quando l’ingegnere svenne e la dottoressa lo risvegliò (sul treno)

Ore 18 e 40, il treno dei pendolari linea Firenze-Pisa trabocca. Sono impiegati pubblici, informatici, ingegneri, studenti.

Dentro la carrozza fa caldo, molti sono in piedi, ci sono facce conosciute, pendolari del Sobborghino che prendono i miei stessi treni. Ad un tratto lo spilungone appoggiato alla porta della carrozza piomba in terra svenuto. Panico. Qualcuno vuole tirare il freno d’emergenza, qualcuno si sente male per empatia, tutti sono preoccupati, tutti cercano un medico.

Lei, la ragazzina bionda e ricciuta in piedi davanti allo spilungone, senza battere ciglio, molla lo zainetto e il libro che stava leggendo, si mette a cavalcioni dello svenuto con un perentorio, chiaro, sicuro e sintetico -Sono un medico- . In un minuto la ragazzina bionda e ricciuta, tra i consigli dementi di chi le sta vicino e i commenti, molti dei quali inopportuni, annuncia che non è il cuore, che è solo il caldo e di non preoccuparsi, ordina poi di aprire i finestrini. Appena il treno si avvicina al cambio alle porte del Sobborghino solleva l’uomo, che è 3 volte lei,  e dice:- Occhio al cambio- Una prontezza di riflessi incredibile.

Lui, il bello addormentato ad un tratto si risveglia, pallido e languido, si alza e la fanciulla lo deposita sul sedile, poi dopo essersi accertata che stia davvero bene e non abbia bisogno di un’ambulanza scende alla stazione del Sobborghino ingoiata dall’oscurità e dagli sguardi ammirati degli altri pendolari, tra cui io.

Passi anni sui binari a chiederti cosa fanno tutte le persone intorno a te e scopri che la biondina in jeans è un medico vedendola in azione per giunta sul solito maledetto treno. La vita riserve sempre delle sorprese. Io sono molto tranquilla ora, perchè so che se dovessi sentirmi male in treno ci sarà lei, angelo biondo e cazzuto, a prestare i primi soccorsi. Sempre che non sia di turno in quel momento.

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