fosche previsioni

Lunedì sera sono andata al cinema con una mia amica a vedere un film in francese. un film molto carino che ci aveva messo di buon umore. Durante il tragitto di ritorno, in macchina, ci siamo messe a parlare di cose serie, per esempio di politica estera. Non è un fatto straordinario, con un certo tipo di amiche parliamo quasi esclusivamente di politica interna, estera e europea, magari inframmezzata di gossip e discorsi fatui su scarpe e vestiti.  Ci perdiamo comunque per ore a elucubrare come statisti. Insomma abbiamo cominciato a parlare di Medio Oriente, primavere arabe e io tiro una gufata micidiale alla Tunisia esprimendo le mie preoccupazioni per una nazione che con molta fatica si sta emancipando, che ha portato avanti un processo di democratizzazione e di secolarizzazione e che è minacciata dal caos che le sta tutto intorno. Che gufata.

Quando ieri le drammatiche notizie si susseguivano non riuscivo a levarmi dalla testa la nostra conversazione. Non è che avessi avuto un presentimento, ma solo i movimenti nel mondo arabo sono tali che sembra di essere a una partita di scacchi e si aspetta di vedere quale altra pedina verrà mangiata. Ho anche la vaga impressione che dovremmo abituarci ai tentativi di destabilizzazione di tutta quell’area attraverso il terrorismo, non che noi italiani si debba insegnare qualcosa a qualcuno vista la nostra storia, ma questo non è di certo consolante.

Se volete un consiglio da amica sulla vicenda: evitate di leggere i giornali italiani. Anche stavolta ho letto solo  un’accozzaglia di informazioni la metà delle quasi sbagliata. Inqualificabili. Ma perchè stupirsi quando un primo ministro twitta che la parità dollaro euro è merito del nostro semestre di presidenza? Perchè stupirsi? Semmai piangere. Ma il mondo è troppo complicato e ci sono cose molto più serie che le tristezze nostrane, i nostri piccoli tragicomici drammi italioti e quindi oggi il mio pensiero è per tutte le vittime del terrorismo e per le persone che ogni giorno con fierezza lo combattono attraverso la democrazia, il rafforzamento delle istituzioni e l’istruzione.

Che la Tunisia non rimanga isolata, perchè altrimenti sarebbe la fine.

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e la chiamano estate II

Fa freddo. Ormai non passa giorno che guardando i nuvoloni nel cielo non esclami “Winter is coming”.

A parte tutto c’è chi di questo freddo, anormale in un paese mediterraneo, goisce. Non me ne vogliate ma io non sopporto chi odia l’estate. Odiare il sole, la luce, l’aria calda, le cicale che cantano, i grilli la sera, le finestre aperte sulle strade e i bambini che giocano fuori, le seggiole alle porte con gli anziani che parlano tra loro, il gelato a mezzanotte, le cocomerate, le canottiere delle ragazze, i pettorali dei surfisti, preferire invece cappotti, pioggia, grandine, tapparelle tirate giù, buio pesto la mattina, rimanere chiusi in casa giornate intere, ecco a me pare indizio di qualche problema. Che li aspetto tutti il 20 di novembre quando si lamenteranno del buio, della pioggia, del freddo ecc. E ciò sarà conferma del loro qualche problema.

Poi è tutto un turbinio di insulti in rete contro la Merkel e i tedeschi. Ci si mette Gasparri pure, Gasparri! G-A-S-P-A-R-R-I. Che su twitter insulta fisicamente il cancelliere tedesco, eh perchè raga lui è un vero figo dal cervello sopraffino e dal talento di statista. Sti tedeschi e sta Merkel son così stronzi che ci sono frotte di ragazzi italiani con la valigia pronta per partire. Partire per la Germania, perchè là lavorano, capito sti kattivi di teteski? Volano pregiudizi di una stupidità tale che ho deciso di usare Twitter per i prossimi mesi perchè FB davvero non è più fisicamente reggibile.

Che dite? Sono acida, di cattivo umore e intransigente?

Sì, lo sono.Fa un freddo porco come in Germania ma senza i soldi della Germania e nemmeno senza i suoi servizi,e poi i tedeschi hanno Hummels e noi Gasparri. Vi basta come motivo per essere inacidite?

