e svegliamoci da questo torpore , e su!

Sì, mi sono impigrita. Sì, stavo pensando di chiudere il blog. Sì, ero convinta di non aver più voglia di parlare di me. Ma un paio di amici blogger mi hanno chiesto notizie e io, che in effetti ne ho qualcuna, mi sono improvvisamente ricordata che scrivere è divertente e, in casi di radicata deprimenza come quella di questi ultimi mesi, è persino liberatorio. Più di quanto lo sia una seduta di training autogeno, un’abitudine che ritengo sana fino a quando non si trasforma in autocommiserazione.

Novità? Sì. Sto facendo colloqui di lavoro schizofrenici. Deprimenti in Italia, esaltanti all’estero, non fosse altro che per il modo in cui trattano le persone, ma anche perchè qui concorro per impieghi da manovalanza, all’estero no. Poi volete mettere il gusto del viaggio in capitali europee bellissime e conoscere  realtà lavorative eccitanti?

Ho capito cosa voglio fare della mia vita? Sì, scrivere e frequentare salotti intellettuali. Ma il faccio cose e vedo gente, per quanto affascinante, nel mio caso non è declinabile: avrei bisogno di uno sponsor come un babbo ricco o un marito amministratore delegato, figure mitologiche che mai ho avuto piacere di incontrare nella vita. E quindi?

Quindi Ondalunga segui la corrente, ovunque essa ti porterà oltralpe o oltremanica, studia per l’esame di lunedì, tieni in ordine le tue carte d’imbarco e incrocia le dita. Alla fortuna credi poco, ma la tua caparbietà sta cominciando a dare i suoi frutti e stai dimostrando che non esiste un limite di età per intraprendere nuove avventure.

(Magari con un paio di occhiali perchè non ci vedi più)

se dopo il rientro

Il Windsurfista dopo il suo rientro dalla vacanza marocchina si è levato uno dei suoi 4 denti del giudizio. Auguri a lui. Ma anche a me. Avere un uomo che si lamenta per tre giorni non tanto del dolore ma del fatto che non può mangiare il suo etto e mezzo di pasta due volte al giorno può essere un’esperienza estenuante. Metteteci dentro una suocera che lo chiama 4 volte al giorno per dirgli vengo lì io ( ma a fare che? ) e un’assistente di poltrona che dopo l’operazione gli dice “stasera devi essere coccolato” (fai pure, toh è tuo, compreso il chilo di purè di patate che devi preparagli per sfamarlo) e il quadretto è completo.

Io, il cui livello di pazienza è pericolosamente sceso a livello 1 (per darvi un’idea la sindrome premestruale lo porta a livello 2) , ho dovuto gestire una serie di loschi personaggi che hanno cercato in tutti i modi di coinvolgermi in lavori di manovalanza quando l’unico mio pensiero era riproporre a casa mia le meravigliose colazioni marocchine a base di baghrir e m’semmen, rispettivamente una frittella un pò spugnosa da servire con marmellata e miele e una crepe simile alla pasta fillo da servire nel medesimo modo. Come potete immaginare ne abbiamo mangiate in quantità industriali e in alcuni dei riad dove abbiamo alloggiato erano davvero eccezionali.

Se non ci fosse stata una mia amica a tirarmi su di morale nel raccontarmi la sua avventura a cena a casa di Fabrizio Barca sarebbe stato un rientro assai penoso.

Mi rendo conto che è un periodo difficile per tutti, soprattutto sono circondata da donne arrabbiate. In modo sano per giunta. Vorrei che fossimo capaci di incanalare questa rabbia in qualcosa di costruttivo ma comunque sono molto felice che si rivolgano a me come punto di riferimento. Mi danno la forza di superare un momento di stallo nela mia vita, non solo politico, e mi riempiono di energie nuove. Se non fosse per loro me ne scapperei di nuovo con il dromedario sulle dune del deserto in pacifica contemplazione di tramonti e di cieli stellati.

 

 

 

un giorno anche il bene vincerà

Non c’è romanzo o film che si rispetti dove i buoni non debbano passare milioni di peripezie prima di vedere trionfare il bene. Non c’è risultato che tenga se non viene prima sudato. Come dire: buono tu sai che niente sarà facile, che ci sarà qualcuno che crederà di essere più scaltro di te, più intelligente di te, che non si farà scrupolo di accantonare buoni propositi, nel caso li abbia mai avuti, che non si farà scrupolo di corrompere, comprare, ammaliare valvassini e valvassarri. Ci sarà chi si circonderà di stupidi, ignoranti, di meschini e li farà sentire migliore degli altri con promesse di grandezza eterna.

