accadde un venerdì

Accadde un venerdì. Il giovedì c’erano state le premesse – lutti improvvisi, panico diffuso, telefono bollente-  e avrei dovuto capire che forse non era il caso di organizzarmi la giornata nei dettagli per evitare contrattempi, tanto quelli ci sarebbero stati comunque. Invece ho deciso di parcheggiare la mia bicicletta agganciata alla raggiera davanti alla vetrina di Gerald Loft. In pieno centro sulla strada verso largo Annigoni dove avrei dovuto aprire una sala, farmi consegnare le apparecchiature elettroniche, controllare che le montassero bene, dare ordini a tutti in assenza della povera responsabile, a casa per motivi personali. Ho pensato che avrei risparmiato del tempo invece di passare dalla sede a recuperarla la mattina seguente.

Era molto presto, era molto freddo e io avevo un paio di tacchi. L’Imperatore e la portata dell’evento tutto sommato li richiedevano. Tanto ero con la bicicletta.

Immaginatevi la mia faccia quando nonl’ho trovata. Quando al suo posto ho trovato il vuoto. Quando ho controllato, pensando di essermi sbagliata, tutto l’isolato e tutti i parcheggi. Il brutto è che essendo tardissimo non ho pouto elaborare il mio lutto in santa pace e con ai piedi un paio di tacchi ho camminato per circa tre chilometri verso la mia meta.

Ero nervosetta e mi sentivo il peso di un destino beffardo sulle spalle, e quando pensavo che non sarebbe potuto accadere niente di peggio è arrivato l’Imperatore in persona a farmi una clamorosa parte di merda per qualcosa di cui nemmeno ero responsabile. Capite? Lui in persona.

E perciò cazziata, derelitta, derubata del mio unico mezzo di trasporto, infreddolita e depressa per l’andamento del dibattito, ho aspettato con stoicismo la fine di quell’ingloriosa giornata per correre a casa a preparare una valigia.

Il giorno dopo sono partita per Assisi. Avevo bisogno di riflettere.

 

 

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4 pensieri su “accadde un venerdì

    1. ondalunga

      sì sì lui in persona! 🙂

      niente convento, sebbene sia dell’opinione che nel caso cadessi in disgrazia sarebbe la mia exit strategy. Mi piace il silenzio, mi dedicherei alle piante officinali, andrei a vivere in un posto certamente salutare.

  1. io odio profondamente chi ruba. Possono essere milioni di euro dei contribuenti oppure la mia bicicletta, la mia, quella che mi riporta verso casa, quella che mi evita di camminare quando mi fanno male i piedi, quella che ho preso o mi hanno regalato con affetto. Quella.
    Brutte merde schifose, spero gli cada il sellino e che se ne accorgano troppo tardi.

    L’imperatore dovrebbe stare calmino, ma immagino sia il momento clou o quasi e sono tutti impazziti. Tienila da parte e fagliela pagare in altro momento, la vendetta si gusta freddissima. 😀

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