bagagli e vacanze

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Non è un banco del mercato ma sono io che cerco di fare i bagagli. Ebbene sì, partiamo domenica.

Tenda, tavole, borsa frigo, bombole del gas e sandali per gli scogli. Abbiamo tutto, ma proprio tutto. Era dal 2009 che non si partiva per una vacanza stanziale e di mare. E per giunta per un posto dove posso mangiare senza il pericolo di scacaiole varie, dove posso attaccarmi alla cannella per bere, dove il massimo del pericolo saranno le vespe, le meduse e i windsurfisti indisciplinati. Dove attualmente la temperatura minima è 24 gradi e la massima 30. Dove il mare è il più azzurro di tutti. Dove se non bevi un litro di birra al giorno sei uno smidollato. Se sei vegano muori. Dove le gente è meravigliosa. Un posto che amo perchè è la mia seconda casa, perchè ci ho passato le estati della mia infanzia e adolescenza, perchè il sale, il vento e il sole di quei posti accarezzano la mia pelle come non riesce a fare nessuno.

Nella sua borsa Loredano ha solo  4 magliette a maniche corte e due calzoncini per coprirsi le vergogne, ciabatte, shampoo e doccia schiuma, doposole e un solare protezione 10. Io invece non riesco a chiudere la mia, non so se è per colpa dei miei dieci bikini, dei due pareo, dei due cappelli, della montagna di magliette, dei 4 vestitini da sera, dei due sopracostume, del mio astuccio “comparto uretra/vagina” (indispensabile, care le mie donne), dei solari per i capelli, di quelli per il viso e corpo, dei due doposole, del gel aloe 98%, degli smaltini, dell’astuccio per il make up -mica posso partire senza terra, correttore, ombretti di almeno due colori, mascara e kajal waterproof!!!-shampoo, balsamo, un doccia schiuma diverso da quello di Loredano perchè io ho la pelle delicata (leggi: il suo costa 1 e 30 €, il mio 8€ ma l’ho trovato in offerta), delle tre paia di ciabattine, della bustina con la bigiotteria- due cose mica tante, eh-  del golfino se fa fresco,  della biancheria intima, dei 3 reggiseni. Tutte cose indispensabili  se vuoi essere donna di mare ma anche donna posh , o pochette nel mio caso specifico.

Mentre febbrilmente carichiamo la station wagon ci sovviene che domani 4 luglio, temperature previste fino a 38°, saremo al matrimonio del suo migliore amico nell’entroterra pisano. Lui in giacca e cravatta e io in un abito color acquamarina e sandalo nero tacco 12. Sarà una lunga e sofferta giornata.

..zzz ci frega tanto domenica ce ne andiamo in Sardegna…….

di treni, disastri e bei vestitini

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Giornata faticosa quella di ieri. FdC con un colpo di mano dei suoi è riuscita a ottenere due inviti per la sfilata del Polimoda di Firenze, organizzata in occasione di Pitti Uomo. Vi avevo detto che è appassionata di moda? Ora lo sapete. Devo dire che è molto proattiva e grazie alla sua proattività siamo riuscite a spacciarci per sedicenti “esperte di comunicazione e costume” di una società (prestata da un nostro amico comune) e quindi ci siamo trovate un posto sedute in prima fila nella zona dedicata alla stampa. Telefonino, blocchetto appunti, un paio di giornalisti toscani che conosco e che so non essere assolutamente consapevoli di quello che avevano davanti (vestiti) e che per tutta la durata della sfilata hanno sbadigliato, ridacchiato, dormito e di certo non hanno capito niente. Invece i ragazzi del Polimoda sono stati bravi e a noi alcune cose sono piaciute, altre meno, qualcosa ci ha entusiasmato.

A me hanno entusiasmato anche gli invitati, quelli del giro, e i loro vestiti. In generale i giorni di Pitti Uomo rendono Firenze molto pittoresca, che non fa mai male. La sfilata si è tenuta in una villa in centro sul Lungarno, posto da fiaba dietro l’angolo di via Palazzuolo che invece è il simbolo del degrado del centro storico fiorentino, un mix fashion & lercio che rendeva l’atmosfera post contemporanea e pregna di contraddizioni.

Il ritorno è stato drammatico, e non perchè indossassi un paio di tacchi, ma perchè lo sciopero dei treni che doveva finire alle 17.00 non è finito e si è protratto nel tempo e io sono arrivata al Sobborghino alle nove e mezzo di sera insieme a un Loredano stravolto anche lui, trovato tra i pendolari inferociti sparsi per la stazione alla ricerca di un mezzo di trasporto. Nella settimana di Pitti Uomo uno sciopero dei treni serviva davvero. Serviva anche il non rispettare l’orario dello sciopero e lasciare i pendolari a piedi. Ma questi sono i sindacati, l’Italia e e soprattutto Trenitalia .