Ci sarà la sconfitta. Ci sarà, e non sarà amara come ti aspettavi. Ti lascerà al contrario un senso di serenità e pace, ti convincerà che qualsiasi sconfitta sarà migliore della vittoria di chi non è onesto, di chi gioca scorretto, di chi si batte per far valere solo logiche che puzzano di marcio. Non di muffa, ma proprio di putrefazione, di cancrena.

Ci saranno le notti della sconfitta, dove invece di contare i morti e i feriti conterai i tuoi compagni di battaglia, ancora vivi, ancora forti, felici ed esaltati che si perderanno nei lunghi abbracci. Gli abbracci dei compagni, niente è più bello e confortante di abbracciare gli eroi sconfitti  che hanno dato tutto, ma proprio tutto. Niente è più bello che sentire il loro grazie, niente è più dolce del dire loro grazie e di ripeterglielo all’infinito con il tuo abbraccio. Vedere le loro lacrime che poi sono le tue e poi sorridere insieme .

Cadere. E rialzarsi. E capire che in realtà non siamo mai caduti. Perchè i buoni non cadono mai. Perchè essere sconfitti non significa essere perdenti.

Perchè poi alla fine il bene trionfa sempre.

noi amiamo il nostro lavoro

Non è facile lavorare bene se ogni minuto qualcuno ti chiama per dirti “siete ancora lì? ma non eravate spacciati?”. Magari sì, lo siamo, sfortunatamente chi è stato eletto deve portare a termine il suo lavoro e quindi lo staff gli va dietro.

In generale se il tuo capo ti dice di fare una cosa, tu la devi fare. Punto. Altrimenti là fuori c’è pieno, anzi pullula, di succose e interessanti offerte di lavoro.

Il Windsurfista, per l’appunto stamani, mi dice riferito al suo lavoro  “Il mio capo mi ha dato un arduo compito” “Quello del diplomatico?” faccio io. “Sì ma del diplomatico nelle relazioni Israele e Palestina. Un giorno qualcuno si farà esplodere alla mia scrivania, potrebbe capitare”. Insomma ognuno ha le sue gatte da pelare.

Che poi noi due mica ci lamentiamo. Magari utimamente io sono demotivata, o meglio disorientata. Certo c’è il cake design, le perline, il ricamo, le collanine vendute in spiaggia e il baratto ma non è che così risolverei i miei problemi esistenziali. Oltre a quelli economici. Nel frattempo, mentre mi annoio e ho la sensazione di essere il solito criceto sulla ruota, mi sono davvero iscritta a un corso di cake design. Non risolverà i miei problemi ma sicuramente mi divertirò moltissimo.

il viscido

Il viscido è il tipo che ti sorride e dietro al sorriso c’è la spregevole bava provocata dal guardarti. Nascondendosi dietro un atteggiamento da amicone simpaticone, cerca in ogni momento di allungare le mani con abbracci non richiesti e quando cerchi di svincolarti ti tiene saldamente nelle sue grinfie. Il viscido sa che con te non ha la minima possibilità ma, non avendo il coraggio di dirtelo e non riuscendo a tenere a freno i suoi bassi istinti, cerca in tutti i modi di starti vicino fisicamente creandoti un senso di disaagio. Solo che essendo viscido fa in modo che la cosa sia sottile, insinuante, quasi nascosta e tu non sai come fare a dirlo agli altri, perchè naturalmente passeresti da femminista e paranoica.

Io questi personaggi ne ho incontrati a bizzeffe nella mia vita e sono la categoria di maschi verso la quale provo, oltre al feroce odio, anche un disprezzo immenso.

Ci sono momenti in cui mi illudo di essere una persona poi arriva lui, il viscido, che mi ricorda che invece sono una donna. Ci sono momenti in cui vorrei avere una mazza di baseball con me e pestare quelle due palline inutili che si ritrova, sempre che un viscido le possieda perchè ho davvero i miei dubbi.

 

in sua assenza

Lo ha abbandonato per due giorni. Ondalunga se ne è andata dalla sua famiglia per preparare i cappelletti di Natale. Per la prima volta Ondalunga ha fatto i cappelletti sotto la supervisione della madre, ne ha fatti 300 , ha fatto pure un presepe ipertecnologico e ora ha un mal di schiena da posizione bizzarra (provate voi a creare un cielo stellato su un soffitto, abbarbicata a un frigorifero).

Intanto lui aveva una riunione di famiglia. Lei è partita tranquilla e fiduciosa.

