Sulla giostra

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Vi avevo detto dei cambiamenti in corso nella mia vita lavorativa. Nell’ultimo anno ho lavorato molto con FdC a questo progettino fashion che ora si sta allargando a qualcosa di più strategico, e com’è come non è siamo state accreditate in qualità di fashion bloggers a Pitti Uomo. Continua a leggere “Sulla giostra”

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se il grande fratello è un aspirapolvere

E’ ormai abbastanza chiaro che la mia vita sta andando a rotoli. Arranco dietro a diversi progetti in fieri, alcuni stipendiati ma altri inesorabilmente no, con fatica, pervicacia e ottimismo. Maddài che bello, fai cose, vedi gggénte e lavori e si sa il lavoro in questi tempi.

Io non sono mai stata una di quelle donne con il senso profondo dell’ordine e della casa perfetta. Sono schifiltosa e quindi cerco di tenerla pulita ma sfortunatamente non ho abbastanza tempo per pulirla a fondo come vorrei e dopo anni di frustrazione ho deciso di lasciar perdere. E quando navigo nel lercio prego Iddio che mandi un’epidemia di peste bubbonica circoscritta in casa mia e colpisca l’inutile essere seduto sul divano che legge altrettanto inutili libri di nerd americani e indiani mentre io faccio tutto il resto. Continua a leggere “se il grande fratello è un aspirapolvere”

Heidi esiste ed è malvagia

Heidi esiste. Vive sulle montagne, è ignara degli sconvolgimenti che ci sono nel mondo, lassù tra le caprette che le fanno ciao e il vecchio nonno a far formaggio, ma insoddisfatta della propria vita si mette a fare affari e scende nelle inquinatissime città terroniche per partecipare ai convegni.

La scorsa settimana Heidi quindi è a questo convegno, in una terronissima città governata da pericolosi comunisti e finanziata da coop rosse, che regala case popolari agli zinghiri e ha un clima schifoso. In questo modo Heidi si presenta a me, ignara vicina di posto e convinta che le sue rubiconde gote, le scarpe da montanara e una ciospa di capelli in disordine facessero di lei quell’allegra fanciulla sempre sorridente tanto buona con gli altri. Ma no. Heidi non è così. Heidi odia i tedeschi, i comunisti, gli zingari e dice che la Toscana è brutta, il mare fa schifo e il mangiare è terribile. Heidi non capisce come mai gli italiani non vogliano più spendere soldi in capi di lusso e non parla di caprette nè della povera Clara, non mi mostra la foto di cani San Bernardo ma mi chiede la mail per motivi prettamente di interesse e mi chiede che razza di chiesa è quella in cui stiamo sedendo.

Heidi cara, le dico, non è una chiesa ma lo spitale degli Innocenti, opera grandiosa di un architetto e finanziata da una potentissima corporazione. Come dici? Quale governo ha permesso tutto ciò? Heidi, bimba mia, questa è un’opera di un mestro del rinascimento tale Brunelleschi che lo progettò tra il 1419 e il 1421,e finaziata dall’Arte di Por Santa Maria. Eh sì, all’epoca  esisteva Firenze, esistevano le banche e le corporazioni, si costruiva e si facevano affari qui, davvero.  Invece non esistevi te e le 4 catapecchie di legno da cui arrivi.

Heidi dopo aver scoperto che giù dalle Alpi esiste il mondo e non è svizzero ma Novi, è un po’ agitata. Dice che il catering fa schifo. Mi indica il piatto dei formaggi. Che cosa sono? Pecorini toscani di diversa stagionatura, le spiego. Barcolla, è smarrita: “Ma come in Toscana ci sono i pecorini?” Sì Heidi, i pecorini toscani sono anche piuttosto famosi. Non lo fate solo voi in alpeggio il formaggio, si fa anche in collina, anche nel deserto nordafricano se proprio vuoi saperlo. Ti dirò di più mia cara rubiconda fanciulla alpestre: in Toscana abbiamo anche le montagne e la neve. I laghi. Il mare. Le città. I paesi. I comunisti, i migranti e gli zinghiri. Siamo felici così. Tutto quello che tu pensavi di sapere sappìlo, qui lo sapevano già nel 1200. Tutto quello che vedi ora qui oggi, nel 1400 esisteva già.

