a proposito di pink

In questi giorni ho avuto modo di riprendere le fila di certe mie idee che sono lì accantonate da tempo e che necessitavano di fermentazione. Per realizzarle sto coinvolgendo altre persone. Queste persone sono tutte donne. Riflettevo stamattina, dopo diversi scambi di telefonate e mail reciproche per discutere di questo groviglio di idee, che io conosco delle donne davvero in gamba. Devo ringraziare in questo la mia esperienza in politica, grazie alla quale si è creata questa rete di conoscenza-sorellanza, nonostante le mille difficoltà, le disillusioni, le delusioni e le inesorabili sconfitte.

Sono tutte donne preparatissime, di età compresa tra i 28 e i 47 anni, di diverse zone d’Italia e con percorsi di vita diversi : siamo mamme, single, in coppia senza figli, single con figli, c’è di tutto. Impegnate, sempre piene di interessi, instancabili, ci troviamo al momento orfane politicamente ma anche in grado di porre le basi per una nuovia idea di progresso e politica. Questo non significa che stiamo costruendo un partito, niente di più lontano, ma che riusciamo a trovare punti di convergenza su moltissimi argomenti da angolazione e con prospettive molto diversificate.

Ma non perdiamoci in pipponi. La mia riflessione nasce dal fatto che quando parlo/discuto con loro, mi sento piena di entusiasmo e di speranza. E mi rincresce vedere che tutte incontriamo enormi difficoltà a collocarci nel mondo del lavoro nonostante i cv brillanti, le competenze e l’altissimo livello di istruzione. Abbiamo la sensazione di poter avere il mondo nelle nostre mani ma siamo invischiate in una sottocultura nazionale che sempre di più mette gli ostacoli davanti al nostro cammino di emancipazione. Ma siamo ottimiste. Sono ottimista. Soprattutto quando siamo insieme non siamo sole.

inizi di un 2014: quando le cose, se cambiano, cambiano in peggio

La mattina dell’1 mi sono svegliata e la prima cosa che ho visto riflessa nello specchio è stato l’inizio del mio herpes labiale, che non vedevo da moltissimo tempo e di cui, in tutta onestà, non sentivo la mancanza. Ecco la spiegazione di una febbriciattola che da giorni mi stava tormentando. Salutando quindi il nuovo anno a colpi di Zovirax ho però avuto la fortuna di passare una bellissima giornata di sole con alcuni miei carissimi amici. Mi son detta, quindi, ok che sarà mai un piccolo inizio di herpes?

Peccato che the very next day, mentre assaporavo la liberazione definitva da ogni impegmo sottoscritto con il Carrozzone, esso stesso, nella persona di un figuro sempre sorridente ed elegante, con una sindrome da onnipotenza e convinto che le tutte le donne del mondo siano le sue segretarie, mi faceva telefonare da una delle sopracitate, vocina da adolescente e aspetto telefonico di povera disperata postdiplomata, per intimarmi di presidiare l’ufficio del carrozzone a Firenze dal lunedì successivo, dalle 9 alle 19 compreso il sabato.

Così, senza altra spiegazione che mi mostrasse la logica e la legittimità della richiesta.

Ricapitolando: secondo questo io dovrei lavorare per il carrozzone gratutitamente sei giorni alla settimana 9 ore al giorno pagandomi trasporto e pasti. Ricapitolando: io ci ho messo circa 20 minuti di intenso brain storming per cercare di capire se avevo davanti un completo deficiente o un completo deficiente che pensa di essere furbo.Ricapitolando: mi è toccato scrivere una mail al signore elegante e sorridente e spiegargli la ragione per cui la sottoscritta non si sarebbe presentata nè ora nè mai all’ufficio centrale regionale.

Perchè cari amici ed amiche, dal 2 gennaio 2014 ho capito che bisogna sempre spiegare alle persone che in cambio di una prestazione lavorativa il lavoratore in genere richiede un contratto e uno stipendio.

Liquidata la faccenda e ovviamente non avendo ricevuto risposta alla mia pacata e chiarissima mail, figuriamoci, ho fatto la valigia e sono partita alla volta di Apuania per festeggiare la mia festa preferita, la Befana, decidendo con grande ingenuità di prendere il treno.

E ho preso coscienza che in questo inizio di 2014 le ferrovie sono precipitate in uno stato di indecenza conclamata. Ho corso da un binario all’altro con trolley e portatile al seguito per saltare su treni non annunciati, cambiati, spostati, in ritardo, in compagnia di 2 barboni che cercavano di andare a Empoli con bicicletta al seguito per andare a mangiare alla mensa dei poveri. Anche la qualità dei compagni di viaggio comincia a calare.

