tempo di rottamarsi

Sabato ero a Roma. Un caro amico romano, denominato da noi fanciulle  “Il Manzo” a causa della sua fisicità manzesca e conturbante, mi invita a cena con altri amici.  Gli chiedo: -Sono a Roma, mi fate qualcosa di romano? Che so, una cacio e pepe o una carbonara?- – Ma sai-  risponde- siamo in diversi con problemi di salute e non possiamo strafare-. Nemmeno avessi chiesto: sono a Roma, una grande metropoli lussuriosa, mi procurate droga e alcool?

Affamata e con il terrore di dover mangiare insalata, mi reco a casa sua. Il Manzo è in splendida forma e così pure il suo migliore amico, altro figaccione. Faccio  foto e le giro via whatsapp al gruppo di donne disperate che ho lasciato in Toscana, sottolineando: ve l’avevo detto che dovevate venire.

Ecco, una donna nel fiore degli anni si aspetterebbe grandi cose da una serata del genere. Non necessariamente quattro dischi e un pò di whisky, ma almeno del buon cibo e del buon vino. Invece.

Grande riunione per capire cosa cucinare: il Manzo gira con fermenti lattici e tisane carminative e confessa che i lieviti lo fanno stare male. L’amico fusto depenna uova, panna e pancetta. Il formaggio? Dubbi. Pasta senza glutine? Forse. Le puntarelle? Sì, quelle sì ma senza aglio. Una bistecca grondante di sangue? Suggerisco io. Si trova un accordo, infine, e ci si mette a tavola.

Dieci anni fa avremmo parlato di sesso, droga, intrighi politici e rock’n’roll adesso di celiachia,anca malandata, colon irritabile, gastrite, Renzi, gufi, pensione e tasse. Dopo venti minuti sto dormendo sul mio bicchiere di chianti. Per inciso, l’unico bicchiere di chianti pieno.

Finita la cena ci spostiamo in soggiorno, io nella speranza di un grappino e poi di uscire per andare a divertirmi. Loro per continuare l’ennesima inutile e tristissima conversazione sul PD, Giachetti e il degrado di Roma. -Ma uscire no?- li tento io. Sospirano tutti, è freddo, c’è vento, perchè uscire, si sta tanto bene al calduccio. Io mi ero pure ritruccata e messa la polvere volumizzante sui capelli, in realtà avrei dovuto indossare un pigiama di flanella e finirla lì.

Quando arrivo a casa della mia amica che mi ospita, trovo lei, marito e bambini tutti svegli con patatine e coca cola a vedere Jurassic Word. Mi sarei divertita di più. Mai fidarsi dei quarantenni di oggi, sono tutti dei catorci. Rassegnazione alla vecchiaia incombente, e certo che però inutile fare i manzi se poi il fisico è quello del pollo.

Il giorno dopo però mi sono divertita UN SACCO. Siamo andati da Disney Store a cercare il vestito di Carnevale per la bambina: c’era il vestito di Cenerentola al ballo e vi assicuro che me lo sarei portato via. Sono senza speranza?

 

 

 

 

Non sei sola nel Sobborghino, mai.

Ieri mattina miracolosamente ero a casa. Avevo deciso di andare in piscina, dato che è da fine settembre che non vado più e da troppo tempo non faccio attività di fitness se non il walking durante il fine settimana e qualche esercizio di pilates. Risultato: il collo torto, spalla sinistra dolente, nervosismo e ansia non scaricata. Quindi ho preso la mia bicicletta e sono andata.

Nel bel mezzo del nulla, o se volete a metà del percorso, la catena si incastra e rimango a piedi. Moccoli, bestemmie, maledizioni e pianti non mi sono serviti a ripartire perchè la catena si era ben ben incastrata e non semplicemente uscita come a volte accade.