 

paese che vai acciacchi che trovi

Ieri  sera stavo chiacchierando con una giovane consigliera politica slovena, avevamo intorno una delle bimbe di Mister X che stancandosi di stare in piedi si è seduta su un muretto. La consigliera l’ha subito sollecitata ad alzarsi dicendole che le faceva male stare seduta sul muretto di pietra.

In quell’istante mi è tornata in mente un’amica ungherese di Erasmus la quale si sgolava nel dire a noi italiani di non sederci su panche e muretti di pietra, di terra ,di marmo, persino durante il suo viaggio da noi in Italia in piena estate . Sosteneva che facesse male alla salute, troppo freddo diceva, a noi donne poi poteva danneggiare le ovaie.  Ho raccontato l’episodio alla consigliera e lei effettivamente mi ha confermato che da loro, ma pure in moltissimi altri  paesi dell’est e della mitteleuropa si dice che nei mesi con la r (compreso gennaio che nella loro lingua è januar- non vogliatemene se non si scrive così ma non conosco lo sloveno-  non ci si deve sedere mai in terra o su panche e muretti perchè gelidi. Ma pensa, le ho detto io, dalle mie parti si dice di non stare a prendere il sole nei mesi con la r perchè la pelle non è preparata e l’aria è fresca, ci si può raffreddare.

Ci abbiamo riso sopra ricollegandoci all’articolo recente inglese che sottolineava le abitudini degli italiani di indossare la maglietta “della salute” sotto i vestiti” e la sciarpina intorno al collo. In effetti, le ho detto io, di inverno abbiamo tutti il collo mezzo bloccato per il freddo. Ma nessuno di noi si è mai ammalato a sedersi sulle panche di marmo  o sui muretti. Evidententemente abbiamo punti deboli differenti e anche tipi di freddo differenti.

Questa cosa ci è sembrata molto carina. Considerate che stavamo entrambe battendo i denti dal freddo e lei mi ha confessato:- Certo che non mi aspettavo un inverno così freddo in Italia, pensavo di trovare il caldo-

– Vedi, siamo tutti pieni di luoghi comuni, noi pensiamo che voi non soffriate il freddo perchè siete abituati  e voi pensate che noi soffriamo il freddo perchè non siamo abituati, in realtà il freddo è freddo per tutti.-

Io la morale in questo aneddoto l’ho trovata, o meglio ne ho trovate almeno 3. vediamo voi cosa sapete fare.

Di libri,film, comunismo e studenti

Ieri sera sono passata dalla biblioteca del sobborghino per prendere in prestito un paio di dvd.
Avevo voglia di rivedermi “Goodbye Lenin“, divertente film sulla caduta del comunismo nella DDR, di qualche anno fa.
La biblioteca del Sobborghino è centro culturale, area wi-fi, centro per l’impiego, centro per le donne, un pò di tutto. Gli addetti sono giovani, ma ieri sera per l’appunto alla ricezione c’era un ometto segaligno dall’aria simpatica.
La ragazzina prima di me, un tipino dall’aria di chi è capitato per sbaglio dentro un luogo di perdizione chiede:
-Sto cercando il mercante d’acqua-
L’ometto si mette a cercare ma non trova nulla- Sei sicura del titolo?-
-Sì, boh mi hanno detto che devo leggere e mi hanno dato questo titolo. Sennò cosa posso leggere?-
-Eh certo che bisogna leggere, leggere è importante-
-………-
-………-
-Forse me ne cerco uno da sola?-
-Oh brava, sì così te lo puoi scegliere- e le indica la via.
Arriva il mio turno.
-Vorrei prendere in prestito un dvd: Goodbye Lenin-
– Ah bene bene, me lo puoi scrivere perchè tutte queste parole inglesi mi confondono sempre e mi sbaglio-
-Ma certo ma certo- rispondo giuliva, e paziente scrivo il difficile titolone.
-Ah ecco Lenin, questo- mi spiega entusiasta- è il padre della rivoluzione-
-Sì lo so- sorrido- ma il film è sulla caduta de comunismo in Germania dell’est-
-Eh sì, la fine del comunismo….eh però ci voleva il comunismo. E dican che i russi sono cattivi ma quanti ne hanno ammazzati di russi!-
Non so se ridere o replicare. L’omino continua:
-Il muro aveva una sua ragion d’essere, sono andati a dargli noia-
!!!!!
Sono le 19.00 e non ho nessuna intenzione di mettermi a discutere di storia delle relazioni internazionali con l’ultimo comunista vivente nel Sobborgo.
Intanto torna la ragazzina con in mano “I malavoglia” di Verga.
-A scuola mi hanno consigliato questo-
E’ chiaro che il mondo ha perso una potenziale lettrice. Perchè una quindicenne che non ha mai letto un libro ( e questa non aveva mai letto niente) leggendo i Malavoglia maturerà un odio per i libri che le impedirà in futuro di legegre persino le istruzioni della lavatrice.
– Oh brava- fa l’omino.
Io sorrido a tutti e me ne vado ma avrei tanta voglia di piangere.
Vorrei spiegare all’omino le vere ragioni del muro, alla ragazzina vorrei consigliare un altro libro, ma è tardi, non lavoro in biblioteca, non sono un insegnante, potrei infrangere gli ideali vetusti del bibliotecario.
Mi chiedo se potrei essere utile alla biblioteca del sobborghino come consulente letterario per giovani inesperti o fornire dei libri di storia aggiornati ad anziani ingenui.
Al momento limito a mettere in borsa il film di Becker e mi dirigo mestamente verso casa sentendomi confusa e sperduta.

