le brutte abitudini

Più passa il tempo più mi accorgo di quanto sia radicato in questo paese l’idea che si debbano sfruttare le competenze degli altri senza tener conto del fatto che queste competenze vadano pagate. In pratica è pervicacemente radicata l’idea che si debbano sfruttare le persone. A tutti i livelli.

Sabato ero ad un’iniziativa organizzata per poter fornire consulenza gratuita a chiunque necesitasse di fondi europei per un proprio progetto: platea di giovani,diciamo under 45, eccetto uno.

A un certo punto quell’uno si alza e dice che sì, insomma, lui a partecipare a queste cose si sentiva in imbarazzo per  gli stessi organizzatori i quali al di là delle solite lezioncine non forniscono mai reale aiuto a chi deve scrivere un  progetto.

Ma per aiuto che cosa si intende? Presto detto: che tali organizzatori invece di fare consulenza gratuita e di fornire know-how offrano gratuitamente il proprio tempo per scrivere un progetto a chi, come lui, è uno SCRITTORE di NARRATIVA e gestisce un’associazione che vede la partecipazione di UN PREMIO NOBEL, gente come lui cioè mica ha tempo per perdersi dietro a tali quisquilie. Perchè, qui parte la illuminante proposta, non si crea un gruppo di lavoro di giovani che scriva appositamente e gratis progetti per intellettuali come lui?

Eh.

A questo punto educatamente prendo la parola io ed educatamente faccio notare che chi di mestiere fa europrogettazione ha alle spalle non solo università e master ma anche una discreta esperienza e, soprattutto, vive di quel lavoro. Insomma si fa giustamente pagare.

Il vecchio, perchè tale è, fa la solita faccia disgustata e commenta “ma non so qualche giovane volenteroso”.

Eccola qua la pessima abitudine di voler avere sempre a disposizione qualche giovane volenteroso, qualche badante che ti faccia tutto e gratis. La platea di under 45 fortunatamente mi ha preceduto e ha espresso quello che ho in mente io da molto tempo e cioè, a parte ringraziare chi comunque ti aiuta a fare il 70% del lavoro, di consigliare a chi non è in grado di fare il restante 30% di lasciare spazio ad altri. Magari lasciare spazio agli under 70, che proprio giovani non sono ( o forse sì, in un paese dove la media della dirigenza ad ogni livello è di 70 anni)?

Sarò ossessiva ma io dietro queste innocue richieste da vecchietto ci vedo il dramma di un paese che si regge esclusivamente sui benefici di alcuni e sullo sfruttamento incondizionato di altri. Vi pare possibile che uno che si fa il culo per anni per imparare delle cose, poi debba fare solo ed esclusivamente del volontariato? Secondo me no.

Ma forse penso questo perchè non sono una giovane volenterosa. Nè giovane. Nè volenterosa.

 

 

 

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5 pensieri su “le brutte abitudini

  1. In un paese dove anche chi “comanda” non riesce (o non vuole) mettersi da parte alla fine del proprio ciclo come si può chiedere che il resto della cittadinanza sviluppi una coscienza del genere? Pura illusione. E comunque è nella genetica umana il desiderio di sempre e comunque sfruttare il prossimo, specie se ritenuto “inferiore”…

    E comunque vorrei capire meglio: questo tizio pretendeva aiuto perché non sapeva fare certe cose o perché le riteneva degradanti per il suo status intellettuale?

    —Alex

  2. L’Italia è un Paese da distruggere, dice il prof di anatomia ne La meglio gioventù. E dice pure “mio caro, io sono uno dei dinosauri da distruggere!” Peccato che dei nostri dinosauri nessuno si senta tale. Non sei né ossessiva né esagerata, hai semplicemente ragione. Brava.

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