chilometri, torte, luccacomics e altro ancora

Domenica abbiamo fatto 39 km con le biciclette. 39. Chilometri.

“con una tristissima velocità di 16 km all’ora” mi fa lui, commentando sprezzante la mia lingua di fuori e i miei lamenti sul mal di culo e altre amenità che vi risparmio.  Mi fanno ancora male le gambe. Almeno ti tieni in forma, qualcuno dirà, eh guarda una forma se pensate che appena arrivata a casa ho fatto fuori la mia torta di mele appena sfornata. Avevo fame, cosa potevo fare? E lei era lì. Una bella torta di mele, di carattere, con le noci e l’uvetta e un aroma di Strega leggero leggero in sottofondo.

Questo per dire che sono stata coinvolta nelle solite cose da maschi che non trovano una mezza misura: o sei un campione o altrimenti te ne puoi stare a casa sul divano. Non esiste la via di mezzo. Ci deve essere per forza la competizione, i twitt sui km macinati, le foto delle ferite da caduta, la puzza di sudore, il fango ovunque. E io sono più veloce, più puzzolente e la mia bici è più lunga della tua.

Non se ne esce.

Mai che si facciano una passeggiata così, per godersi i colori dell’autunno o l’aria tersa. Pen pensare, per fare una lista, per cercare una fattoria dove vendono delle zucche mature.

A proposito di zucche, sabato siamo stati al consueto Lucca Comics tra Maleficent e principesse, Zombie e manga di vari tipi. A parte la bolgia e le file per ogni cosa, come al solito ci siamo divertiti. Riuscirò prima o poi a farmi un costume? Pensavo di vestirmi che ne so da una delle Serpi di Dorne. “Moriresti di freddo” mi ha fatto notare un realista Windsurfista. E allora mi vestirò da Maleficent anche io e il Windsurfista da Diaval.

Ah, lui in questo momento è in mare. Il vento è arrivato, le tempeste si avvicinano, fuori le tavole e dentro le bici. Io lo aspetto, si fa per dire, bevendo il tè e mettendomi il mio nuovo smalto verde bosco. Vi concedo 30 minuti di ginnastica per non arrivare impreparata ai prossimi 39 chilometri. Ma giusto quelli.

accadde un venerdì

Accadde un venerdì. Il giovedì c’erano state le premesse – lutti improvvisi, panico diffuso, telefono bollente-  e avrei dovuto capire che forse non era il caso di organizzarmi la giornata nei dettagli per evitare contrattempi, tanto quelli ci sarebbero stati comunque. Invece ho deciso di parcheggiare la mia bicicletta agganciata alla raggiera davanti alla vetrina di Gerald Loft. In pieno centro sulla strada verso largo Annigoni dove avrei dovuto aprire una sala, farmi consegnare le apparecchiature elettroniche, controllare che le montassero bene, dare ordini a tutti in assenza della povera responsabile, a casa per motivi personali. Ho pensato che avrei risparmiato del tempo invece di passare dalla sede a recuperarla la mattina seguente.

Era molto presto, era molto freddo e io avevo un paio di tacchi. L’Imperatore e la portata dell’evento tutto sommato li richiedevano. Tanto ero con la bicicletta.

Immaginatevi la mia faccia quando nonl’ho trovata. Quando al suo posto ho trovato il vuoto. Quando ho controllato, pensando di essermi sbagliata, tutto l’isolato e tutti i parcheggi. Il brutto è che essendo tardissimo non ho pouto elaborare il mio lutto in santa pace e con ai piedi un paio di tacchi ho camminato per circa tre chilometri verso la mia meta.

Ero nervosetta e mi sentivo il peso di un destino beffardo sulle spalle, e quando pensavo che non sarebbe potuto accadere niente di peggio è arrivato l’Imperatore in persona a farmi una clamorosa parte di merda per qualcosa di cui nemmeno ero responsabile. Capite? Lui in persona.

E perciò cazziata, derelitta, derubata del mio unico mezzo di trasporto, infreddolita e depressa per l’andamento del dibattito, ho aspettato con stoicismo la fine di quell’ingloriosa giornata per correre a casa a preparare una valigia.

