poteva essere una bella domenica

Era una bella domenica. Una lunga camminata sul Montalbano, sulle colline tra Sobborghino e altri sobborghi, ore persi nel bosco senza incontrare anima viva, le anime rilassate, gli spiriti elevati, il culo sotto sforzo per la salita e l’aria frizzante. Poi l’immane tragedia: il telefono del Windsurfista è morto senza spiegazione logica e ora qui in casa l’aria è molto più che frizzante, direi elettrica e greve di bestemmie multicolori.

Possibile non si riesca mai a passare una domenica senza che l’ombra della sfiga incomba su di noi?

Tra l’altro avrei bisogno di un’atmosfera delicata perchè ho passato le ultime due settimane sotto pressione per via di un’avventura lavorativa su cui mi sono imbarcata. Che non ha portato soldi, per ora, nè soddsfazioni ma mi è stata utile per altre cose e quindi alla fine sono contenta lo stesso. Magari vorrei essere meno povera, ma si sa questa è la vita. Se non lo sapeste, io già lo sapevo, il mondo dell’imprenditoria italiana è popolata da filibustieri  che l’Olonese a confronto era  un santo, gente senza scrupoli, incompetente, disonesta e convinta che il resto dell’umanità , come ricercatori e professionisti vari, siano dei poveri beoti pronti a lavorare gratuitamente per il loro profitto. In questi casi io, che sono una libdem e mi ritengo pure moderata, mi trasformo in un Maurizio Landini imbufalito e mi vien voglia di prendere una spranga e spaccare tutto cantando o bella ciao. Ma basta parlare delle solite tristezze italiane.

Se non fosse stato per il maledetto telefonino tutto era filato liscio, dalla mattina iniziata con del sano sesso a il mio ragù per pranzo fino al trekking in collina nel pomeriggio . Che poi la vita è questa. Un alternarsi di sfiga e momenti romantici, condita dalla presenza di personaggi oscuri ma anche dal profilarsi all’orizzonte di opportunità che fino a ieri l’altro non avresti mai preso in considerazione.

Perciò, ciao domenica nefasta per i telefonini dei windsurfisti di tutto il mondo , io vado a infornare il pane di segale e a finire la mia tazza di tisana. Vado anche a fare una lista di titoli da scaricare per Kindle e ad aprire il portone a Gringo, il gatto di nessuno che vive nel palazzo e che sta miagolando da venti minuti alla mia porta affinché io scenda ad aprire  il portone per farlo uscire.

Mi è presa anche voglia di sgabei ma non so se è il momento giusto per mettermi a friggere.

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nuovi abitanti

Ieri pomeriggio, un tramonto mozzafiato.

DSC_0508

Stamattina brina sui prati. La Natura non smette mai di meravigliarmi, neppure durante l’inverno. Lungo il torrente diverse specie di anatre, pettirossi, allodole e altri uccellini si godono l’aria frizzante e poi mentre io arranco nel mio allenamento mi sfreccia davanti lui: veloce, maestoso, bellissimo: un martin pescatore. Blu e rosso, il becco lungo. Non ne avevo mai visti, se non nei documentari, e mi sono commossa. Non sono purtroppo riuscita a fargli una foto, ma ho intenzione di partire per un’esplorazione fotografica nei prossimi giorni. Intanto per darvi un’idea di quanto sia bello il martin pescatore eccovi una foto didascalica.

martinpescatore2

Trovo meraviglioso che sotto casa ci siano così tante specie di animali, anche rare. Ogni volta che vedo un animale selvatico mi tornano l’ottimismo e la speranza e mi vien da pensare che forse ancora non tutto è perduto.

è la guerra

Due giorni fa il macabro ritrovamento. 7 imennotteri morti stecchiti dentro il secchio , per altro vuoto, accanto alla lavatrice e al lavello sul balcone. Tutti e sette drammaticamente dentro il secchio, schiattati e infelici. Ho pensato che potessero essersi avvelenati con qualcosa dal mobiletto che stavano aggredendo da giorni. Ma dentro quel dannato mobile ci sono scatole, oggetti nuovi ancora impacchettati, i miei attrezzi da girdino, gli stivali di gomma. E quindi boh. Forse una malattia improvvisa avvenuta domenica (sabato eravano vivi e lunedì li ho ritrovati morti).

