelli non fanno ingrassare e comunque son viva e vegeta
  • la mia nuova ginecologa è una tipa bionda, che fa le visite sui tacchi e mi dice che i mariti quando sono a casa da lavoro danno solo fastidio; io con la mia nuova ginecologa potrei uscire a fare serata di sole donne ma non so se questo è bene o male
  • il Windsurfista ha una costola incrinata e ciondola lamentandosi che non può andare in bici
  • stiamo tutti soffocando per lo smog anche nel Sobborghino

E allora tanto saluti da me e il fidato Oregon, il pino made in China di 180 cm che in questi giorni comanda nella mia casa di 38 mq . Ci rivediamo presto, molto presto.20151219_114429[1]

 

 

 

Heidi esiste ed è malvagia

Heidi esiste. Vive sulle montagne, è ignara degli sconvolgimenti che ci sono nel mondo, lassù tra le caprette che le fanno ciao e il vecchio nonno a far formaggio, ma insoddisfatta della propria vita si mette a fare affari e scende nelle inquinatissime città terroniche per partecipare ai convegni.

La scorsa settimana Heidi quindi è a questo convegno, in una terronissima città governata da pericolosi comunisti e finanziata da coop rosse, che regala case popolari agli zinghiri e ha un clima schifoso. In questo modo Heidi si presenta a me, ignara vicina di posto e convinta che le sue rubiconde gote, le scarpe da montanara e una ciospa di capelli in disordine facessero di lei quell’allegra fanciulla sempre sorridente tanto buona con gli altri. Ma no. Heidi non è così. Heidi odia i tedeschi, i comunisti, gli zingari e dice che la Toscana è brutta, il mare fa schifo e il mangiare è terribile. Heidi non capisce come mai gli italiani non vogliano più spendere soldi in capi di lusso e non parla di caprette nè della povera Clara, non mi mostra la foto di cani San Bernardo ma mi chiede la mail per motivi prettamente di interesse e mi chiede che razza di chiesa è quella in cui stiamo sedendo.

Heidi cara, le dico, non è una chiesa ma lo spitale degli Innocenti, opera grandiosa di un architetto e finanziata da una potentissima corporazione. Come dici? Quale governo ha permesso tutto ciò? Heidi, bimba mia, questa è un’opera di un mestro del rinascimento tale Brunelleschi che lo progettò tra il 1419 e il 1421,e finaziata dall’Arte di Por Santa Maria. Eh sì, all’epoca  esisteva Firenze, esistevano le banche e le corporazioni, si costruiva e si facevano affari qui, davvero.  Invece non esistevi te e le 4 catapecchie di legno da cui arrivi.

Heidi dopo aver scoperto che giù dalle Alpi esiste il mondo e non è svizzero ma Novi, è un po’ agitata. Dice che il catering fa schifo. Mi indica il piatto dei formaggi. Che cosa sono? Pecorini toscani di diversa stagionatura, le spiego. Barcolla, è smarrita: “Ma come in Toscana ci sono i pecorini?” Sì Heidi, i pecorini toscani sono anche piuttosto famosi. Non lo fate solo voi in alpeggio il formaggio, si fa anche in collina, anche nel deserto nordafricano se proprio vuoi saperlo. Ti dirò di più mia cara rubiconda fanciulla alpestre: in Toscana abbiamo anche le montagne e la neve. I laghi. Il mare. Le città. I paesi. I comunisti, i migranti e gli zinghiri. Siamo felici così. Tutto quello che tu pensavi di sapere sappìlo, qui lo sapevano già nel 1200. Tutto quello che vedi ora qui oggi, nel 1400 esisteva già.

Intanto sopraggiunge FdC che si siede accanto a me, lancia una rapida occhiata ad Heidi che sta straparlando. Poi in silenzio prende il suo potente smartphone e mi scrive: ” Questa Heidi è davvero molto aggressiva. Non mi piace per niente.” Sorrido alla rassicurante FdC. Ho un’alleata e non sono più sola.

Alla fine della giornata Heidi raccatta tutte le sue cose e va verso quel treno che la riporterà lassù nel suo piccolo e chiusissimo mondo, dove le prospettive sono differenti, dove potrà seguire i suoi affari da internet e stringere amicizia con i Sauditi, “gli unici che ancora sanno fare affari”. Un giorno i Sauditi saliranno anche da te Heidi, non ti preoccupare, e alle caprette gli faranno fare una bella festa. Garantito.