così così

Avrei voluto scrivere qualcosa di leggero, come sempre del resto in questo blog che per scelta mia vuole rimanere un posto leggero dove raccontare in modo altrettanto leggero la realtà che mi circonda. Che è il modo in cui affronto le mie piccole e grandi tragedie quotidiane, con ironia e tanta resilienza. Ma ci sono quei momenti che pesano come macigni, che sono colpi allo stomaco così forti da levarti il fiato per parlare e la lucidità per pensare.

E questo è uno di quei momenti. Non mi vengono fuori le parole, solo quelle per esprimere il mio sollievo  perchè chi conosco e vive là, sta bene ed è al sicuro. Ma potevano essere tra i morti, ci potevo essere io, ci poteva essere uno qualsiasi di voi.

Ho studiato i fenomeni del terrorismo all’università, li ho studiati bene, era una delle strade che avrei voluto percorrere (entrare in comitati di studio sul terrorismo non fare il terrorista, precisiamolo), e certe dinamiche sono così note, così sempre le stesse che mi arrabbio ancora di più per l’incompetenza, l’incapacità e a volte l’impotenza di chi dovrebbe proteggerci dall’odio cieco e irrazionale di chi compie queste azioni. Non voglio fare nessuna lezione e tengo per me le mie opinioni.

E niente, non c’è molto altro da dire ora. Solo che dovremmo aspettare qualche giorno per riprendere con leggerezza la nostra preziosa quotidianità. Io mercoledì parto per Budapest per 4 giorni di attività politica e 2 da turista con il Windsurfista che mi raggiungerà venerdì sera -romantico non trovate?-. Mi sto sforzando per trovare la voglia, la forza e il coraggio di continuare la mia vita liberamente. La leggerezza, quella tornerà prima o poi, magari in uno degli abbracci dei miei amorosi nipotini o nelle feste del mio cane, nelle luci natalizie che tra poco illumineranno le nostre città. Che sono belle, sono preziose, sono meravigliose in tutte le loro contraddizioni. Non dimentichiamocelo mai.

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Non sei sola nel Sobborghino, mai.

Ieri mattina miracolosamente ero a casa. Avevo deciso di andare in piscina, dato che è da fine settembre che non vado più e da troppo tempo non faccio attività di fitness se non il walking durante il fine settimana e qualche esercizio di pilates. Risultato: il collo torto, spalla sinistra dolente, nervosismo e ansia non scaricata. Quindi ho preso la mia bicicletta e sono andata.

Nel bel mezzo del nulla, o se volete a metà del percorso, la catena si incastra e rimango a piedi. Moccoli, bestemmie, maledizioni e pianti non mi sono serviti a ripartire perchè la catena si era ben ben incastrata e non semplicemente uscita come a volte accade.

Se fossi stata a Firenze mi sarei fatta il tragitto mesta mesta a casa. Ma nel Sobborghino e dintorni tu non sei mai sola. Decine di persone seguono ogni tuo movimento, sanno quando esci, quando torni, le tue abitudini ma non necessariamente ti seguono per farti a pezzi e buttare i tuoi resti nell’Arno. Di conseguenza non ho fatto in tempo a fare 2 metri che avevo due volenterosi omini che si sono offerti di aiutarmi. Che poi è andata così: -Oh-gridano dalla strada- ‘un ce l’hai fatta a risistemà la hatena?- – No, la s’è inhastrata di molto bene- – Aspetta he la si vien costà-

E così in tre siamo riusciti  a sistemare la bici. Ovviamente mi hanno detto che non era abbastanza oliata, che c’èra da togliere la ruggine e mille altre cose, ma sono stati davvero carini. Inutile dire che intorno c’erano già altre 5 persone che, annoiate dello spettacolo degli operai a risistemare gli argini del fiume, erano accorsi per guardare noi. Ho pensato perciò che anche nel bel mezzo di una strada di campagna ci sarà sempre qualcuno pronto ad aiutarmi senza avere intenzioni da killer seriale e questo è abbastanza rassicurante. Certo, mai pensare di potersi fare gli affari propri, questo no, ma sono disposta a scendere a piccoli compromessi.

Ora scusatemi, devo andare al mercato a comprare la verdura. E’ tardissimo e son sicura che saranno già tutti preoccupati di non vedermi.

Io son pronta ma….

Ci sono poi loro. Quelli che quando devi partire, per andare ovunque, ti mettono in guardia da stupratori, assassini, terroristi, bombaroli, scippatori che in alcune zone del mondo- cioè tutte- secondo loro abbondano e stanno aspettando me ignara donna solitaria dotata di trolley Carpisa azzurro carta da zucchero che vago spersa in metropoli affollate con una mappa in bella vista in mano. Sempre che non sia già perita nel viaggio di andata a causa di un incidente aereo. Perchè come sappiamo gli aerei cadono sempre e tu stai per salire su un aereo, sappi che potresti quindi morire proprio domani.