Il giorno dopo sono partita per Assisi. Avevo bisogno di riflettere.

 

 

come cenerentola per andare al ballo dovette salire sulla collina

Prologo

La settimana, se deve andare per traverso, lo fa dall’inizio. Lo fa ancor prima di cominciare. Lo fa una domenica sera intorno alle 24 mentre io sto già russando in fase REM, lo fa facendo cadere dallo scaffale dove sta appoggiata lì da anni e senza alcuna ragione la mia trousse dei trucchi. Il tonfo mi sveglia di soprassalto e prima di capire cosa sta succedendo il Windsurfist chiede :-C’era qualcosa dentro che poteva rompersi?- – No-rispondo prima di collassare.

Invece c’era eccome. La terra compatta, che si chiama compatta perchè tu possa  compattamente portartela ovunque, era in briciole. No, dico, una terra nuova da 21 euro. Il pomeriggio del lunedì per ravvivarmi il colorito l’ho sparsa sulla mia scrivania, sul pavimento e infine su una sedia dove tutti coloro che vi siedereanno riceveranno una  stampa pressoché indelebile. E’ inutilizzabile ma non butterò via quella polvere preziosa a costo di dovermici rotolare dentro come gli elefanti fanno con la terra africana.

Come Cenerentola riuscì per l’ennesima volta ad andare al suo ballo

Martedì sera ci sarebbe stata la Fashion Vogue Night Out. Avevo già preparato da giorni scarpe, borsetta e avevo provato diversi capi per capire come aggeggiarmi in modo da non trovarmi impreparata alla fine della mia giornata lavorativa. Controllavo il meteo ogni minuto per avere chiare le condizioni del tempo e optare tra vestini estivi o qualcosa di più pesante. Avevo programmato di andare con alcune amiche e di fermarmi a dormire da qualcuna di loro.

Non avevo invece programmato la tregenda che si era consuamata a mia insaputa la sera precedente. Il pomeriggio del lunedì infatti ero andata a una conferenza (splendida) di Mister X organizzata lassù dove Florentia la bella si mostra in tutta la sua superba opulenza. Un posto in culonia dove risiedeva, da vivo, una storica figura istituzionale italiana dei tempi perduti. Un posto pieno di vecchi, che puzza di vecchio e dove ho fatto tardissimo. Intorno alle 22.00 di quello stesso lunedì , mentre mandavo il mio ultimo comunicato della giornata con un mal di testa che mi trapanava il cervello, mi arrivava un sms da Mister X il quale mi annunciava di aver lasciato il suo cellulare sul tavolo della conferenza. Un brivido mi è corso lungo la schiena, un triste presagio per la giornata successiva.

La mattina contatto prestissimo la biblioteca in modo da risolvere l’incresciosa faccenda. Mi risponde la Bibliotecaria che dal tono della voce immagino secca, arcigna, con gli occhiali, di età indefinita e con i capelli color topo. Le spiego la questione e lei risoluta mi risponde che non c’è nessun cellulare, che hanno controllato tutto. Ma non è che potete guardare magari in terra? suggerisco io, oppure su una sedia -tra me infatti immagino che lo abbia lasciato ovunque tranne che sul tavolo dove parlava- guardi, per aiutarla posso farlo squillare. La Bibliotecaria, gentilissima al dire il vero, mi assicura che avrebbe ricontrollato e infatti siccome Dio mi ama e a mi ascolta, mi richiama dopo poco per dirmi che il telefono è stato trovato, abbandonato -come pensavo- su una sedia.  Le chiedo di poter passare il giorno successivo ma lei mi dice che no, non è possibile, che sarebbero stati tutti fuori per un importante convegno. Le dico che sarei passata giovedì mattina, ah allora ok. Bene. Nel mentre continuano ad arrivarmi sms sempre più ansiosi da parte di Mister X. Io non avevo assolutamente voglia di farmi venire il sangue marcio per bazzecole come cellulari lasciati in posti dove arriva un autobus ogni due ore, da gente con la testa tra le nuvole. Non avevo voglia nemmeno di arrivare alla festa di quella sera completamente devastata. Decido di andare in ufficio e poi trovare la soluzione più comoda. Raccolgo la mia borsa con tutta l’attrezzatura per la serata FVNO, varco la soglia di casa e in quella arrivano 3 sms da amiche che mi rifilano il bidone. Chi per il raffreddore, chi per la depressione, chi per il mal di schiena, chi per l’imminente arrivo di un lontano parente.

