il nuovo giocattolo

Alla fine Loredano si è dovuto arrendere all’inevitabilità del fato: il forno era troppo vecchio e la cuoca stanca di dover sfornare pizza molliccia, pane crudo e dolci bruciacchiati e non lievitati aveva smesso di cucinare. Ci si stava avviando verso la pericolosa china del crudismo e Loredano ha capitolato.

Calo di glicemia? Avversione per i cibi crudi? Voglia di un pollo arrosto? Continua a leggere “il nuovo giocattolo”

Che c’è per colazione?

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Essendo in questi giorni molto ispirata, nonostante il caldo, e anche annoiata dalla solita colazione mi sono decisa a rifare le brioches. Dopo anni di tentativi falliti, successi completi o a metà, credo di aver trovato la formula giusta anche con l’utilizzo del lievito madre. Inutile dire che la parola magica è lievitazione lunga, nel mio caso 10-11 ore a temperatura ambiente, ossia 21-23 gradi.

La mia pasta madre è abbastanza matura ormai e mi regala grandi soddisfazioni. Per la ricetta ho utilizzato una farina W260, tagliata con della manitoba, burro biologico, uova dei suoceri di mia sorella – provenienza valle del Magra- e limoni del giardino dei miei genitori. Gli ingredienti sono molto importanti ma anche l’occhio e il tatto nel capire il grado di umidità dell’impasto e sistemarlo a seconda dei casi. Ecco perchè è difficile dare delle dosi precise, soprattutto per quanto riguarda la farina.

Il risultato fragrante e profumatissimo lo vedete nelle foto, Loredano si è già ingozzato stamattina inzuppandole nel latte, io le preferisco con il mio salvifico caffè. Non è una colazione da tutti i giorni ma ogni tanto vale la pena regalarsi un momento dolce speciale.

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riflessioni sul fine settimana in un lunedì di pioggia

Siccome sentivo che ultimamente non si socializzava più, sabato ho intimato a Loredano (ormai poco windsurfista): “o usciamo in mezzo ad altre persone o divento isterica”. La natura mi piace molto ma ultimamente abbiamo fatto solo trekking e gite in luoghi molto verdi, molto impervi e molto selvaggi. Così in uno splendido outfit composto da spolverino blu navy con manica arrotolata, jeans bianchi e sneakers a stampa floreale mi sono fatta accompagnare dal buon Loredano in centro. Dopo una bella passeggiata a lui è venuto in mente di prendere un gelato e ci siamo fermati alla gelateria di Santa Trinita dove i gelati sono effettivamente buoni e non sono caccole microscopiche come in moltissime altre gelaterie fiorentine che si spacciano per chic. Ci siamo anche seduti per evitare di sporcarci (questa è una parte sostanziale ai fini della narrazione successiva). Naturalmente io mi sporco lo stesso perchè la decorazione di mirtilli che la ragazza mi poggia in bilico sulla mia coppetta mi casca sulla coscia e Loredano mi dice che è perchè non mangio con le gambe aperte. Che vuoi, gli rispondo, noi donne in genere non apriamo le gambe quando mangiamo. Comunque i miei jeans bianchi non sono molto messi male e procediamo con la gita. Stanchi e accaldati optiamo per una birretta in un pub del centro. Siamo gli unici italiani. Il resto degli avventori sono americani ventenni maschi e femmine ubriachi marci alle 5 del pomeriggio. Le femmine mi guardano il sedere e ridono. Io penso che sia perchè ce l’ho grosso ma poi guardo il loro e non capisco. Ma chissenfrega di quelle galline alcolizzate, io e Loredano ci sbaciucchiamo al bancone e ci facciamo i cavoli nostri, più che altro Loredano mi fa notare che in un pomeriggio con due gelati e due birrette sono partiti venti euro.

Venti euro per due birre e due gelati.

Improvvisamente ci ricordiamo delle pinte di birra molto meno costose assaporate nei seguenti posti: Londra, tutta l’Irlanda, la Scozia, i baretti texani e quelli in Arizona, un pub ad Huntington Beach e ovviamente Bruxelles, il paradiso della birra a poco prezzo. Quando torno a casa e mi tolgo i jeans scopro un’enorme striscia di cioccolato spiaccicato e capisco perchè le americane ridessero di me. Impreco contro Loredano che non si è accorto che girava con una con del cioccolato sul sedere e mi chiedo se mai i jeans torneranno come prima. La domenica il tempo è così così, io impasto il pane e faccio una torta. Preparo un primo di gamberetti e fiori di zucche freschi e un dessert di fragole e ricotta. Poi alcuni amici ci invitano ad andare a mangiare una pizza in un posto dove giurano e spergiurano sia buonissima. E infatti lo è. Il posto è davanti alla stazione di uno squallido avamposto dell’industria conciaria toscana ed è gestito da un napoletano e la pizza è davvero buona. Non mi è venuta la colite, quindi fidatevi.

