smettere di lavorare per essere felici

Le ferie si avvicinano a balzelloni e mentre il caldo lentamente lessa i miei già rari neuroni, io mi ritrovo accasciata davanti ad una scrivania con molte cose che dovrei fare e nessuna forza (o volontà) per portarne a termine almeno una.

E’ così che vengo attratta da blog dove cercano di convincerti che lavorare fa male, che lavorare non rende felici, e che bisogna avere il coraggio di staccare.

Dunque io mi aggrappo alla speranza che ciò sia possibile. Che sia possibile per me svegliarsi senza sveglia, magari tutti i giorni alle 10 del mattino, e avere davanti una bella giornata per fare, che ne so, per non fare essenzialmente un cazzo. Ah, che bello. Il punto è : ma licenziarsi e non lavorare (una scelta fantastica che invidio a molti) porta come conseguenza quella di non avere più un reddito.

Quegli spiccioli che servono per pagarti un mutuo e comprarti una mela se hai fame, ho curarti se sei malato, o pagare l’omino che ti mette la camera d’aria nuova nella bici se buchi. Si sa, io mi accontento di poco. Ma questi 4 concetti elencati sopra senza una minima forma di reddito (calcolo all’incirca almeno mille euro al mese netti per stare larghi, cioè per essere sicuri di non finire sulla strada dall’oggi al domani) non mi paiono realisticamente fattibili.

Ehi tu, tu che scrivi blog con i dieci consigli per non lavorare ed essere felici, me ne dài uno, dico solo uno, per avere soldi in tasca senza lavorare? Non mi è molto chiaro come si può sopravvivere senza nessuna fonte di reddito, se trovi il sistema dimmelo. Un sistema legale ovviamente, a quello illegale già ci hanno pensato in tanti. Dillo anche a tutti i disoccupati e ai pensionati che non arrivano a fine mese. No perché non è che lavoriamo tutti per avidità e per mantenere la lamborghini a bordo piscina.

E ora lasciatemi in pace, a bollire di caldo davanti a questa scrivani, aspettando il giorno x per mollare l’ufficio e sparire in un paese assolato e caldo spendendo quei quattro grani che mi sono guadagnata per essere, non dico felice, ma almeno serena.

 

 

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14 pensieri su “smettere di lavorare per essere felici

  1. che cahate (detto alla toscana) quelle di ‘sta gente che non vorrebbe più lavorare. Il lavoro è una delle poche cose che ti fanno sentire qualcuno. E questo oltre al fatto che ti garantisca un reddito che, come dici tu, è fondamentale (non facciamo troppo gli schizzinosi sugli aspetti materiali: meno ti rompono i coglioni e più puoi pensare ad altro).

    Credo che i problemi di un sacco di gente siano altri:
    1) stare male per altro e dare la colpa al lavoro
    2) il modo in cui ti fanno lavorare: stretto controllo, partecipare ad un balletto anche quando ti sembra solo una moina, umiliazione anche solo possibile di qualcuno che potrebbe passarti davanti e domani darti ordini, e via dicendo….

    Io resto perplesso nell’osservare come, con le cose di cui sono tremendamente appassionato (ebbene sì, non ho fatto ingegneria perchè così si trova lavoro, lungi da me) spesso sono riusciti a non farmici divertire più. E lo trovo pazzesco. Ora, può darsi che tra sei mesi, o un anno, o due, chissà, mi trovi a girarmi i pollici. Ma ciò che faccio scelgo io di farlo. Sono entusiasta come non lo ero vent’anni fa. E vado a testa alta. Non credo si possa andare a testa alta tirando giornata. Non io, almeno.

    1. concordo. è chiaro che c’è chi non può nemmeno permettersi il lusso come noi di fare queste disquisizioni. mi viene in mente il povero minatore italiano che ho conosciuto la settimana scorsa a Bruxelles, sopravvissuto ai compagni a Marcinelle. Loro non è che avessero alternative. 😦
      però secondo me anche dire che si è felici senza lavoro e campare con un tozzo di pane mi pare ridicolo

  2. Beh, scriverlo su un blog è facile…
    Ricorderei a questi furbacchioni, teoreti del fancazzismo (o “downshifting” come lo chiamano loro per fare gli intellettuali) che anche la connessione ad internet non è gratis…

    —Alex

    PS = dai che le vacanze sono vicine!

