città in grigio

Sarà stato il grigio del cielo e l’umidità che penetrava fin nelle ossa, ma il giro turistico di oggi non c’è garbato per nulla. Avevamo deciso, guida alla mano, di andare a Pistoia, città a noi nota solo perchè segnata sulla carta geografica. Noi bambini toscani di solito finiamo a Pistoia, trascinati da famiglie o scuole, per andare incontro ai primi grossi traumi della vita: lo zoo di Pistoia e Collodi “la città di Pinocchio”. Due posti che dentro la di me bambina causarono non pochi traumi e sensi di angoscia (dalle tigri in una gabbia piccolissima che giravamo sempre in cerchio a una balena finta in una pozza d’acqua dove mio fratello si lanciò bagnandosi tutto per essere poi preso a pedate nel culo da mio babbo davanti a tutti). Quindi, ecco, io non avevo una buona opinione di questa città per cui ho detto al Windsurfusta “perchè non andiamo a veder cosa c’è da scoprire a Pistoia?” (escludendo ovviamente lo zoo). Perchè non bisogna precluderci nulla nella vita e prima o poi dobbiamo far fronte alle nostre angosce infantili.

Il centro storico avrebbe avuto anche il suo fascino se non fosse stato per le strade,  deserte come dopo un cataclisma nucleare, e la presenza inquietante di folli che urlavano nei vicoli o davanti alle vetrine sbarrate. Sì, perchè persino i negozi erano chiusi ma forse ormai siamo abituati a una città come Firenze dove c’è sempre qualcosa di aperto di giorno e persin di notte, non so, o forse sarà stato per le poche famiglie che intorno alle 16, nella  tipica ora di struscio, sono sgusciate fuori dai parcheggi per riversarsi nel centro con le loro pellicce e i loro bambini con l’aria annoiata. Neppure i pompieri che stavano allestendo la piazza del duomo per la tradizionale calata della Befana ci hanno rallegrato, e sì che a me i pompieri fanno sempre un certo effetto. Davanti al bellissimo comune una piccola folla infreddolita aspettava degli sposi. “Voglio vederli anche io” ho esclamato allegra. Ma la sposa era vestita tutta di nero con un paio di collant di pizzo e tronchetti tacco stiletto e a me ha ricordato un film di Tim Burton. Comunque nel complesso era perfettamente contestualizzata a ciò che le stava intorno.

“Andiamoci a prendere una Guinness in quel pub irlandese che abbiamo visto quando abbiamo parcheggiato” ha proposto il Windsurfista. E io ero d’accordo perchè avevo bisogno di un irish coffee per tirarmi su dalla deprimenza che come una folata di aria gelida mi aveva investito fino a ghiacciarmi il cuore. Ma il pub era buio e con le serrande abbassate. ” Che peccato è chiuso” ha detto il Windsurifsta con aria triste “e forse per sempre.”

Siamo risaliti in auto, abbiamo ripreso le colline e siamo tornati a casa. Le colline erano già buie, i boschi quasi tetri. La deprimenza ormai si era impossessata del mondo e noi ne eravamo vittime. “Vabbè  facciamocelo lo stesso un goccetto” ho detto io mentre mettevo sul fuoco l’acqua per il rooibos.

Cerchiamo di cominciare bene il 2015 e bere alla faccia della deprimenza di gennaio bastarda. E bando alle spose in nero specialmente in inverno, mi sembra anche poco scaramantico e insomma un pò di colore non ha mai fatto male a nessuno.

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5 pensieri su “città in grigio

  1. Da pratese non posso che avere un’opinione pessima di Pistoia!
    La prossima volta venite a Prato: non garantisco che negozi e pub siano aperti ma almeno un goccetto ve lo offro io chez maison!

    —Alex

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