Insomma il fine settimana è volato via in un battito di ciglia e mi sono svegliata che era un lunedì di pioggia. Ma al mio risveglio mi aspettava la mia crostata di grano saraceno alla marmellata di more e tutto, anche l’idea di dover usare candeggina sui miei jeans, mi è sembrato bello. Loredano fino all’ultimo ha sperato di potersi calare nei panni del Windsurfista ma anche stavolta il vento  ha dato buca. E’ uscito in versione ingegnere con l’ombrellino in mano e mi ha fatto tenerezza. Speriamo solo che almeno i treni non abbiano seguito la tradizione del ritardo del lunedì quando piove, per il povero Loredano potrebbe essere troppo.

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di torte, di mare e di come a volte vorrei essere l’invitata

Sono stata cooptata per preparare la torta di compleanno del leoncino.

Da quando sono finite le elezioni, il compleanno di mio nipote è il primo evento sociale a cui partecipo. Il che la dice lunga sulla mia socievolezza. E’ anche l’ennesimo evento a cui non sono semplicemente invitata ma alla cui riuscita devo contribuire. Nella fattispecie preparando il pezzo forte: la torta. Una volta le madri facevano le torte, le facevano le nonne, al limite le zie zitelle. Ora no, ora le torte le chiedono a spin doctors falliti, stanchi e con la cervicale.

Ma le mie torte piacciono, di sicuro più dei candidati di cui gestisco le campagne elettorali. Piacciono molto anche i miei aperitivi e le mie cene. Ho ricevuto diverse telefonate in questi giorni e tutte si sono concluse con un: quando riorganizzi qualcosa?

Gentili amici, se proprio devo essere sincera credo di aver organizzato fin troppi aperitivi, iniziative culturali , presentazioni di libri, cene vegane, carnivore, islamiche, politically correct, ho impastato pizze, infornato torte, assemblato dolci – sì ASSEMBLATO, ci sono dolci talmente complicati che si assemblano- tutto questo con leggerezza, entusiasmo, gioia, dedizione, stoicismo e passione, con budget ridicoli e scadenze penose. Dico, miei cari, ma uno di voi, uno qualsiasi non potrebbe per una volta organizzare anche solo un caffè, con un pò di panna giusto per dar colore, e invitarmi? Senza magari chiedermi di portare la panna montata. Ecco, lo apprezzerei, davvero sappiate che sarete da me molto apprezzati.

Nel frattempo fingo di non aver sentito mia madre al telefono che esclama”non vorrai mica andare al mare domenica mattina????? c’è una festa da organizzare”.

Dear Mother and dear Sister- in-Law, la mia presenza non solo allieterà la festicciola dei mocciosi ma permetterà a questi ultimi di avere una torta. Torta che domenica pomeriggio sarà pronta per l’uso ma nel frattempo smettete di scassarmi le balle e lasciate che una vecchia MILF si arrostisca al sole della domenica mattina (che daranno 30 gradi, capite? 30 gradi e io con 30 gradi se mi trovo in un posto di mare vado al mare) e le tartine spalmatevele da voi. Io tutto quello che spalmerò sarà la crema su questo povero pallido corpo e se sarò fortunata troverò pure un SUP per prendere il largo e meditare sul mio prossimo futuro.

 

 

 

 

 

Tra una cosa e Londra

Nel frattempo sono accadute cose. Molte noiose, qualcuna interessante. E’ venuto un freddo cane, ho realizzato che tra poco è Natale.

Ho stilato una lista di mansioni da sbrigare: comprare chili di burro, pennarelli per le decorazioni alimentari, zenzero in quantità. Avrete capito che i miei prossimi programmi saranno a base di zucchero, lucine colorate, christmas tea, poncini caldi e via discorrendo. Sto persino pensando di comperare un maglione di lana a fantasia natalizia. L’ispirazione mi è venuta facendo la fila per entrare in un locale di Covent Garden sabato sera, accanto a me c’era un gruppo di ragazzi biondinientemale inglesi, visibilmente upperclass, che indossavano solo quel tipo di maglione. Credevo fosse un gruppo buontempone e invece ho visto uomini indossare quei maglioni ovunque e il fatto mi ha reso di buon umore.

