Buon 2017!

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Credere alle favole non è solo un gioco, ma è un sano esercizio per la mente. Capita poi che con un piccolo sforzo si riescano a raggiungere i castelli che sognavi da bambina, scoprire che esistono e toccarli con mano. Certo, bisogno attivarsi. Non lasciare cioè che la vita ti scorri accanto e vederla correre via e brontolare perchè qualcuno corre con lei e tu no.

Corri anche tu. Nuota anche tu. Salta anche tu. Continua a leggere “Buon 2017!”

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tempo di rottamarsi

Sabato ero a Roma. Un caro amico romano, denominato da noi fanciulle  “Il Manzo” a causa della sua fisicità manzesca e conturbante, mi invita a cena con altri amici.  Gli chiedo: -Sono a Roma, mi fate qualcosa di romano? Che so, una cacio e pepe o una carbonara?- – Ma sai-  risponde- siamo in diversi con problemi di salute e non possiamo strafare-. Nemmeno avessi chiesto: sono a Roma, una grande metropoli lussuriosa, mi procurate droga e alcool?

Affamata e con il terrore di dover mangiare insalata, mi reco a casa sua. Il Manzo è in splendida forma e così pure il suo migliore amico, altro figaccione. Faccio  foto e le giro via whatsapp al gruppo di donne disperate che ho lasciato in Toscana, sottolineando: ve l’avevo detto che dovevate venire.

Ecco, una donna nel fiore degli anni si aspetterebbe grandi cose da una serata del genere. Non necessariamente quattro dischi e un pò di whisky, ma almeno del buon cibo e del buon vino. Invece.

Grande riunione per capire cosa cucinare: il Manzo gira con fermenti lattici e tisane carminative e confessa che i lieviti lo fanno stare male. L’amico fusto depenna uova, panna e pancetta. Il formaggio? Dubbi. Pasta senza glutine? Forse. Le puntarelle? Sì, quelle sì ma senza aglio. Una bistecca grondante di sangue? Suggerisco io. Si trova un accordo, infine, e ci si mette a tavola.

Dieci anni fa avremmo parlato di sesso, droga, intrighi politici e rock’n’roll adesso di celiachia,anca malandata, colon irritabile, gastrite, Renzi, gufi, pensione e tasse. Dopo venti minuti sto dormendo sul mio bicchiere di chianti. Per inciso, l’unico bicchiere di chianti pieno.

Finita la cena ci spostiamo in soggiorno, io nella speranza di un grappino e poi di uscire per andare a divertirmi. Loro per continuare l’ennesima inutile e tristissima conversazione sul PD, Giachetti e il degrado di Roma. -Ma uscire no?- li tento io. Sospirano tutti, è freddo, c’è vento, perchè uscire, si sta tanto bene al calduccio. Io mi ero pure ritruccata e messa la polvere volumizzante sui capelli, in realtà avrei dovuto indossare un pigiama di flanella e finirla lì.

Quando arrivo a casa della mia amica che mi ospita, trovo lei, marito e bambini tutti svegli con patatine e coca cola a vedere Jurassic Word. Mi sarei divertita di più. Mai fidarsi dei quarantenni di oggi, sono tutti dei catorci. Rassegnazione alla vecchiaia incombente, e certo che però inutile fare i manzi se poi il fisico è quello del pollo.

Il giorno dopo però mi sono divertita UN SACCO. Siamo andati da Disney Store a cercare il vestito di Carnevale per la bambina: c’era il vestito di Cenerentola al ballo e vi assicuro che me lo sarei portato via. Sono senza speranza?

 

 

 

 

la giusta rotta

Uno fa i suoi piani, che già non è semplice, ma per niente, poi quando pensa di che sia giunto il momento di metterli in atto succede qualcosa che rimette in discussione tutto.  E’ sempre difficile ponderare le cose e cercare di capire cosia sia meglio per te, soprattutto quando in entrambi i casi le certezze non esistono  e il futuro è una nebulosa ignota e all’apparenza ostile. E’ in questi momenti che vorrei un mentore che mi consigliasse. Pensavo di averlo trovato, ma a volte mi par di essere io il mentore del mio mentore.

Mi toccherà leggere l’oroscopo. O assoldare una cartomante. Cercare una palla di vetro magica. Seguire il mio istinto.

