i cimeli di famiglia

In quella che una volta era la mia camera, che adesso è semplicemente la mansarda, i miei hanno messo una cassapanca piuttosto grande per far fronte all’accumulo (in)evitabile della roba in casa. Domenica scorsa sono andata a rovistarci per cercare un determinato capo, che sapevo esisteva in casa ma che volevo vedere e tastare con mano, e ho aperto quel vaso di pandora.

Ho scoperto che mia madre ha conservato dei veri e propri cimeli dell’abbigliamento mio, dei miei fratelli e persino di mia nonna. In ogni fase di età.

Dentro, rigorosamente piegati e separati, ho trovato:

il mio vestito della comunione

quello della cresima e quello della cresima di mia sorella

un sacchetto pieno di pizzi e trine fatti a mano

il chiodo di pelle nera di mia sorella (dopo la cresima il rock)

il giubbetto scamosciato con le frange di mio fratello (tamarrata anni 90)

la minigonna in camoscio di mia madre anni ’60

la divisa da marinaio di mio fratello (tanto per ricordare come può essere inutile e fallimentare il servizio militare)

una scatola di velluto contentente: la mia cintura elastica in raso anni ’80; i guanti in raso color perla di mia madre anni ’60 (requisiti); un collarino di velluto da donna;

il collo di volpe di mia nonna (con tanto di bottoni perchè una volta consumato il cappotto il collo veniva riutilizzato) , mamma per favore questo proprio non saprei come usarlo eh!

una mia giacca con redingote nera primi anni ’90

un piumino senza maniche con interno in tartan assolutamente anni ’80 ed inguardabile

la tuta da neve di mio fratello

alcuni dei nostri costumi di carnevale del passato

e poi l’inutile accumulo di pantaloni ormai inutilizzabili tanto erano brutti anche da nuovi, che ho pregato mia madre di lanciarli nel cassonetto del riciclo abiti.

Infine il capo che cercavo. Requisito anche quello e destinato a nuova vita.

La morale è: che la roba bella non va mai buttata perchè prima o poi viene riutilizzata mentre le schifezze meglio buttarle subito perchè potrebbero innescare una serie di ricordi da traumi mai superati (tipo il piumino o il vestito della cresima). Altra morale è che una volta gli abiti e i capispalla erano indistruttibili e molto più belli di quelli di adesso. E che mi sono pentita di aver lasciato il collo di volpe della nonna sciantosa perchè poi il pomeriggio ho preso un colpo di freddo ad aspettare il treno e se avessi avuto quello magari mi sarei scaldata, ma, tarmata o vecchia che sia, la volpe è volpe e per principio non uso la pelliccia.

p.s. ho pregato di eliminare gli orpelli di fattura religiosa ma l’ipocrisia dei cattocomunisti è talmente radicata che per loro sono un ricordo di tipo affettivo, a nulla è valso sottolinerare il fatto che se anche avessi nel futuro una figlia, ella verrà tenuta lontana da comunioni, cresime, battesimi ecc ecc ecc.

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7 pensieri su “i cimeli di famiglia

  1. hai visto il pezzettino foto della mano del nipotino? (http://gatmetro.files.wordpress.com/2012/01/picc.jpg)
    la copertina verde e bianca che si intravede la fece mia madre quando nacque mio fratello, e, per inciso, con la lana di un maglione di mia nonna.
    anche a casa mia si conserva tutto, e accanto alla roba inguardabile per cui ogni tanto prendo in giro i miei, a volte spuntano fuori cose per lo meno “rivisitabili”… e poi si sa che io odio lo shopping: magari un giorno mi spingerò oltre i confini dell’orrore indossando pantaloni beige a zampa d’elefante!

  2. Una cassapanca, cimelio per robivecchi, è conservata anche nella casa dei miei, in una stanza in disuso. Ho avuto modo di rovistarci la scorsa estate, non cercavo nulla in particolare, sapevo solo che era piena, colma e stracolma ed ero curiosa di vederne il suo contenuto. Mai lo avessi fatto. Inizialmente l’ho aperta con disinvoltura ma a mano a mano che tiravo fuori mi sembrava che uscissero anche brandelli della mia vita. E non tutti positivi. Alcuni di essi erano stilettate in pieno petto. Come quegli album di fotografie: diverse le stagioni, le situazioni ma con gli stessi protagonisti. Vedevo quei volti ridere, scherzare e mi sembrava che nell’aria si materializzassero all’improvviso quelle voci, proprio lì accanto a me. Immagini giocose, primi piani bizzarri, in gruppo o solitari: eravamo proprio noi. Guardare quelle foto ed evitare accuratamente di chiedersi “ma come è andata a finire?”. E dare la colpa alla polvere, alla naftalina per giustificare quelle lacrime che iniziavano a venire giù, lentamente ma con un dolore sordo. E chi riusciva a trattenerle?.
    Ho rimesso tutto dentro, ho riabbassato il pesante coperchio di legno ed ho girato la chiave.
    Non ho portato via nulla, il vero rapimento è scritto su tutte quelle fotografie.

  3. A questo punto sarei curioso di sapere qual era il capo che cercavi 😉

    —Alex

    PS = io di carattere sarei per non buttare niente ma poi quando è morta mia madre ho preso l’occasione per gettare quanto più ciarpame possibile… Quattro grossi sacchi destinati alla Caritas

  4. @alex: io 4 grossi sacchi li faccio mediamente ogni anno e mezzo. O_O c’è da dire che per carattere e taglia (che aumenta, aumenta, la maledetta aumenta sempre!!!) butto via tutto.

  5. dunque, rovistare nelle cassapanche per cercare roba vintage è una mia passione. Tanto che in cantina di mio nonno una decina di anni fa trovai un vecchissimo baule che ho requisito e fatto restaurare a mie spese e che ora troneggia in camera nel Sobborghino. Ho recuperato anche la toeletta con lo specchio a figura intera con il portagioie in cristallo della mia amatissima nonna che è rimasta nella mia vecchia stanza dai genitori. Il portagioie no ce l’ho con me e purtroppo contiene solo bigiotteria perchè di gioie non ne ho….
    Manca ancora all’appello una clutch in cristalli Swarosky ma solo perchè non c’è stata una vera occasione per utilizzarla.
    Detto questo: mai rovistare in posti contententi ricordi tristi, e mai lasciarsi prendere la mano a buttare via tutto ;:)

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