se il grande fratello è un aspirapolvere

E’ ormai abbastanza chiaro che la mia vita sta andando a rotoli. Arranco dietro a diversi progetti in fieri, alcuni stipendiati ma altri inesorabilmente no, con fatica, pervicacia e ottimismo. Maddài che bello, fai cose, vedi gggénte e lavori e si sa il lavoro in questi tempi.

Io non sono mai stata una di quelle donne con il senso profondo dell’ordine e della casa perfetta. Sono schifiltosa e quindi cerco di tenerla pulita ma sfortunatamente non ho abbastanza tempo per pulirla a fondo come vorrei e dopo anni di frustrazione ho deciso di lasciar perdere. E quando navigo nel lercio prego Iddio che mandi un’epidemia di peste bubbonica circoscritta in casa mia e colpisca l’inutile essere seduto sul divano che legge altrettanto inutili libri di nerd americani e indiani mentre io faccio tutto il resto. Continua a leggere “se il grande fratello è un aspirapolvere”

poveri ladri!

Mi chiama mio padre alle 8 del mattino. Una chiamata a quell’ora in genere significa morti, nascite, incidenti vari, quindi mi allarmo subito. Lui mi dice che alle 4 del mattino casa Ondalunga è stata visitata dai ladri. “Ma come” faccio io” li avete sentiti? visti? hanno rubato qualcosa?

I fatti riportati da qui in poi sono realmente accaduti e sono frutto di un’attenta ricostruzione da parte dei genitori Ondalunga, due poliziotti e dai figli durante tutta la giornata

Mio padre si sveglia sentendo dei rumori nel bel mezzo della notte, per essere più precisi sente che qualcuno sta entrando in camera da letto. Accende tutte le luci e a mia madre, che come me la notte dorme come un macigno, che si alza di scatto bisbiglia: “Non ti muovere che c’è il rischio di buscarsi due legnate” Lei , intontita dal sonno – caratteristica che ho ampiamente ereditato- non capisce niente e crede che mio padre si stia sentendo male e si spaventa molto. Poi lo vede invece alzarsi e furtivamente sporgersi dalla porta della camera. I ladri si precipitano giù per le scale e fuggono fuori. Loro due allora scendono e cominciano a notare che:

Al primo piano, soggiorno e cucina, i ladri hanno aperto e rovistato in tutti i cassetti senza peraltro trovare nulla di prezioso da poter rubare, dopo aver preso i cappotti e la borsa della mamma agganciati all’attaccapanni li hanno portati fuori per ripulirli, anche qui purtroppo senza trovare niente poichè mio padre i soldi li tiene in tasca dei pantaloni in camera e mia madre non ha mai contanti dietro (altra caratteristica passata alla figlia maggiore). Non avendo trovato telefonini di valore superiore ai 10 euro nè argenteria varia sono scesi in taverna e nello studio di mio padre. Hanno aperto il freezer, la dispensa, lo sgabuzzino dove si tengono i giocattoli dei nipotini, niente, anche qui fanno cilecca. In questa dannata casa non c’è nessuna cassaforte nascosta.

Sono poi saliti al piano superiore per cercare nelle camere e lì avrebbero trovato un vecchio portagioie mio, pieno di paccottiglia anni’90 che nella fuga si sono portati dietro e poi ovviamente abbandonato, credo schifati, in giardino. Lì nel giardino hanno aperto il capanno degli attrezzi chissà per cercare cosa. Nella mia camera hanno invece rubato due guanciali. E qui un pensiero inquietante mi è subito apparso nella mente, ma mia madre mi ha interrotto: “guarda pure a me all’inizio sono venuti in mente pensieri inquietanti sull’uso dei guanciali ma poi abbiamo scoperto che si sono portati via pure un plaid e una coperta” E’ chiaro che più che ladri in questo caso si è trattato di disperati, probabilmente senza un tetto sulla testa e soprattutto senza un letto. In effetti questi poveri ladri hanno cominciato a starci simpatici. Eh poveretti con questo freddo dico io, eh poveretti si sono impegnati per cercare di  sfondare le finestre quando il portone era praticamente aperto, non ho capito perchè ci hanno messo così tanto tempo per capirlo, aggiunge mia madre costernata.

