di treni, disastri e bei vestitini

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Giornata faticosa quella di ieri. FdC con un colpo di mano dei suoi è riuscita a ottenere due inviti per la sfilata del Polimoda di Firenze, organizzata in occasione di Pitti Uomo. Vi avevo detto che è appassionata di moda? Ora lo sapete. Devo dire che è molto proattiva e grazie alla sua proattività siamo riuscite a spacciarci per sedicenti “esperte di comunicazione e costume” di una società (prestata da un nostro amico comune) e quindi ci siamo trovate un posto sedute in prima fila nella zona dedicata alla stampa. Telefonino, blocchetto appunti, un paio di giornalisti toscani che conosco e che so non essere assolutamente consapevoli di quello che avevano davanti (vestiti) e che per tutta la durata della sfilata hanno sbadigliato, ridacchiato, dormito e di certo non hanno capito niente. Invece i ragazzi del Polimoda sono stati bravi e a noi alcune cose sono piaciute, altre meno, qualcosa ci ha entusiasmato.

A me hanno entusiasmato anche gli invitati, quelli del giro, e i loro vestiti. In generale i giorni di Pitti Uomo rendono Firenze molto pittoresca, che non fa mai male. La sfilata si è tenuta in una villa in centro sul Lungarno, posto da fiaba dietro l’angolo di via Palazzuolo che invece è il simbolo del degrado del centro storico fiorentino, un mix fashion & lercio che rendeva l’atmosfera post contemporanea e pregna di contraddizioni.

Il ritorno è stato drammatico, e non perchè indossassi un paio di tacchi, ma perchè lo sciopero dei treni che doveva finire alle 17.00 non è finito e si è protratto nel tempo e io sono arrivata al Sobborghino alle nove e mezzo di sera insieme a un Loredano stravolto anche lui, trovato tra i pendolari inferociti sparsi per la stazione alla ricerca di un mezzo di trasporto. Nella settimana di Pitti Uomo uno sciopero dei treni serviva davvero. Serviva anche il non rispettare l’orario dello sciopero e lasciare i pendolari a piedi. Ma questi sono i sindacati, l’Italia e e soprattutto Trenitalia .

Che tu possa fallire, maledetta. Scabbia a voi, che siate ricoperti di pustole del deserto, che vi venga la tigna e la rogna. Io vi odio e vi scatenerò addosso le fiamme  di Drogon o la fiatella del pendolare dopo 12 ore fuori casa. Vi detesto e vi auguro perennemente l’ascella degli utenti in corsa tra un binario e l’altro per salire sull’unico treno in partenza. E soprattutto: il Nord non  dimentica e i Lannister pagano sempre i loro debiti.

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9 pensieri su “di treni, disastri e bei vestitini

  1. La chiusa è fantastica !

    —Alex

    PS= però che chiulo FdC… A me non invitano mai a questi eventi fashion … Forse perché, a differenza tua io sono COMPLETAMENTE out off fashion! 😉

  2. Quella della ascella, direi debba essere inserita negli annali di trenitalia.
    Già mi immagino il capotreno che tenta di scostarsi.
    “Mi scusi. Può spostare…?!”
    “Cosa?”
    “Dicevo. L’ascella. Può spostarla? Anche lei, signora, mi perdoni.”
    “Lei scherza? Tengo il braccio come voglio.”
    “… ma che cazzo succede? Perché tutti con l’ascella alzata? Anche lei.. e lei… e quello lì… ma siete pazzi? È luglio. Non c’è l’aria condizionata. Abbassate. Abbassate le braccia per favore. Non è modo…non si può sentire.”

    Si. Diciamo che il tuo augurio è un ottimo ed esaltante augurio.
    Gazzara, Jon Cutler – The Spirit of Summer (Jon Cutler Remix)

    1. ondalunga

      comunque in Trenitalia si stanno già vendicando contro i vendicatori dell’ascella alzata: le temeprature oscillano tra i -10 e i +6 causa aria condizionata sparata a raffica

  3. donna allo specchio

    quando non cercano di tagliare le braccia ai controllori… almeno quando ero in italia io una banda di latinos aveva fatto cio ad un povero cristo a milano

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