E’ più forte di me

Volevo chiudere. Volevo diventare seria. Volevo concentrarmi sulla mia crescita professionale, su blog commissionati, su progetti ambiziosi. Invece è più forte di me: ho bisogno di scrivere un diario cretino di tutte le assurdità che la vita mi regala.

Io ci ho provato, ve lo giuro. Pensavo che fare siti e scrivere contenuti per altri mi potesse far passare la voglia di scrivere idiozie. Al contrario, ne ho più voglia di prima.

Il punto è che nei blog/siti su commissione devo scrivere cose che non penso, non sento, non provo.  Qui invece se mi sveglio male posso dire a tutti voi  “Oddio un’altra giornata di cacca” e voi mi capite.

Mi mancavate. Questa è la verità.

Così, mentre questo raccapricciante anno si chiude vi aggiorno su un paio di cose.

  • a Natale ho mangiato tanti di quei tordelli che sarei dovuta morire per arterie bloccate e invece il giorno dopo la bilancia elettronica faceva 40.8 e perciò ho scoperto che i tordelli non fanno ingrassare e comunque son viva e vegeta
  • la mia nuova ginecologa è una tipa bionda, che fa le visite sui tacchi e mi dice che i mariti quando sono a casa da lavoro danno solo fastidio; io con la mia nuova ginecologa potrei uscire a fare serata di sole donne ma non so se questo è bene o male
  • il Windsurfista ha una costola incrinata e ciondola lamentandosi che non può andare in bici
  • stiamo tutti soffocando per lo smog anche nel Sobborghino

E allora tanto saluti da me e il fidato Oregon, il pino made in China di 180 cm che in questi giorni comanda nella mia casa di 38 mq . Ci rivediamo presto, molto presto.20151219_114429[1]

 

 

 

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il rientro

Rientro il 29 mattina, con una temperatura oscillante tra lo zero e l’uno, aprendo la porta mi colpisce un odore pungente come di solvente per le unghie rovesciato e, respirando a malapena, spalanco le finestre. Ho lasciato il Windsurfista 2 giorni solo, cosa può essere successo?

Non faccio in tempo a posare valigia e borse cariche di cibarie di mammà che mi precipito come un segugio a cercare l’origine di quella puzza irrespirabile. Sniffando come un maiale da tartufo arrivo al vassoio della frutta e trovo un limone, o almeno ciò che ne resta, impolverito. Una polvere di muffa a forma di limone che emana l’dore di acetone.

La domanda che mi pongo non è perché il Windsurfista abbia lasciato quel mostro geneticamente modificato nel vassoio ma come non si sia potuto accorgere della puzza. Ecco signori, con quest ultimo misterioso atto ad opera di un genio dell’informatica io vi lascio alle vostre riflessioni (per esempio la mia: questo è ciò che capiterà al mondo dominato dagli informatici : una muffa putrescente generale e loro ineffabili a programmare roba).

Per ora vi saluto e ci rivedremo nel 2015, si spera con qualcosa di ganzo da raccontarci.

Buon Natale

Il menu di Natale prevede i soliti spostamenti lungo la Fi-Pi-Li, nipotame sparso ovunque, regali scambiati e a volte scambiati nel senso che si sbaglia la persona e allora ci sono momenti imbarazzanti prima di capire che il dopobarba non era per me ma per il Windsurfista, come condimento due padri insopportabili -per fortuna uno al giorno e non tutti e due insieme- due madri ai fornelli, i miei dolci, alcool a fiumi per tirarci a su.

Buon Natale a tutti. E ricordate : sono sempre i sogni a dare forma al mondo (cit. Luciano)

natale is coming soon

L’esercito degli acquirenti natalini si è improvvisamente riversato nel centro città. Treni, parcheggi sotterranei e autobus hanno vomitato centinaia di scarponcini con tacco, pellicce vere e finte, passeggini fotonici, bambini obesi e fanciulle strizzate in leggins multicolor.

I negozi low cost sono stati presi d’assalto e povere commesse cercano di accontentare le richieste più assurde, mantendo una calma zen nei confronti di donne scortesi e ragazze che in cerca del regalo giusto letteralmente sfasciano gli scaffali.