I poveri ladri adesso sono nei pensieri della famiglia Ondalunga. Li pensiamo infreddoliti, intristiti per il magro bottino. Si sono trovati in un giardino pieno di piante, avranno cercato di capire a cosa servisse il vecchio carrello-tenda delle vacanze della famiglia; avranno pensato che ci fosse una cassaforte, dell’oro. Ma quale oro, quali preziosi, hippies come siamo sempre stati le uniche cose preziose per noi sono i cimeli di famiglia come il vecchio bastone intarsiato del trisavoro lasciato ovviamente al suo posto, o il quadro dell’airone dipinto dal nonno, o ancora i miei amatissimi libri. Nulla di tutto ciò è stato spostato nè toccato.

Ahimè, la prossima volta informatevi bene sulle vostre vittime e non fatevi confondere dalla bellezza delle case di mattoni rossi. Non è detto che siano abitate da gente ricca e, con molta probabilità, il rosso non è un colore casuale.

Di seguito alcune impressioni direttamente dai protagonisti della vicenda

“Come diavolo è possibile che non abbiate sentito niente fino a che non vi sono entrati in camera?” (Ondalunga alla madre)

“Signora ma tutta questa carta è sua?” (Poliziotto n.1 che indica a mia madre un centinaio di scontrini in terra,  scontrini che lei per paura del redditometro e perchè se li dimentica tiene in borsa da Natale)

“Certo che le mie persiane sono proprio resistenti” (mio padre orgoglioso delle sue persiane)

“Certo che avere una porta così fa pensare” (Poliziotto n.2 a mio padre indicando il portone aperto con la forcina per capelli)

“Poveretti, chissà che freddo avevano” (madre di Ondalunga)

“Ma erano i guanciali nuovi?” (sorella di Ondalunga)

“Che poi hanno preso il plaid più vecchio” (Ondalunga alla madre)

“Nel freezer sembra non manchi nulla” ( mia madre a noi)

“Per forza è sempre vuoto” (noi a mia madre)

“Pensa che non mi hanno detto nulla per non impressionarmi, perchè per lavoro vendo caramelle..” (mia sorella infermiera presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale Versilia)

“L’importante è che tuo padre non si sia sentito male” (mia madre)

di profumi e superuomini

Qualche giorno fa ero in profumeria per spendere uno sconto di ben 30 euro. Dato che la mia crema per la faccia era inesorabilmente finita da giorni e dato che ormai stavo finendo anche i campioncini accumulati, mi sono decisa.

La commessa ha cominciato subito male :- Vedo che ha il contorno occhi molto segnato- – Per forza- ribatto incazzosa- è venerdì sera e sono stanca morta- . Non devo cadere nella trappola delle provocazioni, penso tra me e me facendole un sorriso smagliante.

Mentre sono con la commessa che mi mostra prodottini fantastici che mai acquisterò, si profila accanto a me l’ombra di un uomo che con un’altra commessa comincia ad aggeggiare diversi profumi. Mi rendo conto dopo poco che lo conosco: è un professore universitario e politico locale conosciuto tramite Mister X per lavoro. Faccio la gentile e lo saluto. Lui è visibilmente imbarazzato, non so se perchè sto comprando io un anti age o perchè si sta comprando lui un profumo. Capisco che è per la seconda ragione. Immagino che essendo di una certa età, sedicente intellettuale e sinistrorso comprare un profumo in una profumeria, piegarsi ai biechi simboli del mero apparire ed essere colto in castagna da una pezzentissima assistente possa essere devastastante. Siccome quest’uomo mi è stato sulle palle dal primo momento che l’ho conosciuto a causa della sua inutile supponenza,  ho rallentato le mie attività in profumeria per riscaldare l’atmosfera e aumentare ulteriormente il suo disagio.

