quando piove

Quando piove non c’è niente di meglio che sentirsi ispirati e scrivere. In caso non siate ispirati potete, in alternativa, leggere. Qualche titolo da suggerire: il buon vecchio Melville con “Redburn”, diario del suo primo viaggio come mozzo. Nemirovsky, due titoli: “Il ballo”, breve libretto geniale , e “Due”, che non è proprio un romanzo d’amore ma sembra. Anche Maugham  con “Il velo dipinto” che mi ha fatto tornare voglia di Asia. Se siete lettori bulimici come me li leggete tutti e 4 in un paio di giorni (o notti). Se siete pigri potete distrarvi con una bella serie tv tipo  “True detective”. A me è piaciuta molto, due attori strepitosi, ambiente angosciante, una Louisiana che dici  “non ci metterò mai piede”, una bella regia.

Intanto la pioggia ha smesso di cadere. Dai 30 gradi di ieri ora siamo a 23. L’erba profuma di bagnato e tutto improvvisamente pare molto più verde. Io vi saluto che vado a cuocere i fagioli. Buona lettura e buona visione.

città in grigio

Sarà stato il grigio del cielo e l’umidità che penetrava fin nelle ossa, ma il giro turistico di oggi non c’è garbato per nulla. Avevamo deciso, guida alla mano, di andare a Pistoia, città a noi nota solo perchè segnata sulla carta geografica. Noi bambini toscani di solito finiamo a Pistoia, trascinati da famiglie o scuole, per andare incontro ai primi grossi traumi della vita: lo zoo di Pistoia e Collodi “la città di Pinocchio”. Due posti che dentro la di me bambina causarono non pochi traumi e sensi di angoscia (dalle tigri in una gabbia piccolissima che giravamo sempre in cerchio a una balena finta in una pozza d’acqua dove mio fratello si lanciò bagnandosi tutto per essere poi preso a pedate nel culo da mio babbo davanti a tutti). Quindi, ecco, io non avevo una buona opinione di questa città per cui ho detto al Windsurfusta “perchè non andiamo a veder cosa c’è da scoprire a Pistoia?” (escludendo ovviamente lo zoo). Perchè non bisogna precluderci nulla nella vita e prima o poi dobbiamo far fronte alle nostre angosce infantili.

Il centro storico avrebbe avuto anche il suo fascino se non fosse stato per le strade,  deserte come dopo un cataclisma nucleare, e la presenza inquietante di folli che urlavano nei vicoli o davanti alle vetrine sbarrate. Sì, perchè persino i negozi erano chiusi ma forse ormai siamo abituati a una città come Firenze dove c’è sempre qualcosa di aperto di giorno e persin di notte, non so, o forse sarà stato per le poche famiglie che intorno alle 16, nella  tipica ora di struscio, sono sgusciate fuori dai parcheggi per riversarsi nel centro con le loro pellicce e i loro bambini con l’aria annoiata. Neppure i pompieri che stavano allestendo la piazza del duomo per la tradizionale calata della Befana ci hanno rallegrato, e sì che a me i pompieri fanno sempre un certo effetto. Davanti al bellissimo comune una piccola folla infreddolita aspettava degli sposi. “Voglio vederli anche io” ho esclamato allegra. Ma la sposa era vestita tutta di nero con un paio di collant di pizzo e tronchetti tacco stiletto e a me ha ricordato un film di Tim Burton. Comunque nel complesso era perfettamente contestualizzata a ciò che le stava intorno.

“Andiamoci a prendere una Guinness in quel pub irlandese che abbiamo visto quando abbiamo parcheggiato” ha proposto il Windsurfista. E io ero d’accordo perchè avevo bisogno di un irish coffee per tirarmi su dalla deprimenza che come una folata di aria gelida mi aveva investito fino a ghiacciarmi il cuore. Ma il pub era buio e con le serrande abbassate. ” Che peccato è chiuso” ha detto il Windsurifsta con aria triste “e forse per sempre.”