Che tu possa fallire, maledetta. Scabbia a voi, che siate ricoperti di pustole del deserto, che vi venga la tigna e la rogna. Io vi odio e vi scatenerò addosso le fiamme  di Drogon o la fiatella del pendolare dopo 12 ore fuori casa. Vi detesto e vi auguro perennemente l’ascella degli utenti in corsa tra un binario e l’altro per salire sull’unico treno in partenza. E soprattutto: il Nord non  dimentica e i Lannister pagano sempre i loro debiti.

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gli acquisti raccapriccianti

Settimane fa sono stata inserita in un gruppo facebook di vendita e scambio  di abiti creato da alcune donne/ragazze.  Mi ci ha infilato mia cognata, io questi gruppi li evito come la peste perchè tanto porto la taglia  36/38 italiana e di scarpe il 35 e quindi non trovo mai niente di usato. A meno naturalmente che non si tratti di vintage di lusso ma è sempre troppo lontano dalle mie possibilità finanziarie. Comunque, questo gruppo mi è servito per il mio solito esperimento sociologico e mi sono ritrovata a controllarlo con avidità per trarre le mie conclusioni e fare alcune considerazioni.  La prima e più spontanea è: che cosa spinge le donne a comprare della roba brutta, ma talmente brutta che non starebbe bene nemmeno addosso a Kate Moss, una che riesce ad essere un’icona della moda anche in ciabatte e con il sacchetto della coop in mano? Perchè spendono 150 euro per oggetti di qualità infima e li considerano fichi perchè “quest’anno vanno”?

La seconda considerazione nasce dal fatto che questo gruppo di donne proviene da una piccola provincia e non dalla città e chiunque sa che l’atteggiamento nel confronto dell’abbigliamento è differente. Per dire, a Firenze non esistono le cose che vanno. C’è una tendenza, ci sono i trend ma c’è pure l’eccentricità, la ricerca del pezzo unico. Al contrario in provincia resiste la tendenza all’omologazione e così a volte scopro, in tema di tendenze, che io vivo in un altro pianeta. Magari snob, ma un pianeta che salvaguarda il mio buongusto, la mia personalità e persino il mio portafoglio. Perchè credetemi spendere 95 euro per un paio di sneakers d’oro a collo alto per me è una follia. Si parla di donne normali, non miliardarie e nemmeno benestanti. Ma perchè se hai il 40 e 40 anni ti compri delle sneakers d’oro? E cosa ti spinge a voler a tutti i costi una borsa di plastica fucsia da 160 euro? Perchè cercare di indossare jeans 2 taglie più piccoli? Non era meglio tenersi questi soldi e comprarsi un unico pezzo classico da tenere fino allo sfinimento nell’armadio? O usarli per iscriversi in palestra e dimagrire?

Io guardo gli oggetti affascinata e terrorizzata allo stesso tempo: maglie di Hello Kitty che si mescolano a Converse rosa per approdare a giubbetti di jens con le borchie. Ripensandoci non è che io sia aliena dalla sindrome dello shopping compulsivo ma sono per carattere così terribilmente selettiva e critica che questo mi ha salvato dal riempire cassonetti della Caritas di vestiti inutilizzabili persino da loro. Ho un armadio che traborda ma è pur vero che sto gettando cose consumate, sfinite e non sto comprando nulla di nuovo perchè possiedo abiti così buoni che non hanno bisogno di sostituzioni. Ho ancora delle t-shirt comprate da Reds (che non esiste più) nel 1998.  Sono sopravvissute a viaggi intercontinentali, campeggi al mare, fidanzati, seminari federalisti e lauree. Ci sono così ferocemente affezionata che non le regalerò mai. (tanto sono XXS).

Amiche, vi scongiuro, quando vedete delle cose sono oggettivamente brutte, anche se di gran moda, lasciate stare. Mettetevi da parte quei soldi e spendeteli in una vacanza. Quella non passa mai di moda e sta bene a tutte.

