mimose et similia

Le mimose che hanno resistito al ciclone di giovedì chissà se resisteranno all’ipocrisia ottomarzesca maschile. E a volte femminile. Fossi una mimosa, mi sarei ribellata da anni trasformandomi in una pianta carnivora.  Ma non sono una mimosa, e la mimosa è solo una pianta che ha la semplice sfiga di fiorire al momento sbagliato nel posto sbagliato. Tra l’altro una volta nel vaso marcisce e puzza.

Che poi una volta io ci credevo pure. Credevo nella possibilità di un cambiamento graduale del cervello maschile, credevo nell’evoluzione della specie. Poi invece il nulla. Il Berlusconismo, Youporn, Costanza Miriano, il PD di Mario Adinolfi, le cinquanta sfumature di Anastasia Steele.

Ma sì dài allora buon otto marzo ai  tagli alle strutture che aiutano le vittime di violenza domestica, alla lobby dei padri separati, ai tenutari dei bordelli, a chi combatte per i diritti dei puttanieri e non delle puttane, alla depenalizzazione dello stalking, agli uomini che uccidono la moglie e vengono scarcerati dopo due anni perchè ritenuti non pericolosi per la società, ai troll misogini che infestano la rete. E buon otto marzo a te, idiota di Piazza della Libertà che mi chiedevi di farti un pompino tutte le mattine quando mi recavo al lavoro; a te babbeo che vedendomi dietro una scrivania di un ufficio stampa mi chiedevi di portarti un caffè;  a te imprenditore  che un colloquio di lavoro mi hai chiesto se avevo figli piccoli da gestire; a te o padre che mi dici che le donne hanno il compito di fare figli.

Buon otto marzo a tutti voi involuti rappresentanti della specie umana di genere maschile. E anche a voi povere involute maschiliste di genere femminile, perchè ci siete e siete peggio dei maschi. Buon otto marzo e vaffanculo.

inizi di un 2014: quando le cose, se cambiano, cambiano in peggio

La mattina dell’1 mi sono svegliata e la prima cosa che ho visto riflessa nello specchio è stato l’inizio del mio herpes labiale, che non vedevo da moltissimo tempo e di cui, in tutta onestà, non sentivo la mancanza. Ecco la spiegazione di una febbriciattola che da giorni mi stava tormentando. Salutando quindi il nuovo anno a colpi di Zovirax ho però avuto la fortuna di passare una bellissima giornata di sole con alcuni miei carissimi amici. Mi son detta, quindi, ok che sarà mai un piccolo inizio di herpes?

Peccato che the very next day, mentre assaporavo la liberazione definitva da ogni impegmo sottoscritto con il Carrozzone, esso stesso, nella persona di un figuro sempre sorridente ed elegante, con una sindrome da onnipotenza e convinto che le tutte le donne del mondo siano le sue segretarie, mi faceva telefonare da una delle sopracitate, vocina da adolescente e aspetto telefonico di povera disperata postdiplomata, per intimarmi di presidiare l’ufficio del carrozzone a Firenze dal lunedì successivo, dalle 9 alle 19 compreso il sabato.

Così, senza altra spiegazione che mi mostrasse la logica e la legittimità della richiesta.

Ricapitolando: secondo questo io dovrei lavorare per il carrozzone gratutitamente sei giorni alla settimana 9 ore al giorno pagandomi trasporto e pasti. Ricapitolando: io ci ho messo circa 20 minuti di intenso brain storming per cercare di capire se avevo davanti un completo deficiente o un completo deficiente che pensa di essere furbo.Ricapitolando: mi è toccato scrivere una mail al signore elegante e sorridente e spiegargli la ragione per cui la sottoscritta non si sarebbe presentata nè ora nè mai all’ufficio centrale regionale.

Perchè cari amici ed amiche, dal 2 gennaio 2014 ho capito che bisogna sempre spiegare alle persone che in cambio di una prestazione lavorativa il lavoratore in genere richiede un contratto e uno stipendio.

Liquidata la faccenda e ovviamente non avendo ricevuto risposta alla mia pacata e chiarissima mail, figuriamoci, ho fatto la valigia e sono partita alla volta di Apuania per festeggiare la mia festa preferita, la Befana, decidendo con grande ingenuità di prendere il treno.

E ho preso coscienza che in questo inizio di 2014 le ferrovie sono precipitate in uno stato di indecenza conclamata. Ho corso da un binario all’altro con trolley e portatile al seguito per saltare su treni non annunciati, cambiati, spostati, in ritardo, in compagnia di 2 barboni che cercavano di andare a Empoli con bicicletta al seguito per andare a mangiare alla mensa dei poveri. Anche la qualità dei compagni di viaggio comincia a calare.

Ora, sono in attesa dell’arrivo della Befana, mentre la pioggia continua a cadere ossessiva e la notte un cane terrorizzato dai tuoni viene a dormire sul mio letto. L’aspetto con ansia, ho molte cose da dirle, quintali di carbone da farle recapitare, le voglio chiedere come fa a sopportare dopo centinaia di anni il genere umano, come fa a portare ancora dolci ai bambini sapendo che poi si trasformeranno in completi deficienti che cercano di fare i furbi. Le voglio chiedere se noi donne possiamo armarci di scopa da spaccare sulla schiena a tutti i maschi che ci credono eterne madri ed eterne segretarie nel migliore dei casi.

Buon 2014!