Intanto sopraggiunge FdC che si siede accanto a me, lancia una rapida occhiata ad Heidi che sta straparlando. Poi in silenzio prende il suo potente smartphone e mi scrive: ” Questa Heidi è davvero molto aggressiva. Non mi piace per niente.” Sorrido alla rassicurante FdC. Ho un’alleata e non sono più sola.

Alla fine della giornata Heidi raccatta tutte le sue cose e va verso quel treno che la riporterà lassù nel suo piccolo e chiusissimo mondo, dove le prospettive sono differenti, dove potrà seguire i suoi affari da internet e stringere amicizia con i Sauditi, “gli unici che ancora sanno fare affari”. Un giorno i Sauditi saliranno anche da te Heidi, non ti preoccupare, e alle caprette gli faranno fare una bella festa. Garantito.

bimbe (e madri ) d’oggi

Siamo invitati da un’amica a un aperitivo a casa sua. Non ci mettiamo in tiro ma insomma ci diamo una spolverata e io indosso un vestitino estivo e un paio di sandali con il tacco. Perchè fa caldo e perchè con quel vestito le ciabatte fanno schifo. Mi sto giustificando per il tacco, e non va bene.

Quando arriviamo ci apre la porta una graziosa figlia di amici della nostra amica che, non appena adocchia le mie scarpe, inizia a lanciare gridolini deliziati: – Mi fai provare le tue scarpe? Fammi porvare le tue scarpe. Ti prego ti prego, fammi provare le tue scarpe- La mamma è con lei. Non so che fare. Nell’impossibilità di comprendere la pedagogia moderna e per il quieto vivere le dico sorridendo – Ma certo amorino, tieni le mie scarpe- Che poi, no, che schifo, penso per lei, cioè sono un’adulta a piedi nudi, potrei avere la peste nera. Ma la madre non fa una piega e faccio indossare alla bimba le mie scarpe. Barcolla sui tacchi per un minuto poi me le restituisce -Grazie grazie- -Prego tesoro, non c’è di che-  La bimba si gira verso la mamma e fa: -Mamma mamma posso andare scalza?- e la mamma le risponde- Aspetta, ti metto i calzini. Sai-fa rivolta a noi- ha un fungo ai piedi e non vorrei lo attaccasse a tutti.

Ora.

Io, o madre di pargola fungina, ti chiedo di dirmi il perché. Perchè hai permesso a tua figlia con fungo al piede di rubarmi le scarpe – che già mi pare un atto abbastanza sfacciato non fosse altro perchè non siamo né parenti né amiche e io non lascerei mai che mia figlia tediasse una sconosciuta a una festa affinché si levi le scarpe perchè lei ci possa giocare- e di attaccarmi quindi un fungo. Non so, ci sta che sia all’antica, ma porco troll, io devo partire per le vacanze, sono atterrita da germi patogeni e micosi assassine, perchè minchia mai non hai fermato quella piccola untrice prima che entrasse nelle mie scarpe? Mi odi? Odi i miei piedi? Odi le donne che girano con i tacchi? Sei solo tonta? Eri distratta dall’avvenenza del Windsurfista? Dimmelo, confessa e sarai perdonata.

Ho guardato il Windsurfista con gli occhi pieni di lacrime. Lui mi ha risposto: – Cosa vuoi che ti dica, anche io sono allibito-

Bene, ho imparato la lezione che con i bambini non bisogna mai farsi venire scrupoli. A costo di sembrare la strega bacheca la prossima volta le scarpe rimarranno al loro posto e non mi farò commuovere da lacrime infantili e demenze materne. E infine una domanda me la pongo: perché sempre a me? Perché?

di treni, disastri e bei vestitini

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Giornata faticosa quella di ieri. FdC con un colpo di mano dei suoi è riuscita a ottenere due inviti per la sfilata del Polimoda di Firenze, organizzata in occasione di Pitti Uomo. Vi avevo detto che è appassionata di moda? Ora lo sapete. Devo dire che è molto proattiva e grazie alla sua proattività siamo riuscite a spacciarci per sedicenti “esperte di comunicazione e costume” di una società (prestata da un nostro amico comune) e quindi ci siamo trovate un posto sedute in prima fila nella zona dedicata alla stampa. Telefonino, blocchetto appunti, un paio di giornalisti toscani che conosco e che so non essere assolutamente consapevoli di quello che avevano davanti (vestiti) e che per tutta la durata della sfilata hanno sbadigliato, ridacchiato, dormito e di certo non hanno capito niente. Invece i ragazzi del Polimoda sono stati bravi e a noi alcune cose sono piaciute, altre meno, qualcosa ci ha entusiasmato.