O anche non scegliere e seguire entrambe le strade che ho davanti e poi, come da 43 anni a questa parte, navigare a vista. Prima o poi troverò la giusta rotta.

deprimenze autunnali o anche de profundis

La goccia che ha fatto traboccare il vaso della deprimenza di questo afoso lunedì di fine ottobre è una dolorosa contrattura alla coscia, che non mi permette di camminare in modo decente e che mi causa trilli di dolore e moccoli quando mi sdraio o mi alzo dal divano e dalla sedia. Ieri ho avuto i primi sospetti e oggi dannazione ne ho la certezza. Natalia La Russa, la mia allenatrice di sicura provenienza bolscevica, non potrà impartirmi la sua dose di esercizi sovietici conosciuti volgarmente come “aerobica”. Volevo riprendermi fisicamente da una tre giorni brussellese e da un fine settimana passato più che altro tra letto, cucina e 51 pollici. Niente, ho anche il vago sospetto che la contrattura sia stata causata da certe posizioni di letto che nulla hanno a che vedere con il riposo notturno e non so se piangere per questo o ringraziare un Windsurfista in evidente forma smagliante.

La verità è che mi sento vecchia, depressa e pure gonfia. Gonfia della vita che sto conducendo e gonfia di ritenzione idrica da SPM. Vecchia perchè rimango bloccata dopo una notte di sesso. Depressa perchè tutto mi sta deprimendo.

Il mio lavoro, il tempo, questa casa, il Sobborghino più morto che mai e l’erboristeria Isola Verde che non mi avverte che mi stanno per scadere i punti che mi darebbero il diritto al 30% di sconto su tutti i prodotti.

Mi stanno deprimendo la Leopolda, l’entusiasmo alla Leopolda, le cazzate alla Leopolda, le critiche alla Leopolda. Mi deprime il Carrozzone. Mi deprimono in particolar modo i maschi del Carrozzone. Mi deprime la lontananza di Mister X attualmente in Buthan in missione e beato lui, altrochè. Mi deprime il fatto che non ho un gatto, grazie al quale sarei meno depressa, e mi deprime il fatto che ultimamente a Bruxelles, sesso a parte, mi diverto più che in Italia.

Lo so, fra una settimana esatta la deprimenza defluirà con il ciclo ma, per ora, sta coscia bloccata la vedo zeppa di cellulite che lei e solo lei, la feroce Natalia La Russa avrebbe potuto sgonfiare a colpi di step. Non mi rimane altro che dar fondo alle ultime scorte di Ritter (sì, quella di Berlino, gelosamente custodita per momenti come il presente), al tè bancha e sperare nella magnanimità di un Windsurfista geisho che possa rimettere a posto, con un colpo da maestro,  la mia muscolatura.

quasi fatta

Piove e a tratti c’è il sole. Potrei definire il mio umore in questo modo. Intanto non sopporto più l’invadenza delle idee delle persone. La valanga di idiozie che devo sorbirmi tutti i giorni su faccialibro è devastante, meno male che twitter argina il fenomeno del “complottismo occulto” e quello della scemenza dilagante. Siccome so di essere cattiva con gli ignoranti nel senso che ignorano e gli imbecilli nel senso che imbellono, cerco di distrarmi con passatempi innocui.

Ad esempio ascoltare come un mantra “I I follow I follow you deep sea baby” che calza a pennello con certe mie poco intime situazioni. Oppure comperarmi un paio di scarpe con il tacco, una versione sadomaso delle scarpe da tango per intenderci. Leggo molto, anche le riviste di moda.

Ho passato le ultime tre settimane in una ridicola fase di deprimenza acuta, vivendo da frate trappista e mangiando cioccolata di qualità mediocre, alla fine mi sono attaccata a un beverone drenante, amaro come il veleno, che mi ha rapidamente riportato alla realtà. Ossia che sono troppo bella e intelligente per deprimermi per colpa di un branco di scemi e di sceme. Ho festeggiato il compleanno del Windsurfista, ho accettato senza piantare grane di comperargli il regalo che mi ha chiesto (un orrendo paio di scarpine di gomma da windsurf), ho smesso di mangiare cioccolata.  Certo, non sono ancora fuori dal tunnel ma almeno ho ricominiciato a scrivere sul blog.

 