La guerra santa

Siamo in settimana che odora di santità.
Siamo in settimana post elettorale.
Minzolini licenzia chi non è il suo servo o leccapiedi, il Papa e la sua congrega di clerico-fascisti partono con la loro battaglia in difesa di feti ed embrioni nella speranza di redimere stuoli di peccatrici.
A tutte prima o poi, grazie alla benedizione di qualche politico, può spettare una poltrona in Parlamento. Guardate il ministro per le pari opprtunità. Dal calendario al parlamento. Dal perizoma al tallieur.
Non so voi ma io sono particolarmente dietrologa. E dietro a molti segnali vedo il tentativo ormai sfacciato di togliere quei pochi diritti che le donne, anzi le femmine, si sono faticosamente guadagnati. Uno è quello di decidere come, con chi e se avere un figlio.
Perchè poi sta qui il problema, ecchecavolo non vorrete mica che delle femmine decidano sulla sopravvivenza o meno della specie (maschile beninteso). Si comincia con il negare il riconoscimento delle coppie di fatto (quindi madri e figli di serie A e B, come se i figli non nascessero tutti nello stesso modo), con il rendere complicata la contraccezione, come rendere decisamente complicata l’interrruzione di gravidanza. Nella speranza di cosa, di convincere noi donne che chi portiamo in grembo è portatore di maggiori diritti di noi che lo mettiamo al mondo? E una volta messo al mondo magari convincerci a metterlo nelle mani di pedofili e misogini che indossano una sottana e impugnano una croce? Perchè invece di concentrarsi sul nostro utero e sulle nostre ovaie non si concentrano sulla nostra persona e sulla nostra dignità?
O forse tutti questi passettini all’indietro servono per ribadire il concetto che noi non meritiamo una dignità come persone?
Oppure oppure non è che finalmente qualcuno dà un pò di corda a chi non ha mai accettato di perdere il proprio potere sugli altri? Cioè non è che questo governo di becerimachistiipocritieputtanieri stia dando il contentino a chi non si rassegna a perdere le orde di donne dedite al rosario? Cioè non è che questi si dividano noi femmine nel senso di “a te le sante io mi tengo le troie”?
Tanto poi si rifinisce lì.
Si rifinisce nella separazione concettuale della donna in santa o troia.
Che sia troia redenta, che sia santa illuminata, che sia vergine o coniglia, ma sempre tale rimane: la femmina.
E chi non ci sta deve essere combattuta, eliminata, legalmente o no.
Che sia guerra, quindi. Una guerra santa.

Le richieste inaudite del cococo

Lavorare in Italia è uno spasso. E’ divertente brancolare nell’illegalità coscientemente, vagare per i corridoi con dei fogli in mano che di volta in volta aumentano ma che non bastano comunque mai.
Non per dire ma nel Baraccone noi cococo dobbiamo fare richiesta di stipendio entro il 12 di ogni mese (questo per lo stipendio del mese in corso, quindi lo richiediamo in anticipo).
Tale richiesta si concretizza in 4 fogli che devono essere firmati da 4 persone.
Che tu devi inseguire.
Ma poi, alla fine, siccome delle 4 persone nessuna lavora, tu all’ennesimo rifiuto di firma, con battutine idiote incorporate, rispondi veramente sollevata che non aspettavi altro che questo per andartene finalmente a casa. E loro firmano. Perché altrimenti chi lavora?
Però la top ten delle idiozie stamani è stata raggiunta dall’omino dell’amministrazione.
In pratica negli ultimi 2 mesi ho fatto 3 missioni per lavoro, nei dintorni, e ho fatto 3 richieste di rimborso spese (treno+panino) che non supera nel totale 30 euro.
Cifre enormi, vero?
Soprattutto per il Baraccone.
L’amministrazione quindi mi dice che non possono rimborsarmi perché il finanziamento del mio progetto non riesce a coprire anche le spese.
E cioè 30 euro.
Ora, Ondalunga è un donnino scassacazzi ma scassacazzamente furbo. Caso vuole che pochi giorni prima, mentre cercava sull’archivio protocolli alcuni diversi documenti, fosse stata colpita dalle richieste ( accettate e firmate) di rimborso spesa di dirigenti e funzionari.
E se ne era memorizzata alcuni, uno dei quali particolarmente succoso:
497 euro per una giornata a Roma con oggetto: spese di rappresentanza.
Nel momento in cui si è sentita dire che doveva stare attenta a non fare spese inutili e che i 30 euro sarebbero stati decurtati dallo stipendio, Ondalunga ha sorriso e ha mostrato una lettera indirizzata a un quotidiano nazionale dove l’intera faccenda veniva raccontata con nomi e cognomi e indirizzo.
L’omino per ora è scomparso e Ondalunga attende pazientemente o una feroce ritorsione o la richiesta di rimborso firmata.
Ha la sensazione che arriverà la richiesta, e anche velocemente.
Come lei stessa ha sottolineato all’omino pallido e affranto, in tempi come questi non c’è nulla di meglio per la stampa e la pubblica opinione di sapere come vengono spesi i soldi del contribuente.
Voi che ne dite?

P.S. Per la cronaca: nel mio contratto sono previsti i rimborsi spesa per le missioni di lavoro per un totale di 200 euro (che è una cifra ridicola ma che basta per le spese di trasporto a livello regionale) e quindi non avevo chiesto null’altro se non ciò che mi spetta per legge.

P.P.S.S.: se fossi stata un dirigente molliccio e repellente e avessi chiesto 350 euro per rimborso spesa massaggio rilassante probabilmente non mi avrebbero fatto storie.