vai a fare del bene

Io ci tengo alla salute. Tengo alla salute mia e del Windsurfista, l’amore della mia vita. E la salute passa da un’alimentazione sana. E io amorevolmente servo alla mia dolce metà non schifezze precotte, non tonnellate di pasta alla carbonara, non cotolette unte. No, io servo al mio amato un minestrone con bulgur e quinoa.

Che importa se poi lui si caca l’anima nel cesso dell’ufficio la mattina dopo? Che importa? E’ tutta salute!

Però ora basta cibo per galline se poi oltre a deprimersi a cena ci si deprime in un cesso dell’ufficio. Stasera mi sa che si mangiano i bucatini all’amatriciana.

Non ricordo di aver mai avuto effetti collaterali con quelli.

se un corso di economia domestica vale più di cento MBA

Ogni volta che parto, ogni singola volta , ogni volta che si prospettano giorni di solitudine, il Windsurfista entra nel panico. Al netto di lecite tristezze (mi manchi, il letto è vuoto e carinerie simili) ho il forte timore che la tristezza/panico sia a causa della necessità di autogestirsi in casa per alcuni giorni. Ogni volta, da ormai 6 lunghissimi anni, quando parto devo lasciare decine di post-it sparsi per casa, attaccati ad ogni elettrodomestico per spiegare cosa fare, come fare e quando farlo.

Io devo spiegare a un ingegnere l’utilizzo di una lavatrice. Questo mi lascia perplessa, ve lo devo proprio dire. Devo spiegare a un uomo adulto che per mangiare deve aprire il frigorifero, scegliere qualcosa , accendere il fornello per cuocerlo e poi mangiare.  Devo specificare che se piove i panni stesi sul terrazzo vanno messi in casa. O ricordare che c’è da portare giù la plastica o la carta per la raccolta. O che il bagno va tenuto pulito perchè si possono prendere malattie (io più che altro) ma anche perchè semplicemente fa schifo vedere un bagno  sporco.Che l’aspirapolvere è stato inventato per spazzare casa in un minuto. Che la montagna di vestiti usati lasciati sparsi in giro non fa arredamento ma puzza e si riempie di polvere.

Ecco, ma a parte l’ordine che uno da solo gestisce come gli pare, ossia per me puoi campà anche coi barattoli di tua madre e dormire in una cuccia che nemmeno il mio cane basta che poi al mio rientro sia tutto a posto. Ecco io non mi capacito del fatto che lui candidamente ammetta che devo lasciare scritte le cose sennò se le dimentica o non sa come fare.

Dato che io non sono laureata in economia domestica, nè di mestiere faccio la casalinga, altresì mai stata educata a fare la donna di casa ma ho imparato per necessità negli anni a fare queste cose, mi chiedo perchè lui non ci riesce? Quale difficoltà di ragionamento comporta lo studio dell’economia domestica? Con  master roboanti, lauree sperluccicanti, 4 lingue straniere, voi esseri umani del terzo millennio perchè avete bisogno di un post-it che vi spieghi come mangiare un uovo ?

Sappiatelo: non vi sopporto più.  Non sopporto nemmeno la vostra modernità e l’utilizzo di whatsapp per chiedermi cosa c’è in frigo quando potete vederlo da voi. La verità è che invece di spendere soldi per l’ennesimo inutile corso di aggiornamento dovreste farvi un corso di economia domestica dalla vostra santa madre che , ormai unica, vi sopporta, o fa finta, e non scocciate più donne che per natura mangerebbero solo buste di minestroni findus e magari in quel momento stanno parlando di democrazia rappresentativa con un parlamentare del Kazakistan.

Per questa ragione chiedo che venga inserita quale materia obbligatoria in tutte le scuole l’economia domestica, per maschi e femmine, ed eliminare qualcosa di completamente inutile come il greco antico, che a me serve solo per mandare a fanculo in modo colorito un windsurfista qualunque che mi dice” non mi hai scritto che quel pollo  congelato in frigo  non era per me”, io che credevo che un laureato in materie scientifiche arrivasse a capire che un pollo intero surgelato è qualcosa da utilizzare per una cena con invitati e non per cucinarselo in un padellino da solo.