Se fossi stata a Firenze mi sarei fatta il tragitto mesta mesta a casa. Ma nel Sobborghino e dintorni tu non sei mai sola. Decine di persone seguono ogni tuo movimento, sanno quando esci, quando torni, le tue abitudini ma non necessariamente ti seguono per farti a pezzi e buttare i tuoi resti nell’Arno. Di conseguenza non ho fatto in tempo a fare 2 metri che avevo due volenterosi omini che si sono offerti di aiutarmi. Che poi è andata così: -Oh-gridano dalla strada- ‘un ce l’hai fatta a risistemà la hatena?- – No, la s’è inhastrata di molto bene- – Aspetta he la si vien costà-

E così in tre siamo riusciti  a sistemare la bici. Ovviamente mi hanno detto che non era abbastanza oliata, che c’èra da togliere la ruggine e mille altre cose, ma sono stati davvero carini. Inutile dire che intorno c’erano già altre 5 persone che, annoiate dello spettacolo degli operai a risistemare gli argini del fiume, erano accorsi per guardare noi. Ho pensato perciò che anche nel bel mezzo di una strada di campagna ci sarà sempre qualcuno pronto ad aiutarmi senza avere intenzioni da killer seriale e questo è abbastanza rassicurante. Certo, mai pensare di potersi fare gli affari propri, questo no, ma sono disposta a scendere a piccoli compromessi.

Ora scusatemi, devo andare al mercato a comprare la verdura. E’ tardissimo e son sicura che saranno già tutti preoccupati di non vedermi.

Riflessioni post compimento dei 45

Cielo, come passa veloce il tempo e come poco sto dietro a questo blog. Ho pure compiuto 45 anni in queste settimane. 45 anni, una vera vecchia. Senza tanti traumi e rassegnata ormai a una strada che va dritta verso il climaterio, o già ci sono chissà, ho cercato di razionalizzare il mio armadio per eliminare cose che non sono adatte a una quarantacinquenne onde evitare effetto milfona da sbarco. Alla fine ho buttato via due straccetti perchè il Windsurfista ha stranamente bocciato la mia ansia da cassonetto caritas e, a parte qualche cosa veramente sfinita, il resto l’ho tenuto perchè pare essere molto sobrio e quindi ancora adatto a una quasi anziana donna di mezza età.

Perchè mi è venuta l’ansia di sembrare vestita troppo giovanile? Perchè ultimamente ho frequentato spesso ambienti pseudosinistrorsiintellettualdistaminchia ed ero circondata da donne, generalmente in sovrappeso, vestite come credo di non aver mai vsito vestita così nemmeno la mia pia nonna paterna quando andava alla messa o in altrnativa sciatte, con tanto di pelo lungo, folto e abbondante, le quali mi hanno fatto notare il mio modo di vestire  “un pochino troppo”giovanile”. Preoccupata dalla pericolosa china intrapresa, ho telefonato a qualche amica fidata e alle mie “colleghe” di impegno politico e civile, le quali mi hanno risposto così: -Sei pazza! Tu, proprio tu, colei che legge Vogue prima di andare a dormire- oppure – Mia cara non capisco di cosa tu stia parlando, perchè non mi raggiungi al mare invece , sono qui al Forte e ci si prende un ape stasera- e persino un- Si vede che hai troppo tempo libero, urge ricostituire un gruppo di sorellanza libdem e organizzare quei meravigliosi weekend politico-femministi in Lunigiana a parlare di problemi seri- In tutti e tre i casi le ragazze (rigorosamente over 45) mi hanno rasserenato e mi hanno fatto riflettere.

A 45 anni ho tutto il diritto di fare, mangiare, vestire come mi pare. Prendiamo il lavoro. Sono arrivata alla conclusione dopo percorsi faticosi, gavetta infinita, illusioni e delusioni che non voglio più trovarmi nella situazione del criceto sulla ruota. Di lavorare cioè per niente, senza il riscontro di una gratificazione economica, professionale e morale e quindi i progetti che sto seguendo dovranno coincidere con le mie più profonde aspettative altrimenti meglio ciabattare in casa a guardare le repliche di Grey’sAnatomy. E in effetti, e costandomi fatica e soprattutto il biasimo di familiari e conoscenti, sto pianificando una strada professionale in questo senso che ora pare stia dando i primi risultati. E udite udite sto incontrando proprio su questa strada post quarantenni che hanno organizzato la loro vita professionale in questo modo: poca pressione, entusiasmo, per carità certamente non ricchi ma nemmeno poveri, di certo più sereni. E si parla di professionisti e  non di frikettoni che si sono ritirati in eremi umbri a viver di baratto (ci avevo anche pensato ma non fa per me).