-Strano posto per incontrarsi non è vero?- rincaro la dose con un sorrisetto e un tono allegro mentre raccolgo il mio vasetto e i diversi campioncini che la commessa mi ha proposto. Lui non risponde. Sorrido e lo saluto ma prima abbasso gli occhi perchè voglio vedere cosa si sta comprando. Dandogli un’ultima possibilità spero che stia scegliendo un costoso e sensualissimo profumo da donna da regalare alla moglie, o fidanzata o amante, a una donna insomma- ho la certezza che sia etero-.  Un profumo per mostrarle il suo interesse carnale, per evidenziare la sua passione. Mi attacco alla speranza che  sia in preda all’amore e al desiderio per un’altra persona ma noto che davanti a lui ci sono solo profumi di Cartier da uomo. E la speranza si sgretola nella  certezza che quest’uomo ama solo stesso come pensavo. Come tutti quelli come lui.

E sono davvero parecchi.

 

zanzare, treni e gomme da masticare su rossetti

Da ieri sulla mia faccia ci sono tre pizzate di zanzare. Ebbene sì, non parlo di brufoli, ho studiato attentamente le tre bollicine rosse, sono le zanzare maledette resuscitate dopo la morìa di quest’inverno. Invisibili e molteplici, tediose quanto furbe, e dato che in casa non c’è ombra di suddetti insetti ne ho dedotto  che mi hanno assalito in ufficio o in treno. Credo in treno in effetti, spesso infatti cado in uno stato di coma pietoso e ringrazio che siano solo zanzare e che ancora nessuno mi abbia derubato di tutto.

Ieri mi è anche successa una cosa tremenda. Sono giorni che giro come una trottola per la regione e facilmente vengo presa dalla distrazione, quindi ho dimenticato di controllare che in borsa la scatolina delle gomme da masticare non si aprisse e rovesciasse il suo contenuto. Cosa che puntualmente è avvenuta. E non è avvenuta in una borsa scrausa, no è avvenuta in una borsa pagata una cifra abbstanza notevole. Ma non solo. Due gomme si sono infilate nella taschina laterale dove metto cellulare e rossetto. Con il caldo di questi giorni si sono sciolte e quando ieri sera ho preso il cellulare l’ho trovato appiccicato a una gomma che a me pareva masticata, incollata per metà allo schermo, una parte sul collegamento della batteria mentre il restante bolo era appiccicato al mio rossetto Chanel.

Mi è venuto da piangere.

Il telefono è uno schifo e sto cercando di pulirlo con il vetril, mentre il rossetto è irrimediabilmente rovinato e quando me lo passo sulle labbra sembro una pazza che si passa un rossetto con appiccicato un residuo di gomma.

Quante probabilità c’erano perchè potesse succedere una cosa del genere? La divinità o il caso hanno uno spiccato senso dell’umorismo? O io sono un polo attrattivo di sfighe tristi e inutili? A voi è mai successo che una gomma si appiccicasse al telefono?

In passato era accaduto che mi trovassi gomme:

sotto un piede nudo sulla spiaggia d’estate (il padrone della gomma sarà oramai cadavere per gli accidenti che gli ho mandato)

sui capelli al liceo ( l’autore del gesto si è trovato una versione di latino sbagliata a un compito in classe e così impari a chiedere versioni a compagne con capelli che rimangono attaccati a gomme che tu per divertirti appiccichi sulle loro teste)

in bocca al mio cane che l’ha masticata per ore

sulla schiena al mio gatto Matisse (a levarla c’è stato da ridere)

sotto svariati banchi di tutti i luoghi dove si è consumata la tragedia della mia istruzione

nei vasi della sede del Carrozzone

poi non mi vengono in mente altri luoghi ma è chiaro che ce ne saranno.

Comunque le odio, e comunque amavo il mio rossetto Chanel.

perdere colpi

Domenica 29 ore 21.30 controllo la mia borsa per assicurarmi che ci sia tutto il necessario dentro, onde evitare tragedie mattutine. Tipo portafoglio, abbonamento, treno e chiavi ufficio. E spunta da una taschina laterale un bollettino con scadenza 30 gennaio.

Quale tregenda.