Ah già, che sciocca. Dimenticavo di dirvi che giovedì mi hanno spedito a Londra, in una delegazione quasi totalmente maschile, dove ho realizzato quanto noi donne italiane si sia toccato il fondo.Quando parli con un ministro svedese donna, con le delegazioni olandesi e norvegesi, quando ti rendi conto di come siano ben organizzate le donne in Spagna, ecco noi dimostriamo di essere indietro anni luce. Ma non ne voglio parlare qui. Questa è una battaglia che porto avanti pubblicamente e ne parlerò altrove.

Invece godetevi i miei recenti ricordi londinesi, perchè io amo follemente Londra. La amo di un amore irrazionale, con una passione quasi sconcia. La amo per il suo grigiore, per le sue luci notturne, per le decorazioni natalizie, per come vendono il tè, per Liberty, per i suoi angoli sudici, per le signorine upper class, per il cosmopolismo, per la victoria sponge alle 5.

Non ho avuto molto tempo per godermerla, ma pur di assaporare ogni singolo secondo cercavo di viverla il più possibile. Persino la mattina presto, prima dell’inizio dei lavori, gironzolavo a Canary Wharf, o meglio sotto Canary Wharf, mescolata ad altri cappottini e caffè bollenti in mano, a mangiare una danese e scambiare due chiacchiere mattutine con perfette sconosciute e perfetti sconosciuti.

Poi via dentro a uno degli incredibili edifici di Canary, affacciati su quello che una volta erano docks e paludi e che ora offrono una vista come questa:

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Ma comunque la mia preferita rimane questa:

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Sì, mi piacciono le lucine natalizie e tanto per restare in tema: pensate forse che non mi sia comprata il Christmas Pudding già confezionato da Harrod’s?

Non vedo l’ora di vedere le facce di tutti quando lo assaggeremo!

Berlin, ah Berlin

In questo periodo di silenzio per così dire letterario, ho lavorato molto, mi sono depressa molto, ho passato del tempo a letto la sera con il Windsurfista scambiandoci le rispettive deprimenze e infine ho preso con lui la tempestiva decisione di fare le valige e scappare a Berlino.

Non ci volevano lasciare andare.

A Peretola un filo di vento ha bloccato molti aerei, ma il nostro era il più figo di tutti e grazie ai moccoli blasfemi di un Windserfista incline al pianto e scatti d’ira, siamo decollati.

A Berlino ci hanno mandato temporale, tuoni, fulmini e una pioggia incessante. Ma tanto avevamo le giacche a vento, l’albergo era splendido, il piumino del letto caldo e la colazione la migliore di sempre. Il Windsurfista aveva le lacrime agli occhi per la commozione ogni mattina. Al quarto giro del buffet ho temuto che arrivasse il buttafuori come a Las Vegas: era chiaro che ormai lo stessero tenendo d’occhio dalle cucine!

Stando là mi è presa una terrificante botta di nostalgia per la vita in Germania,e ho parlato tedesco anche quando era inutile. Sono tornata al Berlin Republik per la birra. Ho rivisto musei e strade e negozi che amavo, e musei e negozi nuovi di zecca. Il Windsurfista si è sparato una quantità di currywurst imbarazzante, ma devo dire che l’esperienza del currywurst sotto i binari nei pressi della Hauptbanhof è stata impagabile. Finanzieri, studenti, vecchie signore e ubriaconi gomito a gomito a mangiare patatine e salsicce, tutti strizzati dentro questo buchetto unto e caldo.

Poi il pane. Il pane tedesco. Quanto mi mancava il pane tedesco. E la Berliner Weiss e Prenzlauer Berg con localini, parchi e un libanese assolutamente meraviglioso.

E basta, poi son tornata. Ho ritrovato un posto freddo piovoso ma con trasporti mal funzionanti, gente che urla al cellulare, il mostro dalle mille teste decerebrate per cui lavoro e una gatta inferocita. Comunque no problem: per combattere la deprimenza ho due chili di cioccolata (sì proprio due chili e quindi?) comprata al centro Ritter Sport. Un posto bellissimo, con piramidi colorate di Ritter, Ritter mini e Ritter maxi. Ritter preparate lì per lì nel bicchiere. Insomma il paradiso.E dato che non volavo con la fottutissima Ryanair , ho messo nel bagaglio rigorosamente a mano i miei due chili di cioccolata.

Tschuss!