Quindi, sì, climaterio ma climaterio sereno e consapevole. Con ore dedicate al nuoto, al pilates e alle camminate nel verde. Con un guardaroba funzionale ed elegante, con i miei libri, il sesso tonico con l’ormai ex toy-boy. Con il controllo personale sul mio lavoro e le mie capacità. Basta giudici, basta ansie da prestazione, basta full-time. Stay hungry, stay fool, diceva il buon Steve. Anche a 45 anni si può.

Concludo permettendomi un piccolo outing:

  1. Non mi piace Francesco Guccini, lo ammetto. Mi ricorda mio padre quando davanti alla bottiglia di vino attacca con i racconti del Klondike.
  2. Non mi piace Erri De Luca, non mi piacciono proprio i suoi libri.
  3. Ho trovato insulsi i film dei fratelli Dardenne, a parte forse il primo anche se con riserva
  4. Mi metto ancora i jeans skinny con sandalo tacco 12 per uscire la sera
  5. Mi capita di preferire alla compagnia di un uomo quella di un gatto.

E adesso lapidatemi.

bimbe (e madri ) d’oggi

Siamo invitati da un’amica a un aperitivo a casa sua. Non ci mettiamo in tiro ma insomma ci diamo una spolverata e io indosso un vestitino estivo e un paio di sandali con il tacco. Perchè fa caldo e perchè con quel vestito le ciabatte fanno schifo. Mi sto giustificando per il tacco, e non va bene.

Quando arriviamo ci apre la porta una graziosa figlia di amici della nostra amica che, non appena adocchia le mie scarpe, inizia a lanciare gridolini deliziati: – Mi fai provare le tue scarpe? Fammi porvare le tue scarpe. Ti prego ti prego, fammi provare le tue scarpe- La mamma è con lei. Non so che fare. Nell’impossibilità di comprendere la pedagogia moderna e per il quieto vivere le dico sorridendo – Ma certo amorino, tieni le mie scarpe- Che poi, no, che schifo, penso per lei, cioè sono un’adulta a piedi nudi, potrei avere la peste nera. Ma la madre non fa una piega e faccio indossare alla bimba le mie scarpe. Barcolla sui tacchi per un minuto poi me le restituisce -Grazie grazie- -Prego tesoro, non c’è di che-  La bimba si gira verso la mamma e fa: -Mamma mamma posso andare scalza?- e la mamma le risponde- Aspetta, ti metto i calzini. Sai-fa rivolta a noi- ha un fungo ai piedi e non vorrei lo attaccasse a tutti.

Ora.

Io, o madre di pargola fungina, ti chiedo di dirmi il perché. Perchè hai permesso a tua figlia con fungo al piede di rubarmi le scarpe – che già mi pare un atto abbastanza sfacciato non fosse altro perchè non siamo né parenti né amiche e io non lascerei mai che mia figlia tediasse una sconosciuta a una festa affinché si levi le scarpe perchè lei ci possa giocare- e di attaccarmi quindi un fungo. Non so, ci sta che sia all’antica, ma porco troll, io devo partire per le vacanze, sono atterrita da germi patogeni e micosi assassine, perchè minchia mai non hai fermato quella piccola untrice prima che entrasse nelle mie scarpe? Mi odi? Odi i miei piedi? Odi le donne che girano con i tacchi? Sei solo tonta? Eri distratta dall’avvenenza del Windsurfista? Dimmelo, confessa e sarai perdonata.

Ho guardato il Windsurfista con gli occhi pieni di lacrime. Lui mi ha risposto: – Cosa vuoi che ti dica, anche io sono allibito-

Bene, ho imparato la lezione che con i bambini non bisogna mai farsi venire scrupoli. A costo di sembrare la strega bacheca la prossima volta le scarpe rimarranno al loro posto e non mi farò commuovere da lacrime infantili e demenze materne. E infine una domanda me la pongo: perché sempre a me? Perché?

rehab & brossage

A come accidia, astenia, abulìa, apatia, asocialità, arteriosclerosi, assenteismo,  annàmobbene.