Ora, sono in attesa dell’arrivo della Befana, mentre la pioggia continua a cadere ossessiva e la notte un cane terrorizzato dai tuoni viene a dormire sul mio letto. L’aspetto con ansia, ho molte cose da dirle, quintali di carbone da farle recapitare, le voglio chiedere come fa a sopportare dopo centinaia di anni il genere umano, come fa a portare ancora dolci ai bambini sapendo che poi si trasformeranno in completi deficienti che cercano di fare i furbi. Le voglio chiedere se noi donne possiamo armarci di scopa da spaccare sulla schiena a tutti i maschi che ci credono eterne madri ed eterne segretarie nel migliore dei casi.

Buon 2014!

un giorno anche il bene vincerà

Non c’è romanzo o film che si rispetti dove i buoni non debbano passare milioni di peripezie prima di vedere trionfare il bene. Non c’è risultato che tenga se non viene prima sudato. Come dire: buono tu sai che niente sarà facile, che ci sarà qualcuno che crederà di essere più scaltro di te, più intelligente di te, che non si farà scrupolo di accantonare buoni propositi, nel caso li abbia mai avuti, che non si farà scrupolo di corrompere, comprare, ammaliare valvassini e valvassarri. Ci sarà chi si circonderà di stupidi, ignoranti, di meschini e li farà sentire migliore degli altri con promesse di grandezza eterna.

Ci sarà la sconfitta. Ci sarà, e non sarà amara come ti aspettavi. Ti lascerà al contrario un senso di serenità e pace, ti convincerà che qualsiasi sconfitta sarà migliore della vittoria di chi non è onesto, di chi gioca scorretto, di chi si batte per far valere solo logiche che puzzano di marcio. Non di muffa, ma proprio di putrefazione, di cancrena.

Ci saranno le notti della sconfitta, dove invece di contare i morti e i feriti conterai i tuoi compagni di battaglia, ancora vivi, ancora forti, felici ed esaltati che si perderanno nei lunghi abbracci. Gli abbracci dei compagni, niente è più bello e confortante di abbracciare gli eroi sconfitti  che hanno dato tutto, ma proprio tutto. Niente è più bello che sentire il loro grazie, niente è più dolce del dire loro grazie e di ripeterglielo all’infinito con il tuo abbraccio. Vedere le loro lacrime che poi sono le tue e poi sorridere insieme .

Cadere. E rialzarsi. E capire che in realtà non siamo mai caduti. Perchè i buoni non cadono mai. Perchè essere sconfitti non significa essere perdenti.

Perchè poi alla fine il bene trionfa sempre.

stanchezza

Come se non bastasse per circa un mesetto dovrò fare avanti e indietro Firenze -Apuania. La mia disponibilità è stata ottenuta con l’inganno dal solito gruppo di maschi overcinquanta che comanda, e questo fatto mi sta rendendo lievemente triste. Una nota malinconica nel mio sguardo preoccupa assai un premuroso Windsurfista, il quale si aspetterebbe scene di rabbia feroce condite da parolacce e maledizioni. Il che accade, ma troppo raramente, ormai c’è in me una specie di rassegnazione o semplicemente è stanchezza.

Perchè poi ti prendono per stanchezza. D’altronde devi combattere per ogni singola cosa. Il contratto che non ti hanno fatto ancora firmare, i tagli indiscriminati che ti levano i mezzi con cui dovresti lavorare, le polemiche sterili quotidiane, le telefonate a ogni ora del giorno e a volte pure della notte. Passerà, si spera velocemente. I 4 giorni a Torino sono un ricordo ma nei momenti di deprimenza acuta penso ai bicchieri di barolo, agli aperitivi con il Windsurfista, a noi due sotto un ombrellino e una pioggia torrenziali che camminiamo nella notte felici e innamorati.

I maschi comandini overcinquanta possono anche annegare nel loro colesterolo.

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the day after

Mi sono alzata intorno alle 8.30 e, ascoltando “Omnibus” in tv, mi sono preparata una tazza di latte di mandorla con fiocchi di crusca. Poi la mattinata è scivolata via tra pulizie di casa, sistemzione dell’armadio, uno spuntino con una mela, un pranzo con riso integrale alle verdure.

Vista la bellissima giornata sono andata a camminare per un’ora con le mie sketcher e dopo ho continuato a guardare lo speciale elezioni a La7 per un poco poi mi sono dedicata alle mie piante, potatura, rinvasi, concime.

Alle 17 sono andata, sempre con molta calma, dall’estetista a farmi un brossage e un massaggio agli olii essenziali. Un momento di estremo e sublime relax che non ricordavo da molto tempo. Avevo bisogno di purificarmi da tutto. Se non fosse stato per il mio cellulare che costantemente squillava, sarebbe stata una giornata perfetta. Forse dovrei fare questa vita sempre, ho pensato. Ma poi, quando sembrava deciso che la mia prossima vita sarebbe stata vuota e semplice, con cervellino in standby, dedicata al cake design, a Pinterest, ai biscotti su Instagram, ai Knit Cafè, mi è arrivato questo messaggio su facebook da una mia amica siciliana conosciuta durante l’erasmus molto molto tempo fa:

“Onda, come dobbiamo fare… Mi viene da piangere! bacio e grazie, il grazie va tutte le persone che si sono impegnate in prima linea!!”