Le conseguenze della caduta del muro

Quando la sera del 9 novembre 1989 assistetti, assieme a mio fratello, alla diretta della caduta del muro di Berlino avevo abbastanza presente quali sarebbero state le conseguenze politiche di quei pezzi di cemento abbattuti e di quelle scassatissime Trabant che oltrepassavano la frontiera, ma assai poco presente le immediate conseguenze che tale caduta avrebbe avuto sulla mia vita.

Ora, io a 19 anni non ero una molto politicamente attiva. Se non si conta lo sviscerato europeismo che già pervadeva il mio spirito, le divisioni ideologiche tra destra e sinistra mi facevano sbadigliare, così come mi facevano dormire i saggi di Marcuse che mi rifilava mio padre. Alle mie prime elezioni votai i verdi e mi diedi invece molto da fare per il referendum sulle elezioni del Parlamento Europeo. Fine dell’impegno politico.

Le conseguenze della caduta di quel muro furono appunto la corsa al processo di integrazione europeo.

Questo nel lungo periodo.

Nel breve, ossia esattamente 6 mesi dopo, la portata di quell’evento mi si mostrò in tutta la sua grandezza e potenza.

E bellezza.

Perché era davvero carino.

E casualmente veniva da una minuscola cittadina dell’est della Germania, nei pressi di Jena, venerata da me poiché fucina di grandiose idee.

Grazie a quella caduta,  il biondino dai grandi occhi azzurri era riuscito a fare il suo primo viaggio in Europa Occidentale per la precisione “Italien Toskana” e a ritrovarsi sotto una luna gigantesca a sbaciucchiarsi e a promettersi eterno amore.

Così io scoprii che nella DDR non c’erano solo mitologiche ginnaste, spie e cetrioli ma anche ragazzi come me che non vedevano l’ora di girare il mondo ed erano stufi dei campi militari estivi.

Lui scoprì quello che in realtà già sapeva, ovvero che il mondo occidentale era molto più divertente, più ricco e che era estremamente interessante riuscire a spiegare il concetto di libertà a chi questo concetto ce lo aveva da sempre sotto gli occhi tanto alla fine da non notarlo più.

Che cosa romantica, pensavo io, cadono le frontiere e i cuori si uniscono.

E giù bacini.

Che cosa incredibile, pensava lui, è la prima volta che metto piede fuori dalla Germania e mi trovo la ragazza.

E ancora bacini.

E’ finita come doveva finire.

E cioè che gli eventi politici hanno preso il sopravvento: entrambi dopo la maturità ci siamo iscritti all’università, lui a Jena (e ridagli) e dopo mesi di lettere, fughe e baci e lacrime, decise ( lui) che era giunto il momento di girare un mondo che ancora non conosceva, che l’Europa ci apriva grosse opportunità e che sì insomma non potevamo pensare a una storia duratura.