Io sono una di quelle persone che non aspetta mai l’ultimo giorno per pagare bollettini in scadenza per due ragioni: la prima è che prima vado più sono sicura di non dimenticarmene perchè non posso sopportare l’idea di essere morosa, fosse anche solo per 2 euro; la seconda è per evitare la solita fila di persone che si accalcano agli sportelli l’ultimo giorno possibile per evitare morosità. Ricordo litigi con mio padre per tutte le scadenze scolastiche a cui lui doveva per principio arrivare fino all’ultimo giorno. Una cosa che non ho mai sopportato.

Quel bollettino io ero sicura di averlo pagato prima della partenza per la montagna proprio perchè volevo evitare di dimenticarmene. Invece eccolo lì a dimostrare che inesorabilmente perdo colpi.

Trovare a Firenze una sede delle poste senza fila chilometrica si è rivelata, in ben 4 momenti della giornata, un’utopia quindi sono uscita in fretta dall’uffcio non troppo tardi e mi sono precipitata a velocità di treno in quel di Sobborghino. Dove ovviamente ho trovato una fila mortale ma erano appena le 18.15 e avevo tutto il tempo di far fronte a questa incombenza.

Intanto ho rimuginato su come ho fatto a dimenticare.

Arrivato il mio turno l’impiegata mi fa gentilmente notare che il bollettino è già stato pagato. Come scusi? “Eh sì, questi bollettini di nuova generazione non sono come quelli di una volta che ti rimaneva la ricevuta, questi vengono riconsegnati” e mi mostra un microscopico codice di avvenuto pagamento che io ovviamente non avevo notato nel panico da morosità oramai impossessatosi di me.

Con molto autocontrollo, e con qualche lacrima agli occhi, la ringrazio e le dico che pazienza, non sapevo, ora lo so meglio così. Peccato per la mezz’ora di fila. Ecco, sottolinea lei, le volevo dire questo. Eh grazie comprensiva, mi stia bene.

Esco dalla posta intirizzita e sferzata da un vento siberiano felice e triste allo stesso tempo, un susseguirsi di stati d’animo che riconducono ad un’unica e innegabile verità : sto perdendo colpi.

mango chutney fatale

Tra le diverse inutili cose che faccio c’è  pure la vice presidenza di uno scalcagnato circolo cultural-politico fiorentino. Ieri sera era stata appunto organizzata una cena nel ristorante del suocero di un iscritto, indiani tutti, iscritto suocero e ristorante. Gentilmente avevano messo a disposizione un menù fisso a prezzo popolare e benchè le recensioni di trip advisor fossero pessime ci sono andata senza pregiudiziali e accompagnata dal povero Windsurfista.

Non si è mangiato malissimo ma purtroppo non così bene se confrontato con gli indiani londinesi e newyorkesi. Io adoro la cucina indiana quindi ho spolverato comunque tutto.

A un certo punto mentre si gozzovigliava tra pollo ashoka e chutney di mango si sente un urlo disperato di donna: -Giuseppe!- e il tal Giuseppe, un signore sulla settantina pallidissimo si accascia al suolo. Attimi di panico, urla della moglie, il presidente del circolo che fa il primo soccorso. Per farla breve il signore si riprende leggermente e intanto arriva l’ambulanza della Misericordia con il medico. Lo mettono sulla barella e lo portano fuori. Mentre la barella esce dal ristorante indiano passano due ragazzi e uno dei due dice all’altro : – Chissà cosa gli hanno dato da mangiare-

Secondo voi siamo riusciti a mantenere una contegnosa preoccupazione invece di soffocare con la ridarella?

La cena comunque continua, le notizie dall’ospedale paiono buone e alla fine della serata il presidente del circolo annuncia che Beppe sta meglio, che non è stato il cuore ma una reazione allergica a qualcosa che aveva mangiato. Nella fattispecie il mango poichè il povero Beppe pare fosse fatalmente allergico alla pesca (per chi non lo sapesse pesca e mango sono due frutti molto simili per sostanza).

-Avevano ragione quei due allora- è il nostro commento e a quel punto la ridarella è insopprimibile.

Povero Beppe, la mango chutney gli è stata quasi fatale e la solita irriverenza toscana lo ha reso il protagonista di una delle storielle divertenti della settimana.