Siamo risaliti in auto, abbiamo ripreso le colline e siamo tornati a casa. Le colline erano già buie, i boschi quasi tetri. La deprimenza ormai si era impossessata del mondo e noi ne eravamo vittime. “Vabbè  facciamocelo lo stesso un goccetto” ho detto io mentre mettevo sul fuoco l’acqua per il rooibos.

Cerchiamo di cominciare bene il 2015 e bere alla faccia della deprimenza di gennaio bastarda. E bando alle spose in nero specialmente in inverno, mi sembra anche poco scaramantico e insomma un pò di colore non ha mai fatto male a nessuno.

ritorno alla scuola media

Ieri sono andata a fare un intervento in una scuola media in veste di consulente “europeo”. Non era la prima volta che andavo in una scuola a parlare di Europa ai ragazzi, ma lo avevo sempre fatto nei licei e mai in una scuola media.

Avevo una certa ansia. Non solo per la paura di annoiare i ragazzi con argomenti magari per loro poco accattivanti, non è stato così alla fine perchè sono riuscita a trovare una formula che ha catturato la loro attenzione, ma proprio per la paura nei confronti di quei ragazzi di  dodici-tredici  anni, un’età che a me spaventa molto forse perchè non l’ho vissuta bene. Gli anni delle medie sono stati un incubo. Nonostante sia stata fortunata nel capitare in una classe dove la maggioranza degli alunni non presentava problemi comportamentali, ma anzi era una classe diligente e spesso portata come esempio al resto della scuola; nonostante fossi tra i primi della classe in termini di profitto, nonostante avessi un buon rapporto con compagni e compagne, ecco io alle medie mi sono sempre sentita una sfigata.  Ero una bambina in mezzo a giovani donne che avevano il fidanzato, mi vestivo malissimo, avevo dei genitori rompicoglioni, non avevo il permesso di andare da nessuna parte. Alle feste ero sempre appiccicata alle pareti mentre gli altri pomiciavano, e le uniche cose che i maschi facevano con me era giocare a calcio, fare a gare di sputi e di rutti e parlare male di altre ragazze. Se non ci fosse stata la ginnastica, le gare e gli allenamenti sarebbe stato peggio certamente. Insomma, io il tempo delle mele l’ho visto solo al cinema, di nascosto dai miei che lo trovavano diseducativo (!!!cattocomunisti!!!) , per il resto certe risatine sulle mie scarpe da maschiaccia sfigata e sulla tuta rosa  nell’ora di educazione fisica mi hanno ferito.  Che poi ho saputo dopo, dalle stesse compagne che mi sembravano gnocche come Sophie Marceu, che pure loro provavano la stessa identica terrificante e angosciante sensazione di inadeguatezza. Un’età decisamente di merda.

Ecco, tutto questo si è trasformato nel tempo in un vero terrore per i ragazzini delle medie. Anche per gli insegnanti delle medie. Una roba che Freud ci sguazzerebbe. Quindi ieri avevo paura di fallire: me li vedevo tutti lì davanti a ridacchiare mangiando patatine, scartocciando merendine, in una bolgia tremenda, mentre io cerco di mandare una slide e parlare sopra le loro voci urlanti. Per una che ha parlato in pubblico in inglese davanti a Nick Clegg questo terrore è a dir poco imbarazzante.

Invece no. Sono rimasti tutti ad ascoltarmi, mi hanno tempestato di domande, mi hanno chiesto tantissime cose sulla mie esperienza europea, mi hanno applaudito, mi hanno detto in coro grazie, mi hanno chiesto l’indirizzo twitter. In altre parole sono stati meravigliosi.   E bravi anche gli insegnanti, che li hanno preparati e che si sforzano di formare i ragazzi con iniziative come quella a cui ho partecipato (con la loro professoressa ho lavorato per qualche giorno la sera, il che dimostra come alcuni insegnanti prendano sul serio la loro professione).

