la gita

Sono stata precettata due settimane fa. L’organizzazione del Carrozzone aveva in realtà precettato tutti gli ingranaggi, dal più piccolo al più grande, per un evento in fin dei conti anche interessante. Solo che l’idea di accompagnare 50 persone con un pullmann mi sembrava davvero insopportabile. E poi tra queste persone alcuni personaggi che io non reggo.

Siamo partiti come una vera truppa cammellata, viaggio pagato dal Carrozzone più il cestino per il pranzo. Cestino che comprendeva: panino con affettato, due dolcetti, una bottiglietta d’acqua, un bicchiere e due tovagliolini, il tutto preparato da una delle gastronomie più altolocate (e care) di Firenze. Mi raccomando, il cestino avrà un ruolo particolare nel resto della storia quindi prendete nota.

Non era la giornata giusta per rimanere lontana dall’ufficio poichè avevo da definire entro il pomeriggio alcune cose così  ho lavorato con il cellulare all’orecchio in mezzo ad un’accozzaglia di discorsi idioti. Dal Carrozzone toscano erano presenti quasi tutti. Dopo 3 ore di viaggio interminabile ci siamo fermati all’autogrill per la sosta bagno, cestino e caffè. Lì, su quella piazzola davanti a una piccola folla sbigottita di elettori, eletti e amministratori, più qualche sherpa tra cui la sottoscritta, la Santanché Di Noartri ha piantato una bizza sul cestino ritenendo offensivo un panino con il prosciutto ( o la mortadella) tra l’altro di pessima qualità e che avrebbe riferito alla dirigenza.

Io mi sono goduta questa scena immobile come una sfinge, ma con l’angolo destro della bocca all’insù in un’espressione ironica e decisamente strafottente, e mi sono goduta pure il commento degli iscritti, cose tipo “io non mi posso nemmeno permettere il panino tutti i giorni ma questa come si permette” o anche “che vergogna con tutti i giovani che non trovano lavoro” o ancora ben più esilarante “ma di che si lamenta questa farebbe meglio a dimagrire”. Io invece pregavo “oh Signore fa che cambi la legge elettorale e che si torni alle PREFERENZE”.

Una volta rifocillati con l’offensivissimo panino siamo ripartiti. Io depressissima sento il bisogno di chiamare Mister X ma è più depresso di me e alla fine dobbiamo tirarci su reciprocamente. Dopo altre 2 ore abbiamo raggiunto Milano con un’ora di anticipo sulla tabella di marcia cosicché, dato che eravamo in corso Buenos Aires, sono fuggita alla volta dei negozi seguita da una sherpa e una coordinatrice provinciale.

L’evento è stato bello, l’organizzazione aveva fatto le cose in grande, c’era tutto il gotha, insomma un carrozzone ben studiato. Davvero interessante tra l’altro, con punte di autentica umanità, lacrime e un buon giornalismo (che ogni tanto non guasta).

All’uscita, un pò provate per il caldo, io e altre due fanciulle siamo rimaste ad aspettare l’autobus come da accordi e abbiamo visto il gotha attorniato da illustri personaggi schizzati fuori da un romanzo di Bulgakov. Dài, fanno le ragazze, andiamo. “Lo sapete vero che in questo modo ci giochiamo ogni possibilità di fare carriera politica?” amicco io, indicando un tacco 12 e un colbacco di pelo che stavano leccando con cura un paio di onorevoli scarpe lucide.

“Andiamo via, va” mi risponde una delle due “che sul pullmann ci sono i tuoi choco Leibniz”

E così le 3 sherpa rinunciarono all’ennesima occasione di diventare ricche e  famose e barattarono la loro carriera politica con un paio di biscotti al cioccolato. E chissà che forse in questo modo non vissero davvero felici e contente.

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4 pensieri su “la gita

  1. corso Buenos Aires mi ha visto crescere, e spendere un sacco di soldi (negli anni…perchè alla fine di solito ci vado durante i saldi…oh! proprio adesso!!!).
    Ai chocoleibniz non si può dire di no. Io, almeno, non ci riuscirei mai!!! 😉

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