Lo ha ritrovato scarmigliato, senza voce, gli occhi iniettati di sangue, abbandonato su un divano con una vecchia tuta e un pullover infeltrito, che si lamentava per il mal di testa.

-Capisci- miagola dietro Ondalunga- queste cose mi uccidono-  -Ma che avrai fatto mai- indaga lei diffidente. – E tutti parlavano, e i bambini, e tizia e caio…. io queste cose non le reggo fisicamente. Fisicamente mi uccidono.- Se non fosse stato per il quintale di insalata russa della Suocera in frigo, Ondalunga avrebbe potuto pensare a un festino orgiastico in sua assenza, ma lui aveva la faccia poco entusiasta e l’aria di chi stesse soffrendo un’emicrania da tedio e non da sbronza. Ondalunga si è  dunque fidata e ha persino avuto compassione di lui.

Magno cum gaudio si è pure sbafata la benedetta insalata russa, testimone della fedeltà del Windsurfista e della sua lunga giornata in famiglia.

gli strumenti giusti

L’autunno porta grandi sfide, io mi sento agguerrita più che mai e mieto vittime (oltre ad alcuni successi). Oggi pomeriggio uscita dal lavoro pensavo che ogni guerriero deve avere un’armatura adatta e guarda caso mi sono ritrovata davanti alle vetrine di un negozio che adoro e che faceva forti saldi convenienti.

Ho trovato la mia armatura.

Credo che con quel paio di scarpe farò faville. Grazie Dolce. Grazie Gabbana.

one day (leggerò forse un libro decente)

E’ successo che mentre leggevo “Molto forte incredibilemnte vicino” di J.S.Froer (in italiano) con il Kindle, quella macchina infernale ha smesso di funzionare poichè scarico.  Io non trovando il carica batterie nascosto da qualche parte dal Windsurfista (lontano in Brasile) ho dovuto a malincuore lasciarlo a casa e, per non rimanere senza un libro da leggere sul treno, ne ho comprato uno cartaceo. Me ne avevano parlato bene, non so chi, sicuramente donne, sicuramente donne tristi, non lo so. Io l’ho preso e nel dubbio che fosse la solita cagata l’ho comprato in inglese che se non altro almeno leggo in inglese.

Sono a pagina 215.

Intanto è chiaro che è stato scritto da un uomo. Mi rifiuto di pensare che esistano scrittrici così masochiste da creare un personaggio sfigato come Emma Morley.

Emma Morley: tutto ciò che una donna non dovrebbe mai essere. Emma Morley: tutto ciò che per fortuna non sono mai stata anche se una certa parte di mondo spingeva a farmici diventare.

Lui, Dexter Mayhew è già più interessante, sebbene rientri nel clichè degli amori delle sfigate: un figo stratosferico pieno di soldi che non sa che fare della propria vita, fondamentalmente infelice, che scopa a destra e a manca, che beve fino all’alcolismo, che lavora in tv (!!!).

Emma Morley diventa insegnante, dopo aver fatto la cameriera, si veste in modo orrendo e dozzinale perchè -attenzione!- lei è femminista, non beve, scopa poco e male (ad un certo punto ha un fidanzato che mi chiedo: ma la dignità di una donna?), non frequenta luoghi malvagi come i locali da fighetti che frequenta il buon Dexter. Insomma una noia mortale. Chiaramente è da sempre innamorata di Dexter. Lui non si capisce, forse sì forse no. Boh.

Parte bene il libro, parte da una notte passata insieme. Francamente da questi due mi aspettavo qualcosa di diverso. Non diventano nemmeno trombamici. Emma, mio Dio Emma, il trombamico può essere una salvezza soprattutto se è figo, perchè pensare che debba per forza essere innamorato di te? Emma ragioni come poteva ragionare una ragazza italiana cattocomunista degli anni ’60.

Ok, sono solo a metà. Forse Emma alla fine fa il santo voltolone, lo capirò leggendo. Comunque lo spero per lei. Spero anche che Dexter non mi diventi un impiegato di banca salutista, questo sicuro. Per ora sto rimpiangendo non solo Froer ma la buona Erica Jong che era quasi riuscita a dare di noi donne un’immagine diversa. Ma anche la Austen: Elizabeth Bennet l’avrebbe presa a schiaffi questa tonta di Emma Morley. Per non parlare di Jane Eyre, mi par di vedere lo sguardo di pena che avrebbe avuto Jane nei confronti della goffa Emma che poverina si vede sempre brutta.

Vi farò sapere appena avrò letto la parola the end al miracolo letterario degli ultimi anni: “One day” di tale David Nicholls.