Comincio a essere stanca del rehab da vecchi catorci e della palestra fisiatrica.  Poi non potete capire che posto brutto che è quello. Metaforicamente e non. Sotto di me si consumano vere e proprie tragedie. Al piano inferiore si trova infatti  la sezione affidi di minori e l’ambulatorio per il disagio sociale. Si percepisce una palpabile aura di angoscia e negatività frammista a puzzo di disinfettante, come se in qualche modo il sistema sociale cercasse di disinfettare la cancrena di cui soffre. Uomini e donne tristi, arrabbiati, sporchi, che gridano, che parlano e piangono in tante lingue. Bambini già brutti.

Oggi per levarmi di dosso questa sensazione di tristezza frammista a schifo e sporco, sono andata dall’estetista a farmi il brossage e il cataplasma. Avevo qualche risparmio nascosto sotto il materasso, inutile lasciarlo lì alla mercè dei ladri che da settimane stanno facendo il giro del quartiere sfondando porte. A proposito, ladro che stai leggendo questo post: la porta è aperta, evita di sfondarcela grazie. Dentro casa non c’è niente, ormai anche i miei vestiti più belli sono usurati dal tempo e non credo abbiano un mercato, non ho gioielli, non ho ancora ricevuto un anello di fidanzamento figurati, e sto aspettando che un miliardario rigorosamente somigliante a James Franco mi regali dei brillanti per le orecchie. Non c’è nemmeno la catenina della comunione, ho il dubbio di non aver ricevuto mai una catenina della comunione tra l’altro. Contanti non esistono e quei pochi che avevo li ho dati a quella stronza della mia estetista che non mi ha fatto fattura. (C come carta di credito sempre).  Quindi ladro sprechi il tuo tempo e con la tua ectoplasmatica presenza aggiungi alla mia lista un’altra parola con la A.  Angoscia.

B come basta, sennò ci deprimiamo sempre più. Però il brossage al miele mi ha rimesso al mondo.

dalla zumba alla carrucola

Anni fa ero una donna giovane e sexy che praticava zumba. La scorsa settimana ho invece iniziato il mio corso riabilitativo per ritrovare la spalla perduta. Inutile sottolineare che il mio fisioterapista non assomiglia a Derek Shepherd ma è una specie di orso ultra sessantenne di Sovigliana di Vinci con la tosse del fumatore. Devo dire che però  grazie agli ultrasuoni e ai suoi esercizi ho ripreso quasi il totale utilizzo della mia spalla.

Insomma pure oggi ero lì a fare esercizi, in particolare “la carrucola”: due anelli con elastico agganciati al soffitto che devo tirare su e giù. Una roba da vecchi catorci ed è inutile che ridete, martedì scorso arrivavo a metà, oggi facevo allegramente scorrere la carrucola senza dolori. Poi passa una fisioterapista che mi guarda. Si ferma, mi guarda ancora e mi fa: “ma tu non facevi zumba al Sobborghino?”.  Ah oh ma certo, ah ma sei tu, toh ma guarda, gridolini. Era una mia compagna di corso.

Mi sorride “E fai ancora zumba?” Poi si rende forse conto. Guarda la scena in silenzio. Io per rompere l’imbarazzo rispondo: “No. Quest’anno mi sono data alla carrucola”.

A volte si cade così in basso che ci si rialza solo attaccandosi a un gancio. Sono triste. Intanto l’orso di Sovigliana scuote la testa “la zumba” dice ” o icché diavoleria l’è codesta?”

Ciao, sono Ondalunga e sono alla mia seconda settimana di riabilitazione. Non so ancora quanto resisterò. Se un giorno dovessi mancare all’appuntamento sapete dove sguinzagliare l’orso di Sovigliana per riacciuffarmi: in un qualsiasi scantinato dove si pratica zumba clandestina. Io sarò là, a sfondarmi le cartilagini saltando e ci vorrà più di una carrucola per fermarmi.

