Sulla giostra

pitti

Vi avevo detto dei cambiamenti in corso nella mia vita lavorativa. Nell’ultimo anno ho lavorato molto con FdC a questo progettino fashion che ora si sta allargando a qualcosa di più strategico, e com’è come non è siamo state accreditate in qualità di fashion bloggers a Pitti Uomo.

Nonostante la mia passione per la moda e il mio divertitissimo interesse per questo mondo, non avevo mai partecipato a Pitti se non per qualche evento esterno, poi scherzate! Nei carrozzoni e baracconi, ma anche per alcune amicizie pseudointelletuali e ovviamente i miei genitori cattocomunisti,  la moda è il demonio, l’assoluta nullità di spessore intellettuale e quindi relegata a mera idiozia a-culturale, anche se nel corso dei miei tristissimi anni in parlamenti e ministeri ho subìto con stupefatta rassegnazione lo spettacolo di mogli e amanti dei politicanti e dirigenti,  che sfoggiavano borse costosissime, volgari gioielli e appariscenti abiti firmati, tutto pagato con i soldi dei contribuenti.

Il 2016 ha visto insomma la mia prima partecipazione come blogger accreditata -attenzione attenzione- a Pitti. Rilevante notare che la sua fama di macinatore di ossa non è esagerata, ho una male di anca e di schiena per aver camminato troppo e essermi caricata di materiale, che a stento riesco muovermi.

In effetti ho commesso alcuni errori madornali:

  1. Il primo giorno ho indossato un paio di sabot in legno tacco 7 cm. Come dire la morte.
  2. Non ho resistito alle copie gratuite delle riviste di settore, cioè di moda. Ho camminato tre giorni con un peso sulla schiena che variava dai 5 ai 10 kg.
  3. Non ho voluto cedere al ricatto economico di un minipanino a 4 euro, quindi mi sono nutrita ai refreschments, inutile parola inglese per definire le bibite offerte dai vari espositori e accompagnate da frutta secca, briciole di parmigiano e nei migliori dei casi tartine con ombra di maionese.
  4. Sono andata in un bagno frequentato da modelle durante una sfilata.

Impressioni? Molti affari, tante belle cose, brand piccoli interessanti, scandinavi vestiti malissimo e barbe alla game of thrones. Fashion bloggers vere che si facevano foto ovunque. Le sneakers come scarpe ufficiali. Ho incontrato Francoise Girbaud in fase ecologista che al grido di “save the water” ha animato una conferenza sul futuro del denim. Un cameriere mi ha offerto un caffè tanto ero devastata. Scambio di battute con un tizio:- I think we could have a coffee together- -I don’t think so- e per chiudere in bellezza una sfilata di moda al meraviglioso  Four Seasons Hotel.

E sì mi sono divertita. E no, la politica non mi manca. Ma neanche un pochino. Ma proprio niente.

 

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3 pensieri su “Sulla giostra

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