come cenerentola per andare al ballo dovette salire sulla collina

Prologo

La settimana, se deve andare per traverso, lo fa dall’inizio. Lo fa ancor prima di cominciare. Lo fa una domenica sera intorno alle 24 mentre io sto già russando in fase REM, lo fa facendo cadere dallo scaffale dove sta appoggiata lì da anni e senza alcuna ragione la mia trousse dei trucchi. Il tonfo mi sveglia di soprassalto e prima di capire cosa sta succedendo il Windsurfist chiede :-C’era qualcosa dentro che poteva rompersi?- – No-rispondo prima di collassare.

Invece c’era eccome. La terra compatta, che si chiama compatta perchè tu possa  compattamente portartela ovunque, era in briciole. No, dico, una terra nuova da 21 euro. Il pomeriggio del lunedì per ravvivarmi il colorito l’ho sparsa sulla mia scrivania, sul pavimento e infine su una sedia dove tutti coloro che vi siedereanno riceveranno una  stampa pressoché indelebile. E’ inutilizzabile ma non butterò via quella polvere preziosa a costo di dovermici rotolare dentro come gli elefanti fanno con la terra africana.

Come Cenerentola riuscì per l’ennesima volta ad andare al suo ballo

Martedì sera ci sarebbe stata la Fashion Vogue Night Out. Avevo già preparato da giorni scarpe, borsetta e avevo provato diversi capi per capire come aggeggiarmi in modo da non trovarmi impreparata alla fine della mia giornata lavorativa. Controllavo il meteo ogni minuto per avere chiare le condizioni del tempo e optare tra vestini estivi o qualcosa di più pesante. Avevo programmato di andare con alcune amiche e di fermarmi a dormire da qualcuna di loro.

Non avevo invece programmato la tregenda che si era consuamata a mia insaputa la sera precedente. Il pomeriggio del lunedì infatti ero andata a una conferenza (splendida) di Mister X organizzata lassù dove Florentia la bella si mostra in tutta la sua superba opulenza. Un posto in culonia dove risiedeva, da vivo, una storica figura istituzionale italiana dei tempi perduti. Un posto pieno di vecchi, che puzza di vecchio e dove ho fatto tardissimo. Intorno alle 22.00 di quello stesso lunedì , mentre mandavo il mio ultimo comunicato della giornata con un mal di testa che mi trapanava il cervello, mi arrivava un sms da Mister X il quale mi annunciava di aver lasciato il suo cellulare sul tavolo della conferenza. Un brivido mi è corso lungo la schiena, un triste presagio per la giornata successiva.

La mattina contatto prestissimo la biblioteca in modo da risolvere l’incresciosa faccenda. Mi risponde la Bibliotecaria che dal tono della voce immagino secca, arcigna, con gli occhiali, di età indefinita e con i capelli color topo. Le spiego la questione e lei risoluta mi risponde che non c’è nessun cellulare, che hanno controllato tutto. Ma non è che potete guardare magari in terra? suggerisco io, oppure su una sedia -tra me infatti immagino che lo abbia lasciato ovunque tranne che sul tavolo dove parlava- guardi, per aiutarla posso farlo squillare. La Bibliotecaria, gentilissima al dire il vero, mi assicura che avrebbe ricontrollato e infatti siccome Dio mi ama e a mi ascolta, mi richiama dopo poco per dirmi che il telefono è stato trovato, abbandonato -come pensavo- su una sedia.  Le chiedo di poter passare il giorno successivo ma lei mi dice che no, non è possibile, che sarebbero stati tutti fuori per un importante convegno. Le dico che sarei passata giovedì mattina, ah allora ok. Bene. Nel mentre continuano ad arrivarmi sms sempre più ansiosi da parte di Mister X. Io non avevo assolutamente voglia di farmi venire il sangue marcio per bazzecole come cellulari lasciati in posti dove arriva un autobus ogni due ore, da gente con la testa tra le nuvole. Non avevo voglia nemmeno di arrivare alla festa di quella sera completamente devastata. Decido di andare in ufficio e poi trovare la soluzione più comoda. Raccolgo la mia borsa con tutta l’attrezzatura per la serata FVNO, varco la soglia di casa e in quella arrivano 3 sms da amiche che mi rifilano il bidone. Chi per il raffreddore, chi per la depressione, chi per il mal di schiena, chi per l’imminente arrivo di un lontano parente.

A quel punto mi viene da piangere, chiudo la porta e con i lacrimoni chiamo il povero Windsurfista per cercare conforto. Ma lui da vero Principe Azzurro, con l’aria più naturale del mondo mi rassicura:- Ti ci porto io stasera alla notte di Vogue. Ma sì, così faccio anche delle foto- Con un’infinita gioia nel cuore mollo quindi il borsone da FVNO, decido di non muovermi da casa e chiamo Mister X. Mi risponde una voce soffocata e lì per lì penso le cose più assurde,  azzardo un: -Ti disturbo?- -No-fa la voce soffocata- sono in seduta a votare, ma posso parlare anzi posso ascoltare. Quindi tu parla che io ascolto- -Senti- parlo io- hanno trovato il telefono, pensavo di andarlo a prendere giovedì perchè domani sono chiusi per via di un’iniziativa- -Non è possibile- sibila lui dalla plenaria -giovedì mattina parto per il Gran Galà del Carrozzone, (ah già ca@@@ il galà carrozzonesco supremo, lo avevo rimosso). Mi serve mercoledì sera- continua lui -Ma se non ce la fai vado io mercoledì a prenderlo basta che mi dici dove- -Va bene- faccio io -vedo come organizzare-

Richiamo la Bibliotecaria. E’ inflessibile, il mercoledì è impossibile. Perfetto, le dico, oramai è chiaro che qualcuno sta sfidando il mio stoicismo e mette alla prova il mio problem solving, passo io in giornata.

A Firenze recupero la mia fidata bicicletta, mi dico che è tutta salute, e salgo su fino al Piazzale e poi ancora su, fino quasi ad intravedere l’osservatorio. E’ estate, è caldo, la mia bicicletta è senza marce, ma gli uccelli cinguettano io mi sto allenando al gran giro della montagna, brucerò un milione di calorie e stasera, oh stasera indosserò quei super skinny con la consapevolezza di avere le gambe allenate e indosserò i miei sandali rossi con queste unghie vere smeraldo e non importa se il solito sanpietrino divelto si è messo sulla mia strada e appena poso la bicicletta mi ci schianto il piede sopra. Lo smalto non si è scalfito minimamente e nonostante il dolore pazzesco stasera sarò a quel maledetto FVNO, sarò con il mio principe, sarà tutto perfetto, e con me avrò due telefonini.

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