underwater o anche sono un pirata e non sono un signore

underwater

Prendiamola a ridere che è meglio.

Non si ferma il mio periodo sfigoaccidentale, dopo la mia bellissima esperienza dentro un ascensore bloccato non poteva mancare l’attimo underwater, quell’attimo in cui sei sott’acqua e vedi la vita scorrere sopra di te dietro la linea che separa il mondo sommerso da quello pieno di ossigeno, quell’attimo in cui cominci a sentire il sapore dell’acqua di mare in gola, quell’attimo in cui pensi “forse sono fottuta”.

Io me ne stavo sopra il mio SUP e pagaiavo con fatica in una zona del mare deserta, non troppo lontana dalla riva, entro il limite delle boe per intenderci. Intorno a me nessuno, eccetto un puntino lontano che lemme lemme avanzava su un windsurf . Do le spalle al puntino in windsurf del tutto tranquilla e mi dirigo verso il largo fino che ad un tratto intravedo con la coda dell’occhio il windsurf che mi arriva da dietro, non si ferma , mi urta, mi fa cadere e mi passa sopra mentre cerco di riemergere. Ecco, la tavola che mi ha trattentuta sott’acqua è stata la peggior esperienza marina della mia vita, peggiore di quando un tizio lanciò il suo amo agganciandomi a una mano mentre stavo facendo snorkeling, peggiore della fiocinata di mio fratello che quasi mi tagliò un mignolo del piede, peggiore di tutti i cavalloni che mi hanno fatto ruzzolare sulla battigia apuana durante le tempeste estive.

La mia paura in quel momento era di essere rimasta agganciata in qualche modo alla tavola ma per fortuna non è stato così, sono riuscita ad allontanarmi un poco e di conseguenza a riemergere sputacchiando litri di acqua di mare, per fortuna pulito, e aggrapparmi alla mia tavola prima che anche questa prendesse il largo. L’impedito assassino intanto non si è fermato, non ha proferito verbo e si è allontanato come se avesse appena investito una medusa. Un vero pirata, della peggior specie.

-Hai visto?- sono soltanto riuscita a chiedere a un Windsurfista calmissimo. -Prendiamola a ridere-mi ha detto- altrimenti. Altrimenti lo avremmo ammazzato di botte. No, davvero. L’istinto mio era quello di inseguirlo e con il boma prenderlo a mazzate ma forse sì, ha avuto ragione il Windsurfista. D’altronde io non mi sono agitata più di tanto, forse per il poco ossigeno, forse perchè ero ancora così sorpresa do non riuscire a pensare alla vendetta.

Sono risalita sul SUP con in testa l’immagine di quella tavola bianca sopra di me e io che pensavo “se non mi muovo da qui affogo” e mandando diversi maledizioni all’impedito sul windsurf, che se il mare mi ha ascoltato dubito avrà un grande futuro da surfer davanti a sé.

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