riflessioni sul fine settimana in un lunedì di pioggia

Siccome sentivo che ultimamente non si socializzava più, sabato ho intimato a Loredano (ormai poco windsurfista): “o usciamo in mezzo ad altre persone o divento isterica”. La natura mi piace molto ma ultimamente abbiamo fatto solo trekking e gite in luoghi molto verdi, molto impervi e molto selvaggi. Così in uno splendido outfit composto da spolverino blu navy con manica arrotolata, jeans bianchi e sneakers a stampa floreale mi sono fatta accompagnare dal buon Loredano in centro. Dopo una bella passeggiata a lui è venuto in mente di prendere un gelato e ci siamo fermati alla gelateria di Santa Trinita dove i gelati sono effettivamente buoni e non sono caccole microscopiche come in moltissime altre gelaterie fiorentine che si spacciano per chic. Ci siamo anche seduti per evitare di sporcarci (questa è una parte sostanziale ai fini della narrazione successiva). Naturalmente io mi sporco lo stesso perchè la decorazione di mirtilli che la ragazza mi poggia in bilico sulla mia coppetta mi casca sulla coscia e Loredano mi dice che è perchè non mangio con le gambe aperte. Che vuoi, gli rispondo, noi donne in genere non apriamo le gambe quando mangiamo. Comunque i miei jeans bianchi non sono molto messi male e procediamo con la gita. Stanchi e accaldati optiamo per una birretta in un pub del centro. Siamo gli unici italiani. Il resto degli avventori sono americani ventenni maschi e femmine ubriachi marci alle 5 del pomeriggio. Le femmine mi guardano il sedere e ridono. Io penso che sia perchè ce l’ho grosso ma poi guardo il loro e non capisco. Ma chissenfrega di quelle galline alcolizzate, io e Loredano ci sbaciucchiamo al bancone e ci facciamo i cavoli nostri, più che altro Loredano mi fa notare che in un pomeriggio con due gelati e due birrette sono partiti venti euro.

Venti euro per due birre e due gelati.

Improvvisamente ci ricordiamo delle pinte di birra molto meno costose assaporate nei seguenti posti: Londra, tutta l’Irlanda, la Scozia, i baretti texani e quelli in Arizona, un pub ad Huntington Beach e ovviamente Bruxelles, il paradiso della birra a poco prezzo. Quando torno a casa e mi tolgo i jeans scopro un’enorme striscia di cioccolato spiaccicato e capisco perchè le americane ridessero di me. Impreco contro Loredano che non si è accorto che girava con una con del cioccolato sul sedere e mi chiedo se mai i jeans torneranno come prima. La domenica il tempo è così così, io impasto il pane e faccio una torta. Preparo un primo di gamberetti e fiori di zucche freschi e un dessert di fragole e ricotta. Poi alcuni amici ci invitano ad andare a mangiare una pizza in un posto dove giurano e spergiurano sia buonissima. E infatti lo è. Il posto è davanti alla stazione di uno squallido avamposto dell’industria conciaria toscana ed è gestito da un napoletano e la pizza è davvero buona. Non mi è venuta la colite, quindi fidatevi.

Insomma il fine settimana è volato via in un battito di ciglia e mi sono svegliata che era un lunedì di pioggia. Ma al mio risveglio mi aspettava la mia crostata di grano saraceno alla marmellata di more e tutto, anche l’idea di dover usare candeggina sui miei jeans, mi è sembrato bello. Loredano fino all’ultimo ha sperato di potersi calare nei panni del Windsurfista ma anche stavolta il vento  ha dato buca. E’ uscito in versione ingegnere con l’ombrellino in mano e mi ha fatto tenerezza. Speriamo solo che almeno i treni non abbiano seguito la tradizione del ritardo del lunedì quando piove, per il povero Loredano potrebbe essere troppo.

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scontro fra titani

A Firenze in questi giorni si sono scontrati due titani: Pitti Uomo e l’Anticlone Africano. Chi non riesce ad immaginare le conseguenze di questa guerra significa che non ha mai visto Pitti Uomo, non ha mai visto Firenze, non ha mai visto l’Anticiclone Africano. Quest’ultimo è un’entità demoniaca di ultima generazione, che dopo aver cacciato dalle nostre città il ben più angelico Anticiclone delle Azzorre, ci afferra nella sua morsa e ci stritola lentamente e inesorabilmente.

Dunque dicevamo, il Demone è sceso in città assieme alla storica altra entità demoniaca fiorentina: Pitti Uomo.

Lo scontro è stato violento. I luoghi di battaglia sono stati principalmente la Stazione di S.M.Novella, vera e propria serra tropicale, dove giapponesi in shorts e giacca, uomini d’affari incravattati e  donne in carriera taccate e seminude stavano stipati nell’attesa di un AV qualsiasi che li riportasse a Milano. Ma segnalo anche via Valfonda e via Faenza dove truppe variopinte con cappelli di paglia e ventagli marciavano, sprofondando con i loro sandali tacco 12 nel cemento sciolto sotto lo zenit, con 40° gradi sfidando il Demone A.A. che sembrava irridere quelle piccole creature impavide e convinte che la collezione Primavera-Estate 2013 potesse essere la loro arma decisiva e letale.

Mi è capitato di trovare dei derelitti sopravvissuti persino lungo le viuzze del Sobborghino. Costoro, con tutta probabilità per risparmiare,  hanno scelto di dormire fuori città senza sapere che in questo modo hanno avuto salva la vita. O perlomeno la notte.