A me hanno entusiasmato anche gli invitati, quelli del giro, e i loro vestiti. In generale i giorni di Pitti Uomo rendono Firenze molto pittoresca, che non fa mai male. La sfilata si è tenuta in una villa in centro sul Lungarno, posto da fiaba dietro l’angolo di via Palazzuolo che invece è il simbolo del degrado del centro storico fiorentino, un mix fashion & lercio che rendeva l’atmosfera post contemporanea e pregna di contraddizioni.

Il ritorno è stato drammatico, e non perchè indossassi un paio di tacchi, ma perchè lo sciopero dei treni che doveva finire alle 17.00 non è finito e si è protratto nel tempo e io sono arrivata al Sobborghino alle nove e mezzo di sera insieme a un Loredano stravolto anche lui, trovato tra i pendolari inferociti sparsi per la stazione alla ricerca di un mezzo di trasporto. Nella settimana di Pitti Uomo uno sciopero dei treni serviva davvero. Serviva anche il non rispettare l’orario dello sciopero e lasciare i pendolari a piedi. Ma questi sono i sindacati, l’Italia e e soprattutto Trenitalia .

Che tu possa fallire, maledetta. Scabbia a voi, che siate ricoperti di pustole del deserto, che vi venga la tigna e la rogna. Io vi odio e vi scatenerò addosso le fiamme  di Drogon o la fiatella del pendolare dopo 12 ore fuori casa. Vi detesto e vi auguro perennemente l’ascella degli utenti in corsa tra un binario e l’altro per salire sull’unico treno in partenza. E soprattutto: il Nord non  dimentica e i Lannister pagano sempre i loro debiti.

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amici sì, no, forse

In questi giorni sto pensando molto alla gestione delle mie relazioni personali. Tutti noi abbiamo una cerchia di conoscenze, più o meno larga. Nel corso degli anni la mia si è allargata a dismisura e come tutte le cose ha subito delle trasformazioni: alcune conoscenze sono diventate qualcosa di più mentre al contrario certe amicizie che mi sembravano solide si sono sciolte come neve al sole. Ci sono poi conoscenze che vorresti rimanessero tali ma che dall’altra parte del rapporto tendono a voler esser qualcosa di più. Ossia, a te non importa di avere questa persona come un’amico/a, ma egli/ella insiste.

Che fare in questi casi? Io ammetto che non ho il coraggio di trattare male una persona che, anche se non rappresenta per me il massimo del divertimento o della simpatia, con me ha un atteggiamento amichevole. Cerco di mantenere una certa distanza, senza essere offensiva e con gentilezza e alla fine finisco per passare una serata o il tempo di un caffè con la persona in questione senza tanti problemi. Anzi, a volte è pure piacevole. A piccole dosi la maggior parte delle persone è piacevole.

Tutto questo per dire che non posso ringambare per l’ennesima volta FdC, che oltretutto ha passato un brutto periodo, si è confidata con me e, povera creatura, ho provato per lei del sincero affetto e comprensione. Quindi una pizza da asporto a casa sua per vedere le foto del matrimonio non mi sembrava una cosa così terribile ma per il Windsurfista tutto ciò non ha senso.

Lui non ne vuole sapere. E’ pazza, dice, mi inquieta, non sopporto il marito, figurati se spreco una serata per uscire con loro quando non ho tempo per vedere i miei amici. Che poi non è vero, i suoi amici sono come lui, e cioè asociali, e si vedono una volta all’anno per annunciare tra l’altro matrimoni a tradimento. Io, che forse sono diplomatica fino al ridicolo, sostengo che una cena una volta all’anno con FdC e marito si può anche fare, oltretutto non saremmo nemmeno noi 4 da soli. Sei falsa, mi accusa lui. No, sono diplomatica e gentile, ribatto io.

Cosa è meglio quindi? Fare gli stronzi duri e puri o andare, che in fin dei conti FdC con me è sempre gentile- seppur nelle sue modalità che a volte mi lasciano interdetta? O davvero la politica mi ha permeato a tal punto che le mie relazioni personali sono gestite come delle relazioni pubbliche? Eppure mi par di essere anche troppo severa. Sto tagliando i rapporti con amici, ma soprattutto amiche, che nel corso di questi anni si sono dimostrati completamente disinteressati alla mia esistenza oppure che trovo profondamente noiosi, prevedibili e limitati.