E quindi, nonostante i miei ripetuti soggiorni tedeschi, l’ho perso di vista, ma ieri mentre rivedevo le immagini di quella notte emozionante ho pensato che le conseguenze della Storia si ripercuotono in modo o nell’altro nella vita di tutti noi.

Qualcuno poi ha la fortuna di viverla da protagonista, come quei ragazzi sul muro, qualcuno da co-protagonista come i due adolescenti che abbracciati  si dicevano ridendo che “certo che se quegli stupidi e vecchi burocrati non si fossero dati una mossa io non ti avrei mai incontrato”.

68 veramente tutto da buttare?

Ieri sera sono andata al cinema a vedere il film di Michele Placido “Il grande sogno” assieme al Windsurfista, alla conclusione del quale si è aperto l’ennesimo dibattito politico interno – di coppia per intenderci- che mi ha dato l’ispirazione per questo post.

Davvero il ’68 è tutto da buttare come va di moda affermare oggi? Oppure senza di esso la società non sarebbe quella che è attualmente? E’ stato soltanto un movimento politico inutile e violento o ha costruito le basi per un futuro migliore come era nell’ideale dei giovani coinvolti?

Io, dopo anni di studi e di vita da figlia di ex sessantottini, sono del parere che il 68 sia stato necessario, come tutti i punti di rottura della storia sono necessari per creare la svolta evolutiva di popoli e società. Secondo alcuni il 68 non ha fatto nulla di questo. Io credo invece che un certo tipo di ordine precostituito sia stato soverchiato, forse più a livello sociologico che politico-istituzionale, ma laddove la società implicava il controllo delle istituzioni queste si sono sentite immediatamente minacciate. Altrimenti non si spiegano le botte prese dagli studenti nelle università.

Che poi, nel periodo immediatamente successivo, le conseguenze siano state gli anni di piombo e un parziale fallimento delle stesse idee sessantottine questo è da imputarsi, sempre secondo me e potrei benissimo sbagliare, alla cattiva gestione degli eventi da parte delle istituzioni, al progetto reazionario di certe fronde politiche  e anche alla stessa natura umana che porta le persone a ragionare in un modo a vent’anni e in un altro a 40.  In mezzo c’è stato l’evolversi della società sia dal punto di vista economico che dal punto di vista sociale e questo comunque grazie alla frattura causata dalle contestazioni del 68.

Insomma, come tutti i flussi storici, anche questo è stato inevitabile e ritengo sbagliato affermare che abbia fatto solo danni. Mia madre mi racconta sempre che per le donne italiane è stato il primo vero momento di emancipazione, e che inoltre i giovani avevano davvero il sogno di costruire un mondo migliore.

Ecco, io dei sessantottini invidio questo: la speranza che avevano di poter cambiare il mondo e la convinzione che il potere del cambiamento fosse nelle proprie mani.

Di artisti e altro

Venerdì scorso a Firenze si è svolta un’interessante iniziativa artistica:  Private Flat. Si trattava di esposizioni da parte di artisti di diverso genere, performances e teatro. Una delle organizzatrici è la mia ex coinquilina e uno dei private flats ovviamente  è il mio ex appartamento. Una cosa davvero bella. La mostra mi è sembrata riscuotere successo  perchè c’erano moltissime persone, non solo artisti ma anche turisti, un sacco di stranieri soprattutto. Segno che queste iniziative piacciono e segno che Firenze dovrebbe essere disponibile ad ospitarne di più. Invece a volte mi sembra che questa città si sia arroccata su mura rinascimentali e si sia fermata lì. Prossimamente linkerò il blog della mia amica, che parla di questa ed altre iniziative, così potrete vedere tutti i particolari.

Fine settimana apuano sotto un cielo grigissimo. Ho portato il Windsurfista a fare un giretto per i castelli lunigianesi, dato che non ne aveva mai visto uno, e ho sperato di incontrare il fantasma che infesta il castello di Fosdinovo ma anche stavolta della presenza nessuna traccia……

Infine ho eliminato il post sulla festicciola hallò kitty perchè non ne potevo più. 