Come faccio a mollare, ora, come faccio?

il termometro della follia

Il mio termometro di follia pura è un certo Michelangelo.

Michelangelo non leggerà mai questo blog e quindi non si arrabbierà. Lui infatti ci porta le sue teorie fantapolitiche su dattiloscritti fotocopiati e da ciò ne deduco che non possiede un pc e se pure lo possedesse non lo saprebbe usare. Però magari posso pure sbagliarmi e Michelangelo è un hacker sotto mentite spoglie.

Comunque Michelangelo arriva regolarmente d’estate , meno regolarmente d’autunno e quasi mai d’inverno. Le sue teorie fantapolitiche vanneggiano di complotti massonico-manichei e di un’impostazione “medea” dell’economia. Il presidente della repubblica ne sarebbe vittima e uno dei pochi non massonici viventi rimasti è il boss del Carrozzone. (cosa che potrebbe essere anche vera).

Michelangelo è un folle, innocuo e verboso, grafomane e visionario. Per me è l’estrema espressione della follia fantascientifica che sta dilagando. Lui è il mio termometro. Tutti gli altri vengono misurati sul suo grado di follia e da lì meticolosamente classificati come:

– folli

– personaggi

– estremisti politici

– ignoranti nel senso che ignorano

– normali ben informati

– consapevoli

Non immaginate quanti folli esistono, e quanti personaggi si nascondono dietro l’aria di un ben informato. O come si confondono gli ignoranti con gli estremisti.  Io ne sto incontrando a decine, che dico a centinaia.

Oggi ho pranzato con uno di loro. Spacciatomi  come “consapevole”, appena servita la prima pietanza già lo avevo innalzato a grado di personaggio. Ci sono volute solo due forchettate di verdura mista in caponata per aver delineato il quadro della situazione. Al caffè avevo ormai la gastrite da “complotto giudaico-massonico”,  noto complotto secondo il quale vivremmo tutti in un ordine stabilito da burattinai grigiocrati con la faccia di Monti e lo stemma della massoneria borbonica.

Il bello è che ora mi toccherà convincere qualcuno della mia ipotesi che non mi crederà, che mi accuserà di essere una bieca capitalista alla Zingales e che mi farrà ulteriormente aumentare la gastrite.

Vi prego, è quasi Natale. Non possiamo anche noi discutere dell’opportunità o meno di far entrare un finto Babbo Natale nelle sedi del Carrozzone?

A proposito: secondo voi il termometro dove pone Babbo Natale? Tra gli ignoranti nel senso che ignorano o gli estremisti politici?

 

 

accadde un venerdì

Accadde un venerdì. Il giovedì c’erano state le premesse – lutti improvvisi, panico diffuso, telefono bollente-  e avrei dovuto capire che forse non era il caso di organizzarmi la giornata nei dettagli per evitare contrattempi, tanto quelli ci sarebbero stati comunque. Invece ho deciso di parcheggiare la mia bicicletta agganciata alla raggiera davanti alla vetrina di Gerald Loft. In pieno centro sulla strada verso largo Annigoni dove avrei dovuto aprire una sala, farmi consegnare le apparecchiature elettroniche, controllare che le montassero bene, dare ordini a tutti in assenza della povera responsabile, a casa per motivi personali. Ho pensato che avrei risparmiato del tempo invece di passare dalla sede a recuperarla la mattina seguente.

Era molto presto, era molto freddo e io avevo un paio di tacchi. L’Imperatore e la portata dell’evento tutto sommato li richiedevano. Tanto ero con la bicicletta.

Immaginatevi la mia faccia quando nonl’ho trovata. Quando al suo posto ho trovato il vuoto. Quando ho controllato, pensando di essermi sbagliata, tutto l’isolato e tutti i parcheggi. Il brutto è che essendo tardissimo non ho pouto elaborare il mio lutto in santa pace e con ai piedi un paio di tacchi ho camminato per circa tre chilometri verso la mia meta.

Ero nervosetta e mi sentivo il peso di un destino beffardo sulle spalle, e quando pensavo che non sarebbe potuto accadere niente di peggio è arrivato l’Imperatore in persona a farmi una clamorosa parte di merda per qualcosa di cui nemmeno ero responsabile. Capite? Lui in persona.

E perciò cazziata, derelitta, derubata del mio unico mezzo di trasporto, infreddolita e depressa per l’andamento del dibattito, ho aspettato con stoicismo la fine di quell’ingloriosa giornata per correre a casa a preparare una valigia.

Il giorno dopo sono partita per Assisi. Avevo bisogno di riflettere.