A quel punto mi viene da piangere, chiudo la porta e con i lacrimoni chiamo il povero Windsurfista per cercare conforto. Ma lui da vero Principe Azzurro, con l’aria più naturale del mondo mi rassicura:- Ti ci porto io stasera alla notte di Vogue. Ma sì, così faccio anche delle foto- Con un’infinita gioia nel cuore mollo quindi il borsone da FVNO, decido di non muovermi da casa e chiamo Mister X. Mi risponde una voce soffocata e lì per lì penso le cose più assurde,  azzardo un: -Ti disturbo?- -No-fa la voce soffocata- sono in seduta a votare, ma posso parlare anzi posso ascoltare. Quindi tu parla che io ascolto- -Senti- parlo io- hanno trovato il telefono, pensavo di andarlo a prendere giovedì perchè domani sono chiusi per via di un’iniziativa- -Non è possibile- sibila lui dalla plenaria -giovedì mattina parto per il Gran Galà del Carrozzone, (ah già ca@@@ il galà carrozzonesco supremo, lo avevo rimosso). Mi serve mercoledì sera- continua lui -Ma se non ce la fai vado io mercoledì a prenderlo basta che mi dici dove- -Va bene- faccio io -vedo come organizzare-

Richiamo la Bibliotecaria. E’ inflessibile, il mercoledì è impossibile. Perfetto, le dico, oramai è chiaro che qualcuno sta sfidando il mio stoicismo e mette alla prova il mio problem solving, passo io in giornata.

A Firenze recupero la mia fidata bicicletta, mi dico che è tutta salute, e salgo su fino al Piazzale e poi ancora su, fino quasi ad intravedere l’osservatorio. E’ estate, è caldo, la mia bicicletta è senza marce, ma gli uccelli cinguettano io mi sto allenando al gran giro della montagna, brucerò un milione di calorie e stasera, oh stasera indosserò quei super skinny con la consapevolezza di avere le gambe allenate e indosserò i miei sandali rossi con queste unghie vere smeraldo e non importa se il solito sanpietrino divelto si è messo sulla mia strada e appena poso la bicicletta mi ci schianto il piede sopra. Lo smalto non si è scalfito minimamente e nonostante il dolore pazzesco stasera sarò a quel maledetto FVNO, sarò con il mio principe, sarà tutto perfetto, e con me avrò due telefonini.

scleri estivi

Monto su un treno in ritardo stamani. Hanno rubato di nuovo il rame e i pendolari sono piuttosto alterati. Io a quelli che rubano il rame auguro cose non belle legate magari al rame. O ai treni. O ai pendolari. Appena dentro il treno, pieno zeppo, mi accorgo da alcuni segnali (gente svenuta, puzza insopportabile, bestemmie) che l’aria condizionata non funziona.

Ora io sopporto molto ma molto bene le alte temperature, senza battere ciglio, però, come tutti, in condizioni atmosferiche di questo tipo sudo e soprattutto sclero alla velocità della luce. Cosicchè, sudata già alle 9.30 del mattino e ferocemente imbufalita, sono andata a recuperare la bici. Un tizio ci stava appoggiato sopra, con zainetto dentro il cestino e parlava con un altro tizio ignorando i miei educati ” mi scusi” “mi scusi dovrei prendere la bici” ” insomma avrei fretta”,  i due sorridono ebeti vabbè mi immagino che non capiscano l’italiano. Faccio gesti. Alla fine capiscono. Poi mi chiedono in italiano una sigaretta.  Faccio gesti. Non fumo. Non ci credono. E sticazzi.

