Duran mania

duranE dopo 29 anni sono riuscita ad andare a un concerto dei Duran Duran. L’anno passato mi sono sfuggiti ma questa volta non potevo mancare. L’ultima volta che li avevo visti in un concerto era il 1988 e tra l’altro senza Roger Taylor, che invece è rientrato per partecipare agli ultimi album e agli ultimi tour. Un’ emozione grandissima rivederli. Certo la chitarra di Andy Taylor per sempre mancherà, ma quel tipo è fuori di testa completamente e dopo aver partecipato a uno dei gli album più recenti è uscito di nuovo. Continua a leggere “Duran mania”

Annunci

Io son pronta ma….

Ci sono poi loro. Quelli che quando devi partire, per andare ovunque, ti mettono in guardia da stupratori, assassini, terroristi, bombaroli, scippatori che in alcune zone del mondo- cioè tutte- secondo loro abbondano e stanno aspettando me ignara donna solitaria dotata di trolley Carpisa azzurro carta da zucchero che vago spersa in metropoli affollate con una mappa in bella vista in mano. Sempre che non sia già perita nel viaggio di andata a causa di un incidente aereo. Perchè come sappiamo gli aerei cadono sempre e tu stai per salire su un aereo, sappi che potresti quindi morire proprio domani.

Magari invece vai in bicicletta da qualche parte e ti avvisano che poresti cadere e spaccarti i denti, la testa, rimanere sotto un tir che per caso viaggiava in quel momento su di una pista ciclabile. O hai deciso di andarti a vedere la Juventus.: omioddddio lì mi aspettano utlras violenti, bottigliate in testa, guerriglia urbana e i soliti stupratori.

Nemmeno stavolta sono riuscita a scamparla. Credevo di aver scelto un evento innocuo e invece no. Ho scoperto che i concerti rock sono la cosa più pericolosa di questo pianeta. Oltre a serial killer travestiti da fan quattordicenni che ti mettono la droga nel bicchiere, si aggirano terroristi di ogni risma e colore, bombardano dal cielo e poi uccidono la band e tutti i loro fans.

Loro son convinti di questo. Quando snocciolano le tragedie imminenti che ti stanno per capitare pensano di essere utili. O ganzi. Ma no. Non lo sono. Sono dei menagramo che portano una sfiga immensa. Se tu non li ascolti, ti inviano la sfiga via sms e whatsapp. Cioè tu apri whatsapp e ti trovi scritto “speriamo che non succeda niente di brutto” e non stai partendo per una missione di guerra ma  stai mettendo l’orociok in borsa per non aver fame durante l’attesa dello spettacolo.

Vorresti rispondere così: ma perchè invece di perdere tempo ad elencarmi una serie di disgrazie che possono capitarmi non esci di casa e non vivi? Ma come puoi pensare di essere carino, amichevole, amorevole ed educato ad augurare la morte a qualcuno che sta per fare qualcosa? Io son pronta a tutto, per carità, ma tu smetti di guardare final destination 9 e vivi. Là fuori, amico, c’è un mondo che ti aspetta. Pericoloso, certo, ma bello.

stili e panorami differenti

Dovrei scrivere più spesso, lo so. E avrei anche da dire. Ma in questo ultimo periodo sto scrivendo molto anche altrove, di cose più serie intendiamoci. Però mi manca discorrere di frivolezze sebbene diventi sempre più difficile per me pensare al banale: il mondo sta diventando sempre più brutto, diciamolo.

Firenze in questi giorni è un inferno e non per niente ci stanno girando “Inferno” ( per chi ancora non lo sapesse il film di Ron Howard dal libro omonimo di Dan Brown). Ai turisti veri americani si mescolano i turisti americani finti ossia comparse italiane assoldate dalla produzione e travestite da americani: cappelli di paglia, sandali, magliette a maniche corte ma molto più magri, meno bianchicci e sudaticci di quelli veri. Come faccio a saperlo? Una mia carissima e bellissima amica è una delle comparse e si sta divertendo molto. A tale casino si è unito il Festival dell’Europa che mi ha costretto a bazzicare la città in dress code rigorosamente donna d’affari con tacchetto annesso. Che poi ieri ho passato un’altra giornata intera su tacchi alti, stavolta da cerimonia, e oggi sono tanto felice di essere di nuovo in sneakers e ciabatte. Due giorni interi consecutivi  su tacchi alti possono essere devastanti, per i piedi e per l’anima. Oddio forse l’anima no, io sul tacco in effetti mi elevo anche metaforicamente. Ma torniamo a noi. Sono riuscita persino a riportare Mister X in auge e lui era felicissimo. Economicamente magra come soddisfazione ma comunque.