Magari invece vai in bicicletta da qualche parte e ti avvisano che poresti cadere e spaccarti i denti, la testa, rimanere sotto un tir che per caso viaggiava in quel momento su di una pista ciclabile. O hai deciso di andarti a vedere la Juventus.: omioddddio lì mi aspettano utlras violenti, bottigliate in testa, guerriglia urbana e i soliti stupratori.

Nemmeno stavolta sono riuscita a scamparla. Credevo di aver scelto un evento innocuo e invece no. Ho scoperto che i concerti rock sono la cosa più pericolosa di questo pianeta. Oltre a serial killer travestiti da fan quattordicenni che ti mettono la droga nel bicchiere, si aggirano terroristi di ogni risma e colore, bombardano dal cielo e poi uccidono la band e tutti i loro fans.

Loro son convinti di questo. Quando snocciolano le tragedie imminenti che ti stanno per capitare pensano di essere utili. O ganzi. Ma no. Non lo sono. Sono dei menagramo che portano una sfiga immensa. Se tu non li ascolti, ti inviano la sfiga via sms e whatsapp. Cioè tu apri whatsapp e ti trovi scritto “speriamo che non succeda niente di brutto” e non stai partendo per una missione di guerra ma  stai mettendo l’orociok in borsa per non aver fame durante l’attesa dello spettacolo.

Vorresti rispondere così: ma perchè invece di perdere tempo ad elencarmi una serie di disgrazie che possono capitarmi non esci di casa e non vivi? Ma come puoi pensare di essere carino, amichevole, amorevole ed educato ad augurare la morte a qualcuno che sta per fare qualcosa? Io son pronta a tutto, per carità, ma tu smetti di guardare final destination 9 e vivi. Là fuori, amico, c’è un mondo che ti aspetta. Pericoloso, certo, ma bello.

rientri

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Vorrei parlare della mia meravigliosa e romantica vacanza in Sardegna durata 14 giorni e di tutti i benefici connessi ma non ve ne parlerò. Voglio invece porre l’attenzione sul nostro rientro in questa fornace maledetta, rientro iniziato come nelle migliori tradizioni delle domeniche sere, con coda in Fi-Pi-Li alle 24.00 -grazie alle caz di partenze intelligenti del dopocena- fino alla scoperta il lunedì mattina che il frigo in nostra assenza era dipartito. Morto. Immobile. Spento. Inutile mobile pieno di bottiglie di acqua calda e un pezzo di parmigiano sciolto. E staremo ancora senza frigo fino a che il santo omino dei frighi non riuscirà a farsi spedire il pezzo nuovo da montare. Così ci facciamo tristi cene e tristi pranzi senza birretta, senza una cedrata Tassoni bella fredda, persino la mozzarella della Coop mi sembra un piatto prelibato. Devo fare la spesa e cucinare tutto senza lasciare avanzi e considerato che in questi giorni sono partita con un progetto lavorativo che mi tiene fuori casa tutto il giorno (dàiiii che culo iniziare a girar per la provincia con i tabelloni dei benzinai che segnano 46 gradi, ditelo) comincio a seccarmi.

Peccato, ero di buon umore. Talmente di buon umore in Sardegna che nemmeno mi sono accorta della SPM mensile che mi trasforma in Nosferatu. Quindi per adesso vi saluto, aspetto un frigo funzionante e poi posterò meravigliosi mari azzurri e verdi, spiagge rosa, gialle e bianche, scogliere levigate e io in materassini alla deriva sorridente e felice.

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fosche previsioni

Lunedì sera sono andata al cinema con una mia amica a vedere un film in francese. un film molto carino che ci aveva messo di buon umore. Durante il tragitto di ritorno, in macchina, ci siamo messe a parlare di cose serie, per esempio di politica estera. Non è un fatto straordinario, con un certo tipo di amiche parliamo quasi esclusivamente di politica interna, estera e europea, magari inframmezzata di gossip e discorsi fatui su scarpe e vestiti.  Ci perdiamo comunque per ore a elucubrare come statisti. Insomma abbiamo cominciato a parlare di Medio Oriente, primavere arabe e io tiro una gufata micidiale alla Tunisia esprimendo le mie preoccupazioni per una nazione che con molta fatica si sta emancipando, che ha portato avanti un processo di democratizzazione e di secolarizzazione e che è minacciata dal caos che le sta tutto intorno. Che gufata.

Quando ieri le drammatiche notizie si susseguivano non riuscivo a levarmi dalla testa la nostra conversazione. Non è che avessi avuto un presentimento, ma solo i movimenti nel mondo arabo sono tali che sembra di essere a una partita di scacchi e si aspetta di vedere quale altra pedina verrà mangiata. Ho anche la vaga impressione che dovremmo abituarci ai tentativi di destabilizzazione di tutta quell’area attraverso il terrorismo, non che noi italiani si debba insegnare qualcosa a qualcuno vista la nostra storia, ma questo non è di certo consolante.

Se volete un consiglio da amica sulla vicenda: evitate di leggere i giornali italiani. Anche stavolta ho letto solo  un’accozzaglia di informazioni la metà delle quasi sbagliata. Inqualificabili. Ma perchè stupirsi quando un primo ministro twitta che la parità dollaro euro è merito del nostro semestre di presidenza? Perchè stupirsi? Semmai piangere. Ma il mondo è troppo complicato e ci sono cose molto più serie che le tristezze nostrane, i nostri piccoli tragicomici drammi italioti e quindi oggi il mio pensiero è per tutte le vittime del terrorismo e per le persone che ogni giorno con fierezza lo combattono attraverso la democrazia, il rafforzamento delle istituzioni e l’istruzione.

Che la Tunisia non rimanga isolata, perchè altrimenti sarebbe la fine.

rehab & brossage

A come accidia, astenia, abulìa, apatia, asocialità, arteriosclerosi, assenteismo,  annàmobbene.

Comincio a essere stanca del rehab da vecchi catorci e della palestra fisiatrica.  Poi non potete capire che posto brutto che è quello. Metaforicamente e non. Sotto di me si consumano vere e proprie tragedie. Al piano inferiore si trova infatti  la sezione affidi di minori e l’ambulatorio per il disagio sociale. Si percepisce una palpabile aura di angoscia e negatività frammista a puzzo di disinfettante, come se in qualche modo il sistema sociale cercasse di disinfettare la cancrena di cui soffre. Uomini e donne tristi, arrabbiati, sporchi, che gridano, che parlano e piangono in tante lingue. Bambini già brutti.

Oggi per levarmi di dosso questa sensazione di tristezza frammista a schifo e sporco, sono andata dall’estetista a farmi il brossage e il cataplasma. Avevo qualche risparmio nascosto sotto il materasso, inutile lasciarlo lì alla mercè dei ladri che da settimane stanno facendo il giro del quartiere sfondando porte. A proposito, ladro che stai leggendo questo post: la porta è aperta, evita di sfondarcela grazie. Dentro casa non c’è niente, ormai anche i miei vestiti più belli sono usurati dal tempo e non credo abbiano un mercato, non ho gioielli, non ho ancora ricevuto un anello di fidanzamento figurati, e sto aspettando che un miliardario rigorosamente somigliante a James Franco mi regali dei brillanti per le orecchie. Non c’è nemmeno la catenina della comunione, ho il dubbio di non aver ricevuto mai una catenina della comunione tra l’altro. Contanti non esistono e quei pochi che avevo li ho dati a quella stronza della mia estetista che non mi ha fatto fattura. (C come carta di credito sempre).  Quindi ladro sprechi il tuo tempo e con la tua ectoplasmatica presenza aggiungi alla mia lista un’altra parola con la A.  Angoscia.

B come basta, sennò ci deprimiamo sempre più. Però il brossage al miele mi ha rimesso al mondo.

spalle congelate e neve fresca

Avevo chiuso l’anno con la notizia di una presunta frattura alla spalla e l’orizzonte prossimo di un intervento chirurgico e mesi di riabilitazione. Per fortuna, alla fine, è risultata una semplice spalla congelata e l’orizzonte fosco si è tramutato in una più consolatoria fase di riabilitazione che prevede in sostanza fisioterapia e ginnastica ad hoc. Non vi sto a raccontare la burocrazia che c’è dietro alla riabilitazione del sistema sanitario nazionale, ma alla fine, dopo diversi esami specialistici nel pubblico e uno – per scrupolo mio per altro- da un professorone che aggiusta i giovani giocatori della Fiorentina, a breve dovrei partire con la riabilitazione. A breve, perchè la fisiatra mi ha messo in lista d’urgenza. Intanto devo fare molti esercizi, pilates soprattutto ma pure nuoto. Quindi ricomincio ad andare in piscina. Il professorone mi disse che potevo fare qualsiasi altra cosa, tipo lo sci, mentre la fisiatra alla parola sci ha avuto un crisi semisterica ululando -Aaaah no lo sci noooo, è PERICOLOSISSIMO, se cadi ti puoi fare MOOOOLTO MAAALEEE-.

Io ho dato retta al professorone. Perchè all’Abetone ci sono metrate di neve e ieri il sole splendeva. Alle 5 e 45 sveglia, alle 6 e 15 partenza con il Windsurfista in veste di Snowboardista, e abbondanti toccate di ferro affinchè le cupe previsioni della fisiatra non si avverassero.

In effetti ho avuto qualche problema, ma non alla spalla bensì alle gambe che dopo un paio di piste mi facevano così male da autocommiserarmi per il mio stato di totale mancanza di allenamento. Eppure faccio tanta ginnastica. Ad ogni modo come è nella nostra abitudine abbiamo sciato tanto, sebbene io intervallassi le discese con una decina di minuti di riposo. La neve era bellissima, perfetta, tanta. La sera però anche lo Snowboardista era a pezzi. Io dopo la doccia mi sono massaggiata con l’olio di arnica montana, lui ha fatto lo snob ma ha sbagliato. L’olio di arnica fa assai bene alla muscolatura contratta e dolente.

Spero che il nuoto mi rafforzi la muscolatura delle gambe, oltre ad aiutarmi con la spalla congelata.E non ditemi che è perchè non ho più 35 anni ma 45. Intanto vi lascio con questa bella immagine di ieri dell’Appennino. E ditemi voi come facevo a dar retta a quella donna.

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città in grigio

Sarà stato il grigio del cielo e l’umidità che penetrava fin nelle ossa, ma il giro turistico di oggi non c’è garbato per nulla. Avevamo deciso, guida alla mano, di andare a Pistoia, città a noi nota solo perchè segnata sulla carta geografica. Noi bambini toscani di solito finiamo a Pistoia, trascinati da famiglie o scuole, per andare incontro ai primi grossi traumi della vita: lo zoo di Pistoia e Collodi “la città di Pinocchio”. Due posti che dentro la di me bambina causarono non pochi traumi e sensi di angoscia (dalle tigri in una gabbia piccolissima che giravamo sempre in cerchio a una balena finta in una pozza d’acqua dove mio fratello si lanciò bagnandosi tutto per essere poi preso a pedate nel culo da mio babbo davanti a tutti). Quindi, ecco, io non avevo una buona opinione di questa città per cui ho detto al Windsurfusta “perchè non andiamo a veder cosa c’è da scoprire a Pistoia?” (escludendo ovviamente lo zoo). Perchè non bisogna precluderci nulla nella vita e prima o poi dobbiamo far fronte alle nostre angosce infantili.

Il centro storico avrebbe avuto anche il suo fascino se non fosse stato per le strade,  deserte come dopo un cataclisma nucleare, e la presenza inquietante di folli che urlavano nei vicoli o davanti alle vetrine sbarrate. Sì, perchè persino i negozi erano chiusi ma forse ormai siamo abituati a una città come Firenze dove c’è sempre qualcosa di aperto di giorno e persin di notte, non so, o forse sarà stato per le poche famiglie che intorno alle 16, nella  tipica ora di struscio, sono sgusciate fuori dai parcheggi per riversarsi nel centro con le loro pellicce e i loro bambini con l’aria annoiata. Neppure i pompieri che stavano allestendo la piazza del duomo per la tradizionale calata della Befana ci hanno rallegrato, e sì che a me i pompieri fanno sempre un certo effetto. Davanti al bellissimo comune una piccola folla infreddolita aspettava degli sposi. “Voglio vederli anche io” ho esclamato allegra. Ma la sposa era vestita tutta di nero con un paio di collant di pizzo e tronchetti tacco stiletto e a me ha ricordato un film di Tim Burton. Comunque nel complesso era perfettamente contestualizzata a ciò che le stava intorno.

“Andiamoci a prendere una Guinness in quel pub irlandese che abbiamo visto quando abbiamo parcheggiato” ha proposto il Windsurfista. E io ero d’accordo perchè avevo bisogno di un irish coffee per tirarmi su dalla deprimenza che come una folata di aria gelida mi aveva investito fino a ghiacciarmi il cuore. Ma il pub era buio e con le serrande abbassate. ” Che peccato è chiuso” ha detto il Windsurifsta con aria triste “e forse per sempre.”

Siamo risaliti in auto, abbiamo ripreso le colline e siamo tornati a casa. Le colline erano già buie, i boschi quasi tetri. La deprimenza ormai si era impossessata del mondo e noi ne eravamo vittime. “Vabbè  facciamocelo lo stesso un goccetto” ho detto io mentre mettevo sul fuoco l’acqua per il rooibos.

Cerchiamo di cominciare bene il 2015 e bere alla faccia della deprimenza di gennaio bastarda. E bando alle spose in nero specialmente in inverno, mi sembra anche poco scaramantico e insomma un pò di colore non ha mai fatto male a nessuno.