Oggi pomeriggio mentre stavo lavorando un certo movimento ha catalizzato la mia attenzione e con orrore mi sono accorta che attorno al mobile del balcone c’è un vero e proprio sciame di api. Api vere, quelle morte erano apine più piccole, comunque diverse. Comunque,impossibile uscire. Provo allora ad uscire dalla porta-finestra della camera da letto ma lì vengo aggredita da uno sciame di apine piccole, quelle che ho ritrovato morte.

Intorno al mobile api di diversa razza se le stanno dando di santa ragione e in terra ci sono già cadaveri.

Dopo la battaglia di Anghiari, la battaglia del Mobile di Legno del Terrazzo dei Due Sfigati Umani.

Veramente. Trovatemi una soluzione altrimenti procederò con metodi poco ortodossi. Non hanno scuse: siamo in campagna. Ci sono boschi, prati e persino delle arnie abbandonate in un pop ort a 20 metri. Non hanno bisogno di farsi il nido nel nostro mobile. Questo è il NOSTRO regno, la NOSTRA lavatrice, le NOSTRE carabattole. Maledette impiccione.

Almeno lasciateci del miele.

gente di campagna

Ci sono periodi in cui la mia debole tolleranza verso il genere dell’umana stupidità si trasforma in odio feroce. Tipo in questi giorni.

Il mio odio feroce va a:

voi gente che si compra la villetta a schiera in piena campagna e taglia tutti gli alberi e tutti i pini che c’erano da 50 anni perchè “sporcano e fanno foglie”.  Voi siete gente non da campagna ma da spianata di cemento, da smog e aria irrespirabile e da frana di fango

voi che abitate al piano terra di un condominio affacciato sul verde e sul nulla, che volete “ammazzare tutti i gatti del circondario in particolare quelli dei vicini”, rei di graffiarvi paraventi di legno che vi proteggono dalla vista di chi non si sa e di scavarvi buchette in vasi di piantine rinsecchite. Voi non siete gente di campagna voi siete gente che meritate soltanto mosche, cagate di piccione sulla testa, scarraffoni sul pianerottolo e ratti davanti alla porta. A voi auguro che un rave di pantecane si riunisca su quel terrazzino squallido che pretendete libero da gatti, pippistrelli, api, farfalle, ma probabilmente anche da tutte quelle creature che abitavano lì prima di voi, e che a questo rave sia invitato quel deficiente di bambino obeso che vi ritrovate e che ieri andava a caccia di gatti con un bastone.

finesettimana di primavera

La primavera avanza a grandi passi e io me la sento dentro, si esprime attraverso la voglia di cambiare, rinnovare e non mi riferisco solanto al mio guardaroba.

A puntino è capitata la domenica di “marzo in fiore” appuntamento del Sobborghino a cui io non manco mai da quando per disgrazia ho trasferito le mie tre carabattole qua. Vivere in una casa con un bel balcone rende possibili molte cose e se non fosse per quell’uomo che mi ronza intorno, io avrei un vivaio più che una terrazza. Ma devo contenermi. Però anno dopo anno approfittando delle sua assenze da windusrf sto mettendo su un balconcino che è una delizia.

Quest’anno ho ceduto alle lusinghe dell’azalea. Diciamo subito che ho un debole per le acidofile, camelie in testa, e vivere in una zona abbastanza fredda in inverno ma tutto sommato non troppo gelida mi offre l’opportunità di mettere vasi di acidofile in terrazzo. Dopo una bella camelia rossa ecco quindi un’azalea indica, a fiore bicolore. Per ora in boccio, aspetto fiduciosa.  Ho voluto dare anche una compagna alla mia gerbera che dal 2009 mi fiorisce da aprile a novembre incessantemente. Siccome la mia è gialla ne ho presa una rossa. Ho anche intenzione di creare una zona di piantine aromatiche, e quindi ne ho acquistate in quantità e appena mi procuro dei bei vasi colorati vi farò vedere.

Intanto i bulbi dell’anno scorso sono fioriti o stanno fiorendo, e questo mi sta facendo seriamente pensare di prendermi dei tulipani e degli iris per fare una piccola oasi di pace, ma temo che il ronzante Windsurfista abbia da ridire per lo spazio sottratto alla fantomatica zona delle feste. Zona peraltro utilizzata una sola volta e per il mio compleanno.

