palloni o boe?

Vado in piscina e trovo le corsie affollate. Mugugnando, cerco di capire il perchè e vedo che due sono “riservate”. Mentre sono a macinare vasche, la mia cuffia a forma di squalo con antenna sensibile incorporata alla pinna, lancia il segnale -Attenzione attenzione rilevata alta concentrazione di testosterone-

Tiro su la testina e vedo alcuni giocatori dell’Empoli Calcio che stanno per entrare in vasca. Ma vedi te che riservano due vasche perchè questi pallonari si devono aggiustare le ginocchia, penso. Oddio, per bellocci son bellocci, fisici allenati, qualcuno statuario, tatuaggi più abbondanti dei peli. Donne che nel frattempo bevono acqua clorata perchè distratte da tutti quei corpi atletici, che se lo avessero saputo si sarebbero presentate in modo più decente. Di certo non con costumi interi e cuffie a forma di squalo.

La distrazione finisce quando l’allenatore aggancia a tutti il salvagente di polistirolo, quella cosa ridicola che si mettono le signore che non sanno nuotare per fare acquagym, e poi tutti  quanti cominciano a galleggiare come paperini goffi in acqua.  Tutta la magia testosteronica è finita così, con quella ciambella di salvataggio. Torno con la mente ai miei esercizi di fisioterapia con la carrucola e sardonicamente  ghigno pensando che allora non sono solo io sono un catorcio e che comunque, carrucola o no, ero sempre in grado di nuotare, mica come loro . Insomma, più che il pallone questi mi hanno fatto venire in mente delle boe.

Sono tornata a fare le mie vasche e sul volto dei nuotatori maschi ho visto aleggiare sorrisini di rivincita oltre ad assistere improvvisamente a parecchie virate eseguite alla perfezione.

Io son pronta ma….

Ci sono poi loro. Quelli che quando devi partire, per andare ovunque, ti mettono in guardia da stupratori, assassini, terroristi, bombaroli, scippatori che in alcune zone del mondo- cioè tutte- secondo loro abbondano e stanno aspettando me ignara donna solitaria dotata di trolley Carpisa azzurro carta da zucchero che vago spersa in metropoli affollate con una mappa in bella vista in mano. Sempre che non sia già perita nel viaggio di andata a causa di un incidente aereo. Perchè come sappiamo gli aerei cadono sempre e tu stai per salire su un aereo, sappi che potresti quindi morire proprio domani.

Magari invece vai in bicicletta da qualche parte e ti avvisano che poresti cadere e spaccarti i denti, la testa, rimanere sotto un tir che per caso viaggiava in quel momento su di una pista ciclabile. O hai deciso di andarti a vedere la Juventus.: omioddddio lì mi aspettano utlras violenti, bottigliate in testa, guerriglia urbana e i soliti stupratori.

Nemmeno stavolta sono riuscita a scamparla. Credevo di aver scelto un evento innocuo e invece no. Ho scoperto che i concerti rock sono la cosa più pericolosa di questo pianeta. Oltre a serial killer travestiti da fan quattordicenni che ti mettono la droga nel bicchiere, si aggirano terroristi di ogni risma e colore, bombardano dal cielo e poi uccidono la band e tutti i loro fans.

Loro son convinti di questo. Quando snocciolano le tragedie imminenti che ti stanno per capitare pensano di essere utili. O ganzi. Ma no. Non lo sono. Sono dei menagramo che portano una sfiga immensa. Se tu non li ascolti, ti inviano la sfiga via sms e whatsapp. Cioè tu apri whatsapp e ti trovi scritto “speriamo che non succeda niente di brutto” e non stai partendo per una missione di guerra ma  stai mettendo l’orociok in borsa per non aver fame durante l’attesa dello spettacolo.

Vorresti rispondere così: ma perchè invece di perdere tempo ad elencarmi una serie di disgrazie che possono capitarmi non esci di casa e non vivi? Ma come puoi pensare di essere carino, amichevole, amorevole ed educato ad augurare la morte a qualcuno che sta per fare qualcosa? Io son pronta a tutto, per carità, ma tu smetti di guardare final destination 9 e vivi. Là fuori, amico, c’è un mondo che ti aspetta. Pericoloso, certo, ma bello.

dormire dolce dormire

C’è stato il terremoto. Anche stanotte, dico. Epicentro a una quindicina di km dal Sobborghino, intensità della scossa più grossa 3.5 scala Richter. Lo hanno sentito tutti, anche chi giaceva con me in quel momento.

Io no. Io non mi sono svegliata nemmeno con una scossetta di terremoto. Ho l’atroce dubbio di essere una potenziale candidata a rapine notturne  o a morte causata da  qualche catastrofe naturale, tutto per colpa del mio sonno pesante. Comunque ho sognato di essere in guerra, che bombardavano le case e che tremavano le pareti. Forse il terremoto l’ho effettivamente sentito ma non sono riuscita a svegliarmi.

Tutto ciò è lievemente angosciante. Non il fatto che io dorma così tanto, ma il terremoto. O anche il fatto che io dorma così tanto. A scanso di equivoci  ho convinto il Windsurfista a non chiudere la porta con le solite 47 mandate di chiavi. Di certo dormirò più leggera sapendo che in caso di una scossa forte non debba cercare per tutta la casa un paio di chiavi per uscire. Tanto tutta questa criminalità io al Sobborghino non la vedo.

september issue

DSCN0104

September Issue è il numero più importante dell’anno di Vogue. Deve essere in grado di dare serie e chiare indicazioni su quali saranno le tendenze dell’anno a venire, deve aprire una stagione nuova, deve orientare lo spirito di noi comuni mortali che ci addentriamo verso il buio di corte e fredde giornate invernali.

September Issue è una metafora del prossimo futuro, della chiusura di una stagione, dell’apertura di nuovi orizzonti che non siano il riprendere una routine malsana e stagnante.

Per la verità io sono già molto stanca. Questo settembre mi ha posto di fronte a questioni rancide così come anche a due enigmatici quadri di Piero della Francesca , La Resurrezione e la Madonna del Parto, che mi hanno infuso una corroborante inquietudine per il mio presente, spingendomi a correre verso un ignoto, ma certamente migliore, futuro.

E poi c’è l’India, che mi è entrata dentro. L’India e i suoi tramonti liquidi, l’India infestante come le sue foreste, che ti mette con forza davanti all’imperscrutabilità dell’universo a dispetto della nostra testarda e occidentale volontà di spiegarlo. L’India e il suo popolo così lontano da noi e non solo geograficamente, ma che mi ha insegnato a pazientare di fronte alla lentezza snervante di tutte le cose, che comincio ora a capire perchè mi sono posta con umiltà davanti a loro. Ma davvero è umiltà? O forse anche io mi sono arresa alla sua imperscrutabilità tutta orientale?

Questo numero di settembre è quindi il ventre gravido della Madonna di Piero della Francesca e la tentazione di abbandonarsi al ripetersi inesorabile della ruota della vita. Una contraddizione, in effetti. O forse lo è solo in apparenza.