  3. mantiduzza

    sono 2 anni che non lavoro (per scelta) e perlomeno per un altro anno e mezzo non lavorerò.
    le motivazioni sono che il lavoro che avevo non mi piaceva, e volevo cambiarlo radicalmente. per cambiarlo radicalmente dovevo studiare cose nuove.
    calcolati i risparmi dei 3 anni nei quali invece avevo lavorato, ho pensato che stringendo un po’ (molto) la cinghia, avrei potuto farcela. (senza mutuo, nè affitto, ma per mele e camere d’aria ce n’è!).

    ovviamente preoccupazioni tante, notti insonni anche.

    ma ne vale la pena.

    anche se poi, dopo 2 anni, stasera vado a fare la cameriera per aiutare un po’ il conto in banca…

    1. intanto comunque stai investendo per un lavoro, quindi non è che hai lasciato un lavoro per essere felice di non lavorare. Che credo lo si possa pure essere ma non devi avere preoccupazioni economiche di sorta, una di queste è la casa ma pure la salute. Ok, c’è la sanità pubblica, qui in Toscana funziona pure bene ma è tutto il contorno. Io sono d’accordissimo sul fatto che non bisogna accontentarsi di lavorare per sopravvivere, mi rivolgevo più che altro alle facili teorie del fichissimo dowshifting. Anzi tu hai fatto benissimo! E’ ovvio, è un sacrifcio, in un certo senso ho fatto la stessa cosa pure io (e non me ne pento)

  4. donna allo specchio

    io non potrei non lavorare, mi annoierei troppo! Pero è vero che lavoro molto meglio quando posso gestirmi il mio tempo e quando non ho pressioni inutili sopra di me e quando non sono interrotta ogni mezzora per dover rassicurare il mio capo sull’andamento delle cose. Insomma, lavorei meglio se fossi il capo di me stessa.

  5. per qualcuno il “downshifting” funziona. che poi non si tratta di non lavorare per essere felici, ma di cercare di lavorare in modo più rilassato e nel campo che ci piace (credo che la cosa possa funzionare per i “creativi” più che per i comuni mortali). per un breve periodo della mia vita ho anche pensato di abbracciare quella filosofia, ma alla fine è questione di attitudine: all’ennesima nottata in laboratorio, ieri il mio ex mi ha detto “devi staccare un po’ la spina e andare in ferie: il tuo lavoro non morirà in tua assenza”. Io ci ho pensato un po’ ma l’unica risposta vera è che il mio lavoro non morirà senza di me, ma è probabile il contrario…

  6. Ciao, approdo qui dopo molto tempo ma penso ne valga la pena. Non sono un’esperta, continuo a lavorare, ma la teoria del downshifting non vuol dire “lavoro e mi faccio pagare tutto da mamma e papà” ma piuttosto, chiedo di lavorare delle ore in meno che posso occupare con la mia famiglia o dedicare alla mia passione. E’ semplicemente un guadagnare meno ma vivere meglio.
    Di fighetti in giro ce ne sono tanti, ma sono sicura che se un’ italiano medio si togliesse l’abbonamento di Sky, la rata dello smartphone e la palestra e invece che rincoglionirsi davanti alla tv si coltivasse un orto, non solo quei 100 euro tornerebbero indietro in altro modo, ma ne guadagnerebbe anche di più.
    Chiamarlo downshifting o decrescita felice è solo un modo per dire che passare 8 ore con persone con cui sei costretto a stare, non è umano e definire una persona per il suo lavoro ancora meno.
    Donnaallospecchio, sono sicura che troveresti qualcosa che ti piace ancora di più, a meno che tu non abbia già il lavoro dei tuoi sogni…a quel punto sei già felice 🙂

  7. donna allo specchio

    ma che: avevo un lavoro che mi piaceva, solo che ero frustrata perchè ho dovuto accettare un posto di assistente quando ho qualifiche da quadro pero almeno in un campo che mi piaceva, quello giuridico: poi sono stata quasi un anno in malattia (a causa della frustrazione dovuta al fatto di avere un capo rompicoglioni quando potevo essere io il capo di me stessa). Adesso mi hanno quasi tolto molte delle qualifiche giuridiche per mettermi a fare organizzzazioni di viaggi e finanze su un programma merdico che hanno inventato nel carrozzone dove lavoro, 2 cose che aborro. risultato: la frustazione è doppia. risultato. ADESSO LO FAREI BEN VOLENTIERI IL DOWNSHIFTING, QUALUNQUECOSA SIA. Anche se il moi sogno sarebbe poter partire con una NGO, ma allora dovrei sacrificare la mia vita privata. ALLORA VOGLIO TANTI SOLDI E VIVERE DI RENDITA. Be je déconne grave et proprio oggi che è deceduto Madiba.

    1. Ti capisco alla grande, io sono senza un contratto da anni,frustrata,faccio un lavoro che mi piace ma che non prevede un’umanità.
      La mia idea di downshifting non é quello di vivere di rendita (che penso sia comunque impossibile) ma trovare il tempo di fare quello che mi piace,guadagnando,organizzando il mio tempo,vivendo nel rispetto del pianeta,riscoprendo l’autoproduzione,il rispetto per me stessa e per la mia terra. Ossequi a Mandela,non ne avremo un altro di “ricambio”,spero solo che il suo esempio non venga dimenticato.

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