C’è che

C’è che notizie da amici mi hanno reso triste. E un pochino più arrabbiata del solito. C’è che sto organizzando delle belle serate a tema con Mister X e mi sto stancando anche se mi diverto. C’è che stasera dovrò presentare un candidato premier qualunque davanti a 300 persone e mi sto cacando sotto. C’è che mi hanno proprio incastrato. C’è che mi sono portata dietro un trolley con dentro un blazer nero di Les Copains che trovo irresistibile sui miei jeans skinny e un paio di tronchetti tacco 12 neri, nuovi di zecca, di Guess. C’è che morirò prima di freddo e poi successivamente di caldo, non riuscirò a cenare, mi romperò lo smalto prima dell’inizio, mi sbaglierò a leggere i nomi e i cognomi. C’è che non saprò che cavolo dire e sono lì sopra perchè volevano qualcuno che sapesse cosa cavolo dire, oltre che naturalmente far bella presenza. C’è che ho visto 48 gatti a pelo lungo che cercano casa, bellissimi, e so che il Windsurfista non me ne prenderà mai uno. C’è che quel baldo giovane per venire a vedere me stasera, ha preso l’auto per recarsi al lavoro alle 8 di stamane e ha impiegato 2 ore per percorrere 28 km, facendomelo notare con diversi sms. C’è che ho l’herpes che cova sotto lo zovirax  e che esploderà appena le luci della ribalta saranno puntate su di me. C’è che non mi bastano più due lezioni di zumba alla settimana, ne vorrei fare molta di più ma in quella palestra non è possibile. C’è che vorrei andare in vacanza . C’è che mi sa che oggi è martedì grasso e io non ho nessuno che mi prepari tordelli e chiacchiere e magari è meglio così, che sennò i jeans skinny me li scordo. C’è che mio nipote a Carnevale ha voluto assolutamente il vestito da Jack Sparrow e la cosa mi ha fatto piacere, dato che giorni fa avevo visto un bimbo della sua età vestito da Peppa Pig, e sì, mi son detta, lo spirito anarcoide apuano è vivo più che mai, pirati sempre e comunque. C’è che ora devo prepararmi, dannazione, mettermi del cerone in faccia, nascondere la fifa e far finta come al solito di essere in grado di portare a termine gli impegni presi.

come cenerentola per andare al ballo dovette salire sulla collina

Prologo

La settimana, se deve andare per traverso, lo fa dall’inizio. Lo fa ancor prima di cominciare. Lo fa una domenica sera intorno alle 24 mentre io sto già russando in fase REM, lo fa facendo cadere dallo scaffale dove sta appoggiata lì da anni e senza alcuna ragione la mia trousse dei trucchi. Il tonfo mi sveglia di soprassalto e prima di capire cosa sta succedendo il Windsurfist chiede :-C’era qualcosa dentro che poteva rompersi?- – No-rispondo prima di collassare.

Invece c’era eccome. La terra compatta, che si chiama compatta perchè tu possa  compattamente portartela ovunque, era in briciole. No, dico, una terra nuova da 21 euro. Il pomeriggio del lunedì per ravvivarmi il colorito l’ho sparsa sulla mia scrivania, sul pavimento e infine su una sedia dove tutti coloro che vi siedereanno riceveranno una  stampa pressoché indelebile. E’ inutilizzabile ma non butterò via quella polvere preziosa a costo di dovermici rotolare dentro come gli elefanti fanno con la terra africana.

Come Cenerentola riuscì per l’ennesima volta ad andare al suo ballo

Martedì sera ci sarebbe stata la Fashion Vogue Night Out. Avevo già preparato da giorni scarpe, borsetta e avevo provato diversi capi per capire come aggeggiarmi in modo da non trovarmi impreparata alla fine della mia giornata lavorativa. Controllavo il meteo ogni minuto per avere chiare le condizioni del tempo e optare tra vestini estivi o qualcosa di più pesante. Avevo programmato di andare con alcune amiche e di fermarmi a dormire da qualcuna di loro.

Non avevo invece programmato la tregenda che si era consuamata a mia insaputa la sera precedente. Il pomeriggio del lunedì infatti ero andata a una conferenza (splendida) di Mister X organizzata lassù dove Florentia la bella si mostra in tutta la sua superba opulenza. Un posto in culonia dove risiedeva, da vivo, una storica figura istituzionale italiana dei tempi perduti. Un posto pieno di vecchi, che puzza di vecchio e dove ho fatto tardissimo. Intorno alle 22.00 di quello stesso lunedì , mentre mandavo il mio ultimo comunicato della giornata con un mal di testa che mi trapanava il cervello, mi arrivava un sms da Mister X il quale mi annunciava di aver lasciato il suo cellulare sul tavolo della conferenza. Un brivido mi è corso lungo la schiena, un triste presagio per la giornata successiva.