In uno dei Palazzi mi arrabbio con tutti. Pretendono che io riporti un cavalletto di una telecamera in sede con la mia bici. E’ un posto pieno di maschi dalla cresta alzata e dalle piume lucide, che ci pensino loro. Mentre entro in ascensore un giornalista mi fa ” buongiorno lei è del Palazzo?”

A questo tipo di domande non so mai cosa rispondere. Dalla mia gola esce una gutturale risata sardonica. Si chiudono le porte dell’ascensore davanti al giornalista attonito e io scendo. Mentre sono in bici mi ricordo che devo andare dall’altra parte della città a recupare materiale per Mister X. Tipo degli orribili poster che un grafico dalla mente disturbata ha creato. Mi viene in mente che  stasera farò tardi per questa iniziativa che prevede nel finale specialità culinarie rumene  e che mi dovrò mi fermare a dormire in questa fornace che pullula di zanzare, ma sorrido a denti stretti.

Ieri io e il Windsurfista abbiamo prenotato la nostra vacanza, tutto il resto non conta.

(e nell’attesa ci sono i soliti fine settimana al mare in campeggio)

 

l’orda

La mia città vive il suo peggior periodo: la primavera. Orde di barbari da ogni dove  si installano con la loro mole ovunque ostruendo vicoli, otturando viali, arricchendo manigoldi che vendono bottigliette d’acqua a 5 euro l’una, buttandosi sotto le ruote della tua bicicletta con sorrisi ebeti sulle labbra, chiedendoti indicazioni su monumenti forse esistenti ma che l’orrenda pronuncia rende criptici e assai improbabili.

Raggiungere Palazzo Vecchio stamattina è stata un’impresa.

(Volevo approfittarne per consegnare il nobel della scienza all’inventore delle raggiere in Piazza della Signoria, che necessitano di contorsionismo inaudito e agilità da ginnasta per poter legare la propria bicicletta. A cosa pensavi ingegnere quando l’hai progettata? Sicuramente non a una bicicletta, né al suo lucchetto e neppure al ciclista. )

Io non ce l’ho con i turisti. Sono turista pure io a volte. Ma non mi lancio sotto auto e sotto biciclette in corsa.  Non mi metto davanti ad un ascensore del comune bloccando l’entrata per cercare di tradurre il cartello “non usare in caso di incendio”  e non chiedo alla graziosa (N.d.A.) fanciulla, che sta portando la busta contenente 45 moduli firmati a certificare dal consigliere di turno, se si è mai verificato nella storia di Palazzo Vecchio un incendio . Ma non vedi che siamo in un ufficio pubblico e sono le 11.00? Ma non vedi che stiamo lavorando? Ma sono domande da farsi poi? Io guardo la coppia di giapponesi che mi pone la questione e quasi quasi spero.

Tra l’altro per colpa della massa di turisti, non sono riuscita ad entrare nel mio forno preferito, un forno che fa  pizza e pappataci alla crema discretamente buoni. Ho capito che la stagione  si è conclusa e dovrò aspettare luglio quando i 38 gradi fiorentini stenderanno quella brulicante massa e la renderanno inoffensiva.

acquisti ciclisti

Ho comprato il casco per la bici.

Se vedete qualcuno con un casco azzurro beh sono io. Tra l’altro sto notando che cominciamo ad essere abbastanza in giro per Firenze con il casco in testa. Non è il massimo della comodità e della figaggine e non so come farò quando arriverà il gelo, per adesso tollero.

Visto che oramai c’ero, in quel girone infernale che contiene praticamente tutto per lo sport e il tempo libero a prezzi decenti, non ho resistito nel prendermi una pompetta da portarmi ovunque, leggerissima e molto piccola, e infine un campanello arancione. Il campanello me lo stavano chiedendo orde di pedoni sulla ciclabile che quando sfreccio mi urlano: ma i’campanello? Ecco ora orde di pedoni scemi che vi trascinate sulle ciclabili non avrete più scuse, posso travolgervi che tanto siete nel torto marcio. Inclusi passeggini e carrozzine, SUV, scooter, cani mosca con guinzaglio di pelle umana e collare in diamanti, turisti rimbambiti, insomma tutte quelle cose che non sono biciclette ma che vagano senza meta sulle ciclabili magari coni il bel marciapiedi accanto vuoto. Forse sarà il colore che li attrae, chissà. Eppure ci sono dei bei marciapiedi a Firenze.

