Venghino signori venghino

Quando accettare un posto di lavoro da dipendente si rivela un’idea pessima. Accettarlo avendo già il sospetto che si andrà a finire dentro un circo, poi, ti rende automaticamente una povera beota.  Continua a leggere “Venghino signori venghino”

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Lo avevo promesso a me stessa

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Lo avevo promesso a me stessa: basta blog poco seri. Il mondo è una vera merda e ve lo dico nel bel mezzo di un periodo orrendo che vede andarsene persone a me care.E  alcune di loro veramente troppo giovani. Una vera cacca. Poi c’è tutta questa deriva che puzza tanto di anni ’30 , roba da romanzo di spie, un esempio? Il poliziotto austriaco che irrompe con la torcia praticamente sfondando la porta della cuccetta del treno nemmeno fossimo nel giorno dopo l’Anschluss. Su un euronotte. Euro-notte. Euro. Nemmeno fosse una bestemmia. E infine io, io invischiata sempre nelle logiche di questo orripilante sistema che mi spinge a cercare uno stipendio sicuro. Continua a leggere “Lo avevo promesso a me stessa”

Winter is coming, Jon Snow no

Il freddo è arrivato ed è tra noi.

Sono già circondata da nugoli di catarrosi malati che sono stati abbattuti dal primo fresco. Per quanto mi riguarda, stamattina ho deciso che non uscirò più fino al 10 maggio. Data che reputo possa essere di temperamento e temperatura tiepida abbastanza per vivere. Dite che non posso rimanere a dormire fino a quel giorno? Maledetti complottisti e maledette lobby della cioccolata calda. Continua a leggere “Winter is coming, Jon Snow no”

Zero gradi di separazione

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un giorno qualsiasi di un anno qualsiasi di me a Bruxelles

Era giusto rimanere in silenzio per un poco. Ho lasciato trascorrere i giorni tra l’angoscia e la concitazione fino alle vacanze di Pasqua in un silenzio fatto di cani, mare e torte di riso della mamma.

Ho pensato a quella mattina, al fatto che ero alla stazione per andare in una cittadina toscana per un appuntamento di lavoro e su Twitter guardavo il fumo di Bruxelles e le notizie che mi arrivavano in diretta sul telefono. E’ logico che in quel momento la mia preoccupazione stava andando agli amici e colleghi che vivono in quella città. Non mi è passato per la mente neppure per un attimo che ci sarei potuta essere io in quella metropolitana, o all’aereoporto. Me lo ha ricordato un’amica che su Whatsapp mi ha chiesto:” dove sei?”. Continua a leggere “Zero gradi di separazione”

se il grande fratello è un aspirapolvere

E’ ormai abbastanza chiaro che la mia vita sta andando a rotoli. Arranco dietro a diversi progetti in fieri, alcuni stipendiati ma altri inesorabilmente no, con fatica, pervicacia e ottimismo. Maddài che bello, fai cose, vedi gggénte e lavori e si sa il lavoro in questi tempi.

Io non sono mai stata una di quelle donne con il senso profondo dell’ordine e della casa perfetta. Sono schifiltosa e quindi cerco di tenerla pulita ma sfortunatamente non ho abbastanza tempo per pulirla a fondo come vorrei e dopo anni di frustrazione ho deciso di lasciar perdere. E quando navigo nel lercio prego Iddio che mandi un’epidemia di peste bubbonica circoscritta in casa mia e colpisca l’inutile essere seduto sul divano che legge altrettanto inutili libri di nerd americani e indiani mentre io faccio tutto il resto. Continua a leggere “se il grande fratello è un aspirapolvere”

simpatici contesti

Nel cielo grigio di un piovoso pomeriggio, all’imbrunire, passeggio infreddolita sul marciapiede in attesa del mio treno. Due pantecane che giocano sui binari mi tengono compagnia.

Sulle rotaie ci sono siringhe, preservativi, guanti di lattice, salviette intime usate e forse qualche cadavere. Chissà. Le pantecane mi strizzano l’occhio, come a dire: bel posto eh? Un tizio si avvicina mi chiede due euro per il biglietto. Sono 4 mesi che mi chiede 2 euro per il biglietto. Due adolescenti di origine pakistana limonano e si palpano a più non posso alla faccia del Corano e mi regalano un briciolo di buonumore.

Il treno arriva. I ratti scappano nelle loro tane, il tossico dei due spicci sparisce nella bruma, i due innamorati salgono sul treno mano nella mano. Lancio lo zaino sul sedile e ringrazio di abitare a 39 km di distanza da quel “simpatico e giovanile contesto”, come recita l’avviso nella bacheca del polo universitario per descrivere la zona.