E ora vi saluto perchè sono di corsa, come sempre, ma molto di più ultimamente a causa di certi impegni politici che stanno aumentando.

Un’ultima cosa: YES! oh yes, yes, yes. E una Repubblica Ceca sempre più sola.

Letteratura, storia di amore e di tenebra

Difficilmente affronto temi politici nel mio blog.

Non perchè non abbia le mie opinioni, figuriamoci, ma perchè ho sempre considerato il mio blog più un veicolo letterario che politico. Di politica parlano molti, in troppi, spesso pensando di avere la verità ultima. Spesso perdendo di vista il fine ultimo delle cose.

Però a volte non riesco a stare zitta, lo spirito polemico che in me grida vendetta e quindi.

Quindi questo è arrivato al lavoro. Lavoro in un settore molto politico se vogliamo, e spesso sono circondata da vere e proprie fazioni ma stavolta mi hanno toccato un tema che proprio mi sta a cuore.  Leggete:

“Tra le iniziative del Festivaletteratura di Mantova spicca la proiezione, mercoledì 9 settembre alle ore 20.30 al Teatro Ariston con replica sabato 12 alle 18.15, di un film su Amos Oz così presentato nel programma:

Mercoledì 9 settembre ore 20.30, Teatro Ariston

Pagine nascoste

AMOZ OZ – THE NATURE OF DREAMS

di Yonathan e Masha Zur, Israele, 2009, 75′

Anteprima italiana

Nell’anno del suo settantesimo compleanno, questo ritratto di Amos Oz ripercorre le tracce della sua autobiografia Una storia di amore e di tenebra

e lo segue in due difficili anni di impegno per la pace in Medio Oriente.

Ora è noto anche alle pietre, sopratutto alle pietre della Palestina, che Amos Oz, insieme a David Grossman e Abraham Yehoshua, ha sostenuto tutte le guerre di Israele.

Una richiesta agli organizzatori del festivaletteratura:

la letteratura dovrebbe essere un veicolo di verità e per questo la “pagina” di questo film dovrebbe rimanere “nascosta”, o meglio annullata.

Se gli organizzatori decideranno in contrario, chiediamo che sia previsto un nostro intervento prima della proiezione del film, per spiegare i motivi di contestazione di una iniziativa così propagandistica.”

Questi signori hanno fatto lo stesso giochetto la scorsa edizione, dimostrando ancora una volta di non avere capito niente ma proprio niente della letteratura. Chiunque abbia letto una pagina di questi 3 grandi e lo dico a lettere cubitali GRANDI scrittori saprà che non si trova una singola parola a sostegno del conflitto israelo-palestinese.

La loro unica colpa è semmai quella di sentirsi israeliani, di non cancellare la loro origine linguistica, identitaria e storica ma semmai di metterla a servizio dell’umanità.  Non so, ma mi vengono in mente gente come Orwell e Silone diseredati da una certa frangia intellettuale assai di parte, faziosa e assolutamente stolida che non ha mai capito che lo scrittore non è un militante nè un guerriero ma è un uomo che si svela nella sua umanità agli altri uomini.

Tralasciamo poi il fatto che gli israeliani brutti sporchi e cattivi permettano a degli scrittori di esprimersi e di andare a un festival della letteratura europea. Tralasciamo anche che tali scrittori non si riservano di criticare l’operato dei propri governi.

Quello che mi fa rabbia è che istituzioni che dovrebbero essere super partes mandano mail di questo genere, dimostrando così che il vizio del controllo della parola ( perchè la letteratura è l’estensione e l’abbellimento della parola) non è solo di proprietà berlusconiana ma una tentazione che evidentemente anche a sinistra è dura da perdersi.

Oltre che una dimostrazione di ignoranza abissale.

Comunque il festival della letteratura di Mantova è libero, Amos Oz è un ottimo scrittore, io andrò ad ascoltarlo se posso e come tutti i lettori liberi di questo mondo sono pronta ad ascoltare le parole di uno scrittore palestinese.

D’altronde la letteratura è sempre stata una storia d’amore e di tenebra.