Siccome ero di buon umore per il pomeriggio passato a zappettare e interrare ho sfornato la torta paradiso. Torta perfetta per questi momenti: leggera, saporita, con quel poco di zucchero a velo che fa festa ma comunque modesta come la Quaresima impone. Mi si è pure gonfiata felicemente e felicemente è rimasta friabile e per niente asciutta.

Si vede che i fiori hanno aiutato il mio umore a raddolcirsi abbastanza da non fare danni in cucina.

piccoli pop orti crescono

Dal mio balcone posso godere della vista di uno spazio verde. Molto vicini a un torrente, così perfetto da parere finto, siamo testimoni di  come la moda del pop orto stia prendendo piede.

Ai due vecchietti che curano due orticelli qui sotto se ne è aggiunto un terzo. Si assomigliano tutti, sono vecchissimi, arzilli ma rallentati dal tempo, un pò come dei congegni che hanno bisogno di olio per andare più spediti. Ci affumicano da fine settembre ai primi di novembre dando fuoco a sterpaglie che mettono a repentaglio la loro ormai breve vita ma anche quella degli abitanti nelle vicinanze; si arrabbiano con gatti, ricci, bambini, uccelli, tassi, cani e qualsiasi altro essere vivente che può rivelarsi letale per l’orticello; non vendono niente di quello che producono figuratevi a quei buoni annulla di giovani fannulloni che vivono nel condominio rosa di fronte e che invece di lavorare preferiscono giocare con il computer in qualche ufficio.

D’estate mangiano qualcosa sotto gli alberi, di inverno camminano al tramonto dentro i loro stivaloni di gomma e i loro giubbotti. Chiacchierano ma sopratutto litigano tra di loro, insomma per chi vive vicino o per chi percorre il lungo fiume sono uno spettacolo naif da non perdere.

Peccato solo che non abbiano delle galline o le api, credo che sarebbe ancora più piacevole guardare gli orticelli con qualche animaletto.

Mi pongo solo una domanda: ma come si fa ad ottenere un pezzo di terra come questo da coltivare? Lo danno solo a pensionati? Io sarei interessata, ma davvero. Intanto ci metterei due galline ovaiole poi ,perchè no, un bel campo di cardi e cavolfiori. Lo so sono una sognatrice, ma i pop orti mi ispirano questo: il sogno di una vita agreste, forse faticosa ma assai più sensata di quella che stiamo vivendo oggi.

Certo che però due foglie di insalatina potrebbero anche vendermela!

Le sfrattate (povere)

Sabato si è consumata la tragedia dello sfratto delle api.

Io e il Windsurfista abbiamo passato alcuni giorni a studiare quello che stava succedendo nel nostro mobile ikea, siamo giunti quindi dopo un’accurata osservazione empirica  a questa conclusione ( in realtà io ci sono giunta lui non si pronuncia).

Le api stavano costruendo un alveare per l’inverno, stavano infatti accumulando scorte di polline e stavano costruendo delle cellette con la cera. Il via vai infatti era solo diurno, la notte nessuna traccia di api e bombi. Questo, e l’assenza di un vero e proprio alveare con tanto di regina, ci ha spinto una sera a tappare tutti i buchi delle travi portanti. Buchi utilizzati come vere e proprie celle (mica sceme).

Il giorno dopo le api sono arrivate e sono rimaste spiazzate. Giravano attorno e parlavano tra di loro ( ma parlavano davvero).

La cosa è durata qualche ora poi se ne sono andate e adesso, a meno di ritorsioni, pare si  siano definitivamente trasferite.

Devo essere sincera: mi dispiace molto di aver sloggiato questi inquilini. Tutto sommato erano anche discreti e non parevano imbarazzati ad averci attorno. Solo che avere un via vai di api ronzanti proprio accanto alla porta di casa, e dove è posizionata la lavatrice, mi pareva poco sicuro. Poi c’era uno troiaio di polline sparso sul pavimento che ha attirato anche le prime formiche.

Poi dico: mica siamo in città! Hanno veramente un sacco di spazio, tanto verde, persino case diroccate. Ecchecavolo.

Comunque mi sento in colpa. Magari potevamo provare anche a convivere.

Uniti nella diversità.