(lo ammetto: io nel ripensare alla scena della barella che esce dal ristorante indiano e a quel “chi sa cosa gli hanno dato da mangiare” continuo a ridere anche da sola)

invidia

Non so se avete mai letto Vogue. Vogue è quella bella rivista patinata, con tante modelle che indossano bei vestiti, notizie mondane di assoluto elevato livello, molta pubblicità, interessantissime mostre di arte e fotografia, qualche intervista a vip generalmente legati alla moda e articoli sulla vita e le opere di fancazziste igdop.

Le fancazziste IGDOP sono quelle donne che in tutta la loro vita non hanno mai fatto un cazzo ma hanno la fortuna di appartenere a famiglie nobili/ricche e quindi possono non solo permettersi di non fare un cazzo ma anche di pubblicizzarlo come attività altamente qualificata se non addirittura benefica per il genere umano. A volte pure animale ma in generale le fancazziste indossano pellicce e pellicciotti di animali morti e scuoiati e di conseguenza pare brutto lanciarle in campagne per la salvaguardia delle foche.

Insomma, io adoro gli articoli sulle fancazziste perchè è esattamente la vita che avrei voluto vivere io.

Intanto nascono in famiglie multilinguiste, hanno madri e matrigne, alcuni padri sparsi e almeno 3 cognomi. Hanno studiato dalle Mantellate, dalle Orsoline, al Sacro Cuore, le più di sinistra a Poggio Imperiale.

Vivono in modesti loft a Manhattan o nella City, ma dichiarano di considerare Parigi o Roma la loro vera casa e affermano di cercare di passare il più tempo possibile in quel piccolo attichino vista Trastevere perchè non amano una vita chiassosa ma preferiscono mescolarsi con il popolo la mattina al mercato magari in ciabatte.

Ciabatte rigorosamente Ferragamo intendiamoci, ma comunque ciabatte.

Le fancazziste hanno lavorato qui e là e finiscono sempre ma sempre in qualche consiglio di amministrazione perchè il babbo, in taluni casi l’ex marito, riesce a piazzarle bene o alla presidenza di qualche associazione umanitaria molto grossa (qui rigorosa la foto della fancazzista in Africa in mezzo a decine di bambini, con occhiali da sole e panama tutto firmato Hermès oppure la fancazzista su una piroga nel Borneo con foulard Flora e stivaloni Gucci e rematore sorridente alle spalle).

Snocciolano luoghi e nomi, professioni di cui noi comuni mortali mai abbiamo sentito parlare e veramente pensi che ste fancazziste son proprio in gamba mica come te sfigatissima donna di provincia da un solo cognome, con una laurea volgare e diversi anni passati nella jungla lavorativa italica.

Io ci sono affezionata alle fancazziste IGDOP, se non ci fossero credo che la lettura di Vogue non sarebbe così avvincente. Sono utili anche per capire meglio dove andiamo, chi siamo e da dove veniamo.

E perchè nel 1789 a qualcuno è venuto uno sclero e  ha cercato di eliminarle del tutto dalla faccia della terra.

ritorni

mercoledì guasto tecnico

giovedì furto di rame

(venerdì per fortuna ero lontana)

stamattina investimento mortale

fatto sta che sono giorni in cui impiego un’ora per fare un tragitto di 25 km.

Stamattina l’investimento mortale non ha fatto che peggiorare un sottile e strisciante senso di desolazione che mi porto dietro da questi tre giorni di festa. Che sono stati pieni, in alcuni momenti persino esaltanti. Ci sono stati bagni al mare di giorno e di notte. Cene di pesce. Ritrovo con persone con cui lavoro a distanza ma con cui mi trovo bene.

Stamani sul treno pieno: io in piedi, mal di schiena dopo 30 minuti di palo, finestrini chiusi, senza ricambio d’aria, leggo il mio libro con la testa lontana persa in altri pensieri fino a quando un gruppo di persone si sposta velocemente nei 10 cm quadrati del mio spazio. La causa: un tizio sta vomitando.

Ecco, ci deve essere qualcosa di surreale nei piani che il destino ha in serbo per me. In attesa di altre delizie astrali mi accingo ad iniziare una settimana che si prefigura densa di lavoro e altre schifezze (vomito ferroviario compreso).