Infine l’estate sta arrivando e io sono da due settimane nella fase “esco dalla piscina con i capelli bagnati”, niente più phon caldi, niente più capelli elettrici, asciugatura via bicicletta. Giorni fa pensavo appunto a come è cambiata la logistica della mia routine sportiva. Per anni il mio tragitto in bici verso impianti o parchi sono stati in mezzo a smog, macchine, asfalto, pedoni suicidi, buche, automobilisti assassini, sterminatori di ciclisti e maniaci sessuali. Ora il panorama è questo:

DSC_0648DSC_0643

Molto zen, moscerini e bestieorrendechesiattaccanoaicapellimorbidiebagnati a parte. Ma si sa che ogni cosa ha i suoi lati positivi e quelli negativi.

Awkward

Persino chi è disinvolto come la sottoscritta a volte finisce in situazioni di forte disagio. Sapete quando nella vita avete conosciuto persone in periodi specificatamente sfigati e vorreste cancellare tutto gettandoli nell’oblio, facendoli ingoiare dal buco nero del passato e della dimenticanza, e invece queste ritornano come nei terrificanti romanzi di Stephen King?

Durante i primi anni all’università, diciamo pure fino a quando non sono partita per l’erasmus e auf wiedersehen, ho passato un periodo orrendo, noioso, sfigatissimo, circondata da gente aberrante che si spacciava come amica. Un mondo futile e ignobile, fatto di aule putride, compagni di studio angoscianti e coinquiline scassacazzi. Una galassia di conoscenze che mi imponeva di passare i venerdì, i sabati e disgraziatamente anche le domeniche, in giro per feste organizzate in capanne nei boschi o in localini fighetti o localacci alternativi. Due palle.  In questo periodo capita che conosco un tizio in piscina. Un guardiavasca, un bagnino. Studente di lettere, attore di teatro, mi recitava Shakespeare e Dante, io figuriamoci intortata come non mai. Lui era uno di quei tipi che se la tirava, aveva conoscenze teatrali e letterarie importanti, amanti adulte, storie con attrici, mi sembrava di certo più interessante di quei lombrichi che incontravo a lezione e insomma ci frequentiamo da amici per alcuni mesi. Non giorni, non settimane, ma mesi. Ascoltavamo Ligabue per ore in macchina,  si chiacchierava delle più svariate idiozie che solo a vent’anni di possono venire in mente. Finisce che una sera ci baciamo sotto casa mia e mi rendo conto che non è che a sto tipo piacessi granché. Da quella sera senza drammi  io scompaio, lui pure, e ci rivediamo a un concerto del Liga tipo due settimane dopo, lui avvinghiato a una. Perchè naturalmente c’era una. Di questa storia a me è sempre rimasta una sensazione di imbarazzo gigantesca. Forse per il due di picche, forse perchè ci siamo frequentati per mesi raccontandoci di tutto, io ho sperato vivamente di non doverlo incontrare mai più. Solo che Firenze è microscopica, lui nel frattempo è diventato quasi famoso, bazzica circoli letterari di zona che bazzico anche io e finisce che ci rincontriamo. Meno di due e anni fa è capitato ad un evento ed eravamo entrambi soli, io stavo facendo finta di non vederlo invece lui venne a salutarmi tutto amichevole baci e abbracci. Poi di nuovo l’oblio, o almeno la speranza dell’oblio. Fino all’altra sera quando la mia amica G. mi chiede di accompagnarla alla presentazione di un libro di uno scrittore fiorentino che a me piace molto e dove il tizio in questione si esibisce come lettore. La vita si sa è fatta di relazioni pericolose e vien fuori che lui è amico storico del fratello della mia amica. Io alla mia amica G. racconto la vicenda, mentre mi bevo un Negroni e le confesso che continuo ad essere imbarazzata nonostante siano passati venti anni. Lo so che è assurdo, manco avessimo avuto una scabrosa relazione. Lei fa oh oh, perchè certo non abbiamo avuto nemmeno una storia, ma la frequentazione di mesi, le canzoni di Ligabue, gli sfanculamenti e tutto il repertorio, in effetti lei capisce che può essere imbarazzante. Comunque mentre stiamo bevendo -soprattutto io a questo punto bevo per darmi un tono- arriva la combriccola e dopo aver fatto le dovute presentazioni lui mi abbraccia e poi mi dice con tono mondano -Ma noi, dico, ma noi ci siamo conosciuti mi pare. Frequentavamo una piscina…come si chiamava? Nuotabene mi pare, no?-