La mattina contatto prestissimo la biblioteca in modo da risolvere l’incresciosa faccenda. Mi risponde la Bibliotecaria che dal tono della voce immagino secca, arcigna, con gli occhiali, di età indefinita e con i capelli color topo. Le spiego la questione e lei risoluta mi risponde che non c’è nessun cellulare, che hanno controllato tutto. Ma non è che potete guardare magari in terra? suggerisco io, oppure su una sedia -tra me infatti immagino che lo abbia lasciato ovunque tranne che sul tavolo dove parlava- guardi, per aiutarla posso farlo squillare. La Bibliotecaria, gentilissima al dire il vero, mi assicura che avrebbe ricontrollato e infatti siccome Dio mi ama e a mi ascolta, mi richiama dopo poco per dirmi che il telefono è stato trovato, abbandonato -come pensavo- su una sedia.  Le chiedo di poter passare il giorno successivo ma lei mi dice che no, non è possibile, che sarebbero stati tutti fuori per un importante convegno. Le dico che sarei passata giovedì mattina, ah allora ok. Bene. Nel mentre continuano ad arrivarmi sms sempre più ansiosi da parte di Mister X. Io non avevo assolutamente voglia di farmi venire il sangue marcio per bazzecole come cellulari lasciati in posti dove arriva un autobus ogni due ore, da gente con la testa tra le nuvole. Non avevo voglia nemmeno di arrivare alla festa di quella sera completamente devastata. Decido di andare in ufficio e poi trovare la soluzione più comoda. Raccolgo la mia borsa con tutta l’attrezzatura per la serata FVNO, varco la soglia di casa e in quella arrivano 3 sms da amiche che mi rifilano il bidone. Chi per il raffreddore, chi per la depressione, chi per il mal di schiena, chi per l’imminente arrivo di un lontano parente.

A quel punto mi viene da piangere, chiudo la porta e con i lacrimoni chiamo il povero Windsurfista per cercare conforto. Ma lui da vero Principe Azzurro, con l’aria più naturale del mondo mi rassicura:- Ti ci porto io stasera alla notte di Vogue. Ma sì, così faccio anche delle foto- Con un’infinita gioia nel cuore mollo quindi il borsone da FVNO, decido di non muovermi da casa e chiamo Mister X. Mi risponde una voce soffocata e lì per lì penso le cose più assurde,  azzardo un: -Ti disturbo?- -No-fa la voce soffocata- sono in seduta a votare, ma posso parlare anzi posso ascoltare. Quindi tu parla che io ascolto- -Senti- parlo io- hanno trovato il telefono, pensavo di andarlo a prendere giovedì perchè domani sono chiusi per via di un’iniziativa- -Non è possibile- sibila lui dalla plenaria -giovedì mattina parto per il Gran Galà del Carrozzone, (ah già ca@@@ il galà carrozzonesco supremo, lo avevo rimosso). Mi serve mercoledì sera- continua lui -Ma se non ce la fai vado io mercoledì a prenderlo basta che mi dici dove- -Va bene- faccio io -vedo come organizzare-

Richiamo la Bibliotecaria. E’ inflessibile, il mercoledì è impossibile. Perfetto, le dico, oramai è chiaro che qualcuno sta sfidando il mio stoicismo e mette alla prova il mio problem solving, passo io in giornata.

A Firenze recupero la mia fidata bicicletta, mi dico che è tutta salute, e salgo su fino al Piazzale e poi ancora su, fino quasi ad intravedere l’osservatorio. E’ estate, è caldo, la mia bicicletta è senza marce, ma gli uccelli cinguettano io mi sto allenando al gran giro della montagna, brucerò un milione di calorie e stasera, oh stasera indosserò quei super skinny con la consapevolezza di avere le gambe allenate e indosserò i miei sandali rossi con queste unghie vere smeraldo e non importa se il solito sanpietrino divelto si è messo sulla mia strada e appena poso la bicicletta mi ci schianto il piede sopra. Lo smalto non si è scalfito minimamente e nonostante il dolore pazzesco stasera sarò a quel maledetto FVNO, sarò con il mio principe, sarà tutto perfetto, e con me avrò due telefonini.

tanti auguri ma tanti, eh

Piove. E non si comincia bene. Sono le 8 ed è buio pesto. Si va ancora peggio. Non posso indossare altro che un paio di scarpacce chiuse visto il diluvio: la giornata inizia malissimo.

E’ il mio compleanno, ho l’aria abbronzata, i capelli che odorano ancora di mare e che sono pieni di luce, un decolté che ricorda le dune di sabbia dorata al tramonto. Compio 42 anni e me ne sento 24. Dovrei essere allegra.

Ma tu.

Tu che mi hai dato appuntamento in una pasticceria chiccosissima di Firenze, tu che mi hai fatto aspettare 15 minuti (e già ho maledetto la mia pazienza), tu che mi hai fatto pensare per un momento di poter ricevere da te degli auguri di persona che mi avrebbero fatto capire quanto ci tieni a me al di là di quello che rappresento e sono per te. Tu, che per me sei il  semaforo della strada politica, la luce nel buio del deprimente stato di questo paese.

Tu.

Tu mi hai tirato un pippone di 35 minuti e poi mi hai congedato con un chilo di libri scritti da te, appena pubblicati e pronti da essere pubblicizzati. Mi hai fatto sentire di cacca il giorno del mio compleanno. Inadeguata, ridicola e piccola piccola.

E oltretutto non mi hai fatto nemmeno gli auguri.