Awkward

Persino chi è disinvolto come la sottoscritta a volte finisce in situazioni di forte disagio. Sapete quando nella vita avete conosciuto persone in periodi specificatamente sfigati e vorreste cancellare tutto gettandoli nell’oblio, facendoli ingoiare dal buco nero del passato e della dimenticanza, e invece queste ritornano come nei terrificanti romanzi di Stephen King?

Durante i primi anni all’università, diciamo pure fino a quando non sono partita per l’erasmus e auf wiedersehen, ho passato un periodo orrendo, noioso, sfigatissimo, circondata da gente aberrante che si spacciava come amica. Un mondo futile e ignobile, fatto di aule putride, compagni di studio angoscianti e coinquiline scassacazzi. Una galassia di conoscenze che mi imponeva di passare i venerdì, i sabati e disgraziatamente anche le domeniche, in giro per feste organizzate in capanne nei boschi o in localini fighetti o localacci alternativi. Due palle.  In questo periodo capita che conosco un tizio in piscina. Un guardiavasca, un bagnino. Studente di lettere, attore di teatro, mi recitava Shakespeare e Dante, io figuriamoci intortata come non mai. Lui era uno di quei tipi che se la tirava, aveva conoscenze teatrali e letterarie importanti, amanti adulte, storie con attrici, mi sembrava di certo più interessante di quei lombrichi che incontravo a lezione e insomma ci frequentiamo da amici per alcuni mesi. Non giorni, non settimane, ma mesi. Ascoltavamo Ligabue per ore in macchina,  si chiacchierava delle più svariate idiozie che solo a vent’anni di possono venire in mente. Finisce che una sera ci baciamo sotto casa mia e mi rendo conto che non è che a sto tipo piacessi granché. Da quella sera senza drammi  io scompaio, lui pure, e ci rivediamo a un concerto del Liga tipo due settimane dopo, lui avvinghiato a una. Perchè naturalmente c’era una. Di questa storia a me è sempre rimasta una sensazione di imbarazzo gigantesca. Forse per il due di picche, forse perchè ci siamo frequentati per mesi raccontandoci di tutto, io ho sperato vivamente di non doverlo incontrare mai più. Solo che Firenze è microscopica, lui nel frattempo è diventato quasi famoso, bazzica circoli letterari di zona che bazzico anche io e finisce che ci rincontriamo. Meno di due e anni fa è capitato ad un evento ed eravamo entrambi soli, io stavo facendo finta di non vederlo invece lui venne a salutarmi tutto amichevole baci e abbracci. Poi di nuovo l’oblio, o almeno la speranza dell’oblio. Fino all’altra sera quando la mia amica G. mi chiede di accompagnarla alla presentazione di un libro di uno scrittore fiorentino che a me piace molto e dove il tizio in questione si esibisce come lettore. La vita si sa è fatta di relazioni pericolose e vien fuori che lui è amico storico del fratello della mia amica. Io alla mia amica G. racconto la vicenda, mentre mi bevo un Negroni e le confesso che continuo ad essere imbarazzata nonostante siano passati venti anni. Lo so che è assurdo, manco avessimo avuto una scabrosa relazione. Lei fa oh oh, perchè certo non abbiamo avuto nemmeno una storia, ma la frequentazione di mesi, le canzoni di Ligabue, gli sfanculamenti e tutto il repertorio, in effetti lei capisce che può essere imbarazzante. Comunque mentre stiamo bevendo -soprattutto io a questo punto bevo per darmi un tono- arriva la combriccola e dopo aver fatto le dovute presentazioni lui mi abbraccia e poi mi dice con tono mondano -Ma noi, dico, ma noi ci siamo conosciuti mi pare. Frequentavamo una piscina…come si chiamava? Nuotabene mi pare, no?-

L’affermazione “frequentare la stessa piscina” mi è parso un arrotondamento per difetto assai azzardato. Io sento che il mio sopracciglio destro si è alzato ma annuisco cordialmente e chiudo la faccenda. Vedi, dico poi alla mia amica, il mio disagio è stato inutile di fronte alla dimostrazione che gli uomini hanno un invecchiamento cerebrale più veloce del nostro. Oppure che al contrario rimangono dei semideficienti come a vent’anni e quindi l’invecchiamento lo abbiamo solo noi. Insomma o lui effettivamente ha dimenticato tutto – può anche essere anche se temo che cancellare mesi di appostamenti sotto casa mia, certe notti ascoltata venti volte a sera, cene, feste, concerti ecc sia poco probabile ma tutto può starci anche l’alzheimer-  oppure ha voluto sdrammatizzare fingendo di non conoscermi per non crearmi dell’imbarazzo.

Oppure se l’è voluta tirare come faceva vent’anni fa. Solo che all’epoca la cosa mi piaceva ora francamente mi fa un po’ pena.

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4 pensieri su “Awkward

  1. Non conosco il tipo ma forse ha solo, veramente e sinceramente, minimizzato per non causarti imbarazzo.
    Oh, poi è vero; noi maschietti siamo rincoglioniti persino a venti anni, pensa poi alla nostra età…

    —Alex

  2. io mi sono scordata talmente tante cose “impossibili da scordare” sulle mie storie passate, che invece sono per l’alzheimer del tipo, che fa un po’ male al nostro amor proprio, credo, insomma tutto sommato lusinga pensare di aver lasciato una traccia in qualcuno, ma ecco, io ho sinceramente perso memoria di interi blocchi sentimentali che non hanno portato a niente, quindi ritieniti fortunata e la prossima volta digli “ah sì, sei quel bagnino”.

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