Queste persone non sanno camminare, si vede che sono abituate ad avere la macchina sotto il culo per 364 giorni l’anno, arrivano da zone del contado remote e sembra non abbiano mai visto città, biciclette, sanpietrini e infatti ogni tanto boiadè parte il moccolo per la caviglia troncata da un passo falso del plateau, impellicciato nella maggior parte dei casi,  tacco 12. Devono avergli raccontato di temperature polari perchè molti hanno piumini che nemmeno le squadre di esploratori dell’Antartide. Piccoli cani con cappottino rosso o tartan decorano graziosamente il tutto, completando un quadretto quasi osceno. Cani che cagano cacche invisibili ma persistenti, che non vengono raccolte perchè figuriamoci se io tocco la merda del mio cane con il cappottino tartan.

Amo Firenze, amo il Natale ma ci sono giorni in cui fuggirei. E sì che durante la settimana mi perdo nelle luci colorate e nelle delicate decorazioni che rendono ancora più magica la città, ma a 15 giorni dal fatidico 25 dicembre fuggirei in Amazzonia.

Così mi rinchiudo in casa a impastare biscotti e aspetto che la fiumana in cerca del cadeau natalizio riprenda la sua macchina, inforchi la FI-PI-LI e porti la prole a desinare dall’amico MacDonald. I regali intanto li cercherò su Amazon.

Tra una cosa e Londra

Nel frattempo sono accadute cose. Molte noiose, qualcuna interessante. E’ venuto un freddo cane, ho realizzato che tra poco è Natale.

Ho stilato una lista di mansioni da sbrigare: comprare chili di burro, pennarelli per le decorazioni alimentari, zenzero in quantità. Avrete capito che i miei prossimi programmi saranno a base di zucchero, lucine colorate, christmas tea, poncini caldi e via discorrendo. Sto persino pensando di comperare un maglione di lana a fantasia natalizia. L’ispirazione mi è venuta facendo la fila per entrare in un locale di Covent Garden sabato sera, accanto a me c’era un gruppo di ragazzi biondinientemale inglesi, visibilmente upperclass, che indossavano solo quel tipo di maglione. Credevo fosse un gruppo buontempone e invece ho visto uomini indossare quei maglioni ovunque e il fatto mi ha reso di buon umore.

Ah già, che sciocca. Dimenticavo di dirvi che giovedì mi hanno spedito a Londra, in una delegazione quasi totalmente maschile, dove ho realizzato quanto noi donne italiane si sia toccato il fondo.Quando parli con un ministro svedese donna, con le delegazioni olandesi e norvegesi, quando ti rendi conto di come siano ben organizzate le donne in Spagna, ecco noi dimostriamo di essere indietro anni luce. Ma non ne voglio parlare qui. Questa è una battaglia che porto avanti pubblicamente e ne parlerò altrove.

Invece godetevi i miei recenti ricordi londinesi, perchè io amo follemente Londra. La amo di un amore irrazionale, con una passione quasi sconcia. La amo per il suo grigiore, per le sue luci notturne, per le decorazioni natalizie, per come vendono il tè, per Liberty, per i suoi angoli sudici, per le signorine upper class, per il cosmopolismo, per la victoria sponge alle 5.

Non ho avuto molto tempo per godermerla, ma pur di assaporare ogni singolo secondo cercavo di viverla il più possibile. Persino la mattina presto, prima dell’inizio dei lavori, gironzolavo a Canary Wharf, o meglio sotto Canary Wharf, mescolata ad altri cappottini e caffè bollenti in mano, a mangiare una danese e scambiare due chiacchiere mattutine con perfette sconosciute e perfetti sconosciuti.

Poi via dentro a uno degli incredibili edifici di Canary, affacciati su quello che una volta erano docks e paludi e che ora offrono una vista come questa:

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Ma comunque la mia preferita rimane questa:

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Sì, mi piacciono le lucine natalizie e tanto per restare in tema: pensate forse che non mi sia comprata il Christmas Pudding già confezionato da Harrod’s?

Non vedo l’ora di vedere le facce di tutti quando lo assaggeremo!