a proposito di dowshifting

Ritorno sulla questione del downshifting dopo messi e forse anni, in seguito a un commento fatto su un vecchio post, a cui volevo rispondere e poi ho pensato ma dài scriviamoci qualcosa su.

Brutto periodo per parlare di dowshifting. Questa pratica di vita presuppone il possesso di una cosa che si chiama lavoro, lavoro a tal punto da dire ok stacchiamo la spina. Presuppone anche una paga certa. Stipendio: questo privilegio. Siccome c’è gente che sta a casa e non ha soldi nemmeno per autoprodursi la torta di mele, a me fa un pò specie parlare di downshifting.

Ora, io sono mesi che ho downshiftato, per molte ragioni, politiche soprattutto, e ne sto traendo un gran beneficio in termini di tempo libero certamente. Forse anche solo per il fatto che non mi alzo più alle 6.30 del mattino per fare colazione di corsa, vestirsi di corsa, correre al treno e aspettare ore su binari gelidi. Da gennaio sarà diverso. Non so cosa, come e quanto ma sarà diverso. Ma vedete continuo a chiamare le mie decisioni con una parola che non ha significato: io semplicemente lavoro in proporzione a quanto mi pagano. Perchè poi la questione è tutta lì: mi pagano poco ergo perchè lavorare tanto? Ma lo posso fare, perchè non lavoro in fabbrica e perchè lavoro in posto dove possono fare i furbi ma fino ad un certo punto.

Comunque vorrei spezzare una lancia a favore di tutti coloro che, come me tra l’altro, non possono credere nel downshifting in quanto tale. Capiteci: non tutti riescono ad autoprodurre beni di consumo. Non mi riferisco a beni indotti come l’iphone (ma poi chi ce l’ha?) ma a roba come il formaggio di capra, la ricotta, il caffè e le arance. Nel Sobborghino non ci sono orti, non ci sono arance e figuriamoci se c’è il caffè. I miei ad Apuania hanno l’orto. I miei: due pensionati che vivono con la pensione di un ex professionista. Ecco perchè hanno un orto. Un orto che produce sifilitici pomodorini  e qualche zucchino da farci l’insalata d’estate. No, perchè non si pensi che con l’orto ci si fanno campare figli e nipoti.

La questione però è un’altra: a me quello che fa rabbia, una rabbia feroce che mi trasforma in un drago che alita fuoco e incenerisce gente, è il fatto che si ritirano fuori concetti come il tempo libero e il ritorno agli antichi mestieri ( che per le donne significa semplicemente torna in casa a rammendar calzini e non rompere le palle che tanto lavoro non ce n’è) per mascherare l’incapacità di dare soluzioni di tipo economico e politico a una situazione drammatica.

Io impasto il pane solo perchè ne ho voglia e mi rifiuto di pensare che tornare a fare il pane in casa sia sintomo di emancipazione ed evoluzione. Io preferisco avere l’opportunità di lavorare di più che la necessità di organizzare la mia giornata come faceva la mia bisnonna (che se ci penso è un paragone sbagliato perchè la mia bisnonna possedeva vigne e aveva un punto vendita, insomma una cantina, che gestiva personalmente, lasciatale in eredità dalla mia trisavora vero esempio di capacità imprenditoriale femminile di fine ottocento). Io voglio poter scegliere di lavorare di più o di meno e mi pare che qui invece si sia tutti sotto il ricatto di finire sulla strada.

Inoltre non ho voglia nè la possibilità di andare a vivere in un casolare sperduto in campagna, perchè non c’è più campagna- non ce ne è abbastanza almeno- perchè ho vissuto la mia vita con spirito cosmopolita, perchè poi sono nata al mare. Al mare capite? Al mare. Ecco, io vorrei vivere al mare. Sì vorrei avere un orticello dietro casa, con un fico, un pergolato, una roba mediterranea insomma. Ma non me lo posso permettere. Perchè non posso permettermi di mollare il mio lavoro per il nulla o costringere il Windsurfista a mollare il suo lavoro per il nulla. O forse perchè in cuor nostro sappiamo che a entrambi piace lavorare o peggio ci piacciono cose che possiamo fare solo se lavoriamo, che ne so il viaggio in India. O anche sciare. E siamo molto molto ma molto fortunati, lui di sicuro più di me perchè ha un ottimo lavoro. Io per ora mi barcameno magari un giorno sarò più fortunata anche io. Magari mi stancherò prima. Magari dal primo gennaio sarò disoccupata.

Ma per favore non date a nessuno, e soprattutto ai giovani, consigli su come downshiftare: mi è bastato sentirli fare dal rappresentante in Europa di Confindustria e vi assicuro che l’unica cosa che avrei voluto downshiftare in quel momento era la testa di quel cretino che, dall’alto del suo scranno d’oro, elogiava un ritorno alla zappa e a una vita fatta di cose semplici. Cosa che riguardava gli attoniti giovani in ascolto. Perchè si sa che alla vita semplice, loro, i grandi capi, figurarci se ci tornano.

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2 pensieri su “a proposito di dowshifting

  1. Io continuo a pensare che chi si atteggia ad evangelista del “downshifting” o della decrescita felice lo faccia con l’attitudine del wannabe figlio-dei-fiori utopista ed anche un po’ fancazzista.
    Personalmente credo che sia di impossibile attuazione; non sarò un esperto di macroeconomia (anzi, di economia, né micro né macro) però ho la sensazione che ci sono certi servizi, come la corrente elettrica, per esempio, che qualcuno deve per forza produrre per gli altri e che tu, autoproduttore fricchettone devi pagare. Chi produce quella corrente elettrica (o gli apparecchi per auto generarsela: pannelli fotovoltaici pale eoliche, etc.) sarà qualcuno che il “downshifting” non se lo potrà permettere.

    Trovo che sia molto più tangibile e credibile l’obiettivo di non vivere per il lavoro ed invece lavorare per vivere. Ossia lavorare quanto basta per assicurarsi una vita serena e felice. Niente esagerazioni, niente pretese (assurde) di straordinari magari pagati male e\o nulla, etc.
    Lasciare scorrere il vortice della nostra vita frenetica occidentale e riguadagnare alla propria vita il tempo per dedicarsi alle proprie passioni ed interessi: leggere, viaggiare, fare giardinaggio, scopare (chi se lo può permettere).

    Devo dire che il mio viaggio in India, i venti giorni vissuti quasi da indiano, mi hanno davvero insegnato molto e donato molta consapevolezza e rinforzato un’attidudine che (lo ammetto) avevo già (saranno i miei geni sudisti…)

    —Alex

    PS = urge una bella cena\aperitivo\incontro o quello che vuoi… 🙂

  2. sai che sono d’accordo, e che tra l’altro ritengo sano per lavorare meglio dedicarsi alle proprie cose almeno 2 ore al giorno con cellulare rigorosamente SPENTO.
    per il resto lavori in corso 🙂

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