Adesso?Adesso penso che sia il momento di accantonare il senso di inadeguatezza puberale e guardare in faccia alla realtà:  sono cresciuta, mi vesto decentemente e alle feste non sono più carta da parati. Ma soprattutto come ho potuto pensare di voler pomiciare con qualcuno a tredici anni: a quell’età i maschi sono veramente disgustosi.

pomeriggio piovoso con artista

Avere molto tempo libero ha i suoi risvolti positivi, uno dei quali è poter andare ad incontri pomeridiani con scrittori e artisti che interessano a te e non perchè sono  considerati intellettualmente superiori dal carrozzone di turno. E io ieri sono andata alla presentazione di “Dimentica il mio nome” e ho fatto la fila per farmi fare un disegno da Zerocalcare.

Sì, mi piacciono i fumetti. Sì, mi piace Zerocalcare. Sì , lo considero migliore di tutti quei decerebrati mortalmente noiosi a cui le istituzioni/partiti fanno pubblicare roba attraverso generosi finanziamenti. Sì, sono polemica.

C’era molta gente, tanti bimbi, tanti nerd, ma anche tanti distinti anziani come me, un paio di troiette con madre che hanno cercato di saltare la fila per lanciarsi sul povero Zerocalcare che ignaro disegnava come un matto per i suoi fans e i soliti giornalisti che non sapevano chi fosse quel ragazzotto né, credo, nemmen sé stessi a giudicare dall’alto livello delle  domande che hanno rivolto a lui o a quelli che hanno avuto il culo di essere stati scelti per una breve intervista, tipo me. Ma i giornalisti sanno che prima di diventare corrispondenti da Washington devono imparare a parlare e a leggere per informarsi anche su argomenti molto terra terra come i fumetti? Prima domanda che mi ha rivolto la graziosa fanciulla armata di microfono  è stata : “Allora, perchè sei qui oggi?”.

Danno il tesserino, per questo, capite, il tesserino.

Io da Zerocalcare mi sono fatta disegnare il cane roscio- che poi è una volpe- detto Ginger. Non mi sono fatta firmare il diario, come le bimbe presenti. In effetti io non possiedo più un diario dal 1989. No, non è vero, ho avuto dei taccuini su cui scrivevo cose deprimenti ma fino al 1997, e quello del 1995 è stato firmato da Ligabue. Attualmente ho un taccuino che uso nei più svariati modi e non l’ho fatto firmare da nessun artista, c’è una nota di Mister X ma non so se vale.

Ho preso molta pioggia ieri pomeriggio, ma ne è valsa la pena. Zerocalcare è un tipo molto simpatico, e molto ma molto intrigante.

E mi fermo qui che è meglio.

dietro casa

Uno gira per il mondo e si scorda di quante cose belle ci sono dietro casa. Io e il Windsurifsta, toscani consapevoli, utilizziamo le nostre domeniche per usufruire delle bellezze che la nostra regione mette a disposizione senza aver bisogno di somme di denaro o mezzi di trasporto particolari. Guida touring alla mano ci leggiamo alcuni itinerari e ieri decidiamo di esplorare le colline dietro il Sobborghino verso Siena.

Da Cerbaia imbocchiamo la volterrana fino a S.Pancrazio dove esiste una bella pieve, per poi scendere lungo la certaldese e scoprire borghi medievali, abbazie e la mitica Semifonte. La città non esiste più, nel 1202 è stata rasa al suolo dai fiorentini e solo molti secoli dopo al suo posto è sorta una cappella a forma ottagonale utilizzata ora dal comune per la celebrazione dei matrimoni civili. E’ un posto figo e io mi son detta che se mi sposo sarà certamente il luogo della celebrazione. Anche perchè nei dintorni è pieno di fattorie Chianti DOG e DOP, per finire a cantucci e vin santo, ma si fa tanto per parlare, perchè il Windsurfista è bastardo dentro e non mi sposerà mai. Tutte le pievi che abbiamo visitato sono deliziose, ma anche i borghi medievali da Lucardo al più grande Barberino Val D’Elsa.