spalle congelate e neve fresca

Avevo chiuso l’anno con la notizia di una presunta frattura alla spalla e l’orizzonte prossimo di un intervento chirurgico e mesi di riabilitazione. Per fortuna, alla fine, è risultata una semplice spalla congelata e l’orizzonte fosco si è tramutato in una più consolatoria fase di riabilitazione che prevede in sostanza fisioterapia e ginnastica ad hoc. Non vi sto a raccontare la burocrazia che c’è dietro alla riabilitazione del sistema sanitario nazionale, ma alla fine, dopo diversi esami specialistici nel pubblico e uno – per scrupolo mio per altro- da un professorone che aggiusta i giovani giocatori della Fiorentina, a breve dovrei partire con la riabilitazione. A breve, perchè la fisiatra mi ha messo in lista d’urgenza. Intanto devo fare molti esercizi, pilates soprattutto ma pure nuoto. Quindi ricomincio ad andare in piscina. Il professorone mi disse che potevo fare qualsiasi altra cosa, tipo lo sci, mentre la fisiatra alla parola sci ha avuto un crisi semisterica ululando -Aaaah no lo sci noooo, è PERICOLOSISSIMO, se cadi ti puoi fare MOOOOLTO MAAALEEE-.

Io ho dato retta al professorone. Perchè all’Abetone ci sono metrate di neve e ieri il sole splendeva. Alle 5 e 45 sveglia, alle 6 e 15 partenza con il Windsurfista in veste di Snowboardista, e abbondanti toccate di ferro affinchè le cupe previsioni della fisiatra non si avverassero.

In effetti ho avuto qualche problema, ma non alla spalla bensì alle gambe che dopo un paio di piste mi facevano così male da autocommiserarmi per il mio stato di totale mancanza di allenamento. Eppure faccio tanta ginnastica. Ad ogni modo come è nella nostra abitudine abbiamo sciato tanto, sebbene io intervallassi le discese con una decina di minuti di riposo. La neve era bellissima, perfetta, tanta. La sera però anche lo Snowboardista era a pezzi. Io dopo la doccia mi sono massaggiata con l’olio di arnica montana, lui ha fatto lo snob ma ha sbagliato. L’olio di arnica fa assai bene alla muscolatura contratta e dolente.

Spero che il nuoto mi rafforzi la muscolatura delle gambe, oltre ad aiutarmi con la spalla congelata.E non ditemi che è perchè non ho più 35 anni ma 45. Intanto vi lascio con questa bella immagine di ieri dell’Appennino. E ditemi voi come facevo a dar retta a quella donna.

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chilometri, torte, luccacomics e altro ancora

Domenica abbiamo fatto 39 km con le biciclette. 39. Chilometri.

“con una tristissima velocità di 16 km all’ora” mi fa lui, commentando sprezzante la mia lingua di fuori e i miei lamenti sul mal di culo e altre amenità che vi risparmio.  Mi fanno ancora male le gambe. Almeno ti tieni in forma, qualcuno dirà, eh guarda una forma se pensate che appena arrivata a casa ho fatto fuori la mia torta di mele appena sfornata. Avevo fame, cosa potevo fare? E lei era lì. Una bella torta di mele, di carattere, con le noci e l’uvetta e un aroma di Strega leggero leggero in sottofondo.

Questo per dire che sono stata coinvolta nelle solite cose da maschi che non trovano una mezza misura: o sei un campione o altrimenti te ne puoi stare a casa sul divano. Non esiste la via di mezzo. Ci deve essere per forza la competizione, i twitt sui km macinati, le foto delle ferite da caduta, la puzza di sudore, il fango ovunque. E io sono più veloce, più puzzolente e la mia bici è più lunga della tua.

Non se ne esce.

Mai che si facciano una passeggiata così, per godersi i colori dell’autunno o l’aria tersa. Pen pensare, per fare una lista, per cercare una fattoria dove vendono delle zucche mature.

A proposito di zucche, sabato siamo stati al consueto Lucca Comics tra Maleficent e principesse, Zombie e manga di vari tipi. A parte la bolgia e le file per ogni cosa, come al solito ci siamo divertiti. Riuscirò prima o poi a farmi un costume? Pensavo di vestirmi che ne so da una delle Serpi di Dorne. “Moriresti di freddo” mi ha fatto notare un realista Windsurfista. E allora mi vestirò da Maleficent anche io e il Windsurfista da Diaval.

Ah, lui in questo momento è in mare. Il vento è arrivato, le tempeste si avvicinano, fuori le tavole e dentro le bici. Io lo aspetto, si fa per dire, bevendo il tè e mettendomi il mio nuovo smalto verde bosco. Vi concedo 30 minuti di ginnastica per non arrivare impreparata ai prossimi 39 chilometri. Ma giusto quelli.