Io intanto invece di approffittare del nudismo generale e accettare l’invito per un aperitivo da Hilfiger con modelli inclusi ho preferito – si fa per dire- trascinarmi con i miei zoccoli di legno e lo smalto rosa a sentire un Mister X , per carità in forma ma sempre un Mister X rimane e pure sudato.

Oggi Anticiclone Africano si allontanerà, Pitti volgerà a termine, sul campo rimarranno le solite vittime ossia gli americani in sovrappeso incuriositi dallo scintillìo delle fibbie dei mocassini Gucci. Non sanno che l’esercito di Pitti Uomo per resistere si è allenato tutto l’anno a colpi di dieta Dukan, litri d’acqua Vitasnella e scalate ai vertici aziendali su zeppe di 15 cm.

Nemmeno il Demone Africano li ha stesi. Mia completa ammirazione.

il cambio dell’armadio (di lui)

Diventerei noiosa a parlare solo del mio cambio dell’armadio. Anche perchè è prevedibile parlare di eccesso di vestiti e altre sciocchezze. Tra l’altro tutte falsità, dato che non ho molti abiti e dato che il mio armadio alla fine è tornato in ordine dopo una scrupolosa analisi del cosa devo buttare e del come devo ammonticchiare.

Infine l’estate esplose (quasi) rigogliosa e il Windsurfista che non aveva più un armadio da giorni, bensì solo un grumo di stracci abbandonati ovunque che piano piano venivano inceneriti, non dallo sguardo di una partner intollerante ma da fiammiferi veri e propri, frutto di un’esacerbata esasperazione, ebbene infine il sabato egli aprì il suo armadio. E.

Scatole zeppe di ormai vecchie magliette, decine di giacconi obsoleti e anche orribili come una specie di pecora molto rumenian style che troneggia in alto accanto alla giacca da snowboard e io la guardo e cerco di capire se farà molto fumo quando la brucerò sul balcone. Poi jeans di ogni tipo, pigiami, maglioni, felpe, roba che si moltiplica come gremlins, la metà della quale sarebbe da buttare nel bidone giallo.

Lui da vero ingegnere, riflette, e da vero maschio butta tutto sul letto e si arrabbia con me perchè non lo aiuto, perchè lo aiuto, perchè ho quello sguardo, perchè sollevo con l’indice e il pollice una polo sfatta e alzo il sopracciglio.

Il cambio dell’armadio del Windsurfista assomiglia più o meno al gioco delle tre carte. Dopo due giorni a me pare tutto esattamente come era prima, siamo riusciti a sbarazzarci solo di 3 vecchie polo, forse 4, forse riesco a buttarne via una che una volta era bianca e  che ora, dopo dieci lunghe estati, è diventata gialla. Non sono nemmeno riuscita a sciogliere nell’acido un vecchio paio di bermuda in viscosa marca “Benzene”, dice che gli servono per stare in casa.

La sistemazione dell’armadio  si è conclusa con la sua arringa finale contro il numero delle mie borse, numero esiguo peraltro, che hanno come unica colpa quella di dividere uno spazio  con i suoi innumerevole e assai sgraziati pantaloni. Io non mi pronuncio, dico solo che manca un mese ai saldi estivi. Un mese.

 

 

tempo di colori

Stanca del mio outfit troppo invernale ieri sono partita alla ricerca di qualche straccetto per rinnovarmi. I colori quest’anno abbondano e io sono stufa di vedermi in nero/grigio o comunque nei toni neutri in cui sobriamente mi vesto. E’ che ultimamente mi sento poco sobria. Questo è il punto. (come esempio sto digitando sulla tastiera con le mie dita laccate con smalto effetto crack: un blu metallico sopra una base rosa fucsia, tanto per intenderci).

Ieri ero vestita con stringate inglesi nere, pantalone gessato e la mia giacca-mantellina nera che adoro, un effetto molto parigianovembre. Però faceva il suo effetto e quando ho messo piede dentro Luisa Via Roma, giusto per sognare, due commesse mi si sono inginocchiate davanti srotolandomi metri di nuovi arrivi e mostrandomi decine di sandali di Jimmy Choo su cui ho lasciato colare della bava, ma mi ero ripromessa di non farmi prendere la mano e allora ho detto loro “mi devo fare un’idea”. Con grande delusione loro (oltre che mia naturalmente).

Comunque alla fine sono tornata a casa con un tubino in raso blu con cintura in vita e un cardigan dello stesso colore, da indossare in questo periodo quando non fa caldo. Non pensate male, non  ho fatto i miei acquisti da LVR ma in un negozietto di straccetti qualunque come Benetton.

Non sono ancora contenta. Manca qualcosa,e  dato che oggi sono alla ricerca del regalo di compleanno del Windsurfista credo che farò stazione in qualche altro posticino.

(Ah e comunque sì, anche i Windsurfisti festeggiano compleanni, il problema è che è molto difficile trovargli un regalo)