Grosse questioni che non troveranno mai un punto di incontro tra me e il mio spigolosissimo uomo. Nel frattempo, e a proposito di nuove amicizie, abbiamo passato una bellissima domenica di novembre con altri blogger toscani, cucinando e mangiando sul nostro balcone all’ultimo sole autunnale, ridendo di cose cretine e meno cretine, divertendoci così tanto da dimenticarci di servire lenticchie indiane e semifreddi al torroncino. Pazienza, ci sarà modo di replicare. Però ora voi cercate di convincere il Windsurfista ad andare a mangiare la pizza da FdC. Pensate che lei si sia arresa?

Tsé.

l’estate (non) sta finendo

Se devo trovare un leit motiv per la mia estate 2014 sarebbe questo: la solitudine. E non nella sua accezione negativa, no, direi una meritata solitudine,un ritiro spirituale se vogliamo. Certo che non sono mancati i momenti di socievolezza, direi che cercare la solitudine in Apuania con famiglia + cugina problematica invadente + le mie amiche era una mission impossible. Che poi con le mie amiche sono uscita volentieri, la Cugina Problematica è un capitolo a parte, a piccole dosi è pure piacevole. Piccole. Dosi. Appunto.

Con il Windsurfista abbiamo privilegiato mete marine, ma c’è pure scappato un giretto in una Val d’Orcia sempre suggestiva. I 3 giorni in barca a vela, Golfo di Baratti e Capo Castello all’Isola d’Elba, sono stati bellissimi: dormire sempre in rada e far vita di barca ci piace moltissimo. Nessuno dei due soffre il mal di mare, nè abbiamo esigenze particolari che so la ricerca di lusso su un albero di 14 metri, il voler spazio per leggere- sempre in 14 metri, la paura di squali improbabili, il non saper nuotare, il non voler rinunciare allo shampoo e balsamo per 2 giorni. Credete che non esistano persone che montano su una barca a vela con tutte le richiesete sopra citate? No, esistono e sono intorno a noi. Tralascio le esigenze alimentari su cui si potrebbe scrivere un tomo di sociologia contemporanea applicata, sappiate che per evitare crocifissioni in situ eviterò di indicare quella della coppia in barca con noi, dieta che ha causato: 1. un’inutile spesa di denaro- la cambusa infatti era comune- per alimenti cretini (su di una barca poi) 2. l’invadenza alimentare sui piatti altrui “eh ma se mangi questo morirai presto/se mangi invece questo tutti i tuoi mali spariranno/questa è la dieta migliore/ tutto ciò che dice la scienza nutrizionale è falso. Ora, io mai mi sognerei di commentare quello che mangiano gli altri, ma si sa essendo liberale et libertaria non faccio testo e dovrei sapere che in questo paese faccio parte di una minoranza in via d’estinzione. 3. i commenti dello skipper altrimenti detto nostromo e chiamato da me “Spugna” per l’incredibile somiglianza con il famoso omonimo. Tralascio anche i bei momenti notturni della stessa coppia che ignara – o consapevole chissà-  del fatto che su una barchetta è come se si dormisse tutti insieme, hanno scopato come conigli, rendendoci partecipi di tutte le loro posizioni e momenti clou.

Ma questo non ha scalfto minimamente il nostro buonumore per essere finalmente in mare. Io e il Windsurfista appena svegli  ci tuffavamo in un’acqua liscia e trasparente, dalle molteplici sfumature,  nuotando con i tanti pesci. Branchi di occhiate e saraghi, ma anche acciughe e ombrine. Per niente sazi della vita di mare, poi, sabato abbiamo caricato l’auto con le tavole e la tenda e siamo scesi a Talamone, per regalarci ulteriormente due giorni di mare  e natura, approfittando di un altro bellissimo fine settimana. E in effetti siamo stati molto fortunati perchè sia in barca che in campeggio abbiamo trovato sole, caldo e mare calmissimo. Ieri c’era pure vento e qualcuno si è divertito molto con tavola e vela.

E adesso? Adesso per me c’è il ritorno al mio quotidiano impegno per voltare pagina. Sono piuttosto ottimista nei confronti del prossimo futuro e credo di aver chiaro in mente che cosa voglio fare. Delucidazioni arriveranno as soon as possible. Intanto mi godo l’abbronzatura e i benefici del mare sulla mia anima e sul corpo: metabolismo revitalizzato, una pelle radiosa, fisico scattante e asciutto. E’ ancora presto per il letargo invernale.