su battesimi e regali

Martedì ho preso coscienza che dovevo ancora comperare un regalo per il battesimo di E’Un Angelo. Non amo molto i battesimi ma dato che è mio nipote non ho potuto tirarmi indietro. In passato sono stata pure madrina, questa volta no, non avrei nemmeno avuto la forza. Per giunta questa domenica avevo fissato con una mia amica un intero pomeriggio milanese di chiacchiere e negozi e l’ho sacrificato per un battesimo. Non so se mi spiego.

Scansavo quindi, e nemmeno poi per mia colpa, il momento decisivo per partire alla ricerca di un regalo da fare a un bebè, presa come sono in questo periodo in altre cose forse più importanti forse no. (sto tentando di regalargli un futuro in un certo senso). Poi sono iniziate le insistenti telefonate da mia madre e dalla Cugina Problematica che evidentemente non hanno niente altro da fare che discutere su quello che io dovrei regalare al nipote. Per far tacere il cellulare e non sentire più lamentarsi mia madre ho rassicurato tutti dicendo che avevo già comperato il mio regalo.

Insomma alla fine, uscita dall’ufficio, ho preso tutto il mio coraggio e ondeggiando su un paio di tacchi sono entrata in uno di questi enormi negozi dedicati a mamme e pargoli. Sono entrata in un mondo a me sconosciuto. Un posto dove due commesse secche al limite della decenza servivano una frotta di pancioni, carrozzine, nonne rintronate e neonati di ogni colore, specie e stazza.

Io  taccheggiavo sul parquet scandalizzata dai prezzi e dalla quantità di merce in vendita, ovverossia affascinata dal business che esiste sul mondo bebè.

Cioè una si crogiola nella rassicurante convinzione che esista un malvagio business di borse e scarpe dai prezzi osceni e dall’inutilità offensiva consapevole di entrare in negozi frequentati dalle varie Daniele Santanchè, Crudelie  Demon e zitelle quarantenni disperate come me e invece si ritrova dentro una terrificante macchina mangia soldi che lucra su quello che di più angelico e innocente esiste: la facciotta paffuta di un neonato.

Indecisa sul da farsi opto per una specie di radio ricetrasmittente per controllare  il pupo quando dorme, nel caso di E’ Un Angelo quindi sempre. Alla cassa la commessa mi chiede :- ha la nostra tessera ?-

– No-

-Le interessa fare la nostra tessera?-

-In realtà no-

-Ma guardi che le darrebbe la possibilità di ottenere sconti e bonus-

-Non credo mi servano sconti nè bonus-

– E’ sicura?- un lampo maligno negli occhi della commessa mi rende nervosa.

Esco di corsa da quel posto maledetto con un pacco guarnito da una coccarda azzurra, saltando diversi nanerottoli e carrozzine che mi ostruiscono il passaggio.

In treno con calma dalla mia enorme e lussureggiante borsa prendo la lista della spesa da fare e, in fondo, dopo le prugne e il succo di mirtillo aggiungo “pres”.

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