Tutto questo dietro una collina. Letteralmente. D’altronde la Toscana è così, naturalmente bella, e non ha di certo bisogno di taroccamenti fotografici per dimostrarlo.

 

il mondo è veloce

L’altra sera mi è capitata una di quelle cose che immagino possano accadere solo in Italia. In senso buono stavolta.

Sono stata invitata dopo il lavoro, con un paio di amici, a visitare un “esercizio storico” fiorentino. Per esercizio storico a Firenze si intende un laboratorio o negozio che esiste da almeno un secolo. In questo caso si parla di una bottega di trucchi teatrali, quasi invisibile in una via assai piena di botteghine in pieno centro. Già dall’entrata, con il cognome dei proprietari inciso sul marmo del pianerottolo, ho capito che ero entrata in un posto magico. Parrucche, nasi di streghe e trucchi di ogni tipo mi hanno dato il benvenuto assieme all’albero genealogico dell’esercizio.Tipo che mi sono fermata al 1786 andando indietro, ma c’era ancora roba.

Io e la mia amica siamo subito rimaste estasiate e quando abbiamo conosciuto il patriarca del negozio abbiamo seriamente entrambe pensato di essere finite in un libro di favole. Lui, criniera lunga da leone, una maschera al posto del viso, bracciali ai polsi, voce cavernosa piena di racconti su Maria Callas, Pavarotti, cicisbei e drag queen. Mi ha ricordato subito Pan, o un satiro, una di quelle figure mitologiche che si trovano nei dipinti classici. Tra l’inquietante e l’incantante. Abbiamo preso un aperitivo a base di vino chianti e tagliere di salumi e formaggi, niente di più antico e toscano, e quanto abbiamo riso io e la mia amica ad ascoltare quello strano personaggio che non perdeva un secondo per lanciarci un complimento qua e fare un apprezzamento là.

Purtroppo stretta è la foglia larga è la via, abbiamo dovuto abbandonare quei luoghi fantastici per capitombolare dentro un taxi che in cinque minuti ci ha scaricato su un viale traficatissimo, davanti a un tripudio di neon. Ho chiesto al Socio dove diavolo fossimo finiti e mi sono resa conto che eravamo lì per una sushi cena prima di una riunione del Carrozzone.

Un sushi ristorante. Con in bocca ancora il sapore della finocchiona e in circolo il vino rosso. Oibò, ho pensato, Ondalunga quanto poco sei moderna. Ebbene, lo ammetto, quei sorrisini orientali al neon e l’odore di wok mi hanno fatto rimpiangere, e non poco, la botteguccia antica e il prosciutto toscano. Soprattutto, mi è venuto da pensare, mentre mi mettevo due capesante nel mio piattino, che il mondo è velocissimo. Dalla campagna al mare, dal Rinascimento al Giappone e tutto in meno di dieci minuti.

Non sembra folle anche a voi?

 

sul finire dell’estate

Ieri sera con il Windsurfista siamo finiti a Lucca, abbindolati dalla pubblicità sull’ennesima Notte Bianca. Sarà che anche quella di Firenze ha finito per annoiarmi ma io ieri sera di bello in quella cittadina non ho visto nulla. Ok, qualche negozio aperto, ok ristoranti pieni, ok gente per strada. A parte questo quasi niente. Solo un gran caldo.

La verità è che ci sono poche idee in giro, poca cultura, nessuna novità. Mi domando se davvero ci sia bisogno di investire molti fondi per organizzare qualcosa di culturalmente rilevante, che potrebbe essere persino  una semplice presentazione di un libro con un autore presente. Cose che in qualsiasi mercoledì pomeriggio trovi in molte librerie. Ma insomma.

Mi è sembrato assurdo spendere 8 euro e 50 per un trancio di pizza con una Corona. L’unica cosa carina sarebbe stata andare a vedere la luna sulla torre ma ahimè la fila era lunga e nubi fosche e nere l’hanno nascosata quasi subito ai nostri occhi.

In tutto questo ho racimolato un paio di sandali tacco 12 al 60% di sconto, il che non guasta mai. Ma mai.