Uomini e donne che fate domande  su quale detersivo usare per i vostri calzini alla/al  vostra/o partner in missione in Cambogia, vi prego studiate. Leggete, comprate il calendario di Frate Indovino, fate ricerche utili per una volta  su internet e volate via dal nido. Intraprendete questo viaggio nell’universo domestico da soli, scoprirete che non è poi così complicato, noioso forse, ma non complicato.

(N.B. sono stata biasimata per aver congelato il pollo intero e non a pezzetti in sacchettini separti)

i pessimi: per noi fiorai e cartolai potrebbero fallire

Ci risiamo. Come ogni buona tradizione, per la nona volta consecutiva io e il Windsurfista ci siamo dimenticati di festeggiare l’anniversario del nostro, della nostra, del.

Come definirlo innanzitutto. Dopo un paio di uscite ci siamo messi insieme. Oddio messi insieme proprio proprio no, per dirla alla facebook it was complicated. Ci siamo messi a limonare molto, questo sì e anche altro. Oh yes, per sei fantastici ma brevissimi mesi non ci siamo alzati dal mio letto fatto di assi di legno dell’ Ikea, chiamato affettuosamente da noi “la cuccia”. Poi forse dopo abbiamo deciso che quello in effetti era stare insieme. Sebbene, a pensarci ora, una sera fredda di dicembre io gli chiesi “ma noi quindi stiamo insieme?” e lui, ineffabile e vago come sempre, rispose “secondo te?” e io ottimista nella fase dell’innamoramento folle e dell’inebriamento da sesso sfrenato volli capire “sì certo stiamo insieme”.

Fatalmente non abbiamo più ripreso l’argomento. Magari per paura delle risposte. O per incuria. Insomma gli anni sono passati. Io ho traslocato. La cuccia è stata regalata con un bieco colpo di mano da mia madre a mia sorella perchè la mettesse nella sua casa di montagna, dato che in casa dei miei occupava spazio e non era utilizzata. Noi da it was complicated siamo passati a un più rassicurante in a relationship.

Quindi di sicuro 9 anni che ci frequentiamo. Anni fa, in un impeto di decenza,  siamo risaliti al nostro primo bacio controllando alcune mail che ci mandavamo all’epoca per darci appuntamento ( so che vi sembra triste ma le mail funzionano meglio del telefono e costano meno e in questo caso sono risultate più utili) e da lì abbiamo deciso che il giorno del primo bacio doveva essere quello da festeggiare. Bene, alla fine non lo abbiamo mai festeggiato.

E’ che ce ne dimentichiamo, capirai non è come un matrimonio che per forza di cose te lo devi ricordare, tipo per quelle 234 foto orribili che hai pagato un capitale e che troneggiano in tomi pesantissimi rilegati in pelle di facocero o appese in enormi e inquietanti stampe nel salotto di casa; oppure il compleanno perchè almeno quello ce lo ricordiamo, o anche il giorno della laurea che te lo ricordi perchè è stato il giorno in cui hai mandato definitivamente affanculo genitori e sistema scolastico.

Il primo bacio rimane nella mente vivido, ne senti ancora il sapore, ma intorno a lui c’è la nebbia- forse perchè era una notte nebbiosa? -, l’oscurità -eravamo in una notte buia?-, la confusione.

E così niente fiori, niente cioccolatini, bigliettini poi manco a parlarne. Roba da far fallire tutto il sistema economico che gira intorno alle espressioni commerciali dell’amore.

E niente litigi da entrambi le parti. Non c’è cosa più triste per me vedere coppie che litigano per aver mancato questo o quell’anniversario. Noi invece siamo persi nelle nostre vite, ci incontriamo ogni giorno , se vuoi persino per caso, ci ritroviamo nel buio della notte e nello stesso letto a sentire ancora il sapore di quel primo bacio, che è vero non ricordiamo quando è stato dato ma il come, oh quello sì, ce lo facciamo venire in mente il più spesso possibile. Senza mai dimenticarcelo.