Ad ogni modo credo che la mia attrezzatura da ciclista sia al completo, speriamo solo che stasera non piova perchè rimango in città causa Carrozzone e necessito di poter muovermi liberamente.

Buona bici a tutti.

old is better than new

Stamattina, con fatica e scarsa agilità, ho portato la mia nuova bici a Firenze.

Non smaligniamo su quanto resisterà. Se me la rubano che peste li colga, intanto ho comperato un lucchetto antifurto che vale quanto la bici stessa. O meglio costa uguale ma è sicuramente un prodotto migliore, dato che la bici è un’Olanda della cooppe presa con i punti.

Mentre ero ad aspettare il treno ho avuto modo di notare che sembra montata come un mobiletto ikea, e credo non sia proprio resistente. Pesante, con un cavalletto che sta già esalando l’ultimo respiro, il cartellino made in china, è il classico catorcio usa e getta:  l’ultima cosa che avrei voluto e dovuto comperare.

Ho una mountain bike dal 1992, leggera, resistente e in ottime condizioni. Un paio di anni fa ho rinnovato, freni, copertoni e diverse altre cosette. Con una spesa minima.

Qui in città avevo la vecchia olanda di mia sorella, comperata nel 1983, in pessime condizioni a tal punto da dover pensare a una rottamazione.

In ogni caso queste bici sono tutta un’altra storia, altri materiali, mica dei fili di ferro montati con due vitine, eh. Mi spiace non recuperare la mia vecchia Bianchi ma  restaurarla costava davvero tanto e io da sola, ammetto, non sono proprio capace.

Lo so dovrei imparare, mi piace pure smaneggiare intorno alle bici. Secondo voi esistono dei corsi? Anche on line intendo? Libretti sulla manutenzione delle biciclette? Credo sia pure molto rilassante.

E dopo 3 giorni con Faccia di Chiùlo alle costole  ho davvero bisogno di relax.

p.s. appena mi riprendo dal trauma subìto dedico un post a Faccia di Chiùlo a Bruxelles perchè credo che meriti.

Arriva il casco

Pare diventi obbligatorio il casco per la bicicletta. Io che sono ligia alle regole per la prima volta ho uno sprazzo di contestazione in fondo all’anima contro questa decisione.

Non fraintendiamo: d’accordissimo sulla necessità del casco per i bambini e anche per gli adulti che si cimentano in passeggiate e corse a medio-lungo percorso, ma per gironzolare in città tra casa e facoltà, per andare al supermercato, fare una scappata in centro e cose di questo genere, bardarsi come prima di una gara di triathlon mi sembra eccessivo.

Qualcuno replicherà sì ma le statistiche ci dicono che gli incidenti aumentano e io rispondo : per forza, i ciclisti sono investiti da pirati della strada e viaggiano su piste ciclabili piene di buche.  Quando esistono le piste ciclabili.

Perchè io contesto a questo paese assurdo che vuole fare l’europeo, che per essere davvero europei non basta obbligare la gente a comprarsi un casco ma è necessario dare alle stessa delle piste ciclabili lunghe ed utilizzabili.

Ho idea che se vieni investito da un camion a poco servirebbe il casco omologato. Sicuramente servirà per attutire i voli causati dalle buche di questa maledetta città. Mi immagino, cadi per la voragine in via della Colonna e se ti fai male la colpa è tua perchè non portavi il casco.

Mi sento polemica.

Però il caschetto lo comprerò, non so come starà con la camicetta e i sandali, ma starà alla perfezione quando sfreccerò giù per la collina sullo sterrato traditore.