Riflessioni post compimento dei 45

Cielo, come passa veloce il tempo e come poco sto dietro a questo blog. Ho pure compiuto 45 anni in queste settimane. 45 anni, una vera vecchia. Senza tanti traumi e rassegnata ormai a una strada che va dritta verso il climaterio, o già ci sono chissà, ho cercato di razionalizzare il mio armadio per eliminare cose che non sono adatte a una quarantacinquenne onde evitare effetto milfona da sbarco. Alla fine ho buttato via due straccetti perchè il Windsurfista ha stranamente bocciato la mia ansia da cassonetto caritas e, a parte qualche cosa veramente sfinita, il resto l’ho tenuto perchè pare essere molto sobrio e quindi ancora adatto a una quasi anziana donna di mezza età.

Perchè mi è venuta l’ansia di sembrare vestita troppo giovanile? Perchè ultimamente ho frequentato spesso ambienti pseudosinistrorsiintellettualdistaminchia ed ero circondata da donne, generalmente in sovrappeso, vestite come credo di non aver mai vsito vestita così nemmeno la mia pia nonna paterna quando andava alla messa o in altrnativa sciatte, con tanto di pelo lungo, folto e abbondante, le quali mi hanno fatto notare il mio modo di vestire  “un pochino troppo”giovanile”. Preoccupata dalla pericolosa china intrapresa, ho telefonato a qualche amica fidata e alle mie “colleghe” di impegno politico e civile, le quali mi hanno risposto così: -Sei pazza! Tu, proprio tu, colei che legge Vogue prima di andare a dormire- oppure – Mia cara non capisco di cosa tu stia parlando, perchè non mi raggiungi al mare invece , sono qui al Forte e ci si prende un ape stasera- e persino un- Si vede che hai troppo tempo libero, urge ricostituire un gruppo di sorellanza libdem e organizzare quei meravigliosi weekend politico-femministi in Lunigiana a parlare di problemi seri- In tutti e tre i casi le ragazze (rigorosamente over 45) mi hanno rasserenato e mi hanno fatto riflettere.

A 45 anni ho tutto il diritto di fare, mangiare, vestire come mi pare. Prendiamo il lavoro. Sono arrivata alla conclusione dopo percorsi faticosi, gavetta infinita, illusioni e delusioni che non voglio più trovarmi nella situazione del criceto sulla ruota. Di lavorare cioè per niente, senza il riscontro di una gratificazione economica, professionale e morale e quindi i progetti che sto seguendo dovranno coincidere con le mie più profonde aspettative altrimenti meglio ciabattare in casa a guardare le repliche di Grey’sAnatomy. E in effetti, e costandomi fatica e soprattutto il biasimo di familiari e conoscenti, sto pianificando una strada professionale in questo senso che ora pare stia dando i primi risultati. E udite udite sto incontrando proprio su questa strada post quarantenni che hanno organizzato la loro vita professionale in questo modo: poca pressione, entusiasmo, per carità certamente non ricchi ma nemmeno poveri, di certo più sereni. E si parla di professionisti e  non di frikettoni che si sono ritirati in eremi umbri a viver di baratto (ci avevo anche pensato ma non fa per me).

Quindi, sì, climaterio ma climaterio sereno e consapevole. Con ore dedicate al nuoto, al pilates e alle camminate nel verde. Con un guardaroba funzionale ed elegante, con i miei libri, il sesso tonico con l’ormai ex toy-boy. Con il controllo personale sul mio lavoro e le mie capacità. Basta giudici, basta ansie da prestazione, basta full-time. Stay hungry, stay fool, diceva il buon Steve. Anche a 45 anni si può.

Concludo permettendomi un piccolo outing:

  1. Non mi piace Francesco Guccini, lo ammetto. Mi ricorda mio padre quando davanti alla bottiglia di vino attacca con i racconti del Klondike.
  2. Non mi piace Erri De Luca, non mi piacciono proprio i suoi libri.
  3. Ho trovato insulsi i film dei fratelli Dardenne, a parte forse il primo anche se con riserva
  4. Mi metto ancora i jeans skinny con sandalo tacco 12 per uscire la sera
  5. Mi capita di preferire alla compagnia di un uomo quella di un gatto.

E adesso lapidatemi.

mimose et similia

Le mimose che hanno resistito al ciclone di giovedì chissà se resisteranno all’ipocrisia ottomarzesca maschile. E a volte femminile. Fossi una mimosa, mi sarei ribellata da anni trasformandomi in una pianta carnivora.  Ma non sono una mimosa, e la mimosa è solo una pianta che ha la semplice sfiga di fiorire al momento sbagliato nel posto sbagliato. Tra l’altro una volta nel vaso marcisce e puzza.

Che poi una volta io ci credevo pure. Credevo nella possibilità di un cambiamento graduale del cervello maschile, credevo nell’evoluzione della specie. Poi invece il nulla. Il Berlusconismo, Youporn, Costanza Miriano, il PD di Mario Adinolfi, le cinquanta sfumature di Anastasia Steele.

Ma sì dài allora buon otto marzo ai  tagli alle strutture che aiutano le vittime di violenza domestica, alla lobby dei padri separati, ai tenutari dei bordelli, a chi combatte per i diritti dei puttanieri e non delle puttane, alla depenalizzazione dello stalking, agli uomini che uccidono la moglie e vengono scarcerati dopo due anni perchè ritenuti non pericolosi per la società, ai troll misogini che infestano la rete. E buon otto marzo a te, idiota di Piazza della Libertà che mi chiedevi di farti un pompino tutte le mattine quando mi recavo al lavoro; a te babbeo che vedendomi dietro una scrivania di un ufficio stampa mi chiedevi di portarti un caffè;  a te imprenditore  che un colloquio di lavoro mi hai chiesto se avevo figli piccoli da gestire; a te o padre che mi dici che le donne hanno il compito di fare figli.

Buon otto marzo a tutti voi involuti rappresentanti della specie umana di genere maschile. E anche a voi povere involute maschiliste di genere femminile, perchè ci siete e siete peggio dei maschi. Buon otto marzo e vaffanculo.

inizi di un 2014: quando le cose, se cambiano, cambiano in peggio

La mattina dell’1 mi sono svegliata e la prima cosa che ho visto riflessa nello specchio è stato l’inizio del mio herpes labiale, che non vedevo da moltissimo tempo e di cui, in tutta onestà, non sentivo la mancanza. Ecco la spiegazione di una febbriciattola che da giorni mi stava tormentando. Salutando quindi il nuovo anno a colpi di Zovirax ho però avuto la fortuna di passare una bellissima giornata di sole con alcuni miei carissimi amici. Mi son detta, quindi, ok che sarà mai un piccolo inizio di herpes?

Peccato che the very next day, mentre assaporavo la liberazione definitva da ogni impegmo sottoscritto con il Carrozzone, esso stesso, nella persona di un figuro sempre sorridente ed elegante, con una sindrome da onnipotenza e convinto che le tutte le donne del mondo siano le sue segretarie, mi faceva telefonare da una delle sopracitate, vocina da adolescente e aspetto telefonico di povera disperata postdiplomata, per intimarmi di presidiare l’ufficio del carrozzone a Firenze dal lunedì successivo, dalle 9 alle 19 compreso il sabato.

Così, senza altra spiegazione che mi mostrasse la logica e la legittimità della richiesta.

Ricapitolando: secondo questo io dovrei lavorare per il carrozzone gratutitamente sei giorni alla settimana 9 ore al giorno pagandomi trasporto e pasti. Ricapitolando: io ci ho messo circa 20 minuti di intenso brain storming per cercare di capire se avevo davanti un completo deficiente o un completo deficiente che pensa di essere furbo.Ricapitolando: mi è toccato scrivere una mail al signore elegante e sorridente e spiegargli la ragione per cui la sottoscritta non si sarebbe presentata nè ora nè mai all’ufficio centrale regionale.

Perchè cari amici ed amiche, dal 2 gennaio 2014 ho capito che bisogna sempre spiegare alle persone che in cambio di una prestazione lavorativa il lavoratore in genere richiede un contratto e uno stipendio.

Liquidata la faccenda e ovviamente non avendo ricevuto risposta alla mia pacata e chiarissima mail, figuriamoci, ho fatto la valigia e sono partita alla volta di Apuania per festeggiare la mia festa preferita, la Befana, decidendo con grande ingenuità di prendere il treno.

E ho preso coscienza che in questo inizio di 2014 le ferrovie sono precipitate in uno stato di indecenza conclamata. Ho corso da un binario all’altro con trolley e portatile al seguito per saltare su treni non annunciati, cambiati, spostati, in ritardo, in compagnia di 2 barboni che cercavano di andare a Empoli con bicicletta al seguito per andare a mangiare alla mensa dei poveri. Anche la qualità dei compagni di viaggio comincia a calare.

Ora, sono in attesa dell’arrivo della Befana, mentre la pioggia continua a cadere ossessiva e la notte un cane terrorizzato dai tuoni viene a dormire sul mio letto. L’aspetto con ansia, ho molte cose da dirle, quintali di carbone da farle recapitare, le voglio chiedere come fa a sopportare dopo centinaia di anni il genere umano, come fa a portare ancora dolci ai bambini sapendo che poi si trasformeranno in completi deficienti che cercano di fare i furbi. Le voglio chiedere se noi donne possiamo armarci di scopa da spaccare sulla schiena a tutti i maschi che ci credono eterne madri ed eterne segretarie nel migliore dei casi.

Buon 2014!