L’affermazione “frequentare la stessa piscina” mi è parso un arrotondamento per difetto assai azzardato. Io sento che il mio sopracciglio destro si è alzato ma annuisco cordialmente e chiudo la faccenda. Vedi, dico poi alla mia amica, il mio disagio è stato inutile di fronte alla dimostrazione che gli uomini hanno un invecchiamento cerebrale più veloce del nostro. Oppure che al contrario rimangono dei semideficienti come a vent’anni e quindi l’invecchiamento lo abbiamo solo noi. Insomma o lui effettivamente ha dimenticato tutto – può anche essere anche se temo che cancellare mesi di appostamenti sotto casa mia, certe notti ascoltata venti volte a sera, cene, feste, concerti ecc sia poco probabile ma tutto può starci anche l’alzheimer-  oppure ha voluto sdrammatizzare fingendo di non conoscermi per non crearmi dell’imbarazzo.

Oppure se l’è voluta tirare come faceva vent’anni fa. Solo che all’epoca la cosa mi piaceva ora francamente mi fa un po’ pena.

dalla zumba alla carrucola

Anni fa ero una donna giovane e sexy che praticava zumba. La scorsa settimana ho invece iniziato il mio corso riabilitativo per ritrovare la spalla perduta. Inutile sottolineare che il mio fisioterapista non assomiglia a Derek Shepherd ma è una specie di orso ultra sessantenne di Sovigliana di Vinci con la tosse del fumatore. Devo dire che però  grazie agli ultrasuoni e ai suoi esercizi ho ripreso quasi il totale utilizzo della mia spalla.

Insomma pure oggi ero lì a fare esercizi, in particolare “la carrucola”: due anelli con elastico agganciati al soffitto che devo tirare su e giù. Una roba da vecchi catorci ed è inutile che ridete, martedì scorso arrivavo a metà, oggi facevo allegramente scorrere la carrucola senza dolori. Poi passa una fisioterapista che mi guarda. Si ferma, mi guarda ancora e mi fa: “ma tu non facevi zumba al Sobborghino?”.  Ah oh ma certo, ah ma sei tu, toh ma guarda, gridolini. Era una mia compagna di corso.

Mi sorride “E fai ancora zumba?” Poi si rende forse conto. Guarda la scena in silenzio. Io per rompere l’imbarazzo rispondo: “No. Quest’anno mi sono data alla carrucola”.

A volte si cade così in basso che ci si rialza solo attaccandosi a un gancio. Sono triste. Intanto l’orso di Sovigliana scuote la testa “la zumba” dice ” o icché diavoleria l’è codesta?”

Ciao, sono Ondalunga e sono alla mia seconda settimana di riabilitazione. Non so ancora quanto resisterò. Se un giorno dovessi mancare all’appuntamento sapete dove sguinzagliare l’orso di Sovigliana per riacciuffarmi: in un qualsiasi scantinato dove si pratica zumba clandestina. Io sarò là, a sfondarmi le cartilagini saltando e ci vorrà più di una carrucola per fermarmi.

ti telefono o no, ti telefono o no lalalalaaaaa

Passate mai quei momenti in cui non hai voglia di sbatterti per cercare le persone?

Io sì. Ultimamente spesso. Una volta avevo l’agoscia di perdere contatti importanti e di perdere opportunità accattivanti, di perdere treni fondamentali. Ora non più. Faccio eccezione quando ho qualcosa di concreto in mano. Nel caso delle amicizie poi sono anni che lavoro su me stessa per uscire dal tunnel dell’angoscia di perdere le persone a causa dei miei silenzi. Considerato che il silenzio è reciproco, evidentemente l’amicizia non era poi così profonda. E il punto poi è : perchè vi devo chiamare solo io? Oltretutto il telefono ha un costo.

Sparire ha l’innegabile vantaggio che qualcuno prima o poi se ne accorge e ti viene a cercare.

Dunque, io all’inizio dell’estate, chiuso definitivamente il capitolo Mister X e prima ancor di lui il Carrozzone, ho pensato al mio futuro tenendo aperte varie porte e quindi portando avanti contatti per “eventuali collaborazioni”. Poi, mano a mano che passava il tempo e la maggior parte di questi progetti non qualgliava, io ho semplicemente pensato alle cose mie, tanto più che ho avuto da studiare e quindi la mia concentrazione era volta solo al concorsone.

I progettatori di progetti non quaglianti, nel frattempo, si sono accorti che io non me li filavo più e quindi questa settimana si sono fatti sentire tutti di un botto. Chiaro, mica con qualcosa di concreto, no, con la velata- e neppure tanto- pretesa che io faccia qualcosa per loro. Qualcosa che non è chiaro neppure a me se non nei termini di una sicura perdita del mio tempo. Ne segue la mia nulla voglia oggi di telefonare a una persona che mi sta coinvolgendo in questo non ben definito piano, persona che mi ha fatto rintracciare da altra persona con cui ho perso un pomeriggio a cercare di capire di cosa si stesse parlando e con cui ho raggiunto un accordo: se non si quaglia noi ce la si squaglia. Però intanto ora devo prendere il maledetto cellulare e chiamare questa persona con l’imbarazzo di dover io spiegare che non posso infilarmi in cose che non hanno nè un capo nè una coda, e che per favore ditemi cosa volete da me, quali sono i termini e io vi dico sì o no. Ma non hanno il coraggio, perchè i termini saranno tragici e sanno che io risponderò di no.

Perciò capite bene la mia accidia nel portare avanti pubbliche relazioni.  E anche il mio sentirmi Alice nel paese delle meraviglie, frastornata da discorsi, piani, progetti, incubatori di impresa ( ma poi cosa diavolo è questo incubatore di impresa) e nessuno che ti dà una data di inizio, una di fine, un budget, un obiettivo, un soggetto un verbo e un complemento. E io come Alice mi perdo in mezzo a questa follia, sempre più accidiosa, sempre più distratta, sempre più lontana.

E sempre più restia a prendere il telefono e chiamare questa gente.

amici sì, no, forse

In questi giorni sto pensando molto alla gestione delle mie relazioni personali. Tutti noi abbiamo una cerchia di conoscenze, più o meno larga. Nel corso degli anni la mia si è allargata a dismisura e come tutte le cose ha subito delle trasformazioni: alcune conoscenze sono diventate qualcosa di più mentre al contrario certe amicizie che mi sembravano solide si sono sciolte come neve al sole. Ci sono poi conoscenze che vorresti rimanessero tali ma che dall’altra parte del rapporto tendono a voler esser qualcosa di più. Ossia, a te non importa di avere questa persona come un’amico/a, ma egli/ella insiste.

Che fare in questi casi? Io ammetto che non ho il coraggio di trattare male una persona che, anche se non rappresenta per me il massimo del divertimento o della simpatia, con me ha un atteggiamento amichevole. Cerco di mantenere una certa distanza, senza essere offensiva e con gentilezza e alla fine finisco per passare una serata o il tempo di un caffè con la persona in questione senza tanti problemi. Anzi, a volte è pure piacevole. A piccole dosi la maggior parte delle persone è piacevole.

Tutto questo per dire che non posso ringambare per l’ennesima volta FdC, che oltretutto ha passato un brutto periodo, si è confidata con me e, povera creatura, ho provato per lei del sincero affetto e comprensione. Quindi una pizza da asporto a casa sua per vedere le foto del matrimonio non mi sembrava una cosa così terribile ma per il Windsurfista tutto ciò non ha senso.

Lui non ne vuole sapere. E’ pazza, dice, mi inquieta, non sopporto il marito, figurati se spreco una serata per uscire con loro quando non ho tempo per vedere i miei amici. Che poi non è vero, i suoi amici sono come lui, e cioè asociali, e si vedono una volta all’anno per annunciare tra l’altro matrimoni a tradimento. Io, che forse sono diplomatica fino al ridicolo, sostengo che una cena una volta all’anno con FdC e marito si può anche fare, oltretutto non saremmo nemmeno noi 4 da soli. Sei falsa, mi accusa lui. No, sono diplomatica e gentile, ribatto io.

Cosa è meglio quindi? Fare gli stronzi duri e puri o andare, che in fin dei conti FdC con me è sempre gentile- seppur nelle sue modalità che a volte mi lasciano interdetta? O davvero la politica mi ha permeato a tal punto che le mie relazioni personali sono gestite come delle relazioni pubbliche? Eppure mi par di essere anche troppo severa. Sto tagliando i rapporti con amici, ma soprattutto amiche, che nel corso di questi anni si sono dimostrati completamente disinteressati alla mia esistenza oppure che trovo profondamente noiosi, prevedibili e limitati.

Grosse questioni che non troveranno mai un punto di incontro tra me e il mio spigolosissimo uomo. Nel frattempo, e a proposito di nuove amicizie, abbiamo passato una bellissima domenica di novembre con altri blogger toscani, cucinando e mangiando sul nostro balcone all’ultimo sole autunnale, ridendo di cose cretine e meno cretine, divertendoci così tanto da dimenticarci di servire lenticchie indiane e semifreddi al torroncino. Pazienza, ci sarà modo di replicare. Però ora voi cercate di convincere il Windsurfista ad andare a mangiare la pizza da FdC. Pensate che lei si sia arresa?

Tsé.