Heidi esiste ed è malvagia

Heidi esiste. Vive sulle montagne, è ignara degli sconvolgimenti che ci sono nel mondo, lassù tra le caprette che le fanno ciao e il vecchio nonno a far formaggio, ma insoddisfatta della propria vita si mette a fare affari e scende nelle inquinatissime città terroniche per partecipare ai convegni.

La scorsa settimana Heidi quindi è a questo convegno, in una terronissima città governata da pericolosi comunisti e finanziata da coop rosse, che regala case popolari agli zinghiri e ha un clima schifoso. In questo modo Heidi si presenta a me, ignara vicina di posto e convinta che le sue rubiconde gote, le scarpe da montanara e una ciospa di capelli in disordine facessero di lei quell’allegra fanciulla sempre sorridente tanto buona con gli altri. Ma no. Heidi non è così. Heidi odia i tedeschi, i comunisti, gli zingari e dice che la Toscana è brutta, il mare fa schifo e il mangiare è terribile. Heidi non capisce come mai gli italiani non vogliano più spendere soldi in capi di lusso e non parla di caprette nè della povera Clara, non mi mostra la foto di cani San Bernardo ma mi chiede la mail per motivi prettamente di interesse e mi chiede che razza di chiesa è quella in cui stiamo sedendo.

Heidi cara, le dico, non è una chiesa ma lo spitale degli Innocenti, opera grandiosa di un architetto e finanziata da una potentissima corporazione. Come dici? Quale governo ha permesso tutto ciò? Heidi, bimba mia, questa è un’opera di un mestro del rinascimento tale Brunelleschi che lo progettò tra il 1419 e il 1421,e finaziata dall’Arte di Por Santa Maria. Eh sì, all’epoca  esisteva Firenze, esistevano le banche e le corporazioni, si costruiva e si facevano affari qui, davvero.  Invece non esistevi te e le 4 catapecchie di legno da cui arrivi.

Heidi dopo aver scoperto che giù dalle Alpi esiste il mondo e non è svizzero ma Novi, è un po’ agitata. Dice che il catering fa schifo. Mi indica il piatto dei formaggi. Che cosa sono? Pecorini toscani di diversa stagionatura, le spiego. Barcolla, è smarrita: “Ma come in Toscana ci sono i pecorini?” Sì Heidi, i pecorini toscani sono anche piuttosto famosi. Non lo fate solo voi in alpeggio il formaggio, si fa anche in collina, anche nel deserto nordafricano se proprio vuoi saperlo. Ti dirò di più mia cara rubiconda fanciulla alpestre: in Toscana abbiamo anche le montagne e la neve. I laghi. Il mare. Le città. I paesi. I comunisti, i migranti e gli zinghiri. Siamo felici così. Tutto quello che tu pensavi di sapere sappìlo, qui lo sapevano già nel 1200. Tutto quello che vedi ora qui oggi, nel 1400 esisteva già.

Intanto sopraggiunge FdC che si siede accanto a me, lancia una rapida occhiata ad Heidi che sta straparlando. Poi in silenzio prende il suo potente smartphone e mi scrive: ” Questa Heidi è davvero molto aggressiva. Non mi piace per niente.” Sorrido alla rassicurante FdC. Ho un’alleata e non sono più sola.

Alla fine della giornata Heidi raccatta tutte le sue cose e va verso quel treno che la riporterà lassù nel suo piccolo e chiusissimo mondo, dove le prospettive sono differenti, dove potrà seguire i suoi affari da internet e stringere amicizia con i Sauditi, “gli unici che ancora sanno fare affari”. Un giorno i Sauditi saliranno anche da te Heidi, non ti preoccupare, e alle caprette gli faranno fare una bella festa. Garantito.

se un corso di economia domestica vale più di cento MBA

Ogni volta che parto, ogni singola volta , ogni volta che si prospettano giorni di solitudine, il Windsurfista entra nel panico. Al netto di lecite tristezze (mi manchi, il letto è vuoto e carinerie simili) ho il forte timore che la tristezza/panico sia a causa della necessità di autogestirsi in casa per alcuni giorni. Ogni volta, da ormai 6 lunghissimi anni, quando parto devo lasciare decine di post-it sparsi per casa, attaccati ad ogni elettrodomestico per spiegare cosa fare, come fare e quando farlo.

Io devo spiegare a un ingegnere l’utilizzo di una lavatrice. Questo mi lascia perplessa, ve lo devo proprio dire. Devo spiegare a un uomo adulto che per mangiare deve aprire il frigorifero, scegliere qualcosa , accendere il fornello per cuocerlo e poi mangiare.  Devo specificare che se piove i panni stesi sul terrazzo vanno messi in casa. O ricordare che c’è da portare giù la plastica o la carta per la raccolta. O che il bagno va tenuto pulito perchè si possono prendere malattie (io più che altro) ma anche perchè semplicemente fa schifo vedere un bagno  sporco.Che l’aspirapolvere è stato inventato per spazzare casa in un minuto. Che la montagna di vestiti usati lasciati sparsi in giro non fa arredamento ma puzza e si riempie di polvere.

Ecco, ma a parte l’ordine che uno da solo gestisce come gli pare, ossia per me puoi campà anche coi barattoli di tua madre e dormire in una cuccia che nemmeno il mio cane basta che poi al mio rientro sia tutto a posto. Ecco io non mi capacito del fatto che lui candidamente ammetta che devo lasciare scritte le cose sennò se le dimentica o non sa come fare.

Dato che io non sono laureata in economia domestica, nè di mestiere faccio la casalinga, altresì mai stata educata a fare la donna di casa ma ho imparato per necessità negli anni a fare queste cose, mi chiedo perchè lui non ci riesce? Quale difficoltà di ragionamento comporta lo studio dell’economia domestica? Con  master roboanti, lauree sperluccicanti, 4 lingue straniere, voi esseri umani del terzo millennio perchè avete bisogno di un post-it che vi spieghi come mangiare un uovo ?

Sappiatelo: non vi sopporto più.  Non sopporto nemmeno la vostra modernità e l’utilizzo di whatsapp per chiedermi cosa c’è in frigo quando potete vederlo da voi. La verità è che invece di spendere soldi per l’ennesimo inutile corso di aggiornamento dovreste farvi un corso di economia domestica dalla vostra santa madre che , ormai unica, vi sopporta, o fa finta, e non scocciate più donne che per natura mangerebbero solo buste di minestroni findus e magari in quel momento stanno parlando di democrazia rappresentativa con un parlamentare del Kazakistan.

Per questa ragione chiedo che venga inserita quale materia obbligatoria in tutte le scuole l’economia domestica, per maschi e femmine, ed eliminare qualcosa di completamente inutile come il greco antico, che a me serve solo per mandare a fanculo in modo colorito un windsurfista qualunque che mi dice” non mi hai scritto che quel pollo  congelato in frigo  non era per me”, io che credevo che un laureato in materie scientifiche arrivasse a capire che un pollo intero surgelato è qualcosa da utilizzare per una cena con invitati e non per cucinarselo in un padellino da solo.

Uomini e donne che fate domande  su quale detersivo usare per i vostri calzini alla/al  vostra/o partner in missione in Cambogia, vi prego studiate. Leggete, comprate il calendario di Frate Indovino, fate ricerche utili per una volta  su internet e volate via dal nido. Intraprendete questo viaggio nell’universo domestico da soli, scoprirete che non è poi così complicato, noioso forse, ma non complicato.

(N.B. sono stata biasimata per aver congelato il pollo intero e non a pezzetti in sacchettini separti)

Sulle domande più cretine a noi fatte prima e dopo la partenza

Nel corso dei nostri meticolosi preparativi, che passavano da lunghe passeggiate dentro Decathlon a sedute al gabinetto con la Lonely sulle ginocchia, siamo stati oggetto di curiosità moleste e consigli non richiesti da parte di parenti, genitori e conoscenti. Costoro, il cui unico e avvincente programma per le vacanze era o la settimanina in pensione a Canazei, o l’ombrellone a Pietrasanta o, udite udite, in caso di grande disponibilità di denaro in un appartamento a Donoratico, ci hanno letteralmente sbriciolato la pazienza con delle enormi cazzate sparate a raffica.

Le  cazzate si distinguevano per settore:

1. Geografico-politico

In alcuni casi l’India si è spostata in Medio Oriente e ho scoperto fosse lambita dalle acque cristalline del Mar Rosso zeppe di dementi italiani in ferie nonostante una feroce guerra civile in corso. In altri, le conoscenze geografiche si mescolavano a un’altissima cultura in fatto di relazioni internazionali, i più esperti raccontavano di atroci delitti a danni di turisti italiani per la vicenda dei due marò, altri confondevano Afghanistan, Pakistan, Yemen  e India in un meraviglioso pastrocchio polveroso. Infine la pericolosa dittatura indiana dei marajà o quella dei militari, a seconda dell’inclinazione del nostro interlocutore, ci avrebbe reso difficile spostarci e viaggiare.

2. Sanitario

L’India pare sia il ricettacolo delle più spaventose malattie del globo. Mentre a Zanzibar centinaia di cretini si spiaggiano senza sapere che la malaria la fa da padrone, noi saremmo andati incontro a epidemie di colera, peste nera, tubercolosi e la sempre affascinate lebbra.

3. Sociologico

L’India è un paese retrogrado, maschilista, dove le donne vengono stuprate e uccise. Dopo aver fatto fatica a capire se mi si parlasse del mio paese o di questo che mi accingevo a visitare, ho ascoltato consigli utilissimi che cadevano da ogni dove: non parlare con nessuno, non andare in giro poco vestita, non camminare di notte, non accettare caramelle da sconosciuti, non sfilare in tanga o in topless per le strade delle città. Cose che qui faccio abitualmente. Naturalmente qualcuno mi ha anche detto di non prendere parte a manifestazioni politiche. In vacanza. In India. Io. Mia zia (devo ancora comprendere se si trattasse di un insulto o un complimento) mi ha detto: ma a te non danno noia, sembri un’indianina basta che ti copri i capelli.

4. Culinario

In India la cucina è pericolosamente speziata, monotona, mica come la nostra. Eh figuriamoci. Al rientro il leit motiv era: chissà come avrete mangiato male. Malissimo, guarda. Inutile stare a raccontare che abbiamo incontrato dei cuochi geniali e che metà del nostro tempo lo passavamo a guardare persone che cucinavano e l’altra a degustare i loro manicaretti.

Appena ricoverata per la dissenteria, parenti e amici mi hanno frettolosamente diagnosticato il colera, come se di abitudine io e il Windsurfista bevessimo alle fogne a cielo aperto. Immancabili i commenti “chissà come puzzavano” o “chissà come sono sporchi”. Pensare che mi sentivo una reietta, sudata, con i capelli polverosi legati in un triste chignon, vestita con calzoni cenciosi e scarpe da ginnastica accanto alle donne truccate, pettinate, con il loro smalto ai piedi e gioielli dappertutto. Donne che ridendo volevano farsi fotografare con me, che non mi hanno mai negato sorrisi, donne che mi prendevano per mano e donne che mi squadravano pensando a loro volta : ” questi occidentali